BIENNALE ARTE 2022: IL LATTE DEI SOGNI / THE MILK OF DREAMS

Ormai pochi giorni rimangono per l’apertura della 59. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia dal 22 aprile al 27 novembre. La direttrice del Settore Arti Visive Cecilia Alemani  ci spiega così il titolo Il latte dei sogni/The Milk of Dreams ed il programma che si svolge all’interno dei tanti padiglioni tra Giardini e Arsenale, nella speranza che non ci siano percorsi obbligati come nella Biennale precedente. Cioè l’anno scorso per Biennale Architettura si entrava all’Arsenale ma non si poteva ritornare sullo stesso percorso ma solo proseguire verso il giardino delle Vergini, camminare ancora un bel tratto di Castello per poi, rientrare ai Giardini, contornando il monumento di un tale che si chiamava Giuseppe Garibaldi (1885) in mezzo ad una vasca di pesci rossi e tartarughine. Il monumento fu del veneziano Augusto Benvenuti che la Biennale ha dimenticato, celebrato vent’anni dopo l’Unità d’Italia. Un itinerario, giustificato per ordine del ministero della salute. Uscivi da un cancello laterale poco lontano dal padiglione della Cina e via via tra calli, abitazioni chiuse, un canale un po’ puzzolente con bottegucce e bacari, forse rientravi ai Giardini. Circa un’oretta a piedi senza vista laguna. Un assurdo tutto al contrario. Niente mezzi di traporto per chi ha difficoltà motorie. Il mondo al rovescio.
Se è vero che “la Mostra propone un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano”, ci aspettiamo che quest’anno quelli della Biennale siano un pochino meno severi, ci confida una collega, perché noi siamo “triplo” vaccinati, con tanta voglia di riprendere il nostro racconto sull’arte in epoca di guerra “massiva”. Subito il pensiero va all’attuale crisi russo-ucraina, anzi Russia-Stati Uniti d’America, dice il dr. De Benedetti. Nessuno di noi, afferma piangendo Romano Prodi, l’artefice dei contratti per il gas siberiano, avrebbe mai immaginato che la Grande Russia si stesse preparando ad invadere un paese confinante, contadino e patriota per natura. Distruggerlo, annientarlo e saccheggiarlo con il pretesto di “non sentirsi una “Nazione sicura” perché il vicino ha scelto un altro tipo di Costituzione. Il piano era di cinque giorni con 190mila, tra reclute e militari di ferma. Siamo al cinquantesimo giorno di bombardamenti con trentamila morti ecc. Facciamo fatica di credere alle spiegazioni grottesche proclamate dal Vladimir Putin, alto 1,70 m., con circonferenza della testa pari a un melone che ha ripetuto in lungo e in largo che vuole proteggere la sua Nazione dalla Nato in espansione. Si fa riprendere chiuso dentro una specie di front desk con pulsantiere, telefoni anni Sessanta, schermi e due bandiere. E’ il suo fortino dal Cremlino, forse un bunker mimetizzato Il suo motto: “questa è una operazione militare speciale” che sta andando molto bene con obiettivi realizzati. Dobbiamo continuare”. Non è un film da guerre stellari, n in una normale stanza bianca, nemmeno una puntata di quella serie anni ’90 che si producevano a Hollywood.
Cosa c’entra l’arte con tutto questo?
Tutto o niente. Anzi per l’artista “the War” può servire per produrre opere che vanno bene al regime con l’eroismo, la retorica, la propaganda, come il monumento al panciuto Garibaldi che è in mezzo ad una vasca rotonda. In tempo di pace invece la guerra viene condannata apertamente. “Siamo tutti pacifisti e amici di ambedue: Putin e Zelensky”. E gli oligarchi? Ci fanno comodo perché ci acquistano ville lussuose e costose, ormeggiano con “barche” da 65 a 300milioni e qualche Porche Cayenne. Di solito l’artista è di “sinistra”, cioè per i diritti dell’uomo, le libertà, contro i crimini di guerra, il genocidio ed altre barbarie.
“Chissà se Santa Cecilia avrà avuto il tempo di cambiare registro, strada facendo, e puntare sull’attualità “, ci scrive una lettrice”. “Non angoli di scoazze o stanze bianche o nere per giustificare che anche Il nero ha la sua luce (Burri), piante e piantine dentro scarpe o pentolini da discarica ma opere che riguardino la cattiveria, la solitudine, la perversione, la distruzione, il femminicidio, l’annientamento della persona umana con missili, carri armati, droni, elicotteri, arei , bombe a grappolo, supersoniche, al fosforo, mine antiuomo, ecc. che vediamo quasi in tempo reale dai luoghi del terrore.” Questa è la novità assoluta del ’20-’22. I morti e gli spari in diretta, le barzellette e le verità del giorno dopo. I crimini contro l’umanità sono documentati e quelli di guerra si ripetono ogni giorno da una città martire all’altra dell’Ucraina.
Il titolo della mostra Il latte dei sogni è stato preso a prestito da un libro dell’artista surrealista Leonora Carrington (1917-2011), che negli anni Cinquanta in Messico immagina e illustra favole misteriose dapprima direttamente sui muri della sua casa, per poi raccoglierle in un libricino chiamato appunto Il latte dei sogni. Raccontate in uno stile onirico che pare terrorizzasse adulti e bambini, le storie di Carrington immaginano un mondo libero e pieno di infinite possibilitàma anche l’allegoria di un secolo che impone sull’identità una pressione intollerabile, forzando Carrington a vivere come un’esiliata, rinchiusa in ospedali psichiatrici, perenne oggetto di fascinazione e desiderio ma anche figura di rara forza e mistero, sempre in fuga dalle costrizioni di un’identità fissa e coerente.”
Così scrive Cecilia Alemani: “La Mostra nasce dalle numerose conversazioni intercorse con molte artiste e artisti in questi ultimi mesi. Da questi dialoghi sono emerse con insistenza una serie di domande che non solo evocano questo preciso momento storico in cui la sopravvivenza stessa dell’umanità è minacciata, ma che riassumono molte altre questioni che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo. Come sta cambiando la definizione di umano? Come si definisce la vita e quali sono le differenze che separano l’animale, il vegetale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, di altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi?”
Difficile pensare che due anni fa già si sapesse dell’immane disastro causato dalla Russia. Non si tratta di una calamità naturale ma di un disegno preciso e cinico che in termini giuridici sta per “crimini contro l’umanità” e “crimini di guerra”.
Molte prove sono state raccolte. La giustizia busserà alla sua stanza dei bottoni, che sembra quella di un concierge di un grattacielo, o della sua favolosa reggia. Putin finirà come quel topo (da lui raccontato) che, bloccato con la scopa in un angolo, ti può saltare addosso. Aneddoto che si leggeva nella sua biografia abbozzata dall’ex ambasciatore Romano. Putin come una pantegana? Ecco come si può caricaturare lo zar che viene dal popolo e che sta commettendo indisturbato il crimine di genocidio, come ha dichiarato Biden, il presidente americano per giustificare altri 800milioni di dollari per la fornitura di armi non più di difesa ma di attacco. Forse sarà la volta buona che l’Assemblea ONU voti una risoluzione per avviare un’azione investigativa e bloccare l’attuale conflitto.
“Oggi il mondo appare drammaticamente diviso tra ottimismo tecnologico – che promette il perfezionamento all’infinito del corpo umano attraverso la scienza – e lo spettro di una totale presa di controllo da parte delle macchine per mezzo dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Questa frattura si è acuita ulteriormente con la pandemia da Covid-19, che ha intensificato ulteriormente le distanze sociali e ha intrappolato gran parte delle interazioni umane dietro le superfici di schermi e dispositivi elettronici.”

Il Rinascimento rivive a Vicenza: “la bottega dei Bassano detti Dal Ponte”

Marica Rossi

La mostra sulla eccezionale stagione artistica della Vicenza del Cinquecento in Basilica Palladiana meraviglia per gli obiettivi prefissi e raggiunti da Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Mattia Vinco (con Edoardo Demo per gli aspetti economici): mostrare quanto poté una città che scommise sull’idea del fare arte puntando su ricerca, innovazione e capacità di guardar al futuro. Ne sono straordinario esempio i Dal Ponte detti Bassano e le loro botteghe per merito di Jacopo, figura che risponde all’assunto dei curatori di non alimentare l’idea dell’artista genio ma dimostrare che la terra vicentina fu favolosa grazie a personalità di talento artistico con l’acume d’organizzar botteghe, produzioni, creando nuovi modelli e tessendo reti a vasto raggio. Gente che sapeva far lavorare famigliari, allievi, assistenti, apprendisti, garzoni e pure collaboratori esterni allora chiamati ‘giovani’. Jacopo se l’era prefisso da che mandato dal padre a Venezia da Bonifazio de’ Pitati, era costretto, come si dice, ‘a robar co l’ocio’! Si raccontava “che quando Bonifacio dipingeva si serrava in camera e che Jacopo per il foro della chiave osservasse il fare di lui e che in questa guisa apparisse il modo del suo pingere…” (Cenni Biografici. Francesco e Lucia Pizzardini. “Jacopo Bassano una lunga vita dedicata alla pittura”.

Avvantaggiato in quanto figlio d’arte (il padre Francesco detto il vecchio per esser distinto dal nipote Francesco, fu allievo a Vicenza di Giovanni Speranza seguace di B. Montagna) Jacopo (1510-1592) trovò nella natale Bassano di che realizzarsi da artista e da imprenditore. Grazie ad un eclettismo che lo portava ad invenzioni idrauliche, a disegnar mobili, armature, e oggetti come ceri pasquali e statuette in marzapane oltre alle rinomate pale d’altare e agli ambitissimi dipinti con soggetti e temi sacri e anche mitologici, poterono impiegare i propri talenti anche i suoi quattro figli maschi. I più bravi Francesco (primogenito) e Leandro (il terzo) ebbero il privilegio di dipingere a stretto contatto con il padre che affidò loro anche dopo la sua morte l’atelier in laguna. Gli altri due furono invece destinati a diventare gli amministratori unici dell’impresa bassanese ricevendo poi per volontà testamentarie (febbraio 1592 a due giorni dal decesso il 13 del mese) l’enorme quantità di materiale dell’inventario della bottega (Carlo Corsato “Dai Dal Ponte. Eredità di Jacopo, le botteghe dei figli e l’identità artistica di Michele Pietra”).  La bassanese era sempre stata la casa madre per la costante presenza di Jacopo, munito com’era di doti professionali inarrivabili (invenzione + mestiere) e saggezza, religiosità e dedizione alla famiglia. Sensibile alla bellezza della natura e degli animali dotò questi ultimi dello stesso sguardo ‘umano’ delle persone, come per l’amato gatto che teneva in atelier e sbucava spesso nelle sue composizioni. Anzi, come afferma la studiosa (pure artista dell’incisione) Marina Alberghini in “Jacopo Bassano e il suo gatto” Arti Grafiche COLOR BLACK Novate Milanese”, Jacopo col suo gatto Menegheto formò una strana coppia. Un duetto fatto dell’idealismo e generosità di lui vero patriarca biblico e della sospettosità, tetraggine e bruttezza del felino. Un tutto che incuriosisce per come il pittore lo ritrasse realisticamente curando di variarne l’aspetto negli anni come uno di noi che inesorabilmente invecchia!

Tornando al modo di produrre della bottega, c’è da dire che pur essendo probabile che Jacopo facesse uso dei cartoni, furono fondamentali per la replicazione dei soggetti i disegni da trasferire sulla tela opportunamente scalati. Molto importante però anche la preparazione dei fondali architettonici e paesaggistici nei quali venivano inserite in maniera modulare singole figure che potevano essere combinate con altre in infinite variazioni e sempre tramite una suddivisione del lavoro e dei compiti come d’uso nelle grandi botteghe (Francesca del Torre nel catalogo della mostra). A Francesco (che fu autonomo nell’invenzione) e a Leandro (forte nell’esecuzione) Jacopo concedette presto la firma accanto alla sua. Gli altri due acquistarono via via autorevolezza nell’atelier di Bassano in diverse guise. Infatti Gerolamo (che frequentò anche medicina nello studio di Padova dove incontrò Galileo estimatore dei dipinti dei Dal Ponte) era ‘abilissimo copista’ di Jacopo (C. Ridolfi ne “Le maraviglie dell’ arte”, Venezia 1648), mentre Giambattista era spigliato nelle trasposizioni dei moduli su tela. Questo sistema proto-industriale ha origine nella formazione artistica di Jacopo per i metodi di progettazione e nella pratica di copiare le tele in studio con lucidi che consentivano di replicare all’infinito le composizioni. Così nella fucina dove le risorse erano sfruttate al massimo a fronte della crescente richiesta, avveniva che il maestro definisse le idee, ne calibrasse le componenti espressive partendo da una figurazione originale e insegnando la preparazione dei colori prima di metter in cantiere la traduzione anche seriale dei soggetti. E se è vero che le repliche erano una consuetudine nel Rinascimento, è fuor di dubbio che quei lavori replicati dai Bassano restano unici. Lo ribadisce il curatore Mattia Vinco in linea con quanto scrive Francesca del Torre approfondendo il ruolo e la funzione della bottega. Un clan d’artisti il cui grande valore risulta inversamente proporzionale al loro modesto stile di vita. Non avevano un cavallo proprio neanche per gli spostamenti di lavoro! (Michelangelo Muraro, ” Il libro secondo di dare e avere della famiglia Dal Ponte con diversi per pitture fatte”). Anzi va detto che molto di quello che si sa della destinazione delle opere, della committenza, dei costi e dei ricavi delle botteghe è proprio merito del ritrovamento del succitato “Secondo libro dei conti” ad opera dell’accademico vicentino Michelangelo Muraro. Allo stesso modo, come spesso ha ricordato Vittorio Sgarbi, va a Muraro il merito del ritrovamento nella chiesa del suo paese natio Sossano di “Sant’Anna fra San Francesco e San Girolamo”, 1541, opera fondamentale di Jacopo Bassano nel momento del suo contatto più vivo con il manierismo centro-italiano.

Si tratta della pala che Jacopo Dal Ponte fornì ai padri riformati di Asolo nel 1541 con una Sant’Anna che tiene in braccio la Vergine mentre ai lati stanno San Girolamo e San Francesco. L’opera scompare da Asolo al tempo di Napoleone. Nel 1815, si ha menzione della sua presenza all’Accademia di Venezia. Poi fu considerata smarrita. Nel 1883 il dipinto (147×103) fu assegnato alla chiesa di Sossano Veneto dove appunto nel 1947, il prof. Muraro la riconobbe. ( “Ritrovamento di un’opera di Jacopo Bassano”, ARTE VENETA, 1, 1947, N.287).

particolari di alcune opere in mostra alla Palladiana: J.Bassano, "Ritratto di cani..."; Andata al calvario...."

AIDANEWS RIPARTE CON ROBERT CAPA | Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme

Da oggi si inizia una nuova era. La rivista culturale Aidanews celebra i suoi 25 anni all’insegna dell’Arte e della Cultura. Siamo lieti di riaprire le finestre sul mondo con nuovi articoli ogni settimana! Ecco il primo…

FRANCE. Paris. 1951. Robert Capa photographed by Ruth Orkin.

È un Capa “altro”, quello che questa grande mostra propone. E lo dichiara già dal sottotitolo, quel “fotografie oltre la guerra”, frase emblematica dello stesso Capa, che pone l’attenzione proprio sui reportage poco noti del grande fotografo”. La annunciano Federico Barbierato e Cristina Pollazzi, rispettivamente Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Abano Terme.

Reportage poco noti, ma non meno importanti e potenti. Semplicemente sopraffatti dall’immagine di lui come straordinario interprete dei grandi conflitti.
E’ una mostra, quella curata da Marco Minuz e promossa dal Comune di Abano Terme a Villa Bassi Rathgeb dal 15 gennaio al 5 giugno 2022, che vuole far uscire Capa dallo stereotipo di “miglior fotoreporter di guerra del mondo”, come ebbe a definirlo, nel 1938 la prestigiosa rivista inglese Picture Post. L’obiettivo è invece puntare tutta l’attenzione sulla sua fotografia lontana dalla guerra.
“Non vi è dubbio – riconosce il curatore – che l’esperienza bellica sia stata al centro della sua attività di fotografo: la guerra civile spagnola, la resistenza cinese di fronte all’invasione del Giappone, la seconda guerra mondiale e quella francese in Indocina (1954), durante il quale morì, ucciso da una mina antiuomo, a soli 40 anni. Acquisendo, in queste azioni, una fama che gli permise di pubblicare nelle più importanti riviste internazionali, fra le quali Life e Picture Post, con quello stile di fotografare potente e toccante allo stesso tempo, senza alcuna retorica e con un’urgenza tale da spingersi a scattare a pochi metri dai campi di battaglia, fin dentro il cuore dei conflitti; celebre, in tal senso, la sua dichiarazione: Se non hai fatto una buona fotografia, vuol dire che non ti sei avvicinato a sufficienza alla realtà. Queste sue fotografie sono ormai patrimonio della cultura iconografica del secolo scorso”.

Ma il lavoro di Robert Capa non si limitò solo esclusivamente a testimoniare eventi drammatici, ma spaziò anche in altre dimensioni non riconducibili alla sofferenza della guerra. Proprio da qui prende avvio l’originale progetto espositivo a Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme che vuole esplorare, attraverso circa un centinaio di fotografie, parti del lavoro di questo celebre fotografo ancora poco conosciute.
“Robert Capa. Fotografie oltre la guerra” esplora il rapporto del fotografo con il mondo della cultura dell’epoca con ritratti di celebri personaggi come Picasso, Hemingway e Matisse, mostrando così la sua capacità di penetrare in fondo nella vita delle persone immortalate.
Affascinante la sezione dedicata ai suoi reportage dedicati a film d’epoca. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale è l’attrice svedese ad introdurre Capa sul set del Notorius di Alfred Hitchcock, dove si cimenta per la prima volta in veste di fotografo di scena. Nell’arco di pochissimi anni Capa si confronta con mostri sacri del calibro di Humphrey Bogart e John Houston; immortala la bellezza di Gina Lollobrigida e l’intensità di Anna Magnani. Maturerà poi la scelta, congeniale alla sua sensibilità e all’oggetto privilegiato della sua ricerca artistica, di confrontarsi con i grandi maestri del neorealismo. Straordinarie dunque le immagini colte sul set di Riso Amaro, con ritratti mozzafiato di Silvana Mangano e Doris Dowling.

Completa il percorso la sezione dedicata alla collaborazione tra lo scrittore americano Steinbeck e Robert Capa che darà avvio al progetto “Diario russo”.
Nel 1947 John Steinbeck e Robert Capa decisero di partire insieme per un viaggio alla scoperta di quel nemico che era stato l’alleato più forte nella seconda guerra mondiale: l’Unione Sovietica. Ne emerse un resoconto onesto e privo di ideologia sulla vita quotidiana di un popolo che non poteva essere più lontano dall’American way of life. Le pagine del diario e le fotografie che raccontano la vita a Mosca, Kiev, Stalingrado e nella Georgia sono il distillato di un viaggio straordinario e un documento storico unico di un’epoca, salutato dal New York Times come “un libro magnifico”.
Un reportage culturale sulla gente comune di uno dei paesi meno esplorati dai giornalisti e reporter mondiali. Una lezione di umanità ed empatia che ci ricorda l’importanza di conoscere concretamente luoghi e persone per superare pregiudizi e ignoranza.
La mostra prosegue con una serie di fotografie realizzate in Francia nel 1938 e dedicate all’edizione del Tour de France di quell’anno, dove l’attenzione del fotografo si focalizzerà sempre prevalentemente sul pubblico rispetto alle gesta sportive degli atleti.
Una sezione è dedicata alla nascita dello Stato d’Israele. Robert Capa, ungherese di origine ebraica, emigrato in Germania e poi in Francia e negli Stati Uniti, fondatore dell’agenzia Magnum Photos, era giunto sul posto per documentare la prima guerra arabo-israeliana del 1948. A pochi anni dalla Shoah, con la vita che riprende nonostante le violenze ancora in corso, l’obiettivo di Capa documenta le fasi iniziali della costituzione del nuovo Stato.
Complessivamente la mostra promossa dal Comune di Abano, Assessorato alla Cultura, prodotta e organizzata da Suazes con il supporto organizzativo di Coopculture, dipana un centinaio di fotografie, in dialogo con gli ambienti storici di Villa Bassi Rathgeb.

Per info orari e biglietti: http://www.museovillabassiabano.it/

FRANCE. Golfe-Juan. August 1948. Pablo Picasso with Françoise Gilot and his nephew Javier Vilato, on the beach. Images for use only in connection with direct publicity for the exhibition “Retrospective – Fotografie oltre la guerra” by Robert Capa, presented at Museo Villa Bassi Rathgeb, Abano Terme, Italy, from January 15th to June 5th 2022, starting 2 months before its opening and ending with the closure of the exhibition… (V. Esseci Padova)

MART ROVERETO: Picasso, de Chirico e Dalí. Dialogo con Raffaello. A cura di Beatrice Avanzi e Victoria Noel-Johnson

Raffaello Sanzio, "Autoritratto" (dettaglio), 1505-1506, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture, Firenze

Dal 2 maggio al 29 agosto 2021, la grande mostra con cui il Mart inaugura la nuova stagione espositiva è uno studio inedito e approfondito sul modo in cui l’arte di Raffello ha influenzato tre dei più importanti protagonisti del XX secolo: Picasso, de Chirico, Dalí.
Seppur in maniera del tutto indipendente, i tre artisti furono ispirati dalla lezione del pittore urbinate di cui studiarono, citarono, interpretarono l’opera lungo tutto l’arco delle loro carriere.

Se de Chirico dichiarò apertamente la sua ammirazione per Raffaello, considerandolo un riferimento per l’elaborazione della poetica metafisica e per la successiva stagione classicista, anche Dalí non fece mistero della sua considerazione per il maestro, un mito a cui guardò sin dagli anni giovanili e che, nel secondo dopoguerra, gli suggerì straordinarie rielaborazioni. Picasso, al contrario, non confessò mai il suo incontro diretto con l’opera dell’Urbinate; tuttavia quest’ultimo appare all’origine di alcuni suoi capolavori e gli ispirò un’irriverente serie di acqueforti sul tema di Raffello e la Fornarina.

La mostra si snoda attraverso 8 sezioni tematiche
, tre delle quali approfondiscono il rapporto di ciascun artista con l’arte del grande pittore rinascimentale: colto e sistematico per de Chirico, più immediato e dissacrante in Picasso, animato da profonda ammirazione quello di Dalí. 
Cento capolavori provenienti da alcuni tra i principali musei internazionali, come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Musée national Picasso di Parigi e la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, compongono un affascinante percorso nel quale antico e moderno dialogano.

VERGOGNA REGENI, ROMA DENUNCI L’EGITTO ALL’ONU

Al governo egiziano che, per bocca della sua procura generale, dichiara che non c’è più nulla da fare per identificare i responsabili dell’assassinio e delle torture inflitte a Giulio Regeni, e che il procedimento in corso in Italia è privo di basi, il ministero degli Esteri ha risposto con un comunicato per dire che la dichiarazione egiziana è inaccettabile. Il ministero dice che ha fiducia nella magistratura italiana (!) e prosegue annunciando che agirà anche attivando l’Unione europea.
La difesa dei propri cittadini, anche all’estero, è dovere del governo nazionale; menzionare l’Unione europea non può nascondere la propria inettitudine. Il Parlamento europeo è già intervenuto denunciando le prassi egiziane e sollecitando sanzioni contro i funzionari egiziani responsabili. Ma la responsabilità primaria è dell’Italia. Offensiva del buon senso, a questo punto, è poi la chiusura del comunicato, che incredibilmente formula ancora l’auspicio che la procura egiziana condivida l’esigenza di verità e fornisca la necessaria collaborazione alla Procura della Repubblica di Roma. Al di là delle apparenze che servivano a trascinare nel tempo l’attività della magistratura italiana e tenerne d’occhio gli sviluppi, le autorità egiziane hanno negato collaborazione. Con la loro recente dichiarazione esse l’hanno chiusa definitivamente. Non vi sarà alcuna collaborazione egiziana nella ricerca della verità. Del tutto illusorio è che gli agenti egiziani contro i quali procede la magistratura italiana siano consegnati all’Italia se saranno condannati. E le autorità egiziane non procederanno ad altre indagini per identificare e punire in Egitto i responsabili delle torture e dell’omicidio.
I governi italiani che si sono succeduti nel tempo da cinque anni a questa parte si sono mossi nel quadro dei rapporti politici ed economici con l’Egitto. A parte l’atto dimostrativo del temporaneo ritiro dell’ambasciatore, quei rapporti sono rimasti stretti. Basta menzionare la recente fornitura di due navi da guerra e la collaborazione nella ricerca e nello sfruttamento dei campi di gas nel mare egiziano da parte dell’italiano ente petrolifero di Stato. Ma il tempo della attesa e degli auspici è ora finito. E deve ricredersi chi avesse pensato che il trascorrere del tempo e il succedersi di tragedie finisca con coprire e far dimenticare questa. L’azione della famiglia con l’appoggio che le è assicurato dall’opinione pubblica non ha dato e non darà tregua.
Occorre ora che il governo italiano prenda atto dell’insanabile conflitto apertosi con quello egiziano. Il conflitto è ora tra governi. Entrambi i Paesi sono parte della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Gli Stati si sono impegnati ad impedire che atti di tortura siano commessi nel proprio territorio; essi si sono obbligati e svolgere indagini efficaci e indipendenti e darsi la più ampia assistenza giudiziaria in qualsiasi procedimento penale relativo alla tortura, comunicandosi tutti gli elementi di prova (indipendentemente da eventuali trattati bilaterali in proposito). La collaborazione cui l’Egitto è tenuto è mancata ed ora appare definitivamente negata. Anche se risulta che al momento del suo sequestro Regeni era sotto il controllo degli agenti della sicurezza egiziana, lo stato di indagini preliminari in cui si trova il procedimento penale in Italia può rendere difficile, nel rapporto tra i governi, dar per certa la responsabilità di agenti pubblici egiziani, che abbiano agito per conto di quelle autorità.
Ma ciò che è incontrovertibile è l’ostruzionismo che è stato opposto alle richieste italiane di collaborazione giudiziaria. Almeno sotto questo aspetto è già ora sicura la violazione degli obblighi internazionali da parte dell’Egitto. E per questo il governo italiano dovrebbe attivare subito gli strumenti previsti dalla Convenzione contro la tortura. La Convenzione prevede che una controversia sulla sua interpretazione o applicazione, non risolvibile tramite negoziazione, sia sottoposta a arbitrato. Se, nei sei mesi seguenti alla data della richiesta di arbitrato, le parti non sono giunte ad un accordo sull’organizzazione dell’arbitrato, ciascuna di esse può sottoporre la controversia alla Corte Internazionale di Giustizia. Si tratta della Corte delle Nazioni Unite che decide le controversie internazionali.
Nell’aprile del 2019 è stata istituita una commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. Essa non è ancora giunta a formulare conclusioni o raccomandazioni al governo, ma ha recentemente ricevuto un argomentato suggerimento da parte dell’internazionalista professor Pisillo Mazzeschi. In esito alla sua audizione egli ha depositato una memoria che offre tutti i motivi utili a intraprendere la via prevista dalla Convenzione contro la tortura. A quell’autorevole contributo si è ora aggiunta la presa di posizione della Società Italiana di Diritto Internazionale. Il governo non ha più alcuna giustificazione nel protrarre l’inerzia o continuare a limitarsi a più o meno sdegnate dichiarazioni. Non c’è soltanto da far valere la ragione italiana in un caso di omicidio e tortura di cui è stato vittima un suo cittadino.
Non c’è soltanto da adempiere ad un dovere cui il governo è vincolato. La tortura è un crimine contro l’umanità. La comunità internazionale, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, ha preso su di sé l’onere di far tutto il possibile per prevenire, far cessare e reprimere ogni fatto di tortura. E con la Convenzione contro la tortura ha stabilito gli obblighi degli Stati con gli strumenti utili a contrastarla. Il governo italiano si trova ad essere il membro della comunità internazionale che, attivando i meccanismi della Convenzione, può dimostrare che essa non è una vuota serie di belle parole, ma esprime un impegno serio. Può farlo e quindi, senza tardare, deve farlo.

Vedi prcedenti articoli a cura della Redazione con interviaste al prof. Pisillo Mazzeschi Riccardo.

LA RETE FARO ITALIA CELEBRA LA RATIFICA DELLA CONVENZIONE DI FARO

-Si accendono tanti Fari in tutta Italia, Sabato 12 dicembre la Rete Faro Italia, una piattaforma composta da comunità patrimoniali italiane che collaborano in linea con i principi della Convenzione di Faro, festeggerà l’avvenuta Ratifica della Convenzione assieme alla Sede italiana del Consiglio d’Europa.
Lo scorso 23 settembre la Camera dei Deputati ha infatti approvato in via definitiva l’adesione da parte dell’Italia alla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, adottata nel 2005 a Faro (Portogallo). La legge di ratifica è entrata in vigore il 24 ottobre.
La Convenzione di Faro, invita i Paesi a riconoscere e tutelare il patrimonio culturale materiale e immateriale. É stata ad oggi ratificata da 20 Stati membri del Consiglio d’Europa, di cui l’Italia è il primo tra i paesi fondatori, e firmata da altri

  1. La comunità patrimoniale è definita dalla Convenzione come: “una comunità di persone che attribuiscono valore ad aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nel quadro dell’azione pubblica, mantenere e trasmettere alle generazioni future.”
    La Rete Faro Italia, nata nel 2019 e attualmente composta da 23 associazioni e istituzioni di varia natura, lavora per affrontare le sfide legate al settore del patrimonio culturale, identificando attività e buone pratiche comuni. Nonostante la pandemia non permetta attualmente di organizzare eventi in presenza, i membri hanno deciso di sensibilizzare la cittadinanza sulla portata positiva di questa ratifica organizzando sabato 12 dicembre, in contemporanea da tutta Italia,
    una serie di eventi e proiezioni video sulla pagina Facebook ufficiale della rete: https://www.facebook.com/Rete-FaroItalia-107208761227569” .
    L’On. Andrea Marcucci, tra i firmatari del disegno di legge, si è più volte espresso sulla Convenzione: “Reputo la ratifica un atto politicamente rilevante nell’interesse del paese. Questa convenzione guarda nel profondo, nella nostra storia, nelle realtà nazionali e locali, preserva i nostri antichi mestieri, unisce le persone in una logica di pace e prosperità. La ratifica è un bel segnale non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa. A dimostrazione che la cultura non ha colore politico, ho fatto i miei complimenti anche al Governatore Zaia che in Veneto assieme all’Ufficio italiano del Consiglio d’Europa, con sede a Venezia, ha da tempo messo in atto una serie di iniziative sulla salvaguardia del nostro patrimonio culturale e delle nostre attività economico-culturali di qualità partendo dai principi di questa Convenzione.”
    La Deputata Marta Grande, relatrice alla Camera del provvedimento, ha aggiunto a riguardo: “L’attenzione sulle comunità può potenziare la partecipazione attiva, secondo modelli che il nostro ordinamento persegue ormai da diversi anni. Quanto alle professioni, la costruzione di comunità intorno al patrimonio culturale sarà occasione per rafforzare il ruolo dei professionisti in questo ambito, quali archeologi, storici dell’arte, architetti, archivisti o bibliotecari.”.
    Secondo la Direttrice della sede italiana del Consiglio d’Europa, Luisella Pavan-Woolfe “A solo un anno dalla sua creazione, la rete è raddoppiata e risulta attiva in tutta Italia, grazie anche ad istituzioni nazionali come FICLU, Federculture e Wigwam che vi aderiscono. Con l’apporto di alcuni suoi membri, il mio Ufficio ha coordinato molte delle oltre 100 passeggiate patrimoniali in 17 regioni italiane durante le Giornate Europee del Patrimonio 2020, un primo esempio tangibile di come sia possibile agire per valorizzare le bellezze del nostro patrimonio culturale”.

Lista membri Rete Faro Italia:
Nazionale
Federculture
Ficlu (Federazione Italiana Club e Centri UNESCO)
Wigwam Italia
Abruzzo
Comune di Fontecchio (AQ)
Campania
Amici Molo San Vincenzo – IRIS CNR (NA)
Gli Amici di San Martino (NA)
Comunità del Parco Quartieri Spagnoli (NA)
Comunità Patrimoniale di Blam (NA)
Associazione Vergini Sanità (NA)
Comune Pontelandolfo (BN)
Emilia-Romagna
ATRIUM
Ecomuseo del Sale (Cervia, RA)
Lazio
CO-ROMA (Luiss e LabGov.city)
Marche
Faro Cratere (zone terremotate del centro Italia: Marche, Umbria e Lazio)
Piemonte
Faro Astesana (Area Astesana)
Sicilia
Gruppo di lavoro Abacus (Regione Sicilia)
Umbria
Faro Trasimeno (riunisce diversi comuni dell’area del Trasimeno e della Val Nestore)
Veneto
Comune di Arzergrande (PD)
Faro Candiana (PD)
Faro Venezia (VE)
Tarvisium Gioiosa et Amorosa (TV)
Associazione Arti e Rappresentazione (VI)
Forum Nuovi Circhi

“L’Altalena dei bambini” di Nereo Quagliato (1984). L’amministrazione di Vicenza riporta all’originale progetto del monumento d’arte

(Vicenza, 22.07.2020, di Marica Rossi)
Quella che in contra’ Garibaldi detta piazza delle poste, è nota come “Fontana dei bambini” ma chiamata l’”Altalena” dal suo scultore Nereo Quagliato, è rinata a nuova vita tornando a zampillare più splendente di prima. Il Comune di Vicenza ne ha recuperato agibilità e bellezza dopo il triennio in cui è rimasta spenta, e con piena soddisfazione l’ha annunciato questo lunedì alla stampa con il Sindaco Francesco Rucco, l’assessore alle infrastrutture Mattia Ierardi, il presidente di Fitt Spa di Sandrigo Alessandro Mezzalira, l’ingegnere Renato Cecchin, l’architetto Giuseppe Pianezzola, l’architetto Vittorio Veller e addetti dei lavori della ditta Lino Balazarin di Altavilla Vicentina.
La fontana, a suo tempo, progettata dall’architetto Vittorio Gheller, non è soltanto una scultura, ma monumento d’arte contemporanea. Un trait d’union tra piazza Duomo e Piazza delle Poste costituendo un valore immenso per le sculture in bronzo di Nereo Quagliato.
“L’Altalena” ovvero la bellissima “Fontana dei bambini” è sempre stata oggetto di grande ammirazione in città per molte buone ragioni: la sua centralissima ubicazione, l’essere di singolare attrattiva per i più piccini, ma soprattutto l’aver incarnato quella leggiadria e totale spensieratezza che in nessuna altra opera Quagliato ha mai così intenzionalmente espresso. Qui la bimba in alto “felice di stare lassù” e il fanciullo alla base dal lato opposto, pronto a salire a sua volta nell’alternarsi del ludico oscillare, non sono semplicemente figurine dilettevoli, ma argento vivo, musica, movimento, poesia di un’infanzia gioiosa. Bronzi alleggeriti della materia per diventare empiti di vita.
Di soddisfazione è l’aver costatato che i lavori che hanno preso il via lo scorso 24 febbraio in primissima fase emergenziale Covid-19, sono regolarmente terminati.
La spesa per l’intervento è stata di 100.000 euro finanziati a mutuo. 12000 mila euro sono stati messi a disposizione dalla ditta Fitt Spa di Sandrigo per contribuire alla manutenzione ordinaria della fontana nei prossimi anni.
Tra gli interventi attuati: la pulizia e il ripristino delle strutture lapidee, la rimessa in finzione dei giochi d’acqua con completo rifacimento degli impianti, la riparazione delle lesioni, il ripristino della parti mancanti, il rifacimento della pavimentazione in pietra d’Istria con omologa pietra trattata contro lo scivolamento, la verifica della impermeabilizzazione e cura delle infiltrazioni al locale interrato, la sostituzione di giunti in ferro delle sculture.
Inoltre fino al 3 agosto il bozzetto della scultura realizzata dall’artista Nereo Quagliato sarà ospitato nella vetrina davanti alla fontana per gentile concessione dell’architetto Veller e grazie alla disponibilità offerta dalla Pelletteria Gastone.

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Deceduto nel 2014, lo scultore Nereo Quagliato è sepolto nel Famedio al Cimitero Maggiore, per decisione della giunta, capeggiata dal sindaco Achille Variati .

Il Sacrario di Cima Grappa invaso da turisti domenicali alla ricerca dello spazio libero senza controlli

Ora ci poniamo una domanda pertinente: si abbandona la posizione ma si tollera l’assalto alla montagna per gli affari, visto che il rifugio-ristorante presente, è di proprietà del Ministero della Difesa di cui l’Ente Onor Caduti fa parte?
Teniamo presente che sarebbe stato meglio chiudere il sito per evitare gli assembramenti che si manifestano nelle domeniche, dove la gente non potendo più passeggiare nei centri storici o nelle spiagge si riversa sulla cima del Sacrario.
Ordine e legittimità non sono distanziabili.

Derio Turcato, presidente Associazione Histoire, ex presidente Club Alpino di Castelfranco Veneto,
Angeo Miatelllo, AIDANEWS

Leggiamo oggi dell’abbandono della posizione di controllo del Sacrario monumentale di Cima Grappa, da parte dell’Esercito Italiano (Onor Caduti) e la conseguente dell’associazione Alpini. Il fatto già grave di per sé, sarà causa della montante inciviltà che interessa il sito da parte dei visitatori, e fa il paio con il paventato abbandono dell’area monumentale già nel 2007 e la conseguente presa di posizione dell’allora presidente del Club Alpino di Castelfranco per la gestione del monumento da parte delle associazioni. Si ricorda che nel 2007 si era già manifestato l’intento da parte dell’Esercito, di ritirare definitivamente il suo presidio presso il Sacrario monumentale.
La cosa ci meraviglia se si considera che durante la pandemia del 1918, della “febbre spagnola”, l’esercito non abbandonò le trincee, memore che Cadorna, a integrazione della circolare n. 1, autorizzò gli ufficiali e i Carabinieri Reali a punire con l’esecuzione sommaria i militari che abbandonavano il posto di combattimento: Nessuno deve ignorare che in faccia al nemico una sola via è aperta a tutti: la via dell’onore, quella che porta alla vittoria od alla morte sulle linee avversarie;
Sarà d’ora in poi considerato reo di tradimento ai termini dell’art. 72 del codice penale per l’esercito, chiunque abbandoni oppure autorizzi l’abbandono di posizioni sistemate a difesa.

Ci pare che non serva arrivare a tanto, ma che si abbandoni un posto di alto valore simbolico e patriottico da parte degli appartenenti dell’Esercito Italiano è un fatto di una gravità ingiustificabile, adducendo a scusa la pandemia del Covid 19.
E se ora, qualche esercito dovesse invadere l’Italia, come ci comporteremmo, resteremmo “chiusi in caserma” per la paura del virus?

SuperaMenti. Pratiche artistiche per un nuovo presente: Peggy Guggenheim e Swatch Art Peace Hotel

La Collezione Peggy Guggenheim, con la partecipazione di Swatch Art Peace Hotel, presenta SuperaMenti. Pratiche artistiche per un nuovo presente, ciclo diquattro workshop gratuiti condotti da altrettanti artisti italiani e internazionali destinati al pubblico della cosiddetta Generazione Z, ovvero i ragazzi di età compresa tra i 16 e i 25 anni. Partendo dalla riflessione sulla situazione che la società sta vivendo, in cui il distanziamento sociale, l’accesso contingentato agli spazi pubblici, il divieto di assembramenti e le modalità di incontro da remoto hanno ridefinito le relazioni interpersonali, e con l’idea di superare i limiti che tale situazione impone, iquattro incontri sono una sfida al presente attraverso l’attivazione di processi creativi e sociali volti a creare una “nuova normalità”.
Jan Vormann, Stefano Ogliari Badessi, in arte S.O.B, Alice Pasquini, Cecilia Jansson. Quattro voci, quattro linguaggi artistici distinti, che spaziano dalla scultura all’installazione, dalla street art al disegno, mettono in gioco la propria pratica artistica ideando una serie di workshop volti a favorire l’interazione e lo scambio, fisico o metaforico, tra i partecipanti, rafforzando il senso di cittadinanza e consolidandovalori come la partecipazione, il rispetto dell’ambiente, l’appartenenza a una collettività. “Servire il futuro invece di registrare il passato” era uno degli obiettivi che Peggy Guggenheim auspicava per la sua galleria-museo newyorkese Art of This Century e oggi diventa il motto che guida il progetto inteso come una sfida alla situazione attuale. I quattro incontri, che fanno della social practice il loro approccio metodologico, utilizzeranno un lessico fresco, dinamico e attuale, ideale per creare un dialogo sinergico con i giovani ai quali si rivolgono. I laboratori sono gratuiti e si terranno tra ottobre 2020 e gennaio 2021, con una modalità da remoto tramite la piattaforma Zoom in preparazione ai tre giorni di workshop in presenza. Gli appuntamenti si terranno in diversi luoghi della città di Venezia, e avverranno sempre nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e di contenimento del Covid-19.
Nell’affrontare i temi della contemporaneità attraverso la lente dell’arte, SuperaMenti. Pratiche artistiche per un nuovo presente rientra nella collaborazione, nata nel 2018, tra la Collezione Peggy Guggenheim e ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile che si occupa di promuovere i 17 Obiettivi dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite, toccando in particolare il goal 4, istruzione di qualità.

PFAS. AGGIORNAMENTO STATO DI ATTUAZIONE DELLE OPERE COMMISSARIALI DI NUOVE CONDOTTE PER PORTARE ACQUA PULITA IN ZONE CONTAMINATE

Il Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, dr. Nicola Dell’Acqua, che ha l’incarico di completare le opere acquedottistiche necessarie a garantire acqua libera da PFAS, comunica quanto segue:
I lavori relativi alla realizzazione delle opere commissariali procedono secondo quanto previsto da cronoprogramma. Le opere, finanziate dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per un totale di circa 80 milioni di euro, vengono messe in atto per completare gli interventi emergenziali necessari a realizzare la nuova rete acquedottistica nelle aree inquinate da PFAS.
Nello specifico delle varie tratte dei nuovi acquedotti e delle opere complementari previste, la situazione dei cantieri ad oggi è la seguente:
Dorsale veronese (Condotta di collegamento DN1000 centrale di Lonigo-Belfiore e nuovo campo pozzi di Belfiore) – Soggetto Attuatore Acque Veronesi scarl: le tre condotte per un totale di 18 km previsti dal collegamento sono state quasi interamente realizzate. Infatti sono in corso di svolgimento i lavori sui 3 lotti, giunti rispettivamente a circa l’89% (lotto1B), il 81% (lotto 2) ed il 84% (lotto 3) di realizzazione. La portata di tali condotte sostituirà del 60% le attuali fonti idriche. Il completamento dei cantieri è previsto entro novembre. Per quanto concerne la realizzazione del campo pozzi di Belfiore, in località Bova, è stato realizzato il 23% dell’opera. I lavori saranno completati entro i primi mesi del 2021;
Dorsale basso vicentina (Condotta Montecchio Maggiore-Brendola-Lonigo e Condotta DN 1000 Piazzola sul Brenta (PD) – Vicenza Ovest) – Soggetto attuatore Veneto Acque spa: il cantiere è stato avviato a febbraio ed è previsto completamento delle opere nel primo semestre 2021. Sono stati eseguiti e completati alcuni attraversamenti di infrastrutture primarie in Comune di Brendola, di Montebello Vicentino e Lonigo e sono in corso di esecuzione opere edili relative a diversi nodi di interconnessione. Dei 17 km previsti nella tratta Montecchio Maggiore-Brendola-Lonigo sono stati posati circa 6 km di condotta che, unitamente alle opere puntuali e agli attraversamenti già eseguiti, definiscono un avanzamento dei lavori pari a quasi un terzo dell’opera (oltre il 30%).
Dorsale padovana (maxi condotta Ponso – Montagnana – Pojana Maggiore e realizzazione del serbatoio di Montagnana) – Soggetto Attuatore Acque Venete spa: i lavori, che prevedono la realizzazione di oltre 22 km di condotta, sono iniziati il 23 giugno e procedono spediti. Il 20% delle trivellazioni previste è stato eseguito. In particolare sono state eseguite trivellazioni (con tecnologia TOC) di tre corsi acqua ed è stata completata l’attività di bonifica bellica nell’area di sedime del serbatoio di Montagnana. Le forniture di tubazioni e pezzi speciali sono in linea con la programmazione dei lavori. Le opere saranno realizzate entro fine 2021.
Dorsale alto vicentina (ricerca di nuove fonti di approvvigionamento e realizzazione di opere di attingimento da connettere all’esistente condotta della Valle dell’Agno) – Soggetto Attuatore Acque del Chiampo spa: avviati a fine maggio i lavori che comprendono la realizzazione di interconnessioni e di nuovi pozzi. In dettaglio, per quando riguarda le condotte, concluso a marzo il Lotto A (primo tratto di DN300) in corrispondenza della realizzanda pista ciclabile per complessivi 400 m; il Lotto B prevede di realizzare il secondo e rimanente tratto delle condotte di collegamento tra i nuovi pozzi e la condotta consortile della Valle dell’Agno per complessivi 1,7 km; i lavori sono stati consegnati a maggio e si concluderanno entro fine 2020. Il “Lotto pozzi” prevede di realizzare 3 pozzi, 2 in località Cappellazzi e uno in località Viola, per una stima complessiva di portata emunta pari a 50+-10 l/s che, aggiunti agli esuberi possibili dal sistema di approvvigionamento attuale, da destinare alla sostituzione degli approvvigionamenti di valle compromessi dalla presenza di PFAS. A fine agosto sono stati realizzati gli ultimi due pozzi pilota, che costituiranno la base dei successivi pozzi produttivi. Il progetto esecutivo sarà approvato entro ottobre 2020 a seguito del completamento e monitoraggio dei pozzi esplorativi in via di esecuzione. I lavori potranno iniziare entro il 2020 per essere conclusi in aprile 2021.
Per quanto concerne l’ampliamento del serbatoio di accumulo “Colombara” di Cornedo Vicentino in località Spagnago (opera da 2.500.000 euro) è stato approvato il progetto di fattibilità tecnico economica, la progettazione di fattibilità è stata affidata ed è previsto di completare il progetto definitivo/esecutivo entro dicembre 2020. Si prevede di appaltare le opere entro giugno 2021 e realizzare così i lavori entro febbraio 2022.
Infine, è stata affidata anche la progettazione dell’Interconnessione del sistema acquedottistico di Vicenza con la tratta A7-A6 Brendola-Vicenza Ovest (opera da 2.300.000 euro) ed è stato approvato il progetto di fattibilità tecnica. Si prevede di completare il progetto definitivo/esecutivo entro dicembre 2020 e, quindi, di appaltare le opere entro maggio 2021 per poter realizzare così i lavori entro febbraio 2022.