Cannes 2018: il nuovo film di Lars Von Trier, The House that Jack Built. Scandaloso e provocatorio

Al 71.Festival del Cinema di Cannes “The House That Jack Built” di Lars Von Trier ha segnato un punto a suo favore per notorietà. Il regista Lars Von Trier ha però dichiarato che (Le Figaro): “Je n’ai jamais tué personne, mais si je devais, ce serait un journaliste (Non ho mai ucciso nessuno, ma se l’avessi fatto, sarebbe stato un giornalista)”.
Il film, presentato Fuori Concorso, ha sollevato un vespaio di critiche sia da parte della stampa che dal pubblico.
Con l’avvertenza scritta sul biglietto “alcune immagini possono urtare la sensibilità dello spettatore”, la visione di “The House That Jack Built” ha segnato un lento e costante abbandono della sala. Circa un anno di lavorazione passando dalla Svezia alla Danimarca, e con un lento e dettagliato lavoro riguardante gli effetti speciali che servivano al regista per paragonare l’omicidio a un’opera d’arte e di architettura.“The House That Jack Built” porta lo spettatore negli Stati Uniti del 1970. Jack è un ingegnere psicopatico con tendenze ossessivo-compulsive e dopo aver ammazzato una donna che gli aveva chiesto soccorso per strada, si convince di dover continuare ad uccidere per raggiungere la perfezione. Ogni suo omicidio deve essere un’opera d’arte: sempre più complessa e ingegnosa. Inizia così una partita a scacchi contro la polizia, lunga dodici anni, condotta dal più astuto e spietato omicida seriale.
Lars Von Trier, regista controverso e complice del male, dopo i due capitoli hot su “Nymphomaniac” torna a Cannes con una carica pazzesca e questa volta horror. Il regista era stato bandito dal festival nel 2011 dopo alcune dichiarazioni filonaziste manifestate durante l’imbarazzante conferenza stampa per “Melancholia”.
Lars Von Trier, dicono i critici, non ha il senso del limite. Questo senso dell’orrore, del quasi macabro, che ha sconvolto molti spettatori di “The House That Jack Built” riguarderebbe bambini morti e seni femminili mozzati. Scene crude, bruttissime, spietate, per l’appunto oltre ogni limite, ma che al tempo stesso non lasciano perplessi se si pensa al suo “creatore”.
Distruggere e umiliare sono i punti principali di questo movie e lo sanno bene i suoi personaggi interpretati da Matt Dillon e Uma Thurman.
“The House That Jack Built” è una intensa seduta psicoanalitica, di certo non semplice da digerire, se non dallo stesso regista, uomo dalle vedute al quanto estreme e che pone un interrogativo abbastanza particolare: gli omicidi, quelli brutti ed efferati si possono considerare delle forme d’arte?
La parola arte nel suo concetto pieno che sta per ingegnosità, originalità…ma non bellezza perchè è distruzione, per quanto il regista ci voglia far credere che anche l’assassino nella sua paranoica ossessione debba pur architettare la distruzione di un individuo, godendone il risultato.
“The House That Jack Built” propone richiami continui alla misoginia e al nazismo. La musica e le parole sono di “Fame” di David Bowie. Il film sarà distribuito in Italia da Videa, si legge nella cartella stampa.

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