Il governatore Zaia si complimenta con il prof. Enrico Maria Dal Pozzolo per la conferma di un Mantegna tramite tecniche non invasive del Laniac di Verona

PRESIDENTE ZAIA: COMPLIMENTI AD ESPERTI DEL LANIAC DI VERONA CHE HANNO RESTITUITO ALL’UMANITÀ UNO DEI CAPOLAVORI DI MANTEGNA

“Da autentici detective dell’arte, gli esperti del laboratorio di analisi per l’Arte di Verona hanno saputo coniugare genio e perizia tecnica e restituire all’umanità la certezza di ammirare uno dei capolavori del Mantegna”.
Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia si complimenta così con gli esperti del Centro LANIAC di Verona, il Laboratorio di analisi non invasive su opere d’arte antica, moderna e contemporanea dell’università di Verona, diretto da Enrico Maria Dal Pozzolo, che ha consentito di attribuire con certezza ad Andrea Mantegna la “Resurrezione di Cristo”, dipinto conservato nei depositi dell’Accademia Carrara di Bergamo e considerato in precedenza una copia o un’opera di bottega del grande maestro padovano del Quattrocento.
“Il Veneto delle città d’arte – prosegue il presidente del Veneto – dei distretti culturali e dell’immenso patrimonio artistico, è fatto anche di queste eccellenze: università, centri di ricerca e grandi esperti che, spesso senza grandi clamori, operano per la conservazione, la valorizzazione, lo studio, la diagnosi e la decodifica dei grandi capolavori del passato, remoto e recente. Sono infinitamente grato al loro lavoro scientifico di grande competenza e fine perizia, e al sostegno che le università venete continuano a dare allo studio e alla ricerca in ambito artistico, perché i loro studi regalano conoscenze ed emozioni e certificano, sul piano scientifico, lo straordinario valore del nostro patrimonio culturale. Aver restituito un Mantegna al ‘suo’ Veneto, significa aver impreziosito con un altro gioiello la prestigiosa e inestimabile ‘galleria’ che tutto il mondo ci invidia”.

Il dettaglio
Grazie a un piccolo dettaglio, una croce d’oro presente nel dipinto bergamasco, in realtà relativa alla scena della Discesa al limbo, lo studioso ha ricomposto idealmente una tavola unica, nella quale il paesaggio della scena superiore coincide perfettamente con le rocce della scena inferiore. La tavola è stata pertanto assegnata alla mano del maestro, con una datazione ai primi anni novanta del Quattrocento. Valagussa ha avuto l’intuizione di mettere in dialogo la tavola, sino a oggi considerata opera di bottega, della cerchia se non addirittura una copia, con quella già nota della Discesa di Cristo al limbogià a Princeton (Usa) nella collezione di Barbara Piasecka Johnson.

La conferma dell’ipotesi
L’ipotesi di Valagussa è stata confermata delle analisi condotte da Paola Artoni, funzionaria responsabile del Centro Laniac del dipartimento Culture e civiltà dell’ateneo scaligero con la collaborazione di Miquel Herrero docente di Storia dell’arte all’Università di Lleida. Artoni ed Herrero hanno osservato il dipinto con riflettografia agli infrarossi, mentre lo studio dei pigmenti è stato condotto tramite spettrofotometria XRF e alcune significative osservazioni al microscopio. I dati raccolti hanno confermato le ipotesi di Valagussa: la croce è infatti pertinente, l’evidenza diagnostica di un disegno magistrale conferma l’autografia dell’opera e la tavolozza è perfettamente aderente a quella impiegata dal Maestro.

La collaborazione dell’ateneo scaligero rientra nell’ambito di una più ampia convenzione scientifica con l’Accademia Carrara di Bergamo, diretta da Maria Cristina Rodeschini. Sempre nel contesto della convenzione il Centro Laniac ha studiato tre dipinti di Lorenzo Lotto, ovvero il Ritratto di giovane, il Ritratto di Lucina Brembati, il Matrimonio Mistico di Santa Caterina, di interesse per le mostre lottesche curate da Dal Pozzolo, in corso al Prado di Madrid e di prossima apertura alla National Gallery di Londra. A seguire sono stati condotti studi diagnostici non invasivi dedicati alla Pala cremonese di Perugino e alla predella con il Miracolo degli impiccati di Raffaello, entrambe esposte alla mostra “Raffaello. L’eco del mito”.

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