Dopo 73 anni chiede perdono per il padre partigiano che uccise un seminarista 14enne

Chiede perdono per suo padre, partigiano che uccise un seminarista quattordicenne. Un gesto di riconciliazione che arriva a più di settant’anni di distanza da quegli anni di violenze. Anni in cui migliaia di italiani combatterono e vennero uccisi dai nazifascisti, ma in cui furono anche alcuni religiosi a subire soprusi e vendette.  Alla messa per il 73° anniversario del martirio del seminarista ucciso nel ’45, le parole “Buonasera, sono la figlia di Giuseppe Corghi, mi chiamo Meris Corghi“. Il suo cognome l’ha ripetuto più volte, perchè lei – ha detto – è solo una figlia. Meris è la figlia di un padre che la faceva ruotare sulle punte, da piccola, “come una ballerina”, ha ricordato dall’altare della Pieve di San Valentino di Castellarano. Lei non era nata, il 13 aprile 1945, quando il partigiano Giuseppe Corghi, assieme al compagno Delciso Rioli, sequestrò, torturò e uccise, in un bosco in zona Palagano, nel modenese, il 14enne seminarista reggiano Rolando Rivi, ritenuto spia dei fasciti. Non c’era, ma da quando c’è stata l’assassinio di Rolando l’ha segnata forse al pari dei parenti del 14enne, portandola sino a qui. E’ stato il giorno della messa per il 73esimo anniversario del martirio del beato; è stato il giorno però, soprattutto, della riconciliazione tra due famiglie. “Chiedo perdono non per mio padre ma per l’odio, per la guerra – ha detto Meris – Facciamo oggi un gesto per la pace. Una stretta di mano può essere carica di amore”. E oltre 70 anni diventano un attimo, l’attimo dell’abbraccio tra tre donne: Meris, Rosanna sorella di Rolando, e Maria, la cognata del beato.
“Il Signore ha saputo farsi spazio nei cuori delle persone e arrivare a questo miracolo – le parole del vescovo di Reggio Massimo Camisasca, che ha celebrato la messa e ha ricordato gli undici preti della diocesi reggiana uccisi fra il ’44 e il ’46 – Possa questo luogo, che da oggi porterà ufficialmente il nome del Beato Rolando Rivi, essere occasione di miracoli sempre più grandi”, ha detto, intitolando la pieve al seminarista.

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