Venezia, Ca’ Sagredo Hotel: l’opera “Support” di Lorenzo Quinn sarà rimossa entro il 7 maggio

Le due gigantesche mani bianche di bambino che sbucano dall’acqua e nell’intento di sorreggere l’antico palazzo, ora hotel, a due passi dalla Ca’ D’Oro, le ha installate l’artista Lorenzo Quinn, figlio di Anthony, con madre e moglie veneziane. che annuncia in una specie di conferenza stampa un po’ improvvisata sulla terrazza di Ca’ Sagredo Hotel che l’opera, intitolata “Support”, sarà smontata e rimossa entro il 7 maggio.
Dopo una proroga concessa dal Comune, è arrivata la scadenza. Va rimossa.
Tra una settimana, nel giorno del suo compleanno, la sua esibizione finirà. “Le mani, pensate per riaccendere la fiamma sul pericolo dei cambiamenti climatici, uscire dall’acqua lungo quel canale dove papà aveva pensato di comprare casa. Le norme sui monumenti e opere d’arte in siti pubblici a Venezia non lo prevedono, come era già successo qualche anno fa per il bambino con la rana in Punta della Dogana”.
A Venezia non si può, altrimenti saremmo invasi di tante opere che contrasterebbero con il barocco veneziano. A meno che non siano dei monumenti come quello dedicato alla partigiana di Carlo Scarpa. “Certo mi viene un po’ di tristezza”, afferma l’artista che si protegge dal Sole con un cappello di paglia colorato, ma c’è la convinzione che “il messaggio è stato capito e divulgato”. Anzi, al continuo appello sui pericoli di un clima che potrebbe far alzare il livello delle acque al punto di sommergere vaste aree del pianeta, non ultima Venezia, tanti hanno colto nell’opera altri spunti che portano sempre al destino di una città nel contempo “fragile”, tanto ad aver bisogno di un aiuto di bimbo per restare in piedi, e “forte”, nel cercare la strada per guardare alla propria salvezza.
“Venezia – rimarca Lorenzo Quinn – è una città fragile ed è giusto proteggerla. Queste mani sono qui per questo”. Non nasconde la questione “turismo di massa”, in giorni in cui si fa i conti con l’installazione di varchi a Piazzale Roma e Lista di Spagna pronti a chiudersi per evitare intasamenti e deviare il traffico pedonale, dice di non essere un politico, che certo é “una situazione difficile da gestire”, ma si dice convinto che gran parte delle persone che arrivano nella città lagunare sanno rispettarla, “la vedono e la vivono come un’opera d’arte viva”.
Ma dove finirà l’opera, a cui il figlio ha fatto da modello? Alcuni critici e docenti nel mondo – ricorda assieme alla direttrice dell’Hotel, Lorenza Lain – hanno chiesto di inserire l’installazione in libri di storia dell’arte, alcuni musei o istituzioni sarebbero pronti a darle una nuova casa, c’è l’interesse del “sistema dell’arte” che muove milioni di euro e dollari. A quest’ultimo, Quinn sottolinea di non guardare, di aver già detto no: “è un opera pubblica nata per il pubblico”.
“Il nostro desiderio – annuncia, anche a nome di tutti gli attori del progetto – sarebbe quello di poter regalare l’opera alla città di Venezia, ma non perché finisca in un magazzino”.
Ci sarebbero contatti in corso, c’è la speranza d dare una sede permanente, mentre un’altra opera di dieci metri sarà installata a Forte Marghera, in terraferma, in accordo con il Comune.
E per la prossima Biennale d’Arte? Quinn non si sbilancia ma sicuramente ci sta lavorando.

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