(Treviso, 17 maggio 2016, di Angelo Marino)
1 – BIBIONE. Il 7 marzo scorso si è tenuta a Bibione un’assemblea di otto Sindaci della riviera veneta (San Michele al Tagliamento, Eraclea, Jesolo, Cavallino-Treporti, Chioggia, Rosolina, Porto Viro, Porto Tolle), dove è stato avviato un “Contratto dei Comuni della costa veneta” e dove è stato detto, fra l’altro, che l’intero arco lagunare è attaccato su due fronti: dalla parte del mare a causa delle frequenti mareggiate, che erodono migliaia di metri cubi di sabbia e di roccia del litorale, e dalla parte dell’entroterra a causa dello “spiaggiato”, ossia dell’enorme quantità di detriti, alberi, ramaglie e rifiuti di ogni genere trasportati dai fiumi e sversati alla foce. Da qui la necessità di attivare forme di consultazione e coordinamento, anche da parte delle Amministrazioni comunali dell’entroterra, riguardo alle problematiche di cui sopra, con progetti mirati e azioni coerenti da intraprendere alle diverse scale territoriali.
2 – QUARTO D’ALTINO. Sulla base di quanto emerso nel convegno di Bibione (presente il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti), si è costituito a Quarto d’Altino un primo nucleo di Comitato Promotore, coordinato dalla Sindaca Silvia Conte e dall’Assessore all’ambiente Radames Favaro, per avviare un’analoga iniziativa nel basso corso del fiume Sile, cioè in un’area perilagunare che presenta criticità e valenze abbastanza simili a quelle della linea di costa. Si è detto, fra l’altro, che non è possibile disporre di dati uniformi per l’intero bacino idrografico, per poter avviare e portare a compimento un unico Contratto di fiume: primo, perché le caratteristiche geomorfologiche, naturalistiche e paesaggistiche – abbastanza simili tra la parte superiore e la parte mediana del Sile – tendono a diversificarsi sempre più mano a mano che ci si avvicina alla foce; secondo, perché un CdF esteso all’intera asta del Sile (come di qualsiasi altro grande fiume) sarebbe ingestibile e dunque improponibile; terzo, perché il tratto terminale del Sile è costituito da una ragnatela di canali minori, alcuni dei quali pensili rispetto alla pianura circostante (il problema, in definitiva, resta quello di sempre: tenere asciutta un’area sostanzialmente palustre); quarto, per la diversa vocazione economica delle diverse aree attraversate dal fiume (quella lagunare e perilagunare è di natura più spiccatamente turistico-balneare rispetto a quelle della media e dell’alta pianura veneta).
3 – UNIVERSITÀ CA’ FOSCARI DI VENEZIA. L’8 aprile 2016, su iniziativa del prof. Francesco Vallerani, coadiuvato dal dottor Francesco Visentin, si è tenuto nell’Aula Berengo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia un convegno sul Progetto “European Waterways Heritage, fiumi minori e canali storici: nuove opportunità per un ambiente migliore”. L’iniziativa di Quarto d’Altino, alla quale hanno partecipato e dato un contributo importante entrambi i docenti della Ca’ Foscari, si colloca nel contesto del Progetto europeo di cui sopra. La relazione del dottor Visentin, in particolare, ha fatto il punto sul tema “Strumenti digitali per la catalogazione e diffusione del patrimonio culturale lungo i piccoli fiumi del Veneto: il caso del basso Sile”.
4 – FONDI STRUTTURALI EUROPEI. La Commissione Europea ha destinato all’Italia, per gli anni 2007-2013, circa 28 miliardi di euro: 21 di FESR (Fondi Europei di Sviluppo Regionale) e 7 di FSE (Fondi Sociali Europei). Per incapacità di programmazione, l’Italia è riuscita a spenderne appena il 18% (5 miliardi), gli altri 23 sono a rischio. Solo la Romania, col 14%, ha fatto peggio dell’Italia. Senza una programmazione seria e credibile, si rischia di perdere credibilità e di essere tagliati fuori dal numero dei Paesi virtuosi, anche per quanto riguarda la ripartizione della seconda trance 2014-2020. Si può accedere a questi fondi solo operando precise scelte in termini di programmazione ed utilizzo delle risorse, adottando strumenti di “semplificazione amministrativa” – attraverso il coinvolgimento diretto delle Amministrazioni locali – e investendo in prevenzione, sviluppo e occupazione.
Per tutte queste ragioni, la scelta di Quarto d’Altino, come seconda tappa dopo Bibione, non è né casuale né, tanto meno, da interpretare come una scelta sostitutiva o alternativa a quella di Treviso ma come una tappa intermedia fra il convegno di Bibione e il convegno che dovrebbe tenersi a Treviso: una volta avviato il processo a Quarto d’Altino, se ne dovrà, necessariamente e in tempi relativamente brevi, aprirne un altro a Treviso – o in una sede vicina a Treviso.

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