Il presidente Baratta: “La Biennale di Venezia come una centrale elettrica, produce energia

Galan, Cacciari, Baratta, Bondi: Nuovo Palazzo del Cinema (un buco nell’acqua o una truffa?), photo by A. Boaretto

““Aperto” è rimasta la parola d’ordine” – suggerisce Paolo Baratta, presidente della Biennale, “da quando è apparsa nell’edizione della Biennale d’Arte del 1980, segnando una transizione da luogo di esercizi di dottrina e considerazioni critiche applicate all’arte quale era stata fino ad allora, a un’apertura totale verso i nuovi artisti da far conoscere. La Biennale deve essere al loro servizio”.
Le parole di Baratta – “i temi prescelti per la ricerca sono tutti e tre in qualche modo espressione del desiderio di esplorare i confini. Anzi, ridurli fino a non considerarli più tali. Che non significa perdita di rigore, ma, al contrario, è il segno del più aperto riconoscimento delle qualità presenti nel vasto mondo della creazione artistica”. A caratterizzare anche quest’anno il programma delle tre sezioni è l’unione tra Festival-College per la formazione dei giovani, che offre ad attori e registi, a danzatori e coreografi, a compositori e librettisti e registi del teatro musicale, una palestra di confronto e di scambio.
“La nostra Biennale deve essere come una centrale elettrica: produrre energia”.
Ad aprire la stagione di questa “centrale”, sarà dal 22 giugno al primo luglio il Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Marie Chouinard; seguiranno, dal 20 luglio al 5 agosto il Teatro diretto da Antonio Latella e dal 28 settembre al 7 ottobre il Festival di Musica Contemporanea diretto da Ivan Fedele. Il “secondo atto” della direzione artistica di Latella punta quest’anno all’attore performer. E il Leone d’oro assegnato alla coppia Antonio Rezza e Flavia Mastrella, lo sottolinea in maniera forte. Come anche il Leone d’argento alla compagnia Anagoor, di Castelfranco Veneto, ormai quarantenni formatisi tra il Liceo Giorgione e la Conigliera.
Il filo rosso dei 31 titoli del cartellone con 20 novità e 6 lavori in prima assoluta, è all’insegna del thriller, del giallo, del mistery, con qualche punta di horror. Tra le presenze italiane ci sono Giuseppe Stellato, il Kronoteatro, Fabio Condemi, e Leonardo Lidi vincitore del bando 2017-2018. Sono in programma anche quest’anno alcune retrospettive. Tra i nomi stranieri i francesi Clément Layes, ma naturalizzato a Berlino, Vincent Thomasset e Gisèle Vienne; lo svizzero Thom Luz; il neozelandese Simone Aughterlony; l’olandese Davy Pieters; lo svedese Jakob Ahlbom. I temi del programma della danza declinato da Marie Chouinard sono: “respirazione come sovversione e strategia”, e “creazione coreografica e interpretazione: due poli indivisibili che si nutrono a vicenda”. A Meg Stuart, capofila di improvisation projects, andrà il Leone d’oro alla carriera. Ventidue gli spettacoli in programma di cui uno in prima europea, 5 in prima per l’Italia, e 5 in prima assoluta. In prima mondiale sono: Quite now di Irina Baldini, giovane coreografa italiana rivelatasi alla Biennale College dello scorso anno; Sacre du printemps di Xavier Le Roy per solo tre danzatrici; Animale di Francesca Foscarini; la retrospettiva rivisitata di Marie Chouinard Solo set duos; e la nuova creazione di Daina Ashbee per i danzatori del College 2018.
La Biennale Musica sarà imperniata sulla contemporaneità e di confronto focalizzato sui rapporti tra Europa, Americhe e Africa. L’inaugurazione sarà con The Yellow Shark di Frank Zappa con ensemble diretto da Tonino Battista e la partecipazione di David Moss. Seguiranno Marcelo Nisinman, compositore, arrangiatore, direttore e fuoriclasse del bandonéon; il mago del basso Victor Wooten, l’opera multisensoriale di Giacomo Baldelli. Il Leone d’oro è per Keith Jarrett.

Foto d’archivio di Alcide Boaretto: la posa della prima pietra per il nuovo palazzo del Cinema al Lido con il sindaco Cacciari, il governatore Galan, il ministro Bondi e il neo presidente Baratta. Scavando per le fondamenta ci s accorse che sotto erano interrati quintali di tettoie di amianto delle capannine dei bagni lidensi. Uno spreco dietro l’altro che comportò per anni il fermo del cantiere.

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