La sorprendente vita quotidiana degli oggetti evocata da Clément Layes alla Biennale Teatro

E’ davvero sorprendente il mondo degli oggetti che anima gli spettacoli di Clément Layes, alla Biennale a partire da mercoledì 25 luglio, con Allege (Tese dei Soppalchi, ore 19.30), cui seguono nei giorni successivi Things that surround us, Title e dreamed apparatus. Classe 1978, francese ma da tempo residente a Berlino, Clément Layes si è formato nella coreografia, nel teatro, nelle arti circensi, ha praticato la giocoleria e si è laureato in filosofia. Nel 2008 insieme a Jasna L. Vinovrški fonda la compagnia Public in Private, con sede a Berlino, con cui sviluppa un metodo di lavoro che confronta coreografia, arti visive, pensiero concettuale. Centro gravitazionale della sua ricerca è la vita quotidiana con i suoi oggetti per strapparci alla routine, scardinare il già noto, coinvolgere il pubblico nella riscoperta delle cose ridando dinamismo a un sapere sedimentato.

“Cosa posso fare e cosa no mentre tengo un bicchiere in equilibrio sulla testa?” con questa semplice domanda Clément Layes costruisce un mondo che è un pezzo di teatro dell’assurdo, una rete di azioni  e reazioni all’insegna del nonsense in cui il suo ingenuo personaggio, che sembra preso di peso dalle comiche del cinema muto, rimane inestricabilmente impigliato, salvo fuggire seminando un caos inesplicabile dietro di sé. Si tratta di Allege, concepito nel 2002 come un work in progress, un lavoro ancora oggi in corso. “All’inizio era un quartetto, nel 2004 diventa un trio, poi si trasforma in un duo, ritorna trio nel 2007, e oggi è un assolo: abbiamo perso un po’ di gente lungo la strada perché era troppo difficile… alla fine sono rimasto da solo – afferma Layes – e sto ancora provando. In media abbiamo perso una persona all’anno e quindi credo di avere ancora un anno davanti prima di andarmene, ma poi vedrò, forse lascerò soltanto gli oggetti”.
Va in scena al Teatro alle Tese (ore 22.00), sempre mercoledì 25 luglio, il secondo appuntamento con Simone Aughterlony autrice di Biofiction, una performance che riflette sul singolare incontro fra corpo umano e natura. La sua autrice parla di “una narrativa sulla sessualità che non esiste ancora”, di “una liberazione inaspettata sulla nostra natura selvaggia che offre un primo piano su assemblaggi umani e non umani e sui loro effetti”. E aggiunge: “Posto all’interno di un’inchiesta sulla materia vibrante, ne risulta una poesia coreografica delicata e insieme intrisa di libido”.
Come nel precedente spettacolo, la Aughterlony mette in atto la sua particolare pratica di costruzione del mondo con cui sfida le convenzioni, l’idea di identità, i tradizionali concetti binari di maschio e femmina, naturale e culturale, animato e inanimato. E si chiede: “E’ ricerca sul movimento o una divertente pratica post-porno? Al di là delle associazioni, la performance porta i corpi e i materiali che li accompagnano a essere oggetto di osservazione per scoprire che non c’è alcuna differenza tra essere eccitati, essere eccitanti ed essere eccitati da”.
Al termine dello spettacolo una navetta messa a disposizione gratuitamente per gli spettatori partirà dalle Gaggiandre per S. Elena, S. Zaccaria, Zattere, Tronchetto, P.le Roma.
Nel pomeriggio Simone Aughterlony è anche protagonista dell’incontro pubblico dedicato agli artisti del Festival al Giardino della Marceglia (ore 17.30), condotto da Claudia Cannella, direttrice della rivista Hystrio e critico di teatro.

UNA FOTO DI “ALLEGE” DI CLEMENT LAYES

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