Tre falsi miti dell’export italiano: uno studio di ricercatori dell’Università di Padova

I luoghi comuni, si sa, sono duri a morire. Anche in economia e soprattutto quando si parla di aziende italiane all’estero. Uno su tutti: l’internazionalizzazione riguarda solo le imprese manifatturiere o legate al made in Italy. Così come la burocrazia (e la corruzione) siano un problema sentito anche in altri paesi e non solo in Italia. O ancora che le aziende italiane non innovano: semmai quelle che hanno puntato sulle nuove tecnologie sono quelle che hanno più possibilità di conquistare i mercati esteri.
Lo rivela una indagine commissionata dalla banca Hsbc e realizzata dai ricercatori dell’Università di Padova, i quali hanno intervistato oltre 800 aziende italiane di medie e grandi dimensioni. Ne emerge un quadro in cui sono stati individuati alcuni “luoghi comuni” sulle aziende italiane e il loro rapporto con l’internazionalizzazione. Nonché una realtà in cui, in alcuni casi, è vero proprio il contrario di quello che si è creduto e sostenuto a lungo.

Si esporta solo con il made in Italy. Solo un terzo delle aziende che esporta usa il marchio made in Italy per conquistare i mercati stranieri. Lo fanno, ovviamente le imprese del settore tessile e della moda (80% dei casi) e alimentare (59%). Ma anche chi non lo usa, riconosce che è un valore di per sé (90% degli intervistati).

Esportare aumenta produttività e risultati. La ricerca mostra come “non sussiste alcuna relazione tra redditività e produttività da un lato, e apertura verso l’internazionalizzazione dall’altro. Il livello più alto di produttività e redditività è infatti registrato sia tra le aziende che esportano oltre il 75% del proprio fatturato, sia tra i player nazionali, a dimostrazione che la redditività e la produttività non appartengono solo ai forti esportatori”. Semmai, le aziende che decidono di diventare esportatrici “tendono a essere quelle che hanno già un elevato livello di produttività. Ciò consente loro di assorbire i costi non recuperabili legati alla loro internazionalizzazione”.

Burocrazia, fisco e corruzione. Sono un male solo italiano? Pare proprio di no. Per il 61% delle aziende intervistate la burocrazia è un problema anche all’estero. Mentre per un 47% la difficoltà maggiore sta nel reperire personale adeguato. E anche con la corruzione sono stati segnalati problemi da una azienda su cinque. Ma questo, con tutta probabilità, dipende da dove si opera.

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