Migranti reali e migranti fittizi. Il calcolo dei politici non torna

Matteo Salvini: “Quella dei 170 mila presunti profughi che in questo momento stanno guardando la televisione in albergo pagati dagli italiani è una pacchia che non ci possiamo più permettere”

Migranti in albergo. 
Partiamo dal numero che dà Salvini: 170 mila. Si tratta in effetti del totale dei migranti presenti nel sistema di accoglienza in Italia. Al 3 aprile 2018, infatti, erano 173.604, di cui 138.503 in strutture temporanee, 8.990 nei centri prima accoglienza, 25.657 nello Sprar e 453 negli hotspot.
Per capire meglio la suddivisione, riassumiamo in breve la procedura a cui va incontro chi arriva in Italia come migrante. Per prima cosa riceve assistenza nelle aree hotspot. Al termine delle procedure di prima assistenza, screening sanitario e identificazione, il migrante può fare richiesta di asilo. Qui avviene la prima divisione: chi non ha presentato domanda viene trasferito nei centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), mentre i richiedenti asilo vengono mandati nei centri di prima accoglienza oppure in strutture temporanee. In periodi di forte pressione migratoria, finiscono nelle strutture temporanee anche i migranti appena arrivati.
Questo è il primo livello di accoglienza. Il secondo livello è invece costituito dallo Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che ospita i richiedenti e coloro che si sono già visti riconoscere la domanda ma che non dispongono di mezzi economici sufficienti (questi ultimi per sei mesi, rinnovabili in casi eccezionali).
Gli hotel di cui parla Salvini rientrano di norma nelle “strutture temporanee”, ma i 138 mila accolti in quelle circostanze non sono tutti in albergo. Le strutture infatti sono anche locali di cooperative e associazioni.
Manteniamo davvero 170 mila presunti profughi in hotel, come dice Salvini?
Migranti in un centro di detenzione libico
La Caritas accoglie ad esempio intorno ai 25 mila migranti; l’Arci dichiara di accoglierne circa 7 mila; Confcooperative ci ha riferito che un 30% scarso del totale dei migranti accolti viene preso in carico dalle cooperative (ma è possibile che alcune cooperative si appoggino ad alberghi, oltre che ad appartamenti e centri di accoglienza: Confcooperative non ha tuttavia numeri in proposito).
E a queste realtà se ne affiancano molte altre, più piccole, di cui manca un censimento completo. In breve, non è possibile sapere con certezza quante persone si trovino in strutture alberghiere e non in appartamenti, locali delle parrocchie, abitazioni di altro tipo.
Profughi finti, profughi presunti, profughi reali. Al di là del numero – come abbiamo visto si tratta di una percentuale, di cui non è chiara la consistenza, di 138.503 –, i migranti che stanno in albergo a cui fa riferimento il ministro dell’Interno non sono di certo solo “presunti profughi”. Non ci sono dati precisi e aggiornati del Viminale che suddividano i migranti accolti tra chi ha già ottenuto l’asilo, chi è in attesa di risposta alla sua domanda di protezione internazionale e chi invece è destinato all’espulsione. Ma si possono comunque fare una serie di considerazioni. Sappiamo, ad esempio, che tra i 170 mila migranti accolti – in particolare nello Sprar – ci sono anche persone a cui la protezione internazionale è stata già concessa, ma non hanno mezzi economici sufficienti per sostentarsi da soli e dunque restano nelle strutture di accoglienza. Questi, nel 2016, erano la metà abbondante del totale dei migranti presenti nello Sprar. Se la percentuale fosse la stessa nel 2017, si tratterebbe di circa 13 mila persone.
Non sappiamo invece quanti, sono i migranti aventi diritto alla protezione internazionale presenti nelle altre strutture di accoglienza al di fuori dello Sprar, ma sappiamo il totale di quanti hanno ottenuto il diritto d’asilo nel solo 2017: 36.660. Di questi, 4.808 hanno avuto lo status di rifugiato, 12.873 la protezione sussidiaria e 18.979 la protezione umanitaria. Dunque non ci sono 170 mila migranti negli alberghi, ma nemmeno 170 mila presunti profughi: decine di migliaia di richiedenti asilo hanno già visto riconosciuta loro una forma di protezione internazionale.
Chi potrebbe essere rimpatriato. Qui ci ricolleghiamo alla seconda affermazione di Salvini, sul 6% del totale che andrebbe accolto a fronte di un 94% che andrebbe rimpatriato. Secondo i dati del ministero dell’Interno – quelli pubblici arrivano fino ad aprile incluso, manca invece maggio – su 31.124 domande di asilo esaminate nei primi mesi del 2018, il 60% circa è stato respinto, mentre il 40% circa è stato accolto. Una percentuale in linea con quella di tutto il 2017. In particolare, nei primi mesi del 2018 è stato concesso lo status di rifugiato al 6-7% dei richiedenti, la protezione umanitaria al 28-30%, e la protezione sussidiaria al 3-5%. Insomma, tra chi è in attesa di risposta alla propria domanda d’asilo, possiamo prevedere che il 40% circa avrà poi diritto alla protezione internazionale. Salvini – che parla di “40 mila” domande esaminate, avendo forse visionato anche i numeri di maggio – concentrandosi solo sui rifugiati induce a pensare che il 94% dei richiedenti asilo debba essere rimpatriato. Molti di essi, in realtà, hanno un diritto riconosciuto dalla legge di rimanere in Italia.

Conclusione. Quella di 170 mila “presunti profughi che guardano la TV in albergo” contiene due principali informazioni non corrette. Quella cifra è in effetti il totale dei migranti presenti nel sistema di accoglienza in Italia, ma non abbiamo numeri precisi sulla percentuale di chi è ospitato in alberghi. Si tratta di una quota dei migranti presenti in strutture temporanee, che a sua volta è la quota principale del totale degli accolti. In secondo luogo, non si tratta poi solo di “presunti profughi”, ma anche di persone a cui è già stato riconosciuto il diritto d’asilo o persone in attesa della decisione delle autorità italiane. Per queste seconde, il tasso di accoglimento della domanda è del 40%.
Salvini, facendo riferimento solo ai “rifugiati” che pesano per il 6% del totale, induce a credere che il 94% dei richiedenti asilo vada rimandato in patria. Ma lo status di rifugiato è solo una delle possibilità – quella più duratura nel tempo – che lo Stato italiano ha per concedere la protezione internazionale ai migranti.

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