“Ca’ Foscari Summer School: lezioni di economia globale, ineguaglianze, sviluppo e ambiente, geo-economia per studenti da Asia e Nord America e Ufficiali della Marina

MARINA MILITARE E CA’ FOSCARI: SUMMER SCHOOL IN GLOBAL STUDIES ALL’ARSENALE DI VENEZIA PER 26 STUDENTI ITALIANI E INTERNAZIONALI

Economia globale, ineguaglianze, sviluppo e ambiente, geo-economia le tematiche affrontate anche a favore di studenti da Asia e Nord America e Ufficiali della Marina.
Ventisei studenti, di cui 12 stranieri provenienti da Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Canada e Italia, e 6 giovani Ufficiali della Marina, hanno cominciato nei giorni scorsi a frequentare i corsi della prima edizione della “Ca’ Foscari Summer School – Global Studies, tenuti in lingua inglese da personale docente dell’Università Ca’ Foscari Venezia e del polo culturale della Marina Militare.
La Summer School – Global Studies si inserisce nella programmazione estiva della School for International Education dell’Università Ca’ Foscari Venezia che quest’anno arricchisce la propria offerta grazie alla collaborazione con l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia.
La prima scuola estiva internazionale, che si configura come progetto pilota per la successiva definizione di una attività congiunta strutturata e programmatica, avrà una durata di tre settimane (dal 9 al 27 luglio) e si propone di valutare, secondo una prospettiva multi-disciplinare, le più importanti tendenze che stanno interessando il processo di globalizzazione, creando o facilitando favorevoli sinergie per la crescita e la formazione delle nuove generazioni e dei futuri dirigenti.
Gli studenti, attraverso conferenze e seminari, lezioni frontali ed esercitazioni, amplieranno e approfondiranno le conoscenze necessarie a comprendere la complessità del sistema globale e le principali implicazioni per la sua governance politica ed economica. Inoltre, un laboratorio multidisciplinare sulle competenze trasversali (del personale, della comunicazione, emozionali e sociali) permetterà ai partecipanti di familiarizzare con i più importanti approcci alla gestione dei conflitti e alle dinamiche di leadership.
La Summer School si inserisce nel solco delle funzioni a favore delle istituzioni, del mondo accademico e della ricerca che la Marina Militare svolge nel campo del dual use e del complementare e consolida la proficua collaborazione già in atto tra l’Istituto di Studi Militari Marittimi e l’Ateneo veneziano, nell’ambito dell’accordo di collaborazione per lo svolgimento del Master in ‘Studi Strategici e Sicurezza Internazionale’ per il triennio 2018-2021.

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“Solidarietà a Gervasutti, rifiuto di ogni strumentalizzazione e condanna decisa ad ogni tentativo di intimidazione e di minacce al mondo dell’informazione”

“Ario Gervasutti non è uomo che si lasci intimidire e la sua vita professionale, l’impegno di giornalista,  lo testimoniano. Ciò non di meno, nessuno può sottovalutare quanto accaduto e la gravità dell’attentato di questa notte”. Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio Regionale del veneto  porge la sua “personale solidarietà ad Ario Gervasutti e ai suoi familiari e sono certo di interpretare il pensiero di tutta l’assemblea legislativa veneta nel condannare senza tentennamenti quanto accaduto  – ha detto Ciambetti – auspicando che si faccia chiarezza al più presto individuando i protagonisti di questa vicenda inaccettabile,  che sembra rievocare i fantasmi del passato. Come nel passato, tuttavia, dobbiamo far quadrato contro ogni provocazione e intimidazione, rifiutando strumentalizzazioni meschine che sono da condannare senza tentennamenti:  la solidarietà ad Ario Gervasutti, ai suoi familiari, a tutti i giornalisti del Gazzettino come della altre testate venete oggi, davanti ai proiettili sparati contro la casa del giornalista, testimonia l’impegno democratico di chi è impegnato nelle Istituzioni contro ogni forma di violenza e prevaricazione e la decisa presa di posizione di noi tutti in difesa della libertà di espressione. La Costituzione ci spiega che ‘la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure’ implicitamente riconoscendo che i giornalisti  non possono essere vittime di intimidazioni, minacce, soprusi: quando ciò accade siamo davanti a una malattia degenerativa che va immediatamente bloccata.  Proprio il richiamo alla  Carta Costituzionale spiega l’enorme gravità di quanto è accaduto e giustifica, al di là della stima personale, il pieno sostegno e la vicinanza ad Ario Gervasutti e ai suoi familiari”.

Concorso per aspiranti reporter fondi Ue, scadenza rinviata. Tempo fino al 23/7 per essere ‘inviati’ a Settimana Ue Regioni

Ancora qualche settimana-extra di tempo per partecipare al concorso Ue che permette di raccontare le politiche regionali e i fondi europei. La scadenza per candidarsi al programma ‘Youth4Regions’, inizialmente fissata per il 29 giugno, è stata rinviata al 23 luglio e le sue porte, oltre agli aspiranti giornalisti, sono state aperte anche ai giovani reporter che hanno già mosso i primi passi nel mondo dei media. In palio per i 28 vincitori c’è un viaggio a Bruxelles e la possibilità di cimentarsi in prima persona con i temi dell’Unione europea, raccontando ai lettori la ‘Settimana europea delle regioni e delle città 2018’ prevista dall’8 all’11 ottobre. Si tratta del più grande evento politico dell’Unione dedicato alla politica di coesione, che ogni anno riunisce a Bruxelles centinaia di personalità politiche provenienti da tutta Europa.
Per partecipare al concorso, ragazzi e ragazze possono inviare un loro articolo originale (fra 400 e 1000 parole) o un video reportage (massimo 3 minuti) su un progetto finanziato con i fondi Ue alla pagina web del concorso ‘Youth4Regions’.

Poco rumore e zero emissioni: omologato il primo treno a idrogeno al mondo. Pronto a correre in Germania

I treni a idrogeno saranno i protagonisti del futuro del trasporto ferroviario e la Germania su questa strada sta muovendo i primi passi. L’ufficio ferroviario tedesco (Eba) ha autorizzato il primo treno passeggeri al mondo a idrogeno. L’11 luglio Gerald Hörster, il presidente di Eba, ha presentato ad Alstom (colosso francese attivo nella produzione di treni e infrastrutture ferroviarie) il certificato di omologazione per il suo treno Coradia iLint presso il ministero federale dei trasporti e delle infrastrutture di Berlino.
“Questa approvazione è una pietra miliare importante per Coradia iLint e un passo decisivo verso una mobilità pulita e orientata al futuro – ha dichiarato Wolfram Schwab, vicepresidente ricerca, sviluppo e innovazione della società -. Alstom è immensamente fiera di questo treno regionale a idrogeno e del fatto che ora entrerà regolarmente in servizio per i passeggeri”. Il video mostra il nuovo mezzo in azione durante alcune prove: Coradia iLint ha un basso impatto ambientale, perché si muove senza produrre emissioni inquinanti e facendo poco rumore.

L’energia per la trazione dei convogli arriva da una cella a combustibile a idrogeno. Ad oggi il gas usato per i treni in Sassonia è un sottoprodotto derivante dall’industria, che è riciclato e riutilizzato in questo processo come prodotto di scarto, sposando a pieno i principi dell’economia circolare. L’autonomia dei Coradia iLint con un “pieno” di idrogeno va dai 600 agli 800 chilometri con una velocità massima di 140 km/h. La rivoluzione della mobilità a idrogeno prenderà piede entro una decina d’anni, a patto però che si sciolga il nodo dell’approvigionamento energetico e del trasporto del gas alle stazioni ferroviarie. Su questo fronte è sceso in campo il Gruppo Linde, società tecnologica leader mondiale nel settore dei gas e dell’ingegneria, che costruità e gestirà in Germania la prima stazione al mondo di ricarica a idrogeno.
Lo stesso problema dovrà essere affrontato dal fronte italiano, aperto di recente grazie ad una modifica normativa che ha superato lo scoglio che imponeva, in sede di rifornimento delle bombole, una pressione massima di 350 bar (ora innalzata a 700 bar). Nel dicembre scorso, Renato Mazzoncini, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, in occasione di un convegno a Milano, disse che la sperimentazione italiana dei treni Alstom partità dal Trentino e dalla Toscana.In questo modo si ridurrebbero i punti di ricarica da realizzare lungo la linea ferroviaria. La soluzione potrebbe coniugarsi perfettamente con la situazione in Toscana, dove, sul totale di 1.479 chilometri di linee, 503 sono non elettrificate e quindi servite soltanto da treni diesel. Per questo motivo, il progetto toscano prevede la costruzione di dieci treni a idrogeno da utilizzare sulle linee non elettrificate Siena-Chiusi e Siena-Empoli. Per farlo la Regione, nell’estate 2017, ha pubblicato un avviso per la costituzione di un’intera filiera che raggruppi l’azienda costruttore dei treni, ma anche i partner la produzione, lo stoccaggio del gas e il rifornimento delle stazioni. Una vera e propria chiamata alle armi per tutti i soggetti interessati alla sfida della mobilità regionale a impatto zero. Il bando rientra nel quadro delle azioni per la promozione dei combustibili alternativi, prevista dalla Direttiva europea 2014/94, e ribadita in Toscana dal protocollo di intesa per la promozione delle tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile che la Regione ha firmato con Fuel Cells and Hydrogen Joint Undertaking (FCHJU2), partenariato pubblico privato tra l’Ue, il Gruppo industriale “Hydrogen Europe” e il gruppo di ricerca “N.erghy”.
La prima a rispondere all’appello della Regione è stata Alstom, forte della frontiera già aperta in Germania: anche la Toscana dunque vedrà sulle linee non elettrificate i Coradia iLint che oggi attraversano la Bassa Sassonia. Anche Trenitalia ha manifestato interesse a far parte di questo consorzio pubblico-privato per sperimentare la tecnologia ferrovia a impatto zero. Ora mancano altri soggetti che gestiscano i passaggi più delicati: la produzione, lo stoccaggio e il trasporto del gas alle stazioni di servizio.
In Regione Toscana le bocche, su questo fronte, restano cucite, ma i tecnici fanno sapere di aver avviato un dialogo con alcune aziende che già operano in questo settore. Completata la rosa dei partner, resterà soltanto un altro nodo da sciogliere, quello dei costi. L’investimento necessario per il progetto ammonta a circa 100 milioni di euro. Una parte dei soldi potrà arrivare da Trenitalia, disponibile a dirottare sui treni a idrogeno le risorse già concordate con la Regione per la sostituzione dei vecchi treni diesel con convogli più moderni (sempre diesel). Ma il grosso delle risorse dovrà arrivare dai fondi europei. Saltata la possibilità di accedere ai finanziamenti dell’ultimo bando sull’idrogeno (che ha dato soldi soltanto per le navi) la Toscana confida nella prossima finestra europea.

Europarlamento, in bilancio Ue più fondi a giovani, clima, Pmi. Ok a risoluzione su linee guida in negoziati con ministri Ue

Il bilancio Ue per il prossimo anno dovrebbe concentrarsi sui giovani. Lo hanno affermato oggi gli eurodeputati approvando una risoluzione con 399 sì, 146 no e 87 astensioni. Altre priorità sono la crescita, la sicurezza, la lotta contro il cambiamento climatico e la gestione della migrazione. La risoluzione, che stabilisce le linee guida per i deputati nei negoziati sul bilancio 2019 con i ministri Ue, è stata preparata dal relatore per il bilancio il dem Daniele Viotti (S&D).
Si tratta della prima risposta del Pe al progetto di bilancio dell’Ue per il 2019, presentato dalla Commissione il 23 maggio. Nel testo, i deputati affermano che l’Iniziativa europea per l’occupazione giovanile (Ies) dovrebbe essere ulteriormente rafforzata, rilevando che la disoccupazione giovanile è ancora più elevata di quella del 2007. Inoltre deplorano la modesta entità dell’aumento per il programma dell’Ue per la competitività delle piccole e medie imprese (Cosme) e ricordano che si tratta di un “programma di successo che ha molti più candidati che beneficiari di finanziamenti”.
“Ci concentreremo sulla creazione di posti di lavoro, la definizione di una nuova politica per la gestione dei flussi migratori”, ha riferito in una nota Viotti subito dopo il voto oggi alla Plenaria a Strasburgo grazie al quale il Parlamento europeo gli ha dato un ampio mandato per negoziare con Commissione e Consiglio il prossimo bilancio europeo per il 2019.
Nell’intervento in Aula Viotti ha evidenziato che “il tema dei flussi migratori va affrontato in modo complesso e complessivo, che le soluzioni si troveranno ma ci vorranno anni, soldi, idee e politiche adeguate”. “Ci vorranno soldi per investire in Africa e sradicare le ragioni delle migrazioni: la fame, la siccità, le malattie e per avviare un percorso di educazione alla democrazia”. “Parallelamente, però – ha spiegato Viotti – dobbiamo occuparci delle altre questioni aperte. Non possiamo consegnare ai cittadini europei programmi dalle grandi aspettative privi di adeguati strumenti economici. Dobbiamo ridare speranza a un intero continente, partendo dai giovani. Abbiamo bisogno di più Europa e non di più confini. Se ci sono emergenze nel nostro continente sono la disoccupazione, che è al 20%, la perdita di competitività delle nostre aziende, la necessità del sostegno alle piccole e medie imprese”.

Amnesty, Usa e Russia siano responsabili. I diritti umani non sono affari loro

A composite photo shows US President Donald J. Trump (L) and Russian President Vladimir Putin (R) (reissued 13 July 2018). US President Donald J. Trump and Russian President Putin will meet in Helsinki, Finland on 16 July 2018. EPA/JIM LO SCALZO / SPUTNIK POOL *** Local Caption *** 53442483

In vista del loro incontro in programma a Helsinki il 16 luglio, Amnesty International ha chiesto a Vladimir Putin e Donald Trump di affrontare le crisi più urgenti nel campo dei diritti umani e ripristinare la credibilità di Russia e Usa come attori internazionali responsabili. L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto ai due leader di porre la situazione internazionale dei rifugiati e la guerra in Siria in cima alla loro agenda dei lavori, ma anche di affrontare le violazioni dei diritti umani che si verificano nei loro stessi Paesi. “I presidenti Putin e Trump sono veleno per i diritti umani. Le loro rispettive politiche hanno spezzato famiglie, ingabbiato bambini, fatto proseguire le atrocità in Siria e torturare e uccidere persone Lgbti in Cecenia, solo per citare alcuni degli orrori avvenuti sotto i loro occhi”, ha dichiarato Anna Neistat, alta direttrice di Amnesty International per le ricerche. “Ma entrambi hanno ancora tempo per cambiare il corso degli eventi e fare la differenza”.

Castelfranco Veneto: gli abitanti di Campigo vogliono la pista ciclabile. Ogni promessa è un debito

Residenti e ciclisti sul piede di guerra nella frazione di Campigo dove, da oltre vent’anni, molti di loro sperano che il comune di Castelfranco annunci l’inizio dei lavori per la costruzione della pista ciclo-pedonale che dovrebbe collegare la frazione castellana alla città del Giorgione.

Nel 2016 la costruzione della ciclabile era stata inserita nel Programma triennale delle opere pubbliche 2017/19, dov’era stata classificata come prioritaria e la sua realizzazione prevista nel 2018. Peccato però che nelle scorse settimane l’amministrazione comunale abbia annunciato un ennesimo slittamento dei lavori. Una notizia che ha mandato su tutte le furie il gruppo “Non correre, accorri” di Campigo che ha preso la decisione di scrivere una lettera di protesta al Comune nella speranza di poter veder realizzata la tanto agognata pista ciclabile. “Ogni giorno che passa è un giorno in più per gli abitanti di Castelfranco Veneto domiciliati nella frazione di Campigo, dove ormai da troppi anni la loro incolumità viene messa a rischio”, scrivono i rappresentanti del comitato. Quello che gli esponenti del gruppo chiedono al Comune è una precisa definizione dei tempi di realizzazione, la garanzia che vengano stanziati dei fondi per la realizzazione dell’opera e che, indipendentemente dalla realizzazione del sottopasso ferroviario, si dia avvio ai lavori nel più breve tempo possibile. La speranza è quella che nelle prossime settimane il Comune possa iniziare i lavori almeno nel primo stralcio della ciclabile. I fondi, almeno per iniziare con gli espropri, sembrano esserci. L’importante sarà riuscire a stabilire una data concreta per l’inizio dei lavori nei mesi a venire.

Castelfranco Veneto è la città delle auto. Un’amministrazione seria e lungimirante in dieci anni riuscirebbe a catalizzare gli investimenti necessari per “ciclabilizzare” l’intero comune dalle frazioni al centro e dalle scuole ai vari punti cardinali. Negli anni 50/60 l’unico mezzo popolare era la bici da uomo o da donna. Poi vennero le motorette, i motorini, gli scooter. In fretta arrivarono le cinquecento, le bianchine per i più sofisticati, le seicento pagate a rate con cambiali dai 30 a 50mila lire al mese. Negli anni ’80 ci fu il boom delle auto straniere (la Fiat perse colpi), soprattutto francesi e tedesche per i più facoltosi (mercedes, bmw, audi, ww). L’industria veneta della bicicletta ebbe un calo enorme, a parte alcuni settori di nicchia (freni, cambio, selle), dovuto alla pericolosità di usarla su strade trafficate da auto e camion. La cultura della pista ciclabile non è italiana così come dell’ambientalismo che arrivi fino alla pianura (si usano i bambini con magliette gialle per pulire i giardinetti e gli argini). Il confronto con i nostri vicini, svizzeri, austriaci, tedeschi e francesi, è sempre stato 5 a 1 per loro. Da noi le piste ciclabili nelle cittadine e nei capoluogo di provincia sono state la cartina di tornasole di qualche sigla politica che poteva rimanere “progetto” o semplice slogan in campagna elettorale. La Regione invece fa poco rispetto ad altre voci perchè non ci crede. Ma per Posecco Unesco, Mondiali Cortina, Olimpiadi del 2026 (15 giorni di sport mediatico) si fa in otto. Politica live. Le piste ciclabili sono il fiore all’occhiello delle stazioni balneari (guerra chi ce l’ha più lunga e bella), di piste per mountain bike dolimitiche, e di lobby a livello di quartiere o agglomerato. La prima pista ciclabile (doppia corsia e basta) è stata progettata dal sindaco social-comunista Bruno Marchetti (Castelfranco-Salvatronda) che fra l’altro non amava la bici ma un buon bicchiere di Raboso sì. Prima di lui con Dal Bello che finì in cella, viale Europa ebbe marciapiede e pista ciclabile in ambo i sensi. Il “terzo” sindaco che si affermò con pezzetti di pista ciclabile fu la bella Maria Gomierato di Vivere che inaugurò una “new season” in onore al “decoro cittadino” e al “piacere della camminata su mattoncini (scassa tacchi) che la distingueva dalla pista asfaltata”. Duecentocinquanta metri di doppia pista che moriva su un parcheggio disordinato e pericoloso a ovest (Avenale) e su un curvone a est di viale Italia. Poi ne fece fare un’altra dentro la Casa di Riposo che moriva in un parcheggio condominiale. L’emblema delle lobby da “residence”. Qua comando mi.
La sindaca si guardò bene nel suo decennale governo di quaraquaqua matton in più matton in meno di investire su altri tratti in quanto i soldi “scarseggiavano” ed era meglio far passare l’idea “del concorso di chi avrebbe avuto il miglior progetto” (copyright: signora Folliero di FI). Con il sindaco leghista on Luciano Dussin, “pensionato d’oro” da circa 6.217,16 euro al mese (beato lui) si tinteggiarono due o tre strade (via Verdi, viale Europa, via Damini) per calmare un po’ gli animi bollenti, dato che su quelle strade bici di giovani studenti e auto strombazzanti si incrociavano con il rischio e pericolo di mandare diritto all’ospedale il ciclista. A Castelfranco non esiste nessuna volontà di invertire la rotta. Strade strette, auto dappertutto, cubetti che affiorano, maledetti profili di traverso, buche, segnaletica inesistente sono lo specchio di una città fuori tempo. Loro non si accorgono. Hanno il suv o la WW azzurra vintage. Propaganda live che si è conclusa con una crisi in famiglia: hanno cacciato la signora pro mura. Ieri erano quelli delle liste civiche oggi sono gli stessi padroni del vapore che “mirano” sempre più in alto ma poi come Icaro cadono per terra e si fanno male. Ogni promessa è un debito. La pista di Campigo s’ha da fare.

Durante i dieci anni dal 2000 al 2010 è stato approvato il nuovo piano regolatore, firmato dall’arch. Franco Posocco, un camaleonte della classe dirigente (da responsabile dell’ufficio regionale – Commissario Straordinario dell’Istituto Interregionale per le Ville Venete –  a candidato sindaco per Vittorio veneto, trombato, per poi diventare Guardian Grando della Scuola Grande di San Rocco). La città di Castelfranco “incentivava” lo sviluppo edilizio a macchia di leopardo: da 30 a 50/60mila abitanti. In proporzione piste ciclabili appena lo 0, 34 per cento. L’urbanista, nonostante avesse dimostrato di essere un bravo divulgatore storico-architettonico, con il senno di poi, si dimostrò di essere il servo del potere politico, cioè lobbistico palazzinaro. Oggi abbiamo quasi il 40 per cento del suolo invaso dal cemento scheletrico o di immobili chiusi. Come può un urbanista marchiato IUAV capirne qualcosa della mobilità non inquinante?

Groenlandia, enorme iceberg si stacca dal ghiacciaio. Il video degli scienziati della New York University documenta il distacco di un iceberg di oltre sei chilometri

Nuuk (Groenlandia), 11 luglio 2018 – Come un gigantesco cucciolo di ghiaccio, l’iceberg si stacca dal ghiacciaio-madre in Groenlandia e comincia a navigare nell’oceano. Una specie di ‘parto’ in diretta, con il baby-iceberg che misura oltre sei chilometri, ovvero un terzo di Manhattan. Il raro video, ripreso da un team di scienziati della New York University, documenta in diretta un fenomeno davvero preoccupante per il nostro pianeta: in inglese si chiama ‘calving’ e si potrebbe tradurre con ‘ablazione glaciale’ o ‘smembramento del ghiaccio’. E’ una delle cause dell’aumento del livello dell’acqua sulla Terra. “L’aver catturato questo momento, permette di comprendere più a fondo il significato del fenomeno”, osserva Daivid Holland, professore al Nyu Courant Institute of Mathematics Holland

Brexit: May, stop agli europei in cerca di lavoro ‘Non sarà più permesso, avremo il controllo dei confini’

Britain’s Prime Minister Theresa May arrives for the second day of a NATO summit in Brussels, Belgium, 12 July 2018. NATO countries’ heads of states and governments gather in Brussels for a two-day meeting. EPA/TATYANA ZENKOVICH / POOL

Non sarà più permesso alle persone di arrivare dall’Europa nella remota possibilità che possano trovare un lavoro”. Lo scrive la premier britannica Theresa May su Facebook. “Accoglieremo sempre – aggiunge – i professionisti qualificati che aiutano la nostra economia a prosperare, dai dottori alle infermiere, agli ingegneri e agli imprenditori ma, per la prima volta da decenni, avremo il pieno controllo dei nostri confini”.
Il piano elaborato dal governo britannico per la Brexit la settimana scorsa “significa la fine della libertà di movimento? Potremo siglare i nostri propri accordi commerciali? E il Regno unito sarà al di fuori della giurisdizione della Corte europea? Sono lieta di dire che le risposte sono molto semplici: sì, sì e sì”. Lo scrive la premier britannica Theresa May su Facebook, ribadendo le rassicurazioni fatte negli ultimi giorni di fronte alle contestazioni interne dei falchi euroscettici e ribadite ancora ieri a Bruxelles.

Via la parola ‘razza’ dalla Costituzione francese

Basta ‘distinzioni di sesso’. La Francia cancella la parola ‘razza’ dalla Costituzione: l’Assemblée Nationale – la camera bassa del parlamento francese – ha adottato questo primo emendamento altamente simbolico, nel quadro del progetto di revisione costituzionale promosso dal presidente Emmanuel Macron.
Introdotto, nella carta fondamentale, anche il divieto di ogni “distinzione di sesso” tra cittadini. Nell’articolo 1, che definisce i valori fondamentali della Repubblica, la futura versione emendata indica infatti che “La Francia è una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale.
Garantisce l’eguaglianza dinanzi alla legge di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di origine o di religione”.
Rispetto alla precedente versione, ancora in vigore fino al definitivo ok della riforma costituzionale, è stata dunque aggiunta la dicitura “distinzione di sesso” e rimossa invece la parola “razza”‘, inclusa tra “origine” e “religione”. Un provvedimento che ha unito la stragrande maggioranza dei gruppi politici.
La parola “razza” fu introdotta nella Costituzione francese del 1946, proprio con l’obiettivo di respingere le tesi razziste dopo gli orrori nazifascismo. Con la stessa aspirazione, venne poi ripresa in quella della Quinta Repubblica del 1958.
Paradossalmente, includere quel termine così controverso (è ormai ampiamente dimostrato che le razze non esistono) nella carta fondamentale ha però contribuito a legittimare le teorie di chi invece pensa il contrario. Un controsenso che dovrebbe dunque scomparire l’anno prossimo, se la riforma costituzionale di Macron andrà in porto. Al voto odierno hanno partecipato 119 deputati di quasi ogni colore politico. Il leader centrista dell’Udi, Jean-Christophe Lagarde, che ha presentato l’emendamento, ha tuttavia deplorato che “nessun rappresentante dell’estrema destra fosse presente a questo voto che onora la nazione”. La modifica viene contestata da alcuni movimenti antirazzisti. “La razza non esiste, ma il razzismo esiste e uccide”, avverte Emilia Roig, del Center for Intersectional Justice, intervistata da France Info. “Per poter agire contro il razzismo – gli fa eco Houria Bentouhami, dell’Università di Tolosa – c’è assoluto bisogno di questo strumento che permette di chiamarlo per nome”. Nel 2013, la parola “razza” venne già bandita dalla legislazione transalpina, una prima tappa, avviata dall’ex presidente Francois Hollande, che si impegnò a cancellarla anche dalla costituzione, anche se ora sarà il suo successore, Emmanuel Macron, a cercare di condurla definitivamente in porto.