Arance rosse (o amare?): Gianluca Prestigiacomo scrive un testo sull’educazione della legalità. Presentato all’Ubik assieme a Enzo Guidotto, Maria Iadarola e Alice Grassi

Sabato 8 settembre 2018, ore 18,00 presso la saletta Ubick c’è un incontro letterario con Gianluca Prestigiacomo, l’avv. Maria Iadarola, che ha visionato il dialogo con innesti precisi, l’arch. Alice Grassi, figlia di Libero ucciso per vendetta dalla mafia palermitana ed Enzo Guidotto, studioso del fenomeno mafioso di Treville, per Arance Rosse, libriccino di 78 pagine (17,5×10,5, €10,00, Supernova ed. Venezia). Il luogo, in pieno centro storico tra le mura del Teatro Accademico e via Garibaldi, è suggestivo per le sue vetrate che danno sul viottolo che porta alla Pizzeria Mandrillo, una specie di capsula spaziale dalla quale si vedono i terrestri passeggiare e gli “intranauti” seduti a seguire “la lezione” senza la cattedra con poltrone orientali basse. Lo schienale di una loro sedia si rompe.
Ubik è a Castelfranco da un po’ di anni, da quando ci fu una piccola rivoluzione con la mostra dedicata a Giorgione (1510-2010) che ridette ossigeno alla minuscola vieille ville dans le chateau, piuttosto trascurata. Porte aperte di nuovi esercizi pubblici live, leggera incentivazione a ristrutturazioni, poca cura al decoro urbano sono l’identikit di Castelfranco Veneto che, vederlo di sabato o domenica, ci sembra di essere sommersi da auto e tanta gente. La cortina muraria di rossi mattoni delle cave vicine sarebbero medievali, l’orologio lunare della Torre civica con il leone di San Marco di marmo bianco è del 1501, pagato da una raccolta fondi dei castellani (per trovarne un altro bisognava andare a Bassano del Grappa o a Cittadella; l’ora è scandita da una campana. Lo ha portato un Gradenigo), nei palazzi interni i muri sono decorati o affrescati, a seconda dell’epoca, il Duomo e il Teatro Accademico sono del ‘700 post palladiani, e naturalmente ci sono la Pala e il Fregio di Giorgione del 1500, la quadreria del Duomo con i Veronese, il Palma, i da Bassano, i Piazzetta, la casa Barbarella usata come Conservatorio musicale già del conte onorevole Ferruccio Macola, è dedicato al grande Agostino Steffani, vescovo e compositore morto a Francoforte sul Meno nel 1728. Da due anni in borgo Treviso c’è l’Università patavina che ha restaurato il complesso Revedin Blasco dell’arch. Meduna (valore 25 milioni di euro) con uno dei più bei giardini storici d’Italia, munito di cavallerizza statuaria del Marinali e alberi secolari. Oggi si studiano come tutelarli e conservarli nel tempo. Dunque una vielle ville allargata artistica tra la trascuratezza e le germinazioni “intellettuali”. Se il castello fosse abitato a regime, come lo trovò un noto letterato inglese (Browning, che lo paragonò ad “un teschio come un formicaio”) più di un secolo fa, diventerebbe invivibile non per le persone o le famiglie che mancano ma per l’accesso alle automobili che i signori pretenderebbero di avere “sotto casa o nell’interrato”. Le stradine sono strette e ci passa a malapena un Suv che sfiora i pedoni, bambini compresi. Una vieille ville sui generis levantina con una dozzina di esercizi pubblici che attirano qualche migliaio di habitué per cinque giorni della settimana (tot. diecimila per settimana?). Centinaia di matrimoni civili (Municipio) e religiosi (Duomo), riti funebri pomeridiani la rendono capitale dell’auto più che della cultura.
L’inquinamento? Non esiste, il parcheggio ordinato e rispettoso, così e così. Le fioriere e le stradine con sassi, cubetti di porfido sono dei portacicche. Con evidenza Contarina chiude un occhio. Questione di educazione o di cultura? Qui il pizzo non c’entra. Non esiste come a Palermo.

Ma Clara Abatangelo ha ben capito quando scelse di venire qui: massima visibilità e strategica posizione vicino a chiesa, municipio, teatro e conservatorio. Ma non tutto corre liscio quando ci si trasforma in pungolo e in paladini della verità. La politica è cronaca, poi diventa storia. Cioè è percezione, strategie, complotti, dinamiche che si fanno fatica seguire. Ubik è una via di mezzo, negozio aperto di giorno e di sera (inconsueto), tra una offerta editoriale generica ed un’altra molto impegnata. Ubik potrebbe essere l’antilibraio, rispetto ad altre realtà della zona. Si deve accontentare della domanda. Però nelle vene di Clara c’è grande passione per l’impegno sociale, per i diritti civili e politici. E su questo non ci sono dubbi che sia sincera, anzi sostenuta da amici, come la sempre vicina Laura Piazza, e da un largo pubblico spettatore. Tempo fa reclamava la perdita di molti libri che “spariscono”, questo purtroppo della facilità con cui si può commettere il furto in un negozio con porte aperte. Non c’è rispetto. Ha ragione. Comunque è come offrire dolci e pasticcini su un tavolo non custodito. I libri, se gratis, vanno via come caramelle. Il danno è notevole. Un’altra volta si è inserita in un dibattito politico: crocifisso sì, crocifisso no in sala consiliare. “Io ci appenderei in ogni ufficio una Costituzione al posto del crocifisso, così tutti dovrebbero rispettarla.” Si è alzato un vespaio. Dal suo punto di vista aveva ragione. Il diritto d’opinione è sancito dalla Carta. La libertà di opinione è un diritto costituzionale come del resto professare una religione. Dal suo negozio alla sala consigliare ci sono venti passi. Un sano dibattito via social che si trasforma come al solito in offese e imprecazioni. Il cesso di una volta quando tutti i maschi ci mettevano una propria parolaccia con il nome della persona: politico, preside, professore, mezza morosa, nemico.

Arance rosse è un racconto che nasce da una riflessione sull’attuale scenario politico-istituzionale e dalla volontà di costruire, attraverso il meccanismo dell’intervista, un dialogo aperto con i giovani su un fenomeno particolarmente complesso e difficile quale l’intreccio dei rapporti tra mafia, politica e società civile” – ci spiega Prestigiacomo. Che così prosegue: “due protagonisti, un magistrato e una studentessa adolescente, con assoluta naturalezza e nel rispetto dei ruoli interagiscono in modo franco e diretto: all’iniziale approccio emotivo della ragazza, la quale non riesce a trovare una spiegazione per l’uccisione del padre che aveva denunziato gli aguzzini, segue un clima rilassato e confidenziale di fiducia reciproca. Il magistrato cerca di dipanare i dubbi incalzanti dell’interlocutrice offrendo la sua cassetta degli attrezzi. “
Si è alla ricerca di trovare degli “attrezzi” con i quali migliorare il senso della legalità. Ci si forma dalla scuola nel confronto tra gli studenti. “In buona sostanza – dice l’autore che è anche co-fondatore del Festival della politica di Mestre con Massimo Cacciari – si tratta di un tentativo per recuperare la loro attenzione e quella degli adolescenti in genere, sulla questione etica dello Stato e sulla sua ampiezza democratica in relazione alle norme generali del diritto.”
L’etica, ribadisce Enzo Guidotto che ha steso una lunga prefazione, va insegnata nella sua giusta collocazione ed interpretazione, nello sforzo di eliminare i malintesi. Certi presidi per paura di perdere i fondi se ne stanno quatti, quatti. C’è un cenno abbastanza recente alla “trattativa Stato Mafia” – ribadisce il “siciliano d’origine che vive in Veneto ormai da cinquant’anni” (format leghista ante litteram) che sarebbe “il pretesto per aggredire sul piano filosofico il concetto di potere, negativo o positivo. Distinzione possibile solo attraverso lo strumento della riflessione e della capacità critica.” Guidotto sapeva già come sarebbe andata a finire. La prova del testo fornito per la stampa del libretto era “già pronta molto prima del verdetto del Tribunale di Palermo nel processo Trattativa Stato-Mafia“. Battute che mettono in bocca alla Ninetta, un’adolescente (di terza Media?) e al magistrato ormai consumato e stanco, invitato a confrontarsi con gli alunni. O come questa “Paolo (Borsellino, ndr) sosteneva che la corruzione è l’anticamera della mafia, soprattutto al Nord. La mafia investe nei grandi capitali, nelle multinazionali…. riesce a canalizzare le scelte aziendali a favore di un certo tipo di mercato e puntare su alcuni politici compiacenti, in particolare sugli amministratori come hai appena detto tu, sindaci e assessori, i quali si sentono investiti da un potere economico e finanziario. Il tutto alla fine si traduce in quella che comunemente viene definita infiltrazione mafiosa.” (pag. 66-67). E Ninetta ribatte, come fosse una donna adulta che ha capito tutto: “”Questi li trovi ovunque, ormai sono un virus.” Il magistrato, da vecchio lupo, la conforta: “E voi siete l’antidoto. Dovete avere la schiena dritta, vivere nella piena legalità, con rettitudine, rispetto per gli altri e per le loro idee. Solo così si può fare terra bruciata intorno alla mafia. (…)”
L’ambientazione è in una scuola dell’obbligo del Veneto o della Sicilia profonda? Una figliola di 14 anni è già così matura da rispondere come un’adulta? Come si fa imporre il rispetto per gli altri e per le loro idee, se i mafiosi controllano un territorio? Sono le schiene dritte, come si diceva al tempo dei balilla, che possono cambiare il sistema? Nella pratica, per quello che si sa, da poco sono iniziate attività saltuarie o programmate con il lavoro svolto da associazioni esterne alla scuola, singoli insegnanti o qualche “preside” che faccia parte di una struttura piramidale con addentellati ministeriali e amministrativi. “Si sta verificando che l’appartenenza ad una sigla darebbe qualche vantaggio per la scalata burocratica”. Si organizzano eventi, laboratori didattici, incontri. Dipende dall’insegnante che dovrà avere il pieno appoggio del preside. Se poi ambedue sono della stesso “presidio” la strada sarà tutta in discesa. La scuola diventa così una roccaforte della sinistra. Ma il problema di fondo è “di che cosa si occupano” quando parlano di corruzione ed etica? La riposta ce la dà indirettamente Prestigiacomo che afferma “in Italia l’evasione fiscale, il commercio illecito e tutto il resto ammonterebbero a circa cinquecento miliardi di euro, quasi la metà di un bilancio statale, vi rendete conto, rivolgendosi agli spettatori”.
E la vasta corruzione nei concorsi statali, nelle abilitazioni alle libere professioni, al rilascio delle patenti, dei permessi di soggiorno, e alla cosiddetta “casta” non se ne parla proprio. I nostri esperti di mafia riprendono le parole di Paolo Borsellino “la mafia investe nei grandi capitali”, cioè business is business. gli affari sono affari e pecunia non olet, cioè il denaro non ha odore. Qui manca un “attrezzo” importante, una chiave di volta. Il campo non è più dialettico tra magistrato e adolescente ma spiritosamente demenziale. Come fa una ragazzina capire che non bastano gli incoraggiamenti di “tenere la schiena dritta” quando la soluzione del problema è da polizia scientifica, da microchip, da incrociare dati e fatti ed esigere una trasparenza assoluta anche nei bilanci della sua scuola? Sono forse gli otto genitori o gli otto docenti votati in CdI che posseggono capacità tali di capire chi imbroglia? 

Lo scopriamo dopo!
L’incontro all’Ubik è un’anteprima della presentazione del libro che si tiene oggi domenica alle ore 15,00 nel “Chiostro M9 in memoria di Cesare DE MICHELIS”  con: Gianluca PRESTIGIACOMO, Alice GRASSI, Massimo CACCIARI, Enzo GUIDOTTO, conduce Maurizio DIANESE. “Arance rosse”. Dialogo tra un magistrato e una studentessa”. Inserito nel programma del Festival della Politica di Mestre dal 6 al 9 settembre della Fondazione Giovanni Pellicani, nato nel 2011 da un’idea di Prestigiacomo e Cacciari.

Alcune riflessioni
All’Ubik, Enzo Guidotto assieme a Gianluca Prestigiacomo, Maria Jadarola e Alice Grassi hanno preferito di affrontare argomenti e fatti personali, piuttosto di spiegare la struttura del libretto. Sembrava che nessuno l’avesse letto. Talmente presi nello loro vicende si trasformano in paladini fustigatori, come se le loro convinzioni fossero delle Tavole di Mosé. “Siamo di fronte ad un avanzamento della corruzione a macchia d’olio che contagia ormai il Veneto e qui vicino”, chiosa Guidotto. E giù a far nomi e cognomi, situazioni, intrecci. La politica è al servizio dei corruttori. E solo l’iceberg.
Non è la mafia della lupara ma della corruzione che si infiltra laddove c’è potere politico e amministrativo. Come fermarla? Diverse sono le terapie: chi pensa ai ricostituenti o agli antibiotici (“voi siete l’antidoto”), non certo ad una rivoluzione copernicana. Guidotto usa la parola “ci vuole una nuova resistenza” alla mafia, pensando al movimento che ha spazzato via il fascismo.
Qualcuno sinceramente l’ha attuata ma ci ha sempre rimesso. Vedi Libero Grassi e tanti altri giornalisti, magistrati e imprenditori. Non conosciamo però i nomi dei burocrati che, a testa alta, siano di questa categoria.
Il caso Consip o l’ultimo di queste parti del Bagnoli non sono stati certo i signori dirigenti burocrati a svelare la corruzione: viva i giornalisti coraggiosi.

Gli antibiotici curano l’infezione, però ci vogliono i ricostituenti, le vitamine B, C, di potassio … Su un punto sono tutti d’accordo: bisogna partire dalla Scuola, da dove inizia l’educazione dell’individuo, si insiste nel libretto. E qui ci fermiamo perché le terapie ministeriali, a quanto pare, si sono mescolate con “prodotti” e “soggetti” che usano la lotta alla corruzione per fini politici o personali. É lo stesso Guidotto che critica l’ “andazzo” di taluni dirigenti scolastici dall’uscita della Circolare Jervolino 1993. Un’ “Educazione alla legalità finalizzata alla lotta alla mafia che comporta piani di lavoro propedeutico”.
Ma noi italiani ci siamo abituati all’autoflagellazione, al continuo criticare senza mai intervenire. La fragilità di una persona è certa, ha fatto notare una giovane docente. Lo Stato non ha mezzi e risorse umane per farsi rispettare. Certe periferie ormai sono zone franche. La scuola italiana, soprattutto quella dell’obbligo, è sgangherata, lo si legge nelle statistiche del Miur. Corruzione vuol dire “violenza”, ha più volte ripetuto Prestigiacomo, può consumarsi con crimini e attentati ma anche con il semplice e ripetuto ricatto che risponde alla fine del “dio denaro”, gli fa da eco Alice Grassi.

Le ricorrenze ormai divenute quasi mensili fanno solo casino. La casta.
“Educazione alla legalità a scuola” non dovrebbe essere solo legata al fatto di cronaca, intendiamoci alla vittima o al preciso uomo politico del momento. Quando si entra nella tribuna della politica si perde di mira il principio chiave che è quello della consapevolezza o meglio della “coscienza”, dell’etica del professionista.
E qui sta forse la difficoltà di capire che cosa vogliamo dai ragazzi della scuola dell’obbligo e delle superiori. Quanti anniversari di morte si celebrano nelle scuole italiane? Caduti in guerra, Olocausto, Infoibati, Vittime della Mafia, della Strada, della tortura e sequestro di persona…e di attentati terroristici di stampo jihaidista.
La scuola si sta trasformando in una via cruscis che può provocare assuefazione o al contrario frustrazione. Questo è il retro della medaglia che ho vissuto durante tredici anni di rappresentante genitore in seno al CdI dell’obbligo e del liceo.
Corruzione per appalti, il leitmov ormai divenuto di moda. E la corruzione per i concorsi che non hanno alla base tangenti ma semplicemente l’appartenere ad una casta? Le libere associazioni onlus tacciono.

Rimedi
Ci vuole una regolata soprattutto nell’epoca dei social media e della globalizzazione. Stiamo perdendo dei punti di riferimento. Ci autoflagelliamo. Prima ancora che si insedi un politico nominato Ministro è portatore di violenza, razzismo, un appestato. Ci piace che alcuni paesi stranieri concorrenti (industria pesante, manifatturiera, turismo) ragionino come noi “gli italiani al potere sono inaffidabili”.
La forza di Arance Rosse che descrive la conversazione tra l’adolescente Ninetta e il magistrato sta proprio nella tecnica usata dal giornalista veneziano, esperto in narrativa culturale. Sceglie due protagonisti che giocano il ruolo di provocare nel lettore curiosità e frustrazione. Le domande sono semplici, a volte molto profonde, che hanno risposte altrettanto facili e troppo teoriche. I testi sono in gran parte ripresi da fonti conosciute: Falcone, Borsellino, Grassi, Pappalardo, Sciascia, Pasolini, Di Matteo. Una lettura consigliabile da recitare e da usare come strumento pedagogico. Ninetta è tra Bernadette e Giovanna d’Arco.
La testimonianza dell’arch. Alice Grassi è stata molto utile per la sua franchezza e presa di posizione: “non capisco come mai a Palermo da alcuni anni tutto sembra divenuto normale, stanno tutti bene nonostante si paghi il “pizzo”. E’ così anche da voi?” – rivolgendosi al pubblico. Abbiamo sentito da lei come ha vissuto la tragica sorte capitata a suo padre Libero che fu il “primo” imprenditore ad andare in Tv, orgoglioso di non voler pagarlo e di essere consapevole di questa scelta. Quest’orgoglio siciliano che è comune a milioni di altri italiani.
Lo Stato dov’era, ora c’è?

Gianluca Prestigiacomo, autore di Arance Rosse, veneziano, giornalista pubblicista, collabora con “Il Gazzettino” per la pagina culturale e con altre riviste. Nel 1988 esordisce con i 45 racconti divertenti. Nel 1994 Limiti d’età. Nel 2004 pubblica, con Supernova, Il Colore dell’anima. Nel 2009, sempre con Supernova, pubblica il romanzo: Ho chiuso gli occhi un momento e il mare non c’era più (testo da cui è stata tratta l’omonima riduzione teatrale). Nel 2014 pubblica Un altro mondo è possibile? Genova 20-21 luglio 2001 (Supernova), libro che, nello stesso anno, aprì con Massimo Cacciari il Festival della Politica di Mestre. Nel 2017 partecipa con il racconto 12 maggio 1980 all’antologia intitolata Porto Marghera Cento anni di Storie (1917-2017).

9 set 2018 – Il libro – Gianluca PRESTIGIACOMO Alice GRASSI, Massimo CACCIARI, Enzo GUIDOTTO con Maurizio DIANESE “Arance rosse. Dialogo tra …
M9, il nuovo e avveniristico museo del Novecento appena sorto nel cuore di Mestre, aprirà i battenti al pubblico all’inizio di dicembre. Nel frattempo, il suo chiostro è già un luogo vivo della città e ospiterà alcuni dei dibattiti del Festival 2018, a partire dagli appuntamenti dell’anteprima di mercoledì 5 settembre.
Festival Della Politica a Mestre – 9 Settembre 2018
https://www.mestre.city/…/festival-della-politica-mestre-9-settembre-2018-programma…

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