“Caso” Regeni? Non mi piace. Preferisco “tragedia di Giulio”, “storia di Giulio”

Alla signora Paola Regeni il termine “Caso Regeni” non piace. Preferisce “tragedia di Giulio”, “storia di Giulio”. Dal suo punto di vista è comprensibile perchè sarebbe riduttivo e forse dispregiativo. Purtroppo se il termine è visto sotto l’occhio del diritto internazionale, quello che lei vorrebbe che fosse rispettato, è un “caso giuridico” (dall’inglese “case law“), un dossier che va studiato e sviscerato attraverso codici diplomatici (diritto internazionale codificato e consuetudinario, non è cronaca politica). Se poi attraverso questa tragedia umana si volesse allargare ad una mappa “geopolitica”, come sostenuto all’incontro pubblico del Salone Internazionale del Libro di Torino (vedi video), e come ci sembra fin dall’inizio sia stata la direzione presa da Amnesty International, l’analisi supera ogni limite.
Cavalcare il dramma (come hanno fanno Grasso, Boldrini, e altri) in segno di protesta con lo scopo che si vuole una verità tangibile, al giorno d’oggi significa disarmare chi detiene il potere. Vediamo poi che i due parlamentari citati hanno costituito un proprio partito e rotto il vaso di argilla ch’era il Pd (L’Ulivo). Avevano altre armi, oltre a tenere il lumicino in mano, ma non le hanno usate perchè sono stati degli opportunisti.
Perchè avrebbero dovuto interessarsi di più gli intellettuali e accademici italiani per una giusta causa di suo figlio?
Giulio era ormai fuori dall’Italia. La sua posizione fu strumentalizzata come per molte decine di ricercatori stranieri che decidono di uscire dai propri paesi per “farsi una carriera”. Se in quel paese spariscono 3 o 4 persone al giorno come si può affermare “aver fiducia nelle istituzioni”?
Ci prendono in giro.
Non è il primo e non sarà l’ultimo che perisce in quel modo. Al di là della vergognosa politica governativa (diplomatica) romana che si è fatta scudo di un Gentiloni e di un Alfano mediocri, non abbiamo una reale protezione diplomatica italiana quando siamo all’estero. Avete frequentato le ambasciate italiane e i consolati? I corridoi della Farnesina? “Per sette anni ho fatto ricerche e studi sull’uso pacifico e militare dell’energia atomica nell’ambito di un dottorato universitario di alti studi (“libertà di ricerca”). Dovevo arrangiarmi, anzi camminavo su un terreno minato con il metaldetector sempre acceso”, ci confida uno scrittore che ha radicalmente cambiato argomento d’indagine, dopo il traguardo accademico. Basta!
Alcune verità su Giulio si conoscono (sono certe), altre un po’ meno. Il paese dei faraoni è una dittatura (da sempre) dove è abbastanza facile supporre che i soldi possano servire per raggiungere scopi illegali per la miseria. Ieri si era coalizzato con altri per distruggere Israele…non si capisce quali siano i suoi rapporti con gli americani, i russi, i francesi, gli odiatissimi inglesi. E non potremo mai sapere come funzionano certi apparati di intelligence che sono come quelli americani affidati a “società privare di servizi”.
Di che cosa stiamo parlando?
Non spingerei mio figlio a rischiare la sua vita in un paese del genere. Mi dispiace e mi duole al cuore la vostra ingenuità che si trasforma oggi in un movimento trasversale di lotta “per la verità e la giustizia” dei diritti umani. Fare il giornalista investigativo potrebbe costare caro anche nel nostro piccolo. Non abbiamo protezioni e non ci sentiamo eroi quando teniamo famiglia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...