Dal diario del prof. Giancarlo Cunial: un’empatia fortissima, una grande intesa, una forte sintesi emotiva tra me e loro

NONOSTANTE TUTTO, CONTINUERO’ A FARE SCUOLA

Non sono nato imparato, né ho mai amato fare scuola: lo so che in molti non mi credono, ma è così. Avevo in mente di fare Matematica. Poi, quel giorno che ero in partenza per Padova, ho perso la corriera. Due settimane dopo mi sono iscritto a Filosofia. E con una laurea così, ben poco altro puoi fare se non l’insegnante.
Nel mio banco di prima elementare avevo ancora il calamaio dove intingevo il pennino del canotto per poter scrivere sul quaderno.
La penna è arrivata subito dopo, prima quella stilografica, poi la biro.
Oggi il quaderno è elettronico e gli appunti in drive hanno sostanzialmente trasformato gli strumenti quotidiani degli studenti.
La tavola nera con i gessi la uso praticamente solo io, in classe: i colleghi, anche poco più giovani, sanno smanettare con proiettori e LIM e i ragazzi ormai si preparano a fare le prove Invalsi su supporto telematico.
Se ne sono andati in soffitta il pallottoliere (sostituito dalla calcolatrice) e le carte geografiche (sono arrivate le mappe interattive). I voti si immettono nel registro elettroniico e il passaggio del libro dal cartaceo al ebook non sta tanto a compiersi.
La classe si è capovolta, il tempo si è prolungato, la lezione si è fatta interattiva da frontale che era. E neanche a pensarci di “bruciare”: se uno studente bigia scuola, i genitori lo sanno dopo pochi minuti.
Ma non sono mutati solo gli strumenti, è cambiato tutto il mondo di allora, da quando ci andavo io a scuola: la mia seconda lingua era il dialetto, oggi l’inglese; l’apprendimento era prevalentemente mnemonico, adesso è soprattutto critico; ricevevo voto in bella scrittura, mentre ora si sta trascurando il corsivo; si facevano i riassunti, adesso le mappe concettuali e i visual data…
L’insegnante è diventato un accompagnatore, la didattica si fa tra pari in modalità cooperative learning, il rapporto con genitore1 e con genitore2 sempre più complesso e talora conflittuale, i social che entrano nell’insegnamento, i test che si fanno on line, le piattaforme digitali per l’elearning, la formazione permanente, il clil, le gite che si chiamano uscite didattiche, TFR, la commissione H, l’USR, CFP e via cantando…
Non parliamo poi di verbali, schede, unità di apprendimento, piani didattici personalizzati, didattica modulare,apprendimento per abilità e competenze, consigli di classe, crediti, disturbi specifici dell’apprendimento, demotivazione, bisogni educativi speciali, carte, fotocopie, concorsi, precari, parole, recuperi, debiti…
Per tutto questo mondo, mi sono pentito mille volte di aver scelto di fare l’insegnante.
Ma c’è un momento in cui, invece, mi sento una persona privilegiata a fare l’insegnate: è quando suona la campanella, alle 7.55, entro in classe, chiudo la porta, saluto le ragazze e i ragazzi, e cominciamo la lezione.
Ecco, in quel momento, magico, incredibile momento, avverto, sento, da sempre, qualcosa di speciale: un’empatia fortissima, una grande intesa, una forte sintesi emotiva tra me e loro.
L’adrenalina è a cento, i neuroni si scaldano, l’intelligenza emotiva trova una sintesi salutare con la cultura, le figure retoriche diventano poesia, la filosofia si fa canto sapienziale, il fermento del desiderio diventa calore umano in progressione, le anime libere si connettono l’una all’altra, le analisi psicoanalitiche del pedagogismo clinico si dipanano in una pasta morbida e fragrante che assapora arte e biologia e letteratura allo stesso modo che alle Coe da piccolo assaporavo il pane appena cotto a legna…
Persino il quadrato costruito sull’ipotenusa si mette a ballare con la tangente e si compie il divino miracolo della creazione di nuove vite, di nuovi mondi, di nuove intese…
Quando penso che affido il mio sapere, il mio cuore, le mie sintesi alle mani, alle menti e ai cuori di quelle giovani esistenze perché trepidi le possano a loro volta consegnare alle generazioni che verranno dopo di loro, mi capita, anche, di commuovermi.
Succede, mi dicono, soprattutto da vecchi.
Ecco cos’è la scuola: è quella scintilla di provvida e salutare umanità, di avvertirsi proprietario di una fuoriserie che consegni alle mani di bambini inesperti della guida.
E avverti l’entusiasmo della voce che scalda il cuore e illumina la mente, è la mano forte del cavaliere antico che sa trovare il bandolo di ogni matassa e trasformare il brutto anatroccolo nel bellissimo cigno…
A parlare di queste cose, mi incontrerò con i professori Mario Baldasso del liceo Dal Piaz di Feltre e Donato Deserti del Verdi di Valdobbiadene, a Segusino, il prossimo 20 aprile.
L’incontro sarà trasmesso, naturalmente in streaming (che non ho mai capito cosa voglia dire, ma mi dicono che funziona!) da ValdoTV361.
Condurrà Alessia Dall’Ò.

________________
foto1, la locandina del dibattito a Segusino; l’iniziativa è di Carlo Stramare
foto2, Pietro, 14 anni, prossimo agli Esami di terza media, è l’unico che osa avvicinarsi a Natalina, l’asina che raglia felice vicino al Cavanis di Possagno: un tempo questo buono e intelligente animale era preso a simbolo dello studente ignorante. Oggi no: gli asini non sono più considerati ignoranti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...