Pubblicato il 10 ago 2017

10 agosto 2017. Mi trovo nel centro storico di Padova, città di 210.000 abitanti, anche se oggi forse non sono tutti presenti. Sto camminando sul marciapiedi in legno lungo il fiume Bacchiglione (Riviera Mussato), quando vengo improvvisamente avvicinato da qualcuno che sale dall’argine. Appena lo vedo salire deciso, decido di fargli spazio e mi fermo in mezzo alla strada azionando il video del cellulare. E’ un bell’esemplare di airone bianco maggiore, specie molto diffusa nelle nostre paludi e lungo i fiumi in aperta campagna. Ma qui siamo nel cuore della città frequentato da auto, camion e persone. Lui non se ne cura troppo e prosegue flemmatico la sua passeggiata. Allunga il collo, osserva in alto come a fiutare l’aria, si ferma e prosegue deciso. Uno scatto e cattura una lucertola che certo non si aspettava quello strano incontro.
Musica: Bensound.
Dimenticavo: nessun animale è stato maltrattato durante la produzione di questo film. Non da me almeno. E comunque è una storia a lieto fine. (Roberto Brumat)

L’airone è uscito dal Bacchiglione o dalla “Tempesta” di Giorgione? Alcuni critici sostengono che l’uccello bianco che Giorgione ha dipinto (amorosamente) sul tetto di un palazzo vicino al Ponte Molino, imperterrito di fronte alla saetta che si vede tra le nuvole (un temporalone in arrivo), sarebbe da interpretare come cognome di Giorgione, cioè Giorgio Cigna, discendente di una famiglia di artisti, nota a Mondovì e presso la corte dei Lusignano a Cipro (cf. Enrico Guidoni e Ugo Soragni). Giorgio Cigna, assieme ad altri come Tuzio Costanzo, sarebbe fuggito a Venezia, dopo la congiura del novembre 1473 in cui per mano di catalani e napoletani morirono i fidati consiglieri della regina Caterina Cornaro da poco rimasta vedova. Questa tesi non è mai stata condivisa dai castellani perchè negherebbe l’origine terragna di Giorgione. Forse figlio di una Alta Donna che dovette vendere un appezzamento di terra per pagare una penalità (cauzione) al tribunale veneziano che aveva messo in prigione il giovanetto, forse senza permesso di soggiorno (cf. Lionello Puppi, Giacinto Cecchetto). Tesi che diventerà plausibile quando Renata Segre scoprirà un atto del Lazzareto Novo in cui un “Giorgio Gasparini” era morto per peste e lasciato alcune cose personali. A suon di sciabolate e offese personali, la storia si è trasformata in un boomerang lasciando ancora diverse incertezze. Giorgio Cigna? Giorgio Gasparini, Giorgio Barbarella o nato a Napoli figlio morganatico  di un umanista diplomatico? (cf. Manlio Brusatin) Insomma, fino ad ora l’artista sembra essere nato sotto un cavolo.
Noi invece pensiamo che sia un simbolo araldico che vuole collegarsi ad una committenza o forse ad un potere che quel nobile aveva su Padova. Uno scudo araldico con la cicogna (che da lontano assomiglia ad un airone) è ben visibile sulla parete ovest del Palazzo della Ragione.
La bellezza e la compostezza dell’airone lo rende sovrano, quasi a dimostrare che sia una prova della seconda teoria. Roberto Brumat ce lo coglie con il suo smartphone creando spettacolo e suspense. Una performance d’agosto che ha avuto il termometro a più di 35 gradi. (Angelo Miatello)

http://burlington.org.uk/media/_file/generic/giorgione-renata-segre-june-2011.pdf
http://archiviodigitaledellasalvaguardia.blogspot.it/2011/06/lettera-renata-segre-per-giorgio.html
Lionello Puppi, Il cognome di Giorgione, Il Giornale dell’Arte, n. 312, settembre 2011
http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2011/9/109958.html

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