Alcune riflessioni sul caso Regeni. Ne discutiamo con il prof. Riccardo Pisillo Mazzeschi, noto internazionalista dell’Università di Siena (diritti dell’uomo)

(Angelo Miatello**)
Di recente abbiamo pubblicato in questa rivista alcune battute ricavate da una veloce intervista telefonica con Riccardo Pisillo Mazzeschi*, ordinario di diritto internazionale all’Università di Siena e specialista di diritti dell’uomo, nonché della responsabilità internazionale dello Stato in caso di atti illeciti commessi dai suoi organi. Nel caso concreto di un nostro connazionale che si trovava per studio e lavoro in Egitto fu rapito, torturato ed ucciso alla fine di gennaio 2015 da “nove ufficiali della National Security, il servizio segreto civile egiziano, e del Dipartimento di polizia investigazioni municipali del Cairo. Quattro di loro hanno sicuramente tenuto sotto stretta osservazione Regeni fino alla sera del 25 gennaio. Il giovane ricercatore è stato preda inconsapevole dell’occhio paranoico degli apparati per mesi. Anche quando è uscito dalla sua casa di Dokki ed è sparito all’uscita della stazione metropolitana di Naguib, nonostante la polizia egiziana abbia sostenuto il contrario. Sulla lista c’è il maggiore Sharif Magdi Ibrqaim Abdlaal che ha coordinato l’operazione di spionaggio, coinvolgendo Mohammed Abdallah. È stata la National Security ad arruolare l’ambulante e a fornirgli persino una sofisticata telecamera nascosta per provare a incastrare Regeni. Ed è proprio il maggiore Sharif che Abdallah chiama il 6 gennaio per riconsegnare l’attrezzatura. Sharif, lo stesso ufficiale che ha falsamente accusato e arrestato Ahmed Abdallah, il capo dei consulenti della famiglia Regeni al Cairo.” (vedi L’Espresso del 21 dicembre scorso).
Al prof. Pisillo Mazzeschi chiediamo di spiegarci come si potrà arrivare ad una azione giudiziaria che dia almeno il conforto ai famigliari di sentirsi protetti da uno Stato che ripudia la guerra come soluzione dei conflitti e crede fermamente allo stato di diritto. Giulio Regeni è stato rapito, torturato e ucciso da militari e paramilitari egiziani, secondo gli investigatori italiani. La tortura è un crimine internazionale che la Comunità internazionale ha messo al bando.

Secondo lei, prof. Pisillo Mazzeschi, come va inquadrato il caso Regeni?
A mio avviso, va fatta una suddivisione in tre punti: 1. Se vi sia stato un illecito internazionale dello Stato egiziano; 2. Quali azioni poteva compiere o può ancora compiere lo Stato italiano nei confronti dell’Egitto. O addirittura quali azioni doveva e deve compiere; 3. Quali azioni possono intraprendere i genitori di Giulio Regeni

Perchè l’Egitto avrebbe commesso un illecito internazionale?
A mio parere, lo Stato egiziano ha violato le norme internazionali sulla protezione degli stranieri e quelle sulla tutela dei diritti umani.

Cioè, ci spieghi meglio.
Prendiamo in esame solo le norme sulla protezione degli stranieri. Parto dall’assunto che finora non sia stato dimostrato il fatto che Giulio Regeni sia stato torturato e ucciso da individui-organi dello Stato egiziano o da individui che agivano sotto il controllo effettivo del Governo egiziano. E che quindi non sia configurabile, a carico dell’Egitto, la violazione di un obbligo negativo di astenersi dalla tortura e dalla privazione arbitraria del diritto alla vita.

Come si può rispondere alla domanda se l’Egitto abbia violato o no il proprio obbligo positivo di prevenire atti di tortura ed uccisioni arbitrarie?

C’è una contraddizione stridente nella storia raccontata su Regeni. Da una parte non è facile dimostrare che, nel caso in oggetto, le autorità egiziane sapevano, o avrebbero dovuto sapere, che Regeni poteva subire violenze.
Dall’altra parte, risulta che Giulio Regeni era tenuto sotto osservazione dalle forze dell’ordine egiziane.
Diventa una prova scottante che queste fossero in grado di prevenire le violazioni da parte di individui privati o di individui-organi di grado subordinato.
Ma per rispondere a questa domanda, occorrerebbero maggiori informazioni, che per ora le autorità egiziane non hanno fornito, e come abbiamo detto in apertura sono reticenti ma i nostri magistrati coadiuvati dai militari del Ros sono convinti del contrario.
Sì, infatti mi pare dimostrato che lo Stato egiziano abbia violato il proprio obbligo positivo di repressione; cioè l’obbligo “procedurale” di investigare prontamente e con due diligence, tramite il proprio apparato di polizia e giudiziario, sui fatti relativi alla tortura e l’omicidio, per pervenire alla scoperta e cattura dei responsabili. E’ vero che, proprio due giorni fa, si è appreso dai giornali che le autorità giudiziarie egiziane hanno consegnato un fascicolo sulle indagini; ma sono passati oramai quasi due anni dalla morte di Giulio Regeni, nei quali si è palesata l’inefficienza delle autorità investigative egiziane e la loro mancata collaborazione con le autorità italiane.

Dunque l’obbligo positivo procedurale di repressione non è mai stato applicato dal governo egiziano, data l’assenza quasi totale delle autorità nazionali di investigare sul tragico caso che ha avuto un tale riverbero nell’opinione pubblica internazionale.  
Abbiamo una giurisprudenza e prassi abbondante, degli organi internazionali di controllo dei trattati sui diritti umani, che specifica il contenuto dell’obbligo positivo procedurale di repressione nel diritto internazionale consuetudinario. Inoltre, vi è la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984, ratificata da Italia e da Egitto, che, all’art. 12, ribadisce l’obbligo di investigazione dello Stato territoriale; agli artt. 5 e 6, l’obbligo del medesimo Stato di esercitare la propria giurisdizione; e all’art. 9, l’obbligo di cooperazione giudiziaria con gli altri Stati parti.
Mi convince il fatto che l’Egitto ha commesso un atto illecito internazionale nei confronti dell’Italia (e nei confronti della famiglia Regeni).

Entriamo nel nocciolo della questione. Quali sono, secondo lei prof. Pisillo Mazzeschi, le azioni possibili, o addirittura dovute, da parte dell’Italia nei confronti dell’Egitto”?
Ci sono delle “azioni possibili” e delle “azioni dovute”, cioè l’Italia, una volta tentate le azioni possibili avrebbe l’obbligo di intervenire.

Quali le azioni possibili?
Ammesso che si è verificato un 
illecito internazionale dell’Egitto nei confronti dell’Italia, il Governo italiano poteva e può ancora esercitare tutte le azioni comprese nell’esercizio della protezione diplomatica (ed anche tutte le azioni opportune per far valere la responsabilità dell’Egitto per violazione dei diritti umani fondamentali).
Una possibile obiezione a questa mia conclusione potrebbe essere il mancato esaurimento dei ricorsi interni da parte dei genitori di Regeni per ottenere l’accertamento dei fatti e la riparazione. Tuttavia, a mio avviso, in questo caso, si può sostenere che operano due eccezioni alla regola del previo esaurimento:
a) l’inefficacia e inadeguatezza dei ricorsi interni (ad es. il Comitato delle NU contro la tortura ha spesso affermato che la regola del previo esaurimento non si applica quando è poco probabile che i ricorsi possano arrecare riparazione alla vittima della violazione);
b) le gross violations dei diritti umani in Egitto (nella prassi degli organi di controllo sui diritti umani si è sviluppata la regola che, nei casi di gross violations, vi è la presunzione che i ricorsi interni non sono né accessibili né efficaci e adeguati – regola collegata all’altra eccezione delle prassi amministrative illecite).

Quindi come potrebbe agire l’Italia?
Il governo italiano può intervenire in protezione diplomatica. Il richiamo temporaneo dell’ambasciatore italiano al Cairo, se anche fosse considerato come un atto di esercizio della protezione diplomatica (il che mi sembra dubbio), non è certamente stato un atto che abbia prodotto qualche effetto. Lo stesso può dirsi per il mancato rinnovo della fornitura gratuita di pezzi di ricambio per gli aerei F-16.
Mi sembra, da quanto ho potuto leggere sulla stampa accreditata, che bisognava avere atti più efficaci e corcitivi. Ad esempio, l’Italia potrebbe attivare la procedura arbitrale prevista dall’art. 30 della Convenzione delle NU contro la tortura. Un arbitrato internazionale potrebbe anche contribuire all’accertamento della verità.

Allora perchè il governo Renzi con Gentiloni agli esteri e quello recente Gentiloni con Alfano alla Farnesina non s’è fatto nulla su questa ipotesi di lavoro diplomatico?
No comment!

E per le azioni dovute che cosa può fare il Governo italiano, ha l’obbligo di intervenire?
Credo proprio di no, il diritto internazionale tradizionale lo esclude. Tuttavia, non si deve dimenticare l’art. 19 del Progetto di articoli della CDI sulla protezione diplomatica approvato nel 2006, secondo il quale lo Stato che ha diritto di esercitare la protezione diplomatica “dovrebbe dare la dovuta considerazione alla possibilità di esercitare la protezione diplomatica … quando si è verificata un’offesa significativa (significant injury)”.
Si può obiettare che tale disposizione costituisce un tentativo di sviluppo progressivo del diritto internazionale, anziché una sua codificazione.

Abbiamo un’Italia con tante facce, quella politica governativa di secondo grado, di mezze figure, e quella invece intellettuale e accademica con eccellenti e lungimiranti.
Si è vero c’è da menzionare che proprio il Governo italiano ha proposto e patrocinato, in sede di commenti al Progetto degli articoli della CDI, una disposizione simile (anzi più precisa e più vincolante): La proposta italiana era la seguente:
“Italy suggests that two paragraphs be added to article 2, which could be worded in the following way: “2. Notwithstanding paragraph 1, a State has a legal duty to exercise diplomatic protection on behalf of the injured person upon request: “(a) If the injury results from a grave breach, attributable to another State, of an international obligation of essential importance for safeguarding the human being, such as protection of the right to life, the prohibition of torture or of inhumane or degrading treatment or punishment, and the prohibition of slavery and racial discrimination. “(b) If, in addition, the injured person is unable to bring a claim for such an injury before a competent international court or tribunal or quasi-judicial authority. “3. In the cases set out in paragraph 2, States are obliged to provide in their municipal law for the enforcement of the individual right to diplomatic protection before a competent domestic court or other independent national authority.” (corsivi aggiunti)
Pertanto, coerenza vorrebbe che il Governo italiano, nel caso Regeni, dimostrasse che intende davvero sviluppare il diritto internazionale verso l’affermazione di un vero e proprio obbligo degli Stati di esercitare la protezione diplomatica nei casi di tortura dei propri cittadini all’estero.

Mi lasci dire che la politica estera attuale è forse lo specchio della lunga crisi che questo Stato si porta dietro da parecchio tempo. Il caso del povero Giulio non è l’unico per la debolezza dimostrata dai nostri governanti. Il caso Maro’ docet. Eppure anche con il martoriato Egitto, con il quale abbiamo sempre avuto grandi rapporti di amicizia e solidarietà secolari, non riusciamo a stanare il ragno dal buco. Il generale Al-Sisi è poco credibile. 
I genitori di Giulio Regeni che cosa possono fare? Quali sono le loro azioni possibili?
I genitori di Giulio, tramite il loro avvocato, stanno cercando, collaborando con i magistrati della Procura di Roma, di scoprire chi siano gli individui direttamente responsabili degli atti di tortura e dell’omicidio.

Certamente vanno approvati questi tentativi. Crede comunque, prof. Pisillo Mazzeschi, che si arrivi ad una soluzione?  
A mio avviso, i genitori di Giulio, pur senza rinunciare nei loro tentativi di scoprire gli individui responsabili, potrebbero intraprendere, dinanzi ai giudici italiani, un’azione civile contro lo Stato egiziano per ottenere una riparazione (risarcimento monetario ed altre forme di riparazione: ad esempio, scuse ufficiali, un monumento o una scuola dedicati a Giulio, ecc.). Questo processo potrebbe anche contribuire all’accertamento della verità (altro obiettivo, o forma di riparazione, giustamente perseguito dai genitori di Giulio).

Però potrebbe sorgere alcune difficoltà, l’Egitto è di là del Mediterraneo, vive un periodo difficilissimo con continui attentati contro le comunità ebraica, copta…ha un regime militare e certi affari miliardari non li vuole perdere (non si sa poi se sono appannaggio di pochi con conti svizzeri o a Panama).
Che ne pensa prof. Pisillo Mazzeschi?
A mio avviso certi ostacoli sono superabili. L’Egitto potrebbe invocare l’immunità giurisdizionale. Ma qui soccorre la giurisprudenza Ferrini: lo Stato estero non può invocare l’immunità dinanzi ai giudici italiani per atti che violano norme a tutela di diritti umani fondamentali ed aventi anche natura di ius cogens.
Un’altra obiezione potrebbe forse essere sollevata dall’Egitto, sostenendo che l’eccezione all’immunità per violazione di diritti umani fondamentali opera soltanto se le vittime non hanno rimedi alternativi ed equivalenti (secondo la regola della protezione equivalente); cioè se viene loro precluso l’accesso alla giustizia. Ma la sentenza Ferrini non ha posto il limite della “protezione equivalente”. In ogni caso, all’eventuale obiezione dell’Egitto, si potrebbe replicare che tale Stato non offre ricorsi interni efficaci ed adeguati, secondo quanto si è già detto prima.

Lei sta dicendo che comunque i genitori di Giulio hanno pur il diritto di ricorrere alla via giudiziaria?
I genitori di Giulio non possono presentare una comunicazione individuale né al Comitato delle NU contro la tortura né al Comitato dei diritti umani, perché l’Egitto non ha accettato la competenza di tali comitati a ricevere ricorsi individuali. Pertanto, i genitori di Regeni non hanno rimedi giudiziari alternativi ed equivalenti.
Infine, vi potrebbe essere il problema della competenza giurisdizionale dei tribunali italiani a giudicare su un illecito (civile) che si è prodotto nel territorio egiziano. Ma anche questo problema potrebbe essere superato con il concetto della cosiddetta giurisdizione civile universale sui crimini internazionali.

Ma quale sarebbe il foro competente? I genitori dovrebbero rivolgersi ad un tribunale cairota?
No, in ipotesi subordinata, si potrebbe far valere il foro del luogo dell’evento dannoso (considerando che gli eventi dannosi a carico dei genitori di Giulio Regeni si sono prodotti in Italia; vedi: Le sentenze della Corte di giustizia Mines de Potasse e Shevill e la sentenza della Cassazione italiana del 22 maggio 1998 n.5145). Oppure si potrebbe invocare la competenza speciale, per l’azione di risarcimento dei danni nascenti da reato, che spetta al giudice del luogo dove viene esercitata l’azione penale (vedi: La Procura di Roma ha avviato nel febbraio 2016 un procedimento per omicidio contro ignoti ex art.10 c.p.p.: si potrebbe forse inserire, nel procedimento penale dinanzi al tribunale o alla corte di assise di Roma, un’azione civile contro lo Stato egiziano).

Il caso Regeni ha mobilitato l’opinione pubblica, una parte dei parlamentari con manifestazioni ed in sede della commissione dei diritti umani. Non mi sembra però che gli internazionalisti italiani si siano dati da fare e sostenuto la causa che è stata finora gestita a livello di gruppi di pressione abbastanza schierati. Abbiamo anche notato certe defezioni all’interno della sinistra italiana con un Renzi che garantiva rapidamente una soluzione diplomatica e dall’altra i presidenti delle due Camere, Boldrini e Grasso, manifestare con il cero in mano nelle piazze romane. Di nuovo un Gentiloni con la sua pacatezza da monsignore che mirava ad abbassare i toni e fuori in tutte le piazze italiane manifestanti pro Giulio Regeni, vogliamo la verità.

Sì, è vero, i miei colleghi esperti di diritto internazionale (materia obbligatoria per laurea in scienze politiche e giurisprudenza, ndr.) non si sono sufficientemente mobilitati sul caso Regeni. L’indignazione morale ed il dolore per la gravità del crimine subito da Giulio Regeni e dalla sua famiglia sono doverosi, ma non sono sufficienti. Le pratiche di tortura e le violazioni arbitrarie del diritto alla vita mettono in crisi uno dei valori fondamentali del diritto internazionale contemporaneo; e quindi richiederebbero una risposta netta e forte da parte della nostra comunità, a prescindere dalle azioni intraprese o meno da parte del Governo italiano.

*Prof. Avv. Riccardo Pisillo Mazzeschi, LL.M. (Harvard)
Professor of International Law, University of Siena
Office: Department of International and Political Sciences

** Dott. Angelo Miatello
Phd ES Sciences Politiques IUHEI-Genève
Ancien chargé de cours et recherches Uni-Genève
Freelance journaliste culturel
Auteur: Les armes nucléaires en droit international, Peter Lang, Berne, 1987; I droni tra Arte, Cinema e Politica, Aidanews, 2016.

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