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_11M0051mBLUE: Architettura delle missioni di pace
Malkit Shoshan (curatrice)
Biennale Architettura 2016 – Padiglione Olanda
Giardini Venezia

Droni by Art – il Giornalismo tascabile
Reportage di: Angelo Miatello (script), Daniele Pauletto (videomaker), Nazzareno Bolzon (coordinator), Claudio Malvestio (photos), Federico Calzavara e Dubrica Raunig (dronemen)

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BLUE, come i Caschi Blu dell’ONU. è un’dea originale attorno all’emergenza migrazione che gli Olandesi hanno trasformato il loro padiglione per la 15.Biennale di Architettura, quasi come un’anticamera del Padiglione centrale in cui si sommano progetti e risposte su temi di carattere “universale” (vedi il caso di The Evidence Room). Droni by Art è stato il primo e forse l’ultimo a sviluppare un servizio giornalistico “tascabile” (journalisme de poche/pocket jounalism) mettendo in pratica l’integrazione tra l’uso dei droni ed uno smartphone, correlato dalla fotografia istantanea digitale. Il team Droni by Art è formato da Angelo Miatello (script), Daniele Pauletto (videomaker), Nazzareno Bolzon (coordinator), Claudio Malvestio (photographer), Federico Calzavara e Dubrica Raunig (dronemen) ed è alla sua seconda esperienza alla Biennale (l’anno scorso con Biannale Arte, passò in rassegna Canada, USA, Svizzera, Italia, Giappone, Corea, Paesi Nordici). Rimarrà nella storia dell’IPSIA Galilei di Castelfranco Veneto, l’unica scuola professionale che sia stata in grado di cogliere le sfide della comunicazione digitale, di cui il merito va _11M0028messenzialmente al prof. Daniele Pauletto e al vicepreside prof. Nazzareno Bolzon che hanno sostenuto questo progetto. L’anno scorso sono state effettuate ben 52 uscite usando smartphone e mini droni per sviluppare brevissimi videoclip di mostre, allestimenti, prese di posizione e anteprime attorno al pianeta arte. Raccolte le interviste (dai 1,80 ai 4,50 minuti) in un Dvd è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Il Veneto è la prima Regione d’Italia per il fatturato di turismo e viticoltura. Il tasso di disoccupazione giovanile, sembra un paradosso, è abbastanza elevato. E’ la terza o quarta regione per numero di “nuovi” migranti, di cui qualche migliaio sembra essere “sparito” (indagine Pagliaro di TV7). La politica, sebbene il governo dia continuamente segnali positivi, ha fallito la sua missione. Si assistono a lunghe discussioni che riguardano misure coercitive, di comodo, tanto per tamponare il fenomeno. Il prefetto che ordina di occupare una caserma dismessa (insalubre), una parte di un condominio, di casette a schiera (forse immobili sequestrati alla mafia?) o certi albergatori che danno ospitalità a pagamento. L’opposizione al governo centrale ma nel Veneto è dominante rifiuta qualsiasi accordo. Non ha un piano ragionevole e umanamente degno di essere un biglietto da visita del Veneto in Italia e in Europa. Si parla di mafie, muri, fili spinati, corruzioni, generici allarmismi ed i mesi passano. Il Veneto è sempre uguale: si ribella disordinatamente ma soccombe all’autorità oppure quando gli fa comodo tace e sopporta. Vorrebbe essere autonomo da Roma ma le sue banche cooperative hanno bruciato migliaia di miliardi di titoli spazzatura. Il Mose, la madre delle corruzioni si è consumata a all’ombra di San Marco.
“Pensavamo di trovare qualche idea dagli architetti progettisti italiani per l’emergenza migranti, invece ci accorgiamo che tutto tace, anche da parte del ministero che finanzia il padiglione Italia…”.

Gli Olandesi invece con coraggio e maturità politica lo fanno.  
CIMG0045Il case study di Camp Castor a Gao, in Mali (BLUE)
La proposta del Padiglione Olandese è costruita intorno al case study di Camp Castor a Gao, in Mali, dove le Nazioni Unite sono impegnate in una missione di pace. Il colore blu è inteso come metafora del conflitto, e unisce architettura e diritti umani. Le operazioni di pace si svolgono nella zona desertica dei Tuareg, chiamati anche “uomini blu” per le loro vesti color indaco, e vengono effettuate da caschi blu ONU.
tahoua-crossesIn questo territorio nomade i confini sono fluidi e si spostano a ogni stagione. A causa di guerra, cambiamenti climatici, malattie e fame, vi regna una crisi permanente.
Il confronto fra diversi sistemi – straniero e locale, militare e civile, base e deserto, caschi blu e uomini blu, la crisi e la risposta olandese – offre lo spunto per nuove condizioni spaziali. Collegando la ricerca culturale a quella architettonica.
E’ una sfida quella olandese che vuole comunque cogliere per dare nuove opportunità da questa complessa situazione. Milioni di persone sono oggi in un certo qual modo a diretto contatto con le “basi” dei caschi blu in aree di conflitto. Come si può migliorare la loro vita?
“Queste narrazioni nascono sulla base di conversazioni con ingegneri militari e architetti, antropologi ed economisti, attivisti e politici”.
_11M0068mL’obiettivo della curatrice Malkit Shoshan

Nella scelta della curatrice Malkit Shoshan vi è alla base una rappresentazione dal collegamento effettivo tra il tema della Biennale (Reporting from the Front) e le linee programmatiche di Het Nieuwe Instituut. L’opportunità durante la Biennale di far conoscere a un vasto pubblico internazionale le potenzialità dell’architettura, tanto critiche quanto innovative, è fondamentale ai fini di una politica di internazionalizzazione.

_11M0052mL’eredità delle missioni di pace ONU
Le missioni di pace ONU sono centinaia nel Mondo. Le basi militari sono delle enclavi autosufficienti, isolate dalle immediate vicinanze. Il design estremo di questi “compound” riflette strutture e sistemi di potere delle forze di pace, e non contribuisce a migliorare la vita degli abitanti di quelle zone. Gli Olandesi si pongono un problema sostanziale e formale, cioè di poter dare nuove soluzioni spaziali che possano avere un significato anche per le comunità locali. Un architettura rivolta al sociale, all’emergenza che diventa una costante di vita.
Malkit Shoshan si è focalizzata sulla modalità innovativa in cui i Paesi Bassi contribuiscono alle missioni di pace ONU. Le Nazioni Unite parlano addirittura in termini di “Linee guida per l’approccio integrato” e con ciò si riferiscono a difesa, diplomazia e sviluppo. Shoshan propone di aggiungere a questi un quarto criterio: il design. L’ambizione è quella di vedere le basi ONU non esclusivamente come fortezze chiuse, ma come catalizzatori per lo sviluppo locale.
Droni by Art

Droni by Art – Ipsia Galilei
Il giornalismo tascabile
15.Biennale Architettura Venezia
26 maggio 2016, Entrata principale Arsenale di Venezia della Grande potenza marittima
Dubrica Raunig, Federico Calzavara, Nazzareno Bolzon e Daniele Pauletto
(photo by Angelo Miatello)
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