Negozi chiusi di domenica! Il leghista Marcato fa battaglia contro Roma

APERTURE ESERCIZI COMMERCIALI NEI GIORNI FESTIVI. MARCATO E LANZARIN: “IL VENETO NON DEMORDE, LIMITARLE E’ UNA QUESTIONE ETICA E VALORIALE. CHIEDIAMO L’IMPEGNO DEI CANDIDATI VENETI AL PARLAMENTO NELLE PROSSIME ELEZIONI”

La Regione del Veneto non demorde e ripropone in maniera forte la battaglia per modificare in Italia la disciplina degli orari e delle giornate di apertura degli esercizi commerciali, che finora non ha portato alcun risultato tangibile. Lo ha annunciato l’assessore regionale allo sviluppo economico e al commercio Roberto Marcato che, insieme alla sua collega alle politiche sociali Manuela Lanzarin, ha fatto il punto oggi a Venezia sulla materia e sulle prossime iniziative che saranno portate avanti, in particolare la presentazione di un atto di impegno a porre in essere ogni utile attività all’approvazione della modifica della disciplina normativa degli orari di vendita, da sottoporre per la firma a tutti i candidati veneti alla carica di deputato e di senatore per la prossima legislatura.
L’assessore Marcato ha detto che le aperture senza nessun criterio di ragionevolezza anche in occasione delle prossime festività natalizie stanno nuovamente suscitando polemiche e prese di posizione. La Regione del Veneto si era assunta l’onere di individuare strategie idonee a superare la delicata problematica della liberalizzazione degli orari di vendita e dei giorni di apertura domenicale e festiva degli esercizi commerciali, competenza di cui le Regioni sono state espropriate. “Per questo abbiamo dato vita ad un tavolo regionale, che abbiamo voluto chiamare in modo esplicito “etico” per la sua valenza sotto questo profilo, aperto a comitati, associazioni di categoria, parti sociali e con il coinvolgimento dei parlamentari veneti”.
Infatti con il decreto legge n. 201/2011, il cosiddetto “Decreto Salva Italia” adottato in un momento di crisi profonda, è stata imposta la liberalizzazione anche per quanto riguarda gli orari di vendita e i giorni di apertura domenicale e festiva degli esercizi commerciali pensando di contribuire a rivitalizzare l’economia. “E’ dimostrato che non c’è stata nessuna ricaduta positiva da punto di vista economico e commerciale dalle liberalizzazioni, che spalmano le stesse vendite su 7 giorni invece che su 6, aumentando le spese e sottoponendo i lavoratori a turni di lavoro assurdi e irrazionali”.
“Fortunatamente il Veneto sta dando timidi segnali di ripresa – ha detto Marcato – e il tasso di disoccupazione che è la metà di quello italiano lo conferma, ma il Decreto Salva Italia non è servito a nulla. Quello che non serve va cambiato e per questo come Regione del Veneto ci siamo rivolti ai parlamentari veneti al fine di sollecitare una rapida approvazione del disegno di legge statale di disciplina della materia relativa alle chiusure domenicali e festive degli esercizi commerciali, approvato il 25 settembre 2014 dalla Camera dei Deputati e attualmente ancora all’esame del Senato. L’iniziativa veneta è stata successivamente recepita dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Sulla necessità di limitare le aperture festive si sono espressi favorevolmente tutti gli schieramenti politici, ma l’iter legislativo in Parlamento non si è sbloccato. Riteniamo perciò doveroso che torni ad essere posto all’attenzione questo tema che è soprattutto etico-sociale perché mette a repentaglio la tranquillità della vita delle famiglie”.
Anche l’assessore Lanzarin ha posto l’accento sulla valenza “etica, valoriale, umana della questione”. “Oggi – ha aggiunto – ci si interroga su quali politiche sociali debbano essere attuate, si parla di tenuta della famiglia, di come rilanciare questa istituzione ma assistiamo invece al contrario. In questo caso le festività, che sono i momenti più importanti della coesione familiare, vengono trascorse al lavoro. La famiglia deve essere il caposaldo delle nostre politiche e i giorni di festa diventano fondamentali dal punto di vista relazionale. Vanno quindi recuperati in questo senso, dando alle lavoratrici e ai lavoratori del commercio e alle loro famiglie tutte le opportunità di conciliazione dei tempi di lavoro e di vita”.
L’assessore Marcato ha concluso ricordando che è già stata formulata la richiesta di riportare queste competenze in capo alle Regioni, in modo da poter modulare sul territorio le aperture ma avendo come punto fermo la fissazione di un numero di chiusure festive inderogabili. Ha infine fatto rilevare che mentre a livello internazionale si sta registrando su questi temi un’inversione di tendenza, qui in Italia si continua ad investire nei grandi centri commerciali. A questo proposito, la Regione del Veneto nel collegato alla legge di stabilità 2018, attualmente in approvazione in Consiglio, introdurrà una norma che obbligherà il comune che intende accogliere sul proprio territorio una nuova grande struttura di vendita a concordare questa decisione con i comuni limitrofi.

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Zanoni, Zottis (PD) e Guarda (AMP): “Ancora soldi alle associazioni venatorie, penalizzate quelle che aiutano anziani e disabili. La maggioranza si conferma al servizio di Berlato”.

“Per malati e anziani le risorse non ci sono, per i cacciatori amici degli amici sì, come al solito. Quanto sta accadendo con il bilancio in questi giorni è vergognoso”. Andrea Zanoni eFrancesca Zottis, Consiglieri regionali del Partito Democratico, e Cristina Guarda della Lista AMP, in una nota, non usano giri di parole “per attaccare la maggioranza dopo l’accordo che ha portato la Giunta a stanziare 300mila euro come contributo per gli incontri delle associazioni venatorie e altri 150mila per un sistema informatico che consentirà il nomadismo venatorio, pratica recentemente cassata dalla Corte Costituzionale proprio in riferimento al Collegato dello scorso anno”.
“Alla fine – aggiungono – Zaia si mostra sempre al totale servizio di Berlato. Troviamo disdicevole sperperare questi soldi, visto che alle associazioni che si occupano di malati, anziani, disabili, così come agli studenti, non diamo praticamente niente. Per i cacciatori sono invece a disposizione un miliardo delle vecchie lire. Si tratta di associazioni, non dimentichiamolo, che possono comunque contare sulle entrate dei propri tesserati. Si spendono soldi pubblici per incontri e festine varie degli amici della doppietta. Spero che le associazioni che operano nel sociale e quelle studentesche, che sono state così penalizzate, facciano sentire la propria voce, in modo da bloccare una regalia utile solo a pochi”.
“Questi emendamenti evidenziano inoltre un problema di conflitto di interessi – affermano i tre Consiglieri di opposizione – poiché Berlato farebbe pervenire i soldi anche a un’associazione a lui assai vicina, come la Acv-Confavi, il cui presidente è Maria Cristina Caretta, già sua segretaria al Parlamento europeo nonché compagna di sventura, visto che entrambi sono stati rinviati a giudizio con le accuse di falso in scrittura privata e indebito utilizzo dei dati personali per il caso dei tesseramenti gonfiati”.
“In tutto questo non fa certo una bella figura la Lega, che continua a ‘farsi mangiare il riso in testa’ da un singolo consigliere. Berlato è ormai l’attore principale e scandisce i tempi delle sedute del Consiglio regionale, visto che ieri i lavori sono rimasti bloccati per l’intera mattinata fin quando non è stato trovato l’accordo sugli emendamenti per lui indispensabili. Ricordiamo – termina la nota – che siamo alle ‘Milleproroghe’ del Piano faunistico venatorio dove si potrebbero trovare risposte concrete ad esigenze concrete del mondo venatorio e ambientalista, senza bisogno di simili accordicchi”.

Guarda (AMP) e Zanoni (PD): “La Regione del Veneto sospende plasmaferesi su contaminati: dietrofront che dimostra la sconsideratezza delle procedure adottate”.

“L’annuncio dato dal direttore generale della sanità regionale Domenico Mantoan circa la sospensione della procedura di plasmaferesi sulle persone contaminate da Pfas rappresenta un dietrofront che dimostra tutta la sconsideratezza delle procedure seguite fino a questo momento”. Il commento è dei Consiglieri regionali Cristina Guarda (AMP) e Andrea Zanoni (PD). “Da mesi denunciamo il fatto che la Regione ha voluto procedere con la plasmaferesi bypassando ogni limite di buon senso e di sicurezza per la salute dei cittadini e soprattutto dei più giovani. Perplessità e preoccupazioni pesantissime che la stessa Ministra Lorenzin ha ribadito in Parlamento in queste ore, evidenziando che la Regione del Veneto, prima di sottoporre le persone a tale trattamento, avrebbe dovuto procedere ad una preventiva sperimentazione, in particolare nei confronti dei bambini e degli adolescenti, maggiormente esposti a possibili conseguenze dannose per la salute”.
“E, come se non bastasse – aggiungono – ora Mantoan pretende di rovesciare la frittata chiedendo che sia il Ministero a chiarire su quali basi scientifiche ha ritenuto di basare le sue dichiarazioni: dovrebbe essere lui invece a rendere conto della fondatezza scientifica delle scelte operate in questi mesi”.
“Nel frattempo – concludono Guarda e Zanoni – prendiamo atto con la Senatrice Laura Puppato che pure i NAS vogliono vederci chiaro: in attesa di capire l’esito del lavoro degli inquirenti, ci sembra evidente che i vertici politici e tecnici della Regione abbiano combinato un pasticcio vergognoso su una vicenda delicatissima che coinvolge in maniera pesante la salute di migliaia di persone. Davvero una pagina nerissima per il Veneto”.

A Ferdinando Camon l’abbraccio del Veneto e di Padova nella consegna del premio Leone del Veneto

E’ stato assegnato nel corso di una cerimonia intensa il premio Leone del Veneto al professor Ferdinando Camon per il suo essere stato “narratore e testimone della trasformazione della società veneta con la morte della cultura contadina fino allo spaesamento della post-modernità” come ha detto Roberto Ciambetti presidente del Consiglio regionale del Veneto nell’introdurre la serata nella sala dei Giganti al Liviano. La cerimonia ha visto il saluto del Rettore dell’Università patavina e del sindaco di Padova  e poi una lettura di brani dello scrittore e poeta padovano a cura degli attori del teatro Stabile del Veneto. Dopo la consegna del premio Ferdinando Camon ha ripercorso velocemente alcuni momenti della sua vita, raccontando della civiltà contadina narrata da dentro con i suoi riti, la sua religione, la sua tremenda difficoltà del vivere quotidiano e i mutamenti che egli ha visto nel corso di cinquant’anni da quando, nel 1967, Neri Pozza pubblicò il suo primo volume. Al termine della partecipata testimonianza di Camon una formazione d’archi dell’Orchestra di Padova e del Veneto ha quindi eseguito due brani di Vivaldi e la serata s’è conclusa con l’ultimo omaggio a Camon, la lettura di un brano inedito, “Come il Poeta cerca le parole”, straordinaria lezione in due pagine sull’Infinito del Leopardi.

Sanità veneta al top: Zaia esulta il risultato LEA 2016. Altre voci sono cririche

SANITA’. VENETO PRIMO PER L’EROGAZIONE DEI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA. ZAIA, “GRANDE RISPOSTA A QUOTIDIANI DETRATTORI”. COLETTO, “PRESTIGIOSO MARCHIO DI QUALITA’”
La Sanità veneta è risultata al primo posto tra le Regioni nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza – LEA 2016. Il Comitato Nazionale LEA ha infatti certificato oggi gli adempimenti contenuti nel Questionario LEA per l’anno 2016, per le Regioni Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Marche. La Regione Veneto è stata l’unica ad avere una sola “adempienza con impegno”. Tutti gli altri adempimenti sono stati pienamente superati.
Ne dà notizia, “con orgoglio e soddisfazione” il Presidente della Regione Luca Zaia.
Nella griglia LEA, il Veneto ha ottenuto 209 punti, la Toscana 208, L’Emilia Romagna 205, La Lombardia 198, le Marche 192. La valutazione per le restanti Regioni non in piano di rientro non è stata possibile per incompletezza della documentazione, in quanto è loro richiesto di sanare alcune inadempienze che, permanendo, non consentirebbero loro di accedere al sistema premiante previsto per le Regioni promosse.
“Siamo di fronte a una risposta forte e concreta – commenta Zaia – ai quotidiani detrattori, politici e purtroppo in qualche caso istituzionali, per i quali la sanità del Veneto sarebbe ora al collasso, ora disorganizzata, ora inefficiente, ora sprecona. La griglia LEA è un dato di fatto, che emerge da valutazioni impietose, al termine delle quali i promossi sono sempre pochi, e tra i bocciati il Veneto non c’è mai stato. L’elevato punteggio ottenuto – aggiunge il Governatore – testimonia anche che non solo sappiamo curare al meglio, e senza disuguaglianze, tutti i nostri cittadini, ma che i risultati di questa, che è una vera e propria missione, migliorano ancora. Dedico questa bella soddisfazione a tutti i veneti, e in particolare a tutti gli operatori sanitari a ogni livello, che quotidianamente contribuiscono con la loro professionalità e il loro lavoro al raggiungimento di risultati come questo”.
“I Livelli Essenziali di Assistenza – gli fa eco l’Assessore alla Sanità Luca Coletto – sono come un prestigioso marchio di qualità, ma soprattutto testimoniano la capacità di una Regione di rispettare il sistema universale delle cure. Lo impone la Costituzione – aggiunge – e rispettare il dettato della Carta riuscendo a dare a tutti, indistintamente, le cure di cui hanno bisogno è un segnale di civiltà che il Veneto manda forte e chiaro.
Farcela – conclude Coletto – è sempre più difficile per l’impoverimento progressivo, e indistintamente trasversale tra le Regioni, del Fondo Sanitario Nazionale. Ma è l’obbiettivo con il quale ci si alza e si lavora ogni giorno, 365 giorni all’anno, e quindi oggi al soddisfazione è grande”.

Ogni tanto però succedono cose strane ed altrettante non sono chiare. Il caso dei posti letto insufficienti per determinati reparti e l’esaurimento di posti in ospedali limitrofi comportano soste inadeguate e prolungate (in attesa di). Lo sciopero di martedì ha scombussolato la pianificazione ed ha aperto la piaga. Un’emergenza assicurata ma con dei limiti. Trattandosi di Castelfranco, la cronaca si è più volte occupata mettendo in luce che il rischio che si stia andando verso una diminuzione di posti letto è palese, in vista di una redistribuzione di vari settori. A Castelfranco si promettono 138 posti letto assegnati allo Iov che sottratti ai 374 diventerebbero 236 ai quali vanno sottratti altri 25 che si riferiscono a un ospedale di comunità. Effettivamente si ridimensionerà come ospedale generalista. In ultima analisi, in cui il politico di turno non vuole mai indagare, se determinate forniture di beni e servizi sono eseguiti “onestamente” o se il personale è sufficiente.

Brusco (M5S): “Una situazione incredibile: viene da vergognarsi per quello che Stato e Regione stanno facendo sul fronte drammatico Pfas”

“Una situazione incredibile, nella quale i veneti si trovano tra due fuochi.” A dirlo, commentando le ultime notizie relative ai Pfas, è il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco.  “Da una parte – spiega Brusco, che presiede la commissione consiliare regionale sull’emergenza legata alle sostanze perfluoroalchiliche – c’è un Governo nazionale che vorrei poter definire ridicolo, se non fosse che qui non c’è proprio niente da ridere. Un Governo che si muove solo ora, dopo anni di scaricabarile in cui ha snobbato la situazione, e che si muove solamente perché fra poco si va a votare. Dall’altra c’è una Regione che è in una posizione anche peggiore – sbotta il consigliere – e che dopo tutto questo tempo non è ancora in grado di dare una risposta chiara e definitiva ai cittadini”. “Per fortuna al fianco dei veneti – conclude Brusco – ci siamo noi. Siamo stati i primi a portare all’attenzione della magistratura questa situazione, e siamo gli unici a metterci sempre la faccia. Ma qui le cose devono cambiare, non è possibile andare avanti così. Mi vergogno per quel che Stato e Regione stanno facendo a questa gente”.

Biennale Arte 2019: Ralph Rugoff curatrore della 58.Esposizione Internazionale d’Arte

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Il Cda della Biennale di Venezia si è riunito giovedì 14 dicembre e, su proposta del Presidente Paolo Baratta, ha deliberato di nominare Ralph Rugoff Direttore del Settore Arti Visive con lo specifico incarico di curare la 58. Esposizione Internazionale d’Arte dall’11 maggio al 24 novembre 2019. Per il Presidente Baratta “l’incarico a Ralph Rugoff conferma l’intenzione della Biennale di qualificare la Mostra come luogo di incontro tra il visitatore, l’arte e gli artisti. Una Mostra che impegni i singoli visitatori in un diretto confronto con le opere nel quale la memoria, l’inatteso, l’eventuale provocazione, il nuovo e diverso possano sollecitare lo sguardo, la mente e l’emozione di chi osserva, dandogli l’occasione di una intensa e diretta esperienza.”

Ralph Rugoff dal 2006 è Direttore della Hayward Gallery di Londra. Aperta nel 1968, la Hayward Gallery è considerata fra le gallerie d’arte pubbliche più importanti del Regno Unito; fa parte del Southbank Centre, il più grande centro d’arte in Europa che riceve importanti finanziamenti dall’Arts Council of England. Nel 2015 Rugoff è stato il Direttore artistico della XIII Biennale di Lione intitolata La vie moderne. Inizia la sua carriera come critico e saggista: tra il 1985 e il 2002 scrive numerosi articoli per il Financial Times, The Los Angeles Times, The Los Angeles Weekly e diversi scritti per riviste d’arte come Artforum, Artpresse, FlashArt, Frieze, Parkett eGrand Street e pubblica una raccolta di saggi, Circus Americanus (1995), dove esplora fenomeni culturali dell’occidente americano. Nello stesso periodo inizia a lavorare come curatore indipendente organizzando mostre come Just Pathetic (1990) e Scene of the Crime (1997). Già Direttore del CCA Wattis Institute (2000-06), galleria del California College of the Arts di San Francisco, ha curato numerose mostre collettive alla Hayward Gallery negli ultimi 11 anni, tra cui The Painting of Modern Life (2007), seguita da Psycho Buildings (2008), esposizione che include installazioni interattive e immersive di artisti come Mike Nelson, Gelitin e Do-ho Suh eThe Infinite Mix (2016); ha curato inoltre importanti retrospettive e personali di Ed Ruschka, Jeremy Deller, Carsten Holler e George Condo.

Giulio o Valeria, a chi l’onore di essere ricordato al Liceo Giorgione? Intervista alla prof.ssa Marina Spinedi, esperta di diritto internazionale

Se ne discute da un bel po’ per l’intitolazione dell’aula della biblioteca di un liceo trevigiano a Giulio Regeni, a Valeria Solesin o ai “GIUSTI”, come qualche studente ha sostenuto.
Giulio Regeni faceva ricerche al Cairo per conto dell’Università di Cambridge. “Per conto di” sarebbe improprio in quanto, come dice il regolamento, il ricercatore con passaporto europeo (la cittadinanza europea non esiste di fatto) è libero di impostare la propria analisi con le conseguenze del caso. Un ricercatore universitario iscritto regolarmente per il conseguimento di un dottorato (PhD) ha carta bianca per impostare la sua attività quotidiana, trasmetterla al tutor e alla fine poterla pubblicare (tesi, articoli, relazioni).
Il caso invece della veneziana Valeria Solesin, anch’essa ricercatrice cafoscarina presso la Sorbona, è un pochettino diverso. Non faceva studi pericolosi o delicati, purtroppo si trovava quella sera al Teatro Bataclan di Parigi come centinaia di altri frequentatori e fu barbaramente uccisa da terroristi di matrice islamica. Ambedue vittime del terrore guidato da apparati riconducibili allo Stato egiziano (Giulio) e al famigerato stato islamico “Isis” (Valeria).
“Valeria ha perso la vita la notte del 13 novembre 2015 durante l’attacco al locale Bataclan di Parigi, insieme ad altre novantatré persone: Valeria è morta all’età di ventotto anni per mano di un groppo di terroristi riconducibili al sedicente Stato Islamico, noto anche come ISIS. La giovane ricercatrice, specializzata in demografia, si trovava a Parigi da alcuni anni per motivi di studio: una laurea in collaborazione con l’università di Nantes, un master di due anni all’Ecole des hautes Etudes en sciences sociales e, infine, un master di specializzazione all’Istituto di demografia dell’Università di Parigi 1-Panthéon-Sorbonne (Idup).” (Fonte: Senato della Repubblica, 25 ottobre 2016).
“Una giovane, brillante donna, che nel corso dei suoi studi si era concentrata sul legame tra questione di genere, progetti di fecondità e mercato del lavoro: un tema di importanza cruciale soprattutto nel nostro Paese, dove ancora oggi il rapporto tra occupazione femminile e maschile risulta altamente sbilanciato (i1 47 per cento delle donne contro il 65 degli uomini) e, soprattutto, dove aumenta la quota di donne occupate che hanno lasciato o perso il lavoro in corrispondenza della gravidanza (22,3 per cento nel 2012, 18,4 per cento del 2005).
Giulio Regeni era invece un giovane ricercatore di ventotto anni, dottorando di ricerca presso I’Università di Cambridge. Rapito il 25 gennaio 2016 durante la giornata celebrativa del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, è stato ritrovato privo di vita il 3 febbraio, dopo una settimana di ricerche avviate in seguito alla denuncia di alcuni amici egiziani. Le mutilazioni sul corpo di Giulio hanno reso evidente, sin da subito, come l’ipotesi suggerita inizialmente dagli inquirenti egiziani di un omicidio ad opera della microcriminalità non fosse credibile. Numerose testimonianze hanno inoltre riportato dell’avvenuto sequestro di Giulio da parte della Polizia egiziana.” (Il Fatto Quotidiano)

Amnesty International lancia “Verità per Giulio Regeni”. Il Liceo (una parte di esso) risponde con un flash mob. Una forma di narcisismo collettivo?  “Milioni e milioni di scimmie esuberanti che stanno dando vita ad una foresta infinita di mediocrità. Si sta imponendo una cultura del narcisismo digitale in cui si utilizza Internet per diventare noi stessi le notizie, l’informazione”(Paolo Pagliaro, Punto).
La Scuola è un’istituzione su base giuridica costituzionale che vive di propria autonomia gestionale. I programmi sono ministeriali. E’ laica. Può siglare accordi culturali ma non certo sposare questo o quel obiettivo politico, essere di parte. Deve restarsene fuori e nel modo migliore: cioè di offrire il ventaglio più ampio possibile della conoscenza e non nella “scelta di campo o di colore politico”.
Vale di più una giornata di studi pubblicati o un lavoro collettivo visibile che una lapide ricordo che sa da cimitero? “Loro credono di mettersi alla pari con il mondo intero, quello giusto, globale. I flash mob usati per Charlie Hebdo-Parigi, Valeria Solesin-Bataclan, Giulio Regeni Al Cairo sono “prove narcisistiche”, ribatte un genitore.
Per altrettanti fatti criminali, il Liceo è stato muto. Nulla è successo dopo la strage di studenti cristiani nel campus universitario di Garissa, in Kenya, avvenuta il 2 aprile 2015 per mano di terroristi islamici di al-Shabaab (148 morti, molti dei quali decapitati). O dell’ultima giornalista vittima di un attentato mafioso, Daphne Caruana Galizia che indagava sulla mafia e i legami con i trafficanti di petrolio libico a Malta, l’isola del riciclaggio. O di tanti altri attentati di stampo islamista a Nizza, Londra, Berlino o Barcellona (dove tra le vittime c’è anche il giovane neolaureato bassanese Russo, ex studente del Liceo Brocchi), o di carattere ideologico come l’assassinio della deputata laburista Helen Joanne Cox,  avvenuto il 16 giugno 2016, quando mancavano sette giorni al referendum sulla Brexit. I media e il tribunale classificarono Thomas Mair, l’esecutore del crimine, come un terrorista, sebbene fosse importante studiare più a fondo l’ambiente dove si formò: “sulla società dell’informazioner e della credulità, traducibile con disinfromation o misinformation, a seconda che sia o meno volontaria, come hanno evidenziato Antonella Vicini  e Walter Quattrociocchi. Siamo di fronte, come scrive Pagliaro, all’irrilevanza della verità da cui proviene il nuovo termine post-truth che gli Oxford Dicyionaries l’hanno eletta a “Parola dell’anno”. Una materia che in un Liceo può essere marginalmente spiegata perchè il corpo docente reagisce su un piano epidermico e non scientifico.
E’ da chiedersi se il caso Regeni sia maggiore o minore rispetto i crimini commessi a scopo religioso, ideologico, politico o economico (chi fa servizi d’indagine sulle mafie, sui commerci illeciti)? Ci siamo assuefatti, abituati, a questo tipo di cronaca o è una questione di appartenenza politica? La mobilitazione passa attraverso una certa esperienza sul campo. Il docente che sa dove portare i suoi “studenti” ne programma le tappe ed incide profondamente nella piaga. Il Ministero dell’Istruzione dovrebbe intervenire laddove vi è una palese forzatura. D’altra parte i giovani sono ormai succubi del cellulare, del rischio overdose: una sovraproduzione dell’informazione. Ci stiamo incamminando verso un “diluvio informazionale” che finirà per travolgerci. Se non costruiamo degli argini. Rincorrere la causa Regeni nel modo sistematico e autoritario com’è successo al Liceo Giorgione (flash mob, assemblee, raccolta firme, ripetuti comunicati, manifesto pro Regeni, ammonimenti, e chi più ne sa ne metta) si trasforma in una demagogica lotta politica. La violazione di un principio generale della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo o del Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite o da poco della legge nazionale che vieta la tortura vanno innanzitutto spiegati prima ancora di reagire scompostamente sulla base della potente cronaca via web. Vedere sul desktop della biblioteca per un anno intero la foto di Giulio ci lascia perplessi della laicità della scuola. Giulio non è né l’unica né l’ultima delle centinaia di vittime sparite (“il sequestro di persona” che in Italia ha una lunga storia), torturate, uccise per motivi politici (o di estorsione). Il diritto allo studio e alla ricerca corre su un doppio binario che per noi può essere universale mentre per altri il nulla. Ed è questo il punto dolente: la Scuola deve starsene fuori dall’eccesso d’informazione, va rivendicato un “diritto alla disconnessione”, ripristinando zone franche in cui la persona possa pensare, riflettere, farsi delle domande, senza essere sommersa dalle informazioni. Sembra che questo diritto sarebbe già appannaggio di élite sociali, mentre sarebbero i meno ricchi a non poter staccare un minuto cellulari e email per paura di essere messi ai margini (Giuliano da Empoli).

La richiesta d’intitolazione della biblioteca del Liceo Giorgione a “Giulio Regeni” viene comunicata dal preside in tutte le istanze possibili: Assemblea, Comitato, Giunta, Consiglio d’Istituto, consigli di classe (comunicati pubblicati sul registro elettronico). Sono raccolte firme in diverse date, poi con ripetizione sono annunciati “i numeri di firmatari: da cinquecento firme si arriva alla maggioranza degli studenti”. Le Assemblee sono formate da classi che si alternano la palestra per le loro sedute: dalle ore otto alle nove le prime, dalle nove alle dieci le seconde, dalle dieci alle undici le quarte e dalle undici alle dodici le terze e dalle dodici alle tredici le quinte. Dunque nessun confronto diretto tra i “più piccoli e i maturandi”, troppo larga la forbice.
A questo scenario viene da chiedersi dov’è la democrazia plurale? L’indottrinamento dei più giovani è liquido mentre quello degli “anziani diciottenni” è ruvido, ti rispondono. L’Assemblea si spacca e si divide. Da Giulio si passa a Tina Anselmi, castellana, la prima ministra donna e presidente della Commissione Antimafia, poi a Giorgio Lago, giornalista castellano che già gli eredi hanno messo in piedi una fondazione culturale con bandi e premi (anche per liceali), o a qualche altro intellettuale di spessore, o ai “GIUSTI” che sarebbero ogni anno scelti dagli studenti (scrittori, scienziati, benefattori) e per finire a Valeria Solesin, vittima dell’attentato terroristico di matrice religiosa, come “nostra concittadina veneta, alla quale Francia e Italia, la Regione del Veneto, il Comune di Venezia, l’Università Ca’ Foscari, il Consolato Francese e tante istituzioni l’hanno ricordata senza se e senza ma. Comune e Regione del Veneto all’unanimità l’hanno ricordata, finanziando anche una sala parto di Emergency in Afghanistan” e dedicandole la sala di lettura della Biblioteca della Regione del Veneto.
E qui sta il punto: la selezione va fatta o basta un manipolo di studenti che si prende la briga di monopolizzare l’intitolazione perchè Amnesty International ha nel gennaio 2016 lanciato un appello “Verità per Giulio” e di tutte le sparizioni avvenute in Egitto?

Quale relazione sarà esistita tra l’Intelligence britannica e il giovane friulano, tra quest’ultimo e i servizi segreti egiziani e il controspionaggio cairota? Uno scenario che va tenuto in considerazione come cronaca. Spulciando le varie notizie sul caso, ci imbattiamo in questa.
“Il generale Mori accusa la professoressa Maha Abdelrahman sul caso Regeni.”
Ad un anno dall’omicidio, il generale Mario Mori getta luce sui possibili moventi dell’uccisione di Regeni. Ex comandante del ROS dei Carabinieri che guidò l’arresto del boss mafioso Totò Riina e comandante del soppresso SISDE, Mori è intervenuto il 24 gennaio al programma radiofonico di Radio24 La Zanzara dopo un’ora dall’inizio della trasmissione. Il suo attacco converge sulla professoressa di Cambridge Maha Abdelrahman. La trascrizione integrale del commento del generale all’omicidio Regeni.
Mori: Abdelrahman usò Regeni per dare informazioni ai servizi inglesi
Mario Mori: Giulio Regeni era uno studente perché tale si riteneva e svolgeva un compito assegnatogli da un’università inglese quindi era a tutti gli effetti in perfetta buona fede e eseguiva un lavoro che lui riteneva importante.
Che qualcheduno dietro ci giocasse direi che è possibile perché se andiamo a esaminare un pochettino i protagonisti della vicenda a parte il settore strettamente egiziano e andiamo in Inghilterra a Londra vediamo che chi ha assegnato la ricerca a Giulio Regeni è una professoressa tale Abdelrahman che è di origine egiziana certamente ostile al regime attualmente operante in Egitto e vicina alla Fratellanza Musulmana.
Giuseppe Cruciani: E dunque?
E dunque c’era indubbiamente da parte di questa signora l’intento di andare un pochettino a scandagliare la situazione egiziana. Di sua iniziativa? Sì, potrebbe anche essere di sua iniziativa però rifacendomi un pochettino alle tecniche proprie dell’intelligence inglese che si avvale di questi ricercatori, imprenditori, industriali, turisti per svolgere attività di ricerca all’estero tutto sommato a costo zero…
Cruciani: Cioè lei sta dicendo, scusi se la interrompo, che Regeni non so se consapevolmente o inconsapevolmente è stato uno strumento in mano ai servizi segreti inglesi?
Io dico che lui era sicuramente inconsapevole perché comunque queste tecniche sono proprie del servizio inglese che poi ci sia la prova bé questo spetta eventualmente al governo italiano chiedere qualche notizia agli inglesi, non so se l’hanno fatto.
Cruciani: Lei però ne è quasi certo mi sembra di capire cioè è quasi certo che Regeni era..
David Parenzo: Lui dice: è una tecnica investigativa che si usa.
Io illustro una tecnica investigativa che è propria dei servizi inglesi. Che poi l’abbiano fatto…certe altre volte l’hanno fatto, in questo non ho ovviamente gli strumenti per valutare.
Cruciani: Potrebbe essere però una spiegazione alla sua morte. Perché è morto secondo lei? Se fosse semplicemente uno studente non sarebbe morto.
Certamente sì. Indubbiamente chi lo ha accolto là era coinvolto nelle attività di controintelligence o di spionaggio dell’Egitto. A tal fine, addirittura il capo di questo sindacato libero di ambulanti era in contatto con la polizia, la prova è evidente.
Cruciani: Per cui è stato venduto?
Io penso che l’abbiano venduto. Chi l’ha mandato lì, io dico questo, l’ha mandato nella bocca del leone. Non poteva non saperlo la signora Abdelrahman.
Cruciani: Veniamo all’atteggiamento dell’Italia. Secondo lei l’Italia ha fatto bene prima ad arrabbiarsi ritirando l’ambasciatore, ci siamo un po’ impuntati ma alla fine non troppo diciamo no con l’Egitto per la sorte di Regeni. Il risultato qual è stato?
Guardi, il risultato penso che sia stato molto modesto perché in effetti c’è stato un momento di crisi nelle relazioni italo-egiziane. Ne ha approfittato la Francia con una serie [inaudibile] di operazioni commerciali sponsorizzate dallo stesso presidente della Repubblica che è andato da Al Sisi e ha ottenuto quello che praticamente dovevamo ottenere noi.
Cruciani: Cioè non era il caso di armare un casino all’inizio per la morte di un ragazzo.
No guardi, bisogna conoscere la psicologia del mondo arabo. Tu non puoi offendere in modo brutale e plateale, puoi andare là e dirgli “Guarda, qui devi mi devi dare una verità che sia veramente credibile e che sia concreta”.

Il 25 ottobre 2016 vi è un Disegno di legge d’iniziativa dei senatori PETRAGLIA, DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO e MINEO, per l’Assegnazione di risorse per la ricerca in memoria dei giovani ricercatori Giulio Regeni e Valeria Solesin.

Interpelliamo la prof.ssa Marina Spinedi, docente di diritto internazionale pubblico all’Università di Firenze, per una sua opinione ai vari quesiti, morale, politico e giuridico.

1) Io non vedo nulla di sbagliato nella proposta del preside di intitolare l’aula della biblioteca della scuola a Giulio Regeni. Era uno studente e un ricercatore, dunque un frequentatore di biblioteche reali e virtuali, che svolgeva con passione l’attività di studio e ricerca e che proprio a causa di questa sua passione è stato barbaramente torturato e ucciso dalle autorità di uno Stato (egiziano in questo caso, ma sarebbe stato lo stesso se si fosse trattato di un qualunque altro Stato, USA, Francia ecc. o Italia). L’intitolazione di una biblioteca a Regeni mi sembra più appropriata di quella a Valeria Solesin che è anch’essa una studentessa vittima innocente, ma la cui morte non è direttamente collegata alla sua attività di studio: è stata vittima di un attentato terroristico in cui si è trovata coinvolta per caso (o tutt’al più in quanto espressione di un mondo che si vuole libero e che non vive secondo i canoni di fanatici jihadisti). Non è stato così per Regeni, che è stato ucciso (e da autorità statali) proprio in relazione alla sua attività di ricerca.

Detto questo è molto probabile, come dici tu, che la proposta del preside di intitolare a Regeni la biblioteca risponda essenzialmente alla volontà di fare pubblicità alla scuola e a se stesso. E’ anche vero come dici tu che le vittime innocenti di atti di tortura o altre gravissime violazioni dei diritti umani ad opera di autorità governative sono purtroppo moltissime anche oggi, ma forse, trattandosi di intitolare una biblioteca, il caso di Giulio Regeni vi è più direttamente collegato in quanto si tratta di persona morta proprio per la sua attività di studio. Ci sono, è vero, studenti nel mondo torturati proprio perché le autorità volevano impedire loro di studiare (vedi il caso di quella studentessa afghana di cui ora non ricordo il nome). L’intitolazione a quest’ultima di una biblioteca sarebbe ancor più appropriato. Nel caso di Regeni probabilmente le autorità egiziane non volevano impedire una ricerca sui sindacati dei lavoratori ambulanti, ma ritenevano a torto che tale attività coprisse un’attività di spionaggio. Resta il fatto che Regeni è stato vittima di terribili torture che lo hanno portato alla morte proprio per aver svolto una legittima attività di studioso.
Quale che sia la soluzione che verrà accolta dal Consiglio di Istituto (che si intitoli o no a qualcuno la biblioteca), quello che mi sembra importante è che venga sottolineato come nel mondo ci siano ancora casi di autorità governative e non che non ammettono la libertà di studio e ricerca, al punto da arrivare a torturare o uccidere chi non voglia ripetere acriticamente quanto viene detto da una autorità (statale nel caso Regeni, religiosa nel caso Solesin). E che l’uccisione sia di Regeni, che di Solesin devono essere per tutti gli studenti un monito a battersi sempre perché nessun governo o autorità religiosa impedisca loro di studiare e fare ricerca liberamente.

2) Per quanto riguarda la diversa questione di sapere cosa si possa fare per ottenere la condanna dello Stato egiziano o dei suoi organi (o persone agenti in ogni caso per conto di autorità egiziane) credo che il prof. Riccardo Pisillo Mazzeschi (Università di Siena, ndr.) che ha studiato il caso possa meglio di me indicare le possibili vie.
Come dice Riccardo Pisillo Mazzeschi ci sono tre possibili vie:
a) Le vie diplomatiche incerte. Le vie diplomatiche aperte che lo Stato italiano pretenda e ottenga dall’Egitto attraverso le vie diplomatiche una riparazione materiale e morale per la tortura e uccisione di un proprio cittadino compiuta da autorità egiziane (anche se non sapessero chi ha materialmente agito senza autorizzazione dei superiori ci sarebbe comunque responsabilità dello Stato egiziano). Finora però l’azione diplomatica dell’Italia non ha dato significativi frutti. Se l’Italia non riuscisse a ottenere la riparazione grazie ad un accordo con lo Stato egiziano sarebbe difficile per l’Italia, anche se lo volesse, portare l’Egitto di fronte ad un tribunale internazionale perché ciò richiederebbe il consenso dello Stato egiziano per andare di fronte al tribunale. Come sai i tribunali internazionali sono essenzialmente dei tribunali arbitrali, ed occorre il consenso delle due parti per attivarli dopo la nascita della controversia. E’ vero che in alcuni casi gli Stati si impegnano a riconoscere preventivamente la competenza di un tribunale per eventuali future controversie (accettando, per esempio, entrambi la competenza obbligatoria della Corte internazionale di giustizia), ma non sembra che ci sia un tribunale (neppure la Corte internazionale di giustizia) di cui Italia ed Egitto si sono obbligati a riconoscere la competenza in caso di future controversie tra di loro. Perché l’Italia possa citare l’Egitto di fronte ad un tribunale internazionale occorre dunque che l’Egitto accetti di andare di fronte a tale tribunale.
b) Via giudiziaria internazionale. La seconda via è quella che sia l’individuo vittima della violazione dei diritti umani (o suoi familiari se la persona è deceduta) a citare lo Stato di fronte ad un tribunale internazionale. E’ quello che accade nel caso di violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Gli Stati membri della Convenzione si sono obbligati a riconoscere la competenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in caso di ricorsi contro di essi presentati da individui. In questo caso la Corte è competente a giudicare il caso anche se lo Stato convenuto non lo vorrebbe. Ratificando la Convenzione lo Stato si è obbligato ad accettare la giurisdizione della Corte. Ma l’Egitto non è membro della Convenzione europea e dunque la Corte europea non è competente a risolvere il caso. Non so se l’Egitto sia membro di un’altra convenzione sui diritti umani che come quella europea lo obblighi ad accettare la competenza di un tribunale internazionale in caso di ricorsi presentati da individui, ma credo di no.
Ricorso al Comitato dei diritti dell’uomo. Per quanto riguarda specificamente il ricorso di un familiare di Regeni al Comitato dei diritti dell’uomo contro l’Egitto per violazione del Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite credo non sia ugualmente fattibile perché, a mia conoscenza, l’Egitto non ne ha accettato la competenza. Sulla questione della eventuale competenza del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (che non è un tribunale) ad esaminare il caso come dice Riccardo dice che dovrebbe essere l’Italia a portarlo di fronte al Consiglio oppure, e questa a me sembra una via percorribile, un’organizzazione non governativa come Amnesty International, il che non mi sembra impossibile, anche se difficile, ma su questo bisogna sentire Riccardo che è la persona più competente.
c) Via giudiziaria interna: Italia contro Egitto. Resta la terza via, indicata dal prof. Riccardo Pisillo Mazzeschi: quella che il familiari di Regeni citino l’Egitto e/o suoi organi di fronte ad un tribunale italiano. Trattandosi di un’accusa di tortura, l’Egitto e i suoi organi non potrebbero invocare l’immunità dalla giurisdizione. Ci sarebbero però difficoltà per un tribunale italiano a raccogliere le prove dei fatti se l’Egitto non collabora e ad ottenere l’esecuzione della sentenza. Ma sentirò cosa dice Riccardo nella sua relazione.

In sintesi. Riassumendo, quanto scritto dalla prof.sa Spinedi che ci scrive da Roma, ci par di capire che l’Egitto ha un ampio margine per rimanere nel limbo se l’Italia, non essendo una potenza nucleare, ricorrerà a vie legali. E nessuno potrà convincere il faraone Al-Sisi a collaborare per fornire le prove dei fatti così da sospendere l’esecuzione di una possibile sentenza. Anche se rimane aperta la possibilità che l’Ong Amnesty International si faccia carico di portare davanti al Consiglio ONU l’Egitto, qualora il governo italiano temporeggiasse. Amnesty Intenational, a quanto pare, si farebbe carico delle centinaia di sparizioni avvenute in Egitto che ridurrebbero il povero Regeni ad una delle tante foto icona, un po’ come le vittime della strada che da quest’anno abbiamo visto tutti i Comuni celebrare la giornata mondiale. Vi immaginate che l’Italia fosse surclassata da Amnesty International? Un patata bollente per il prossimo governo, come lo fu per tanti altri casi irrisolti (Marò).
Il capitolo dell’Italia che farebbe causa al Regno Unito in sede civile (e penale) resta, secondo noi, il principale. Che si voglia o no, come hanno sostenuto i 250 firmatari professori e intellettuali a favore dell’ingenua professoressa Maha Abdelrahman, la tutor di Cambridge che seguiva le sue ricerche in Egitto, Regeni è un iscritto regolare al dottorato dell’Università di Cambridge ed ha svolto diverse mansioni per questa o quella istituzione “scientifica”.
Anche in questo caso il Regno Unito potrebbe rifiutarsi di collaborare così da lasciare incompleto il dossier Regeni e non poter mai arrivare ad una verità di co-responsabilità Maha Abdelrahman e della stessa Università che manda allo sbaraglio dei giovani indifesi. Ora che le trattative in corso per la Brexit il caso Regeni passa in secondo piano.

Regeni ricercatore
Fra il ricco curriculum del ricercatore spicca una collaborazione fra settembre 2013 e settembre 2014 con la compagnia Oxford Analytica, connessione tuttora visibile sul profilo Linkedin del ricercatore e già rivelato dalla stampa a febbraio.
Oxford Analytica è una compagnia di analisi e ricerca geopolitica fondata nel 1975 da David Young, collaboratore di Nixon e dell’ex Segretario di Stato e Nobel per la pace Henry Kissinger. La compagnia fornisce consulenze a multinazionali e governi e per l’organizzazione dei suoi convegni ha ricevuto sponsorizzazioni da aziende quali General Electric, Ernst & Young, Shell e da giornali come l’International Herald Tribune del gruppo News Corp di Rupert Murdoch.
Un funzionario dell’agenzia contattato da Repubblica ha confermato la collaborazione fra il 2013 e il 2014 di Regeni alla stesura del Daily Brief, il rapporto quotidiano che la compagnia manda ai propri clienti. Il funzionario disse però che “il suo era un contributo tecnico, analisti più senior di lui scrivevano il rapporto”. Si trattava sostanzialmente di una raccolta di informazioni per conto terzi.
In una brochure del 2011 la compagnia vantava un elenco di oratori di massima caratura istituzionale: l’ex primo ministro inglese Tony Blair, il direttore dell’intelligence ed ex ambasciatore americano in Iraq ai tempi di George W. Bush, John Negroponte, il ministro della difesa statunitense Robert Gates. (cf. “Le scomode verità su Giulio Regeni /1: Oxford Analytica“).

Maha Abdelrahman
Una lunga esperienza di ricerca sul campo nell’ambito delle scienze politiche e della sociologia, numerose consulenze con prestigiose organizzazioni internazionali quali Oxfam e Unicef e una posizione da professore associato all’American University del Cairo, poi lasciata per l’Università di Cambridge. Maha Abdelrahman è un’accademica egiziana e vanta una carriera di lungo corso. Tuttavia, per le persone al di fuori del piccolo mondo di studiosi del Medio Oriente è nota principalmente per essere stata la tutor di Giulio Regeni, il ricercatore di Fiumicello ritrovato senza vita e con evidenti segni di tortura alla periferia del Cairo il 3 febbraio del 2016. Il 9 ottobre scorso il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco hanno trasmesso alle autorità britanniche un ordine di rogatoria nel quale chiedono l’interrogatorio formale della professoressa e l’acquisizione dei suoi tabulati telefonici tra gennaio 2015 e febbraio 2016: al centro dei sospetti della procura romana ci sono l’argomento e la modalità della tesi di dottorato di Giulio. (Il Fatto Quotidiano)

Pedemontana Veneta, la relazione di Cantone che imbarazza Zaia: “Troppi contributi pubblici rispetto ai privati”

Pedemontana Veneta, la relazione di Cantone che imbarazza Zaia: “Troppi contributi pubblici rispetto ai privati”

L’Autorità nazionale anticorruzione scrive una relazione di 40 pagine sull’opera: adesso la Regione Veneto ha 60 giorni per adeguarsi alle prescrizioni. Tra i rilievi, l’aleatorità dei flussi di traffico e quindi degli incassi
La Pedemontana Veneta, la maggiore opera attualmente in costruzione in Italia, è finita sotto la lente d’osservazione dell’Autorità Anticorruzione. Raffaele Cantone ha depositato un documento di una quarantina di pagine in cui, pur dando atto alla Regione Veneto di aver fatto passi in avanti per risolvere una situazione di preoccupante stallo, facendosi carico di impegni finanziari senza i quali l’opera sarebbe rimasta incompleta, presenta tuttavia a Luca Zaia un decalogo di adempimenti. Tempo 60 giorni e Palazzo Balbi dovrà spiegare come intende adeguarsi alleprescrizioni.
Il governatore leghista del Veneto si sforza di guardare il bicchiere mezzo pieno: “Avevamo detto che ci saremmo mossi con la massima trasparenza e coinvolgendo tutte le istituzioni dello Stato: il parere dell’Autorità anticorruzione è il suggello più importante a questa impostazione – commenta – Noi ereditammo questa opera viaria strategica con tutti i suoi problemi e le sue incertezze, si completa pertanto un percorso progettuale che ora trova l’approvazione anche di uffici, come l’Anac, non certo abituati a fare sconti a nessuno”. In questo caso Zaia dice una mezza verità, perché la fase cruciale del bando di gara avvenne nel periodo2005-2008 in cui egli era il numero due della giunta regionale del Veneto, con presidente Giancarlo Galan. L’assegnazione definitiva (controversa, decisa da ricorso al Consiglio di Stato) risale al 2009 quando Zaia era ministro dell’Agricoltura, ma a quell’epoca la Lega era pur sempre nel governo regionale assieme aForza Italia. E comunque il progetto definitivo, come ricorda l’Anac, venne approvato il 20 settembre 2010, quando Zaia era stato già eletto presidente del Veneto. E la Regione è sempre stata un soggetto basilare nella procedura, anche se la dichiarazione dello stato di emergenza aveva portato alla nomina di un commissario statale.
La Pedemontana Veneta collegherà la A4 da Montecchio Maggiore alla A27 fino a Spresiano. In totale 95 chilometri e un costo stimato (nel 2013) di 2,25 miliardi di euro più Iva. Nel 2015, nove parlamentari del Movimento Cinque Stelle avevano inviato un esposto all’Autorità anticorruzione di Cantone. Ne era seguita un’istruttoria che ha esaminato tempi, costi e rischi pubblici, mentre il Concessionario Sis era in difficoltà a far fronte agli impegni. Anac aveva rilevato che mentre era trascorso il 66% del tempo previsto (consegna entro dicembre 2018) le opere erano avanzate solo del 20% del totale. E mentre era stato erogato il70% del contributo pubblico, l’avanzamento dei lavori era stato solo del 20 per cento. Nel 2017 la Convenzione con il concessionario è stata modificata dalla Regione che nel frattempo aveva fatto rientrare l’opera nella propria gestione ordinaria. Cambiati i rapporti con il concessionario in materia di rischio e di tariffe: il concessionario ha rinunciato ai pedaggi in cambio di un “canone di disponibilità” che nel 2020 sarà di 153 milioni di euro più Iva. Il contributo pubblico è cresciuto da 614 a 914 milioni di euro (mutuo da 300 milioni con Cassa depositi e Prestiti, con interessi per 150 milioni). La Regione ha stimato che dopo il decimo anno di attività incasserà dalle tariffe più di quanto sborserà ogni anno al concessionario. Il completamento dell’opera è però slittato al settembre 2020.
Anac fa alcune osservazioni positive. Ad esempio un “più chiaro equilibrio dell’allocazione dei rischi nell’ambito del rapporto concessorio” e il fatto che la ”realizzanda infrastruttura non è privata, ma rimane in capo al Concedente pubblico”. Ma ci sono anche numerosi rilievi. Il primo è quello del “rischio di domanda”, ovvero l’aleatorietà dei flussi di traffico futuri e quindi degli incassi, che resta a carico della Regione. Il secondo richiede una riduzione del periodo di durata della gestione (39 anni), visto che l’ultimazione dei lavori slitta di almeno due anni. Il terzo punto dolente riguarda il mutuo per un prestito da 300 milioni di euro che servirà per pagare espropri e subappalti. Scrive Cantone: “L’incremento del contributo pubblico non appare ammissibile alle sole nuove condizioni contrattuali esaminate”. Anche se esso è aumentato del 40 per cento, “non sembra violare specifiche norme del codice dei contratti, al fine di non configurarsi quale vantaggio competitivo riservato al concessionario teso anche a falsare la concorrenza”, scrive Anac.
Però, “dovrebbe essere controbilanciato con un obbligo del Concessionario (ovvero del privato, ndr) di affidare con procedure di evidenza pubblica il corrispondente importo”. Il quarto punto chiede “un riesame della stima dei volumi di traffico”, perché il rischio è quello di un ‘bagno di sangue’ della Regione nel caso di minori flussi. Deve, inoltre, essere motivata la metodologia usata per individuare l’importante “canone di disponibilità” annuo che sarà versato al Concessionario a partire dal 2020. Commento diMarco Corsini, commissario per la Superstrada Pedemontana Veneta. “L’Anticorruzione ha compreso il risultato economico vantaggioso per la Regione e ha dato atto dei notevoli risparmi”. In ogni caso l’Anac ha inviato la delibera anche alla Corte dei Contiche sta indagando sullo stato di avanzamento dei lavori.

Venice: Virtual Tour of the 57 International Art Exhibition

Virtual Tour of the 57 International Art Exhibition – La Biennale di Venezia in the Arsenale. The 57th International Art Exhibition in Venice (Italy), organized by La Biennale di Venezia, is titled “Viva Arte Viva”. Curated by Christine Macel, the exhibition runs until November 26th 2017, at the Giardini and the Arsenale venues. The show features 120 artists from 51 countries; 103 of these are participating for the first time. This video provides you with a virtual tour of the Biennale’s Arsenale space which presents works by Rasheed Araeen, Lee Mingwei, Thu Van Tran, Francis Upritchard, Leonor Antunes, Anri Sala, Yee Sookyung, Sheila Hicks, Liliana Porter, Ernesto Neto, Liu Jianhua, and Alicja Kwade, among others. Venice Art Biennale 2017: Viva Arte Viva – Arsenale. Venice (Italy), May 10, 2017 More videos on contemporary art, design, architecture: http://vernissage.tv Connect:

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