Malo: Giobatta Meneguzzo festeggia il suo novantesimo al Museo Casabianca

(di Marica Rossi)
Il Personaggio. La Collezione. Il Museo. Il trinomio attiene a quel benemerito dell’arte ch’è Giobatta Meneguzzo. Un vicentino di valore che nonostante il successo e i novant’anni festeggiati questo maggio da mezzo mondo, neanche adesso si sente arrivato. Lo incontriamo al Museo Casabianca a Malo, sua creatura da quarant’anni. E sostiamo in un angolo del vecchio cortile accanto a quel fico selvatico emblema del Casabianca che alla nascita del Museo era piccolissimo e che poi è cresciuto a dismisura come la raccolta di grafica contemporanea rimasta unica in Italia.
“Quando sono arrivato” precisa Giobatta “l’ho visto così striminzito e privo di terra intorno da dubitare della sua sopravvivenza. Quindi non solo l’ho tagliato subito ma ho continuato a farlo. Però ricresceva sempre. E l’ha vinta lui, forse per l’umido che proviene dal tombino vicino. Pervicace sempre malgrado il trascorrere delle stagioni!”

‘Una straordinaria vitalità come la sua!’
“Eh..! Quando son qui o a casa, non pesano gli acciacchi. Ma fuori, come stamane a Valdagno…!”
‘Che c’era a Valdagno?’
“Un convegno promosso da – I Musei Altovicentino – per la Giornata Internazionale dedicata da ICOM alle realtà museali iperconnesse. Ero relatore sul tema- Veicolare l’arte: un nuovo paesaggio che si costruisce con la Pedemontana”

Interessante!’
“Coincide col mio progetto di quest’anno per i 40 anni del Casabianca -Veicolare l’arte-. Ma lo  estenderei all’intera rete del territorio al fine di legare le figure dei musei della nostra terra ad una identità locale reattiva alle novità, fornendo strumenti per fare della cultura del luogo qualcosa di estremamente facile da reperire e fruire.”

Auspicabile specie per le giovani generazioni!’
“L’idea è nata parallelamente alla costruzione della nuova Pedemontana Veneta. Mediante lei si darebbe a questa strada la possibilità di segnalare ai viaggiatori i luoghi culturalmente rilevanti del percorso. Lo si farebbe pure grazie alle attuali tecnologie come navigatori satellitari o applicazioni ad hoc per smartphone, creando una guida puntuale che possa far trasparire anche nel buio del tunnel la cultura e la bellezza dei posti attraversati in quel momento.”

‘Per indurre a quel -senso dei luoghi- come scrisse Luigi Meneghello la cui presenza qui è tangibile!
Ma venendo alla sua vocazione di tesaurizzatore: collezionisti si nasce o si diventa?
“Non servono doti particolari, ma passione e dedizione sì. E una consapevolezza che si acquisisce col tempo, lo studio, l’osservazione”.

E lei che tipo di collezionista è stato?”
“Insaziabile. Volevo capire tutto della personalità degli artisti specie delle Nuove Avanguardie”

Nel 2000 ha dichiarato che non avrebbe più collezionato…
“Ha coinciso con la necessità di archiviare e quindi dare un senso a quanto raccolto. Cosa che mi costringe anche ora a far un po’l’eremita”

Qual è il patrimonio del museo?
“3mila opere 1200 delle quali 1200 esposte al pubblico. Non  solo grafica, ma manifesti, libri d’arte, riviste, sculture, rassegne stampa..Parlando cogli artisti, quelli dell’Arte Pop, Arte Povera, Lan Art, Fluxus, Poesia Visiva, Informale, Concettuale, Transavanguardia, Nouveau Realisme, Body Art, scopro spesso di avere più di quanto materiale abbiano loro stessi conservato”.

Che cosa rappresenta per lei oggi il Museo?
“La santificazione”
Ironico ma legatissimo al segno del suo operato anche come tecnico comunale la cui carriera di geometra iniziò giusto settant’anni fa, è però preoccupato per il futuro del Museo. “Finché vivo io e Morandi, che ha dato in concessione questa sede museale di tre piani dove ho predisposto per l’occasione un nuovo allestimento a partire dalle vetrine dell’androne, tutto va bene. Sto lavorando per il -dopo me- secondo la massima da me adottata di Ravasi: -C’è un tempo per prendere e uno per lasciare-. Non nel senso di abbandonare la vita di quaggiù, ma di pensare all’eredità spirituale per le nuove generazioni.”
Ammirati da tanta bravura e abnegazione ci ripromettiamo un ulteriore incontro con questo valoroso cultore dell’arte contemporanea nato a Priabona da famiglia numerosa e ricca dei valori di quella civiltà contadina mai disgiunti dal suo limpidissimo culto per l’arte. Anche per questo il suo Casabianca è stato inserito dal critico Vincenzo Trione nel catalogo dei -Micro-Musei italiani della rete virtuosa di un’altra Italia!-. Ora ce ne usciamo con il suo regalo-simbolo donato a ciascuno degli intervenuti al suo compleanno. Neanche farlo apposta, in omaggio afferente l’immagine grafica della pianta simbolo di cui sopra s’è detto e che si titola :”La pianta che cresce con me”.  Un piccolo oggetto d’arte in aggiunta ai 700 “Segni cortesi” dei molti artisti qui transitati!

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