Vicenza, Palazzo Valmarana Braga: “Intrecci d’Autore e d’Antico”, sulle tracce di Enzo Andriolo

di Marica Rossi

Una mostra ricca di sorprese attende il visitatore di Qu.Bi Art Gallery nel palladiano Palazzo Valmarana Braga a Vicenza fino al 25 marzo. Già il titolo “Intrecci d’Autore e d’Antico” scelto da Enzo Andriolo per queste sue opere recenti, non solo incuriosisce, ma bene introduce alla loro lettura significando la compresenza di più epoche in dipinti che le rendono attuali facendo affiorare dal passato ciò ch’è rimasto a noi in modo vitale.
Infatti se la fotografia è il sortilegio di fermare il tempo, la pittura, recuperandone le tracce anche attraverso i materiali impiegati, ne tesaurizza le testimonianze evolvendo a conquiste estetiche funzionali ad un’Arte che comunichi bellezza alla contemporaneità.
L’artista vicentino prende tale direzione sul finire degli anni ‘80 procedendo a ritmi gagliardi, come annota François Bruzzo nel testo critico del 1988, da quando ha guardato alla cromatica e materica metamorfosi delle superfici dei muri quale suo punto di osservazione privilegiato. Nel tradurne gli effetti e nell’estendere il campo visivo all’affascinante mondo dell’antiquariato, l’artista, pure ceramista, non ha mai distolto l’attenzione dallo studio dei suoi maestri prediletti Zotti, Santomaso e Saetti. Nel contempo ne approfondiva la ricerca optando per un’idea di colore non solo luce, ma sorgente evocativa ed emersione d’un arcano che dal passato si ripresenti a noi carico d’empatiche ascendenze sia ancestrali che attuali. Il quadro emblema di questo talentuoso pittore di Montecchio è sempre volto all’astratto e tuttavia, come un grembo materno accogliente preziosità di fregi e d’apparizioni antiche, diventa spazio che si fa tempo, e tempo che si fa spazio in una molteplicità di piani di lettura che catturano lo sguardo senza privarci della componente ludica partecipe del meraviglioso gioco dell’arte. Altro intreccio è con le lettere dell’alfabeto: la più bella invenzione dell’uomo e la più suggestiva se si pensa che attraverso questi caratteri è passata tutta la storia dell’umanità.
Sono esemplari prodighi di sensazioni visive plurime condividendo con tutte le altre quindici creazioni esposte, la singolarità d’indurre il fruitore ad individuarne le corrispondenze segrete, e a scorgerne le assonanze con la propria esperienza e il proprio stato d’animo. Nella nostra psiche s’attivano così quei neuroni-specchio scoperti di recente dallo scienziato Giacomo Rizzolatti facendo capire come sia possibile vivere di riflesso quegli afflati

d’autore da cui ciascuno dei dipinti di Andriolo è illuminato.

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