Vicenza, GallaCaffé: Michela Santoro sulle parole di Alda Merini trasforma la vitalità cangiante del colore

A cura di Marica Rossi
“Amo i colori di anelito inquieto, irresistibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana del cosmico perché del mio respiro”.
Alda Merini non poteva certo immaginare quanto le sue parole fossero ora a significare l’essenza stessa della creatività di Michela Santoro.
La talentuosa pittrice vicentina classe 1949 che conta nella nostra città e non solo affezionati collezionisti e che ha al sua attivo mostre di successo soprattutto nel territorio, ha fatto sua l’affermazione della poetessa ponendo l’accento sull’empatica connivenza di certi colori col suo DNA e col suo centro emotivo, punto di forza della sua arte.
A darne adesso testimonianza è la personale al GallaCaffè di Vicenza fino all’8 marzo recando il titolo ”La vitalità cangiante del colore”. Sono quindici lavori compiuti quasi di getto e quindi giocati con quella libertà espressiva che li fa approdare a tripudi di cromie congeniali sia all’ispirazione di cui sopra s’è detto sia ad un sapere riconducibile alla formazione accademica alle Belle Arti di Venezia costantemente assimilati allo spirito del tempo. Quel Zeitgeist, quel genius saeculi per dirlo alla latina, che la fa sentire in armonia al concepimento dell’opera, nell’esecuzione e nell’esito finale.
I ben scelti colori acrilici, facendo parte della sua storia e della sua anima, sono talora intensi, tal altra sfumati, ma sempre doviziosi di vibrazioni con tonalità a volte anche squillanti. Presenze che abitano tutta la superficie del quadro, con apparizioni senza ordine apparente ma che per l’idea di mobilità loro insita, volgono ad una spazialità che sa di sortilegio. E se è vero come è vero che questa originale espressione d’arte non è solo una questione di immagini e colori, di ritmi, di melodie e di valori estetici che trascendono l’astratta bellezza al cui genere è ascrivibile, dobbiamo riconoscere che è altresì allusiva di fragranze plurisensoriali. Un aspetto  che ci ricorda che pure l’arte profuma, respira, vive con noi mentre la ammiriamo.

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