Cronaca: “Venezia due Lido”. Video cronaca a cura di Nino Porcelli

Photo by Franco Pizzolato: Metricamente Corto 7 – Attestati

Si tratta della video cronaca sui vari momenti della proiezione dei due corti Ipsia Galilei e Histoire che tanto si è parlato sulla stampa trevigiana portati al Lido di Venezia. Un motivo in più per spronare l’amministrazione pubblica ad aprire un dibattito serio con le forze democratiche in campo, quelle che producono cultura a chilometro zero. Cioè, come il vicesindaco Giovine l’ha ben capito, di unirci ai grandi eventi con la nostra capitale storica e di smetterla di rimanere sotto terra come le patate. La Biennale ci appartiene come San Marco o il Giorgione. Lavorare in sinergia a piccoli passi anticipando le scadenze per non trovarsi come al solito “esclusi”. Lo ha capito anche l’ultimo dei moicani, sebbene il ventre si sia ingrossato e il suo amico fraterno passeggi troppo spesso da solitario da piazza a piazzetta, dai portici alla Torre dell’orologio. La zona franca ha modellato un “castean” che vorrebbe sopravvivere all’infinito con i bar e le caffetterie. Poco importa se l’inquinamento di autoveicoli supera quello dei vicini allevamenti e dell’inceneritore.
“Un film americano che viene ospitato alla Mostra del Cinema di Venezia ha circa 30 milioni di dollari di budget”, oppure questa “A Vanessa Redgrave il leone d’oro alla carriera” si leggeva su un dispaccio della Biennale già mesi fa. Poi il 31 agosto nel tabellone c’è “The Aspern papers” del regista francese Landais, un “omaggio alla Redgrave, girato in Laguna in soli 18 giorni, tra comparse famose e frasi in dialetto. “… a un costo estremamente basso, perchè questo è un film con ambizioni internazionali costato due milioni”, si sbottona Guido Cerasuolo di Mestiere Cinema, forse per orgoglio, visti i budget dei “concorrenti”. Ma qui sta il punto della situazione che ormai da 75 anni si manifesta al Lido, più una vetrina delle belle donne che una scuola di vita e di professione. La Mostra della Settima Arte voluta dai veneziani di Regime aveva il principale scopo di coniugare l’isola terragna e contadina con l’industria immateriale nascente, cioè un enorme investimento edilizio ricettivo e non: ospedale, aliporto, abitazioni signorili, scuole, alberghi di lusso, pensioni, casinò (e casin). Poi ci furono le mani del potere che, copiando dai russi, aveva capito che bisognava educare le masse attraverso il cinematografo, sale ormai dappertutto (non c’era parrocchia che non ne aveva una). Al posto della pubblicità consumistica di oggi che s’intromette nel cinema direttamente o indirettamente, c’erano i servizi Luce del Duce. Poi venne la Guerra, gli stati da amici divennero nemici, ma non cambiò nulla. Non si videro più parate e messinscena plateali sugli schermi ma i partiti si spartirono tutto quello che era assimilabile a “cinema” e video cronaca. La Rai da servizio pubblico si è trasformata a servizio delle correnti partitiche. Poi nacque il gruppo Mediaset …. e qui ci fermiamo.

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