Vicenza: “Parise nella pittura di Ludovico Sartor” al Galla Caffé

sartor_locandinaMarica Rossi curatrice della mostra

A come Amicizia, F come Felicità, G come Grazia, P come Poesia sono beni dell’anima illustrati dall’ autore del “Prete bello” nei “Sillabari”, fonte d’ispirazione per le iniziative nel trentennale dello scrittore. Fra queste “Parise nella pittura di Ludovico Sartor” al Galla Caffè a Vicenza da giovedì 16 febbraio alle 18 fino al 13 marzo, dà conto degli esiti della ricerca espressiva dedicata al narratore poeta dal quarantaquattrenne artista vicentino architetto. Ludovico Sartor che per motivi anagrafici non incontrò Goffredo Parise di persona, è come se l’avesse conosciuto da sempre. Dopo le prime letture, nutrì fin da ragazzo un culto ininterrotto per affinità di cui la sua arte vive germinando in quel territorio di scambi e sguardi tra poesia e pittura preziosissimi input. Al di là di qualsivoglia giudizio di valore e di appartenenza generazionale, molti i punti in comune: l’infanzia negli stessi ambiti cittadini, le medie di via Riale precedute dalle elementari al Patronato Leone XIII, l’incidenza della sfera affettiva, la pittura, Shakespeare, Venezia, la marca gioiosa (“la” Piave è teatro dei suoi successi di canoa), l’amore per Salgareda, l’acqua, le nevi, e l’arte dell’abitare.

Ha così acquisito, senza nulla togliere ai meriti dell’Accademia e della Università di Architettura felicemente concluse a Venezia, uno stile più consapevole, più umanisticamente evoluto per un crescere e un divenire assuefatti alla libera scuola della curiosità e d’un dolore che la tramuta in arte. Ha dunque fatti suoi mood e ritmi della scrittura di Parise estrapolando il succo esistenziale per esemplari come le “Teste” tra cui ritratti di Parise e del suo maestro Comisso. In altri dipinti Sartor volge ai moti dell’animo raccontati dall’autore in creazioni che restituiscano il senso pieno della vita. Ecco allora stesure di colore che diventano forma plastica per soffuse atmosfere lagunari, stille d’acque fluttuanti e pervasive, ghiaie cangianti attorno ai verdi trasparenti del fiume Piave e il fulgore smeraldino d’una campagna inturgidita dalle carezzevoli brezze di zefiri e marine. Una bellezza nutrita come in Parise da una luce fredda, purissima, dove talora il blu del cielo s’appoggia al candore delle vette e al rosa della Enrosadira. Momenti colti nella loro esaltante irripetibilità in creazioni dov’è l’esultanza della percezione a far da protagonista.

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