Castelfranco Veneto: Il museo del Duomo, un buco da due milioni sprecati

Dieci anni fa la sindaca Maria Gomierato tagliava il nastro per il cantiere poco vicino al Duomo dove sarebbe sorto il Museo intitolato a Pio X, in precedenza sala parrocchiale, com’era d’abitudine in tutti i paesi. Il costo preventivato sarebbe stato di circa sei milioni di euro per una struttura adibita a museo e ad una sala-auditorium per 400 persone. L’ingegnere del progetto fu Paolo Pellizzari, consigliere comunale, della sinistra democristiana poi avvicinatosi a FI, e noto anche come persona di fiducia del parroco mitrato mons. Lino Cusinato. La Fondazione Cassamarca, il Comune e altri soggetti si sarebbero impegnati a coprire la spesa, secondo le buone intenzioni diffuse sulla stampa dagli interessati ma senza alcuna convenzione scritta. La Fondazione Cassamarca abbastanza generosa all’epoca mise sul piatto circa due milioni di euro che servirono a pagare il progettista e ad iniziare gli scavi con le prime colate di cemento a ridosso delle mura medievali (tra l’ex asilo e la canonica). Nel 2010 la sindaca di Vivere terminò il suo secondo mandato con un buco in bilancio e le nuove elezioni riportarono la Lega Nord-Liga Veneta al comando del Municipio che decise di metterci sopra una pietra. Per anni rimase una gru della ditta Carron che indirettamente si faceva “pubblicità”. Avranno pagato la tassa? Si chiedevano ignari i soci Ascom. “Noi per le insegne dobbiamo pagare la gabella e stare attenti che non siano invasive”.
Di buchi per opere cantierizzate nel Veneto ce ne sono parecchie di: piscine e stadi, centri culturali e scheletri di capannoni, condomini interi, case familiari e il famoso buco del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia che la ditta appaltatrice (gruppo gravitante al Mose) riportò alla luce una discarica di tettoie di amianto (capannine) a pochi passi dalla spiaggia dell’Hotel Excelsior. A Castelfranco l’idea di avere un museo è sorta solo nell’ultimo ventennio quando l’opinione pubblica si accorse che il Comune non poteva fregiarsi di “Città d’arte” perchè sprovvista di museo dove collocare la preziosa collezione della sacrestia del Duomo e di paramenti sacri. Nonostante ci fossero molti lati oscuri, l’empatia della sindaca e dell’ing. Pellizzari contribuì a convincere il presidentissimo on. De Poli a sganciare i milioni. Però l’accordo era chiaro: una parte della spesa era a carico del Comune ed un’altra forse del Ministero. Dal 2008 in vicolo del Cristo ci stanno un immobile semi abbandonato (l’ex casa delle suore) ed un enorme cratere, nascosti da uno steccato lungo 130 e alto 4 metri.  Dieci anni dopo, la consigliera Azzolin, ex moglie del progettista, “raduna” la stampa e si trasforma in una paladina del recupero, anzi vuole avere risposte precise dalla “sua” maggioranza. Qualcuno vocifera argomentando che la consigliera avrebbe in mente un assessorato, altri pensano che suo marito sarebbe stato poco credibile nel progetto, altri ancora che lì sotto ci sarebbero stati sicuramente dei reperti archeologici. Il fatto sta che dieci anni dopo siamo al punto di partenza con lo spreco di due milioni di euro per un’opera inutile. Un po’ buggiardello (di parte) l’articolo che riportiamo qui di seguito di Oggi Treviso 14 maggio 2018.

Oltre 2 milioni investiti per museo del Duomo, ma cantiere fermo da anni
La consigliera Grazia Azzolin presenta interrogazione a maggioranza

Il 7 giugno del 2008 era stata posata la prima pietra dell’Opera del Duomo intitolato a San Pio X, alla presenza dell’on. Luciano Dussin e dell’allora sindaco Maria Gomierato.
“Da quel cantiere, in cui sono stati investiti oltre 2 milioni di euro – sottolinea la consigliera comunale Lega Nord Grazia Azzolin – avrebbe dovuto nascere un importante luogo d’aggregazione con un museo destinato a rendere fruibile i tesori artistici del Duomo e un auditorium ipogeo da 400 posti a ridosso del terrapieno delle mura medievali”.
Ma da ormai 7 anni, con la crisi di Cassamarca, principale finanziatrice dell’opera, il cantiere è in stato d’abbandono.
Così Azzolin, dalle fila della maggioranza, ha presentato un’interrogazione urgente alla sua Giunta, e in particolare all’assessore alla cultura Franco Pivotti. “Alla luce dell’avvio dell’iter per la candidatura di Castelfranco a capitale della cultura italiana 2022- scrive Azzolin- considerato che nella relazione condivisa dall’Amministrazione, tra gli aspetti rimessi sul tavolo c’è l’iniziativa di completamento del museo dell’Opera del Duomo e in particolare dell’auditorium, chiedo come l’Amministrazione intende portate avanti il progetto, in sinergia con la Parrocchia di San Liberale e Santa Maria Assunta, che ne è proprietaria”. L’opera era stata avviata su impulso dell’allora abate mirato del Duomo, monsignor Lino Cusinato.
“Visto il sovrautilizzo del Teatro Accademico, vista la carenza di spazi per i giovani, carenza che ha ormai un carattere d’emergenza – sottolinea Azzolin – vista l’importanza del settore musicale a Castelfranco Veneto, patria di musicisti di fama internazionale (Mario Brunello, Alberto Mesirca e il giovanissimo Giovanni Andrea Zanon), nonché sede dell’eccellente Conservatorio Steffani, ma anche vista l’appartenenza di Castelfranco all’ “Isola dei Musei” – continua la consigliera – l’Opera del Duomo è una grande opportunità per la città di Castelfranco”. Il cantiere abbandonato è inserito in un sito di pregio: “Il corner dell’Umanesimo”, nelle parole di Azzolin.
“Un luogo che comprende il Museo Casa Giorgione, il Duomo che custodisce nella cappella Costanzo la Pala di Giorgione, la cinquecentesca biblioteca, la Chiesetta del Cristo del 1200, la casa dell’Abaco e la splendida Canonica”. Il principale ostacolo per dare nuovo impulso ai lavori è la mancanza di fondi: “Ma ad oggi- precisa Azzolin- l’Amministrazione, nonostante l’Opera del Duomo sia stata inserita tra i temi da affrontare in vista della candidatura della città a Capitale della Cultura, non ha ancora interpellato la Parrocchia per avviare una progettualità condivisa, a partire dall’avvio di un iter per il reperimento dei fondi, per cui non è stato fatto negli ultimi anni alcuno sforzo. Così, il rischio è che il completamento dell’Opera del Duomo per la candidatura di Castelfranco a Capitale della Cultura si riduca ad uno spot”.

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