Rovigo, Palazzo Roncale: due mummie e 500 reperti archeologici dell’Antico Egitto

Rovigo – Palazzo Roncale: EGITTO RITROVATO (14 aprile – 1 luglio 2018). Giuseppe Valsé Pantellini nel 1878 donò all’Accademia dei Concordi due mummie e oltre 500 reperti egizi. Restauro delle mummie in mostra. Scoperti altri resti.

E’ stata aperta la teca di legno e cristallo contenente le due mummie egizie, una di donna (Meryt) e una di bambino (Baby), custodite da 140 anni presso l’Accademia dei Concordi. La donna fu sbendata forse per cercare amuleti; il neonato, avvolto dalle bende, è meglio conservato. La delicata operazione di estrazione è stata condotta da Paola Zanovello dell’Università di Padova e da Emanuele Ciampini di Ca’ Foscari. E già le prime scoperte: nel sottofondo della cassa sono state rinvenute altre teste e parti anatomiche mummificate e un corredo tessile di epoca faraonica, di cui si ignorava l’esistenza, non essendo stato stilato un inventario. L’ultima scoperta nel pomeriggio del 13 aprile: forse monili, forse un documento scritto dallo stesso Valsé, ma per noi il segreto rimane ancora. Dal 14 aprile le mummie sono esposte al pubblico, assieme ai pezzi migliori, un quinto della collezione di oltre 500 reperti di eccezionale valore, nel sottotetto di Palazzo Roncale. L’esame al carbonio C14 e la tac forniranno nuovi elementi scientifici e una datazione. L’operazione vede coinvolti il Museo Egizio di Torino con la restauratrice Cinzia Oliva, l’Università degli Studi di Padova con l’équipe del prof. Raffaele De Caro della facoltà di Medicina e Chirurgia, l’Università di Ca’ Foscari di Venezia, l’Ospedale civile di Rovigo. Ci saranno indagini diagnostiche anche della Polizia scientifica. Sponsor la Fondazione Cariparo.
Un accurato restauro sarà eseguito in mostra alla presenza dei visitatori da Cinzia Oliva, un’esperta del Museo egizio di Torino che ha già operato su 25 mummie e che con quelle di Rovigo toccherà quota 27. Sarà un restauro non invasivo con una delicata pulitura per mettere in sicurezza e favorire la conservazione dei due corpi, creando idonei sostegni. Cinzia Oliva è un’esile, dolce e sensibile signora, molto disponibile a raccontare con umiltà il suo lavoro scientifico ma dai tratti umani. Spiega di essere molto provata emotivamente mentre opera poiché la mummia non è un reperto archeologico qualsiasi ma il corpo di un essere umano con una storia che merita rispetto. Indossa un grembiule bianco e guanti di lattice, non porta mascherina poiché i batteri egizi ormai sono morti mentre siamo noi a portare polveri e a creare eventuali danni. Scherzando, dice che non teme neppure le leggendarie “maledizioni” delle piramidi.
Le mummie, ricche di fascino e mistero, fino al 2005 – anno del trasferimento della pinacoteca al Roverella – appagarono la curiosità e la fantasia di migliaia di ragazzi, meno attratti dalle collezioni pittoriche. Le mummie stavano in fondo al percorso museale e rappresentavano la meta. Sarà un ritorno felice per chi già le conosce e per chi le vede per la prima volta. Il presidente dell’Accademia, professor Giovanni Boniolo, auspica che la mostra torni ad essere permanente.
E’ merito di Giuseppe Valsé Pantellini se le mummie e una preziosa collezione egizia, contenuta in cinque casse, raggiunsero Rovigo. La mummia piccola era stata destinata al grande tipografo rodigino Antonio Minelli, ma fortunatamente rimase in Accademia. Diverse lettere del 1877 e 1878 documentano i rapporti intercorsi fra il Valsé e il presidente dell’Accademia Luigi Lorenzoni e l’economo Giorgio Oliva per creare un museo di oggetti egiziani antichi. Facile in quegli anni appropriarsi, con il denaro, di reperti di tanto valore. Il Valsé scrive dal Cairo il 27 giugno 1878 a Giorgio Oliva: “a mezzo della Società Rubattino ho spedito al tuo indirizzo quattro casse di antichità Egiziane giuntemi dall’alto Egitto e destinate all’Accademia della mia città natia. Queste partiranno da Alessandria venerdì prossimo dirette per Livorno. Nella grande cassa troverai una piccola mummietta ancora avvolta nella sua tela. Questa la farai pervenire al cav. Antonio Minelli”.
Di Giuseppe Valsé, non ricordato da vie o lapidi a Rovigo, ci rimangono tre ritratti: quello con il Valsé seduto, ora in mostra, è dono all’Accademia da parte della nobildonna Ines Giovanelli Avezzù; il secondo, con il Valsé in un ovale, è di collezione privata; il terzo, l’unico firmato e datato “Riccardo Cessi 1876”, è pure di collezione privata. Si ignora il committente dei tre dipinti: potrebbe essere lo stesso Valsé oppure la sorella Carolina o membro delle famiglie Rosa e Avezzù imparentate con il Valsé. Il pittore è Riccardo Cessi (1840 – 1913), noto come ritrattista, ma c’è memoria di una copia eseguita dal notaio Pietro Avezzù che si dilettava di pittura.
Il Valsè non fu l’unico rodigino a portare l’Egitto in Veneto. Ben più famoso di lui, Giovanni Miani, nato a Rovigo nel 1810 e morto in Africa nello Zaire nel 1872, lasciò a Venezia ricche collezioni etnografiche, ora al museo di Storia naturale al Fondaco dei Turchi. L’Accademia custodisce in una cassetta quelle che si ritengono le sue ceneri. Miani era nato illegittimo, aveva avuto una storia triste fino a quattordici anni, poi era stato ospite con la madre del nobile Alvise Bragadin a Venezia, aveva imparato a suonare il violino e a comporre musica, aveva viaggiato e sognava di scrivere una storia della musica e di scoprire le sorgenti del Nilo. Due figure indubbiamente diverse: artista e amante dell’avventura Miani; imprenditore Valsé. Anche famiglie ebraiche di Rovigo ebbero rapporti con l’Egitto: i Fua provenivano da quella regione e gli Usigli vi si trasferirono.
Giuseppe Valsé nacque a Rovigo il 21 agosto 1826 nella Strada bassa delle Fornaci (ora parte finale di via Sichirollo da vicolo Principe di Napoli), in una famiglia di pistrinai ovvero mugnai e fornai di origine francese. Il nonno Vincenzo era giunto al seguito delle truppe napoleoniche. Nell’atto di nascita compare come Giuseppe Girolamo Vaccher, figlio di Antonio, fu Vincenzo, e di Teresa Cuchetto, battezzato il 22 in duomo. Nei primi anni dell’800 i figli di Vincenzo sono registrati Vassé e Vassé sono ancora nel 1836. Una storia, legata a errori di registrazioni civili e parrocchiali, vede il cognome Vaccher, probabilmente Vacher (vaccaro), storpiato più volte, per interferenza linguistica dovuta alla pronunzia di parola francese. E infine la fissazione in Valsé e la scelta di Giuseppe di aggiungere a Valsé il cognome Pantellini di un amico scomparso, divenuta ufficiale nel 1882.
Nel 1839 muore la madre e il padre iscrive Giuseppe al liceo del Seminario, dove consegue ottimi risultati. Nel 1848 Giuseppe partecipa alle lotte risorgimentali. Alcuni autori ritengono che Giuseppe lasci Rovigo per evitare la persecuzione austriaca ma non c’è traccia di domanda o di invito all’espatrio. Nel 1851 la famiglia Valsé è registrata in Contrada Finanza (ora via Cavour) nella casa adiacente all’attuale Gran Guardia di proprietà dei fratelli De Mori: il padre pistrinaio, Giuseppe oste e la seconda moglie del padre, Teresa Modenese, ostessa. Ritengo che l’emigrazione di Giuseppe Valsé sia dovuta alla morte del padre, avvenuta nel 1858, e al desiderio di fare fortuna altrove, dato che Rovigo gli aveva offerto solo il mestiere di oste assieme alla seconda moglie del padre. Il Valsé non venne mai depennato dai registri civili di anagrafe di Rovigo; non si scrisse mai che era emigrato e neppure che il governo austriaco lo avesse invitato a lasciare la città per ragioni politiche. Solamente nel 1882, proprio quando sta per tornare in Italia, si scrive “ora residente in Cairo d’Egitto”.
Si trasferisce prima a Genova, poi in Svizzera e infine in Egitto. Da cameriere divenne imprenditore, gestì e in seguito acquistò al Cairo e ad Alessandria due alberghi di lusso con giardini e ruscelli illuminati a gas, secondo lo stile dei parchi parigini. La sua fama era tale da essere incaricato dal viceré d’Egitto della gestione dell’inaugurazione del canale di Suez, il 17 novembre 1869, provvedendo all’alloggio e al vitto di migliaia d’invitati.
Al Cairo si unisce con la milanese Giuseppina Viglini e avrà tre figli: Italo nel 1876, Teresa a Milano nel 1878 e Giuseppina a Fiesole nel 1885. Si sposa a Milano nel 1881. Ritorna in patria nel 1882, sia per motivi di salute sia per aver perduto sotto i bombardamenti inglesi l’albergo di Alessandria. Muore a Fiesole il 27 ottobre 1890. Lascia 700 lire alla città di Rovigo, divise fra patronato maschile, patronato femminile, veterani guerre 1848-49, orfanelli, orfanelle e poveri del Duomo e di San Francesco. I parenti di Rovigo raccontano di avere ricevuto gioielli dal loro antenato e una pronipote indossa un paio di orecchini il giorno dell’inaugurazione. La nipote, suor Carolina Rosa, testimoniò che lo zio si era arricchito con il suo lavoro, con prudenza e onestà. Al Cairo le suore francescane lo consideravano un loro benefattore. (Graziella Andreotti riproduzione riservata).

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