Se a un tricolore si fa la festa

Adesso vi racconto cosa m’è successo qualche gionro fa, ma prima mi dovete promettere che non divulgate la notizia a giornalisti, blogger e compagnia cantante.
Perché è una cosa che si può raccontare solo agli amici-amici, di quelli che ci tengono alla Bandiera, al Tricolore intendo, il più nobile simbolo della nostra Patria…
Lo scorso primo giugno, mi dicono, la nazionale italiana di Calcio ha perso (1-3) un’amichevole con la Francia.
Intuisco che qualche sfegatato tifoso della nuova era Mancini sia rimasto deluso del risultato e che, alla fine della partita, anziché lanciarsi in caroselli vocianti per le vie del paesello se la sia presa con la bandiera che aveva con sé, ci abbia scritto con un pennarello qualche parolaccia irriferibile (perché solo quelle i cretini conoscono) e io l’abbia trovata sulla mia strada…
C’è che quando io l’ho trovata, questa benedetta bandiera (la stessa che sventolava De Osti Antonio prima di morire per la patria sul Monte Sorio, nel 1848; la stessa che mio prozio Giobatta ha portato con sè dalla Tripolitania, nel 1912; la stessa che aveva baciato Gildo Metti a Pederobba prima di essere appeso al palo della luce, durante il Rastrellamento del Grappa, nel settembre 1944….), tornavo dallo spettacolo al Duse di Asolo, in cui i ragazzi della scuola hanno eseguito in coro l’inno d’Italia e la Bandiera dei Tre Colori, come degna cornice alla consegna della Costituzione ai neo diciottenni…
Era per di più la vigilia della festa della Repubblica, la festa della Patria, della Bandiera, la stessa che è scesa dal cielo di Roma, davanti al Capo dello Stato, nella parata dei Fori imperiali….
… Non ce l’ho fatta a lasciarla lì, per terra: prima di portarla ai Carabinieri, l’ho voluta tenere per qualche minuto con me, non mi sono vergognato a stringerla, a sentirmela mia… perché, credo, che in questa bislacca società italiana, abbiamo smarrito il senso di quasi tutto… Per questo non possiamo permetterci di perdere anche il senso del tricolore, quello per il quale hanno versato in molti il loro sangue, quello che ha dato il senso alle nostre coscienze politiche, che ha unito l’Italia più di mille battaglie, che ha dato fiducia in mille momenti di lacerato tessuto nazionale (penso alle bandiere nell’assassinio di Moro, alle bandiere della nostra protezione civile tra i terremotati del Friuli, penso alle bandiere dei nostri eroi di Nassiriya…)…
Adesso che ve l’ho raccontato, per favore, tenetevelo per voi, ché poi fanno spesso rumore per nulla queste giulive cretinate…
E’ meglio che faccia rumore una bandiera sventolata in ricordo dei Caduti di tutte le nazioni che vennero coinvolte cento anni fa nella Grande Guerra, sulle balze di questo straordinario massiccio del Grappa che abbraccia questa mia bellissima terra tra la Piava e la Brenta…

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nella foto 2, il paracadutista Giuseppe Tresoldi che ha portato 400 metri di bandiera dal cielo a via dei Fori Imperiali, davanti al Capo dello Stato, lo scorso 2 giugno 2018

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