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Definire evento eccezionale è poco. Dimenticarlo sarà un peccato mortale. Due studenti adolescenti accompagnati dal loro professore (prof. Pauletto) e vice preside dell’IPSIA Gaillei (dr. Bolzon), assieme a due genitori giornalisti freelance del Liceo Giorgione (R. Bortolon e A. Miatello), tutti di Castelfranco Veneto (Treviso), hanno per la prima volta nella storia dell’arte affranto il muro dell’omertà comunicativa. Con una pacifica intrusione hanno partecipato alla vernice stampa della mostra “Avanguardia Russa. Capolavori dalla Collezione Costakis” che si è aperta a Villa Manin di Passariano del Friuli.
“Curiosità, stupore, paura …da parte dei presenti …ma è stata una cosa bellissima che va ripetuta per affinare le capacità e i risultati” – ha sostenuto Antonella Lacchin di Villaggio Globale.
I ragazzi dell’IPSIA Galilei hanno messo in campo il loro savoir faire per la registrazione aerea di interviste e opere esposte nelle sale mediante mini drone, battezzati per l’appunto “drone by art”, usando lo smartphone come console. E’ la seconda volta che sono alle prese con l’Arte, la prima è del 16 febbraio scorso con la Bellona-Minerva di Veronse (1550) in temporanea esposizione nella palestra del Liceo Giorgione.

Il prof. Daniele Pauletto filma il drone in movimento, teleguidato con smartphone da un allievo dell'Ipsia Galilei

Il prof. Daniele Pauletto filma il drone in movimento per l’intervista a Piero Colussi, teleguidato con smartphone da un allievo dell’Ipsia Galilei

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Il drone by art in movimento con la sua telecamerina incorporata e l’occhio vigile del “Ritratto” di Kazimir Malevic: un confronto spietato di due mondi a tre mani

I nativi digitali alle prese con gli avanguardisti russi
Un test che, nel gergo artistico, avrebbe potuto essere una “performance”, vista la contaminazione degli apparati con slogan propagandistici delle Avanguardie russe a caratteri cubitali e gli intervistati: il prof. Piero Colussi, la signora Costakis, figlia del noto collezionista.
“Per ora siamo agli inizi, come ha sottolineato il co-curatore Piero Colussi, anche il cinema all’inizio della sua storia leggendaria per portare il movimento nelle scene si basò di stratagemmi (carrelli, locomotiva, scale, palloni aerostati), così questi oggetti volanti sicuramente conquisteranno il mondo dell’arte. Ne sono certo.”
La cosa però che fa sorridere è l’uso del drone non più militare per scovare il nemico e poi bombardarlo ma per fini pacifici, anzi per rendere un servizio alla società dei network, youtube, twitter per avvicinarla ancor più a questo lontano luogo in mezzo alla campagna friulana che, per arrivarci, ci vuole l’auto o il treno.
Un servizio di trasporto per Villa Manin
Che strano che non ci sia una navetta dalla stazione di Codroipo alla Villa dell’ultimo doge Daniele Manin. Un trenino della Dotto, revisionato, con doppio uso (pub e trasporto) non costerebbe tanto. Il foresto ha bisogno di un servizio migliore.
I giornalisti presenti alla conferenza stampa hanno assistito alle “manovrine” dei due giovani con la felpa bianca dell’IPSIA Galilei di Castelfranco. “Chissà perché non hanno riportato la notizia fresca sulle colonne dei propri giornali?” – si chiede insospettito il prof. Pauletto.
“Per campanilismo friulano, dejà vu, disincantato menefreghismo, limiti editoriali delle 650 battute” – sussurra con un pizzico di sarcasmo il giornalista Miatello. L’assuefazione è una brutta bestia.
“Ma qui siamo di fronte ad una rivoluzione: con i drone dei ragazzi dell’IPSIA si è stabilito un dialogo virtuale con le Avanguardie Russe dei Malevic, Rodcenko, Sviblova, Popova, Stepanova che finirono nel tritacarne del comunismo staliniano, gran parte “salvate” da George Costakis, il temerario impiegato dell’ambasciata greca e poi canadese a Mosca, che ha speso tutti i suoi denari per raccogliere e conservare tante loro opere e testimonianze, quali frammenti di vita comune in nome dell’Arte, di quella che vorremmo fosse la Libera Espressione della Mente e che, purtroppo, non sempre è così.
Ci sono due mostre a Villa Manin fino al 28 giugno, la prima formata da un centinaio di scatti rivoluzionari e sorprendenti di Rodčenko provenienti da Mosca, e la seconda con oltre 300 opere della collezione di George Costakis, conservata nel Museo d’arte contemporanea di Salonicco (Grecia), che è uno spaccato sull’Avanguardia russa dal 1910 al 1930. La Collezione Costakis rappresenta solo il 30 % di quello che raccolse durante la sua residenza a Mosca dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il 70% gli fu confiscato dallo Stato. La Collezione Costakis è considerata dagli storici dell’arte contemporanea una pietra miliare per comprendere contaminazioni e originali interpretazioni di un mondo ancora poco studiato in Italia.
Due cataloghi Skira ed un programma fitto di incontri, proiezioni, seminari, laboratori metteranno al centro dell’attenzione Villa Manin che si troverà a confrontarsi con la sua ex Serenissima che da maggio aprirà i cancelli della Biennale che compie 120 anni. Treni da Venezia per Codroipo ce ne sono a tutte le ore. Ci vorrebbe però un minimo di servizio navetta.

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Georgij Costakis nella sua casa di Mosca – Foto di Igor’ Pal’min 1973, Archive of the Museum of Contemporary Art, Collection Costakis, Thessaloniki, Grecia

Georgij Dionisovič Costakis, Nato a Mosca nel 1913 da una famiglia di immigrati greci. “Quand’ero piccolo – si confessa nel video autobiografico – preferivo fare il chierichetto della chiesa ortodossa per quanto fosse bella rispetto al luogo dove abitavo, grigio e brutto, e mi innamorai delle icone, degli addobbi, dei ceri sempre accesi. Questa esperienza, secondo me, mi è stata tramandata da mio padre che era un uomo molto devoto.” Fu assunto da giovane come autista presso l’ambasciata greca, nel 1939 perse il suo impiego per la crisi tra URSS e Grecia. Ma ebbe la fortuna di trovare un impiego presso quella canadese, che gli permise di “frequentare diplomatici e uomini delle istituzioni costantemente in visita a Mosca”, come lui stesso racconta nel video, che merita di essere visto. Scopriamo un Costakis, colto ed eccentrico autodidatta, che non mancava di rivelare la sua grande, vera, segreta passione, portandoli in giro tra gallerie d’arte e negozi d’antiquariato. Così, diviso tra frequentazioni eccellenti e culto della bellezza, prese ad investire tutti i suoi guadagni in opere, cominciando con diverse tele del Seicento olandese. Un collezionista pieno di slancio e di curiosità, a cui la vita avrebbe riservato una missione. Grazie alla sua indefessa attività di ricerca, a quel girovagare continuo tra gallerie, mercati, botteghe e atelier, Georgij Costakis salvò dalla distruzione o dalla dimenticanza centinaia di opere di artisti russi, bollate dal regime sovietico come scadenti, immorali, decadenti, perché non allineate ai dettami della propaganda politica e prive di quel timbro proletario che, secondo la grande Russia comunista, avrebbe dovuto animare qualunque forma d’arte. Tra indottrinamento, limpidezza formale e retorica realista. Una riflessione che va affrontata con serenità.

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