La Biennale di Venezia: gente di Castelfranco sul banco degli “imputati” (Papa Sarto, Ferruccio Macola, Rizzolino degli Azzoni Avogadro, Revedin Bolasco…Filippo Grimani)

La prima Esposizione internazionale d’arte di Venezia fu inaugurata da Re Umberto e la Regina Margherita il 30 aprile 1895, con otto giorni di ritardo dal previsto programma. Per Indro Montanelli non è chiara questa notizia, in quanto si sa invece che a Venezia scese il figlio Vittorio Emanuele per farlo incontrare a Yela, sua futura sposa, figlia del re del Montenegro Nicola Petrovich Niegos, alleato dello Zar. Fu un incontro discretamente combinato da Crispi, in accordo  con il padre Umberto.

La prima “Biennale” salì alla ribalta per uno scandalo causato da un quadro dell’accademico torinese Giacomo Grosso, il Supremo Convegno, che scatenò un gigantesco effetto pubblicitario per la censura di mostrarlo in pubblico, quale “immorale e blasfemo”, giudicato dal patriarca riesino Giuseppe Sarto (1894-1903) che vietava ai cattolici di andarlo a vedere. Certamente un argomento che poteva sembrare inopportuno e bigotto per i modernisti ma che avrebbe creato la prima mobilitazione del partito cattolico del non expedit (divieto di entrare in politica). Gli faceva da sponda sicura il castellano Ferruccio Macola, giornalista proprietario della storica La Gazzetta di Venezia che favorirà la cacciata del sindaco liberal-democratico Riccardo Selvatico “ostile al nuovo patriarca Sarto” e per “la vittoria della coalizione clerico-moderata”. Gli successe il nobile Filippo Grimani che rimase sindaco per venticinque anni. Il conte Macola, figlio del segretario comunale e maestro, non era uno sprovveduto, essendosi già sperimentato come giornalista d’attacco, sanguigno e pronto a sfidare un sistema “corrotto, meridionalista e lontano dai veri bisogni del popolo”. Ne approfittò per una propria visibilità, costruendo due anni prima la sua candidatura, prima nel consiglio provinciale di Treviso, poi nel Collegio Castelfranco-Asolo, dove fu eletto deputato dal 1895 al 1910. I rapporti stretti con mons. Giovanni Bressan, segretario personale di Papa Pio X (1903-1914), tramite mons. Giovanni Pastega, lo aiuteranno a creare le basi di un monopolio politico con il nobilitato locale che prende il nome di macolismo (a Roma era chiamato crispino, a Castelfranco macolino). Ferruccio si trasferì a Castelfranco nel 1866, all’età di sei anni, con il padre e la famiglia, maestro elementare con funzioni di segretario comunale e assessore (cf. L. Urettini). █

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