Morire all’estero per colpa di un attentato o di un incendio. La sorte dei giovani (veneti) per mancanza di lavoro o per regole poco chiare?

La sfortuna di un giovane di fronte alla sorte della vita è multipla. Vent’anni fa si moriva sulle strade per incidenti causati dalla propria negligenza o di altri. Si poteva morire anche per overdose, uso di sostanze stupefacenti, o nel coinvolgimento di attentati. Poi c’erano i giovani temerari per sport impossibili o viaggi nei paesi a rischio. La classifica di questi anni pone al primo posto le vittime di incidenti stradali: più di tremila e trecento all’anno (7000 nel 2001). I giovani sotto i trent’anni sono più della metà. Oltre ai casi indicati, droghe, sport estremi, viaggi in paesi lontani considerati a rischio, si sono aggiunte le vittime di attentati terroristici di stampo islamico e per “negligenza” di terzi. Sia nel primo che nel secondo, l’aspetto aleatorio è alla base della tragedia del giovane. Trovarsi in quel posto nel momento dell’attentato (incursione con arma da fuoco, contundente, cintura esplosiva o un camion guidato per sterminare pedoni) significa tanta sfortuna, così pure per Gloria e Marco che “se n’erano andati dall’Italia in cerca di una miglior retribuzione, per dimostrare che da soli ce la potevano fare, che potevano basare il loro futuro sulle sole proprie capacità: ci erano riusciti, conquistando un lavoro ben pagato ed un appartamento nuovo di zecca, con una vista stupenda, all’ultimo piano della Grenfell tower. Quella torre che poi, a causa dell’imperizia di chi l’ha progettata e costruita, è diventata la causa della loro morte – continua Donazzan – Gloria e Marco sono stati un esempio di determinazione e di coraggio e per questo è giusto che anche nelle scuole del Veneto si parli di loro, del loro impegno, dei loro sogni, della loro prematura scomparsa”.
A differenza di Valeria Solesin, una delle novanta vittime del feroce attentato al Bataclan e del venticinquenne bassanese Luca Russo travolto da un camioncino mentre passeggiava sulla Rambla di Barcellona, Gloria e Marco, arsi vivi nella torre londinese Grenfell, sono l’esempio estremo che l’Inghilterra, la Francia, la Germania o la Spagna non rappresentano certo esempi da seguire in fatto di protezione civile, sicurezza di luoghi pubblici, di garanzia dell’ordine pubblico. Gli attentati consumati hanno dimostrato che queste massime potenze in un certo qual modo ne sono co-responsabili. La morte dei due giovani architetti ha un rovescio della medaglia: quanto spende IUAV per inculcare ai futuri professionisti che la “sicurezza” degli ambienti da loro progettati è basilare?
Quello che manca all’Assessore Donazzan, come del resto alla maggior parte di chi sceglie architettura, una certa attenzione per la sicurezza personale. Cioè, com’è successo al friulano Giulio Regeni, innalzato a quasi “eroe” per la sua tragica storia di sequestrato, torturato e ucciso a fini “politici” (“ragion di Stato o per estorsione”?), ci si dimentica che bisogna insegnare ai nostri figli di tenere ben alta la guardia quando si va all’estero, si firmano delle regole d’ingaggio, e si viene attratti da facili e “belle” occasioni (“ultimo piano con vista sul Tamigi”), stage presso uno studio.
Certo che la politica ha una sua narrazione del momento. “Seicentomila immigrati in cerca di una sistemazione, analfabeti della nostra cultura, lingua, costumi, di cui due terzi “economici”, contro centocinquantamila giovani con diploma, laurea o specializzazione che “scappano all’estero per imparare o sbarcare il lunario”.  Qui c’è qualcosa che non funziona.
Ora abbiamo un nuovo governo che viene condiviso da quasi il sessanta per cento dell’opinione pubblica. Come mai l’opposizione insiste sulla strategia di voler dimostrare che è già diviso tra Lega e M5S? Sulla fuorviante sensazione che abbiamo un ministro “razzista”, “della malavita”, “corresponsabile dei naufraghi vittime”, “dell’isolamento dell’Italia in Europa”, “dell’anti Ong”,…
Dove sta la prova? Sono i tweet, le battute di strada colte al volo come al solito con un codazzo di pseudo cronisti anche maleducati?
Un docente liceale ha scritto che certe affermazioni di Saviano nei cnfronti del Ministro dell’Interno Matteo Salvini sono esagerate, eccessive, ma concorda sui principi…
Ma chi è Saviano? Non è forse colui che conosce e teorizza sulle mafie napoletane e internazionali, sulla ribalta da alcuni anni, spostandosi da Pozzuoli alla Quinta Strada di New York in Class Economy con la carta di credito “gold”?
Da quando lui scrive sceneggiature, libri, articoli per giornali le mafie sono diminuite? Napoli è decisamente cambiata, ancor più agguerrita e le mafie, grazie alle sue indagini, sono ancor più ingegnose. Dunque lo si può definire il “guru della camorra”. Sinceramente le sue battute e lettere aperte ci offendono.

Luca Zaia e Elena Donazzan (foto di repertorio 2014)”Il Veneto su mia proposta – ci scrive Elena Donazzan – ha recentemente promosso con 1,5 milioni le ‘borse di rientro’, una misura che servirà per finanziare proposte e progetti di innovazione sociale e di inclusione, che favoriscano il rientro di lavoratori qualificati, o meglio la ‘circolarità’ dei ‘cervelli’.
Siamo la prima Regione in Italia ad aver varato un provvedimento simile, volto a far rientrare in patria questi ragazzi che molti chiamano ‘cervelli in fuga’ – conclude l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione – al profondo rammarico per la prematura scomparsa di Gloria e Marco voglio contrapporre l’auspicio che questo strumento possa presto dimostrarsi utile ad invertire la tendenza, a contrastare il ruolo dell’Italia e del Veneto come ‘donatori universali’ di professionalità e competenza”.
Ecco che si sta aprendo un nuovo capitolo che bisognerà farne tesoro se si vuole proseguire verso il traguardo dell’Autonomia. Il Veneto ha nel suo bilancio ben nove miliardi per la spesa della sanità. Cher cosa sono un milione e mezzo per “borse di rientro”?
Ma poi, parliamoci chiaro, quante discipline e indirizzi specialistici sono appena “abbozzati” per mancanza di strutture tecnologiche e finanziamenti alla ricerca? Forse sarebbe meglio intervenire nella fase post diploma e universitaria così da permettere che “i giovani veneti possano muoversi in Europa o in Canada (forte richiesta) ancor più preparati, con minori incertezze linguistiche e strutturali”.

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