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20160205112609_00001-1 (2)“Piani di-versi” al GallaCaffè in piazza Castello a Vicenza non è una mostra d’arte come le altre proponendo opere che sembrano le pagine d’un libro. Avvicinandole però esse risultano fortemente empatiche perché parlano di noi, della nostra infanzia e delle nostre origini attraverso segni e grafie che trasmettono contenuti in modo visuale.

Ne è autore Armando Bertollo, vicentino nato a Thiene, vissuto a Piovene e residente a Schio, che grazie a questi suoi lavori di poeta verbo visivo è da tempo personaggio ben presente in tale settore. Ora nella città del Palladio per questa personale a cura di Marica Rossi presenta una accurata selezione di pregevolissimi esemplari. Alcuni vengono ARMANDO 020 (2)da esposizioni precedenti come alla Gran Guardia di Verona, a Modena o a Ivrea.  Altri escono allo scoperto per la prima volta. Altri ancora sono stati prodotti proprio per questa mostra visitabile fino al 22 marzo. Sono creazioni su carta o su plexiglass i cui percorsi costellati di diagonali e verticali (che suggeriscono azione e movimento) contribuiscono allo stesso modo dei versi citati a dar vita ad opere che lo studioso di poesia visiva Adriano Accattino chiama Tavole. Tavole che spesso sono enigmatiche e sempre comunque allusive. Esse richiamano l’attenzione su ogni minimo particolare e inducono a riflettere sulla loro stessa origine. Cioè su ciò da cui sono scaturite e ancor più sui nuclei esistenziali emersi in un preciso persistere laddove Bertollo non si limita a rendere riconoscibile il segno intendendo mostrarne sempre le profonde radici. Gran Maestro d’elezione è stato per l’artista Stephane Mallarmé (1842-1898), l’Inventore della poesia spazializzata. Tutti quelli che poi si sono cimentati in questo campo, hanno imparato da lui.
I Futuristi nell’uso dell’interlinea. Gli Ermetici per l’attribuzione del valore del silenzio come cassa di risonanza intorno alla voce. Pause e silenzi che ci rammentano quelli di Eduardo de Filippo (e prima ancora della Duse) e dei programmi della radio dove il silenzio non è vuoto come nella Tv, ma è abitato, costruttivo, comunicante. Allo stesso modo sono eloquenti ”Piani di-versi” con i molti spazi bianchi intorno alle parole scritte di Bertollo.
Grande il merito di Mallarmé che è stato il primo in età moderna a comporre scritti imprevedibili nel loro aspetto formale arrivando alla rottura del sistema sintattico e del sistema grafico tradizionale. Il primo a puntar all’assoluto ma pure a rendersi conto che non si può prescindere dall’accidentale. Il suo “Un coup de dés jamais n’abolira le hazard” del 1897 segna l’avvio di questa poetica ricca di potenzialità espressive. (*)
Tornando ad Armando, la sua pagina è davvero vita. Un foglio che respira o che accoglie come un grembo materno. Il che conduce al concetto del miracolo della nascita e del mistero del passaggio dell’uomo sulla terra.

Mallarmé,_Stéphane,_par_Dornac,_BNF_Gallica(*) “Un colpo di dadi mai abolirà il caso” (Un coup de dés jamais n’abolira le hasard) è una poesia di Stéphane Mallarmé apparsa nel 1897 sulla rivista Cosmopolis e poi pubblicata nel 1914 in La Nouvelle Revue française. È uno dei primi poemi tipografici della letteratura francese.
Il suo stile fin de siècles (fine secolo), in un certo senso ha anticipato le correnti artistiche che intrecciavano poesia e altre arti, come quelle dadaiste, surrealiste,futuriste di Marinetti e “vorticste”, in cui venivano esplorate le tensioni tra le parole stesse e il modo in cui esse erano esposte sulla pagina.
Tuttavia è da precisare che mentre questi lavori, a lui posteriori, si Jamais_un_coup_de_dé_n'abolira_le_hasardfocalizzavano sulla forma, le opere di Mallarmé erano piuttosto interessate “all’interazione tra stile e contenuto”. Lo constatiamo in particolare nel suo poema Un coup de dés jamais n’abolira le hasard (“Un colpo di dadi mai abolirà il caso”) che fu considerato dalla critica “altamente innovativo”. A una più profonda lettura nell’originale lingua francese risulta evidente che l’importanza delle relazioni sonore tra le parole in poesia eguaglia e va anche oltre, l’importanza dei significati tradizionali delle parole stesse. (Foto di Dornac, Bibliothèque Nationale Française; Pagina originale della poesia di Mallarmé)

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