Lucien Zacharie Marie Lizé. Il giallo sulle cause della morte del generale francese s’infittiscono. Chi avrà informato i nemici austro-ungarici? Una spystory casereccia con tacchini, polli e radicchio variegato

Lucien Zacharie Marie Lizé riporta i nomi dei genitori, figlio di Joseph Zacharie e di Renée Marie Lefort. Sposato il 20/06/1892 ad Angers con Alice Adrienne Lucie Safflège, con una figlia” (cf. Mémorial).

Ieri 4 novembre il sindaco di Castelfranco Veneto Stefano Marcon, assieme al collega di Galliera Veneta e ad altre autorità civili e militari, ha svelato la targa commemorativa della scomparsa del generale francese Lucien Zacharie Marie Lizé, caduto tragicamente dopo aver subito un attacco aereo improvviso il mattino del 5 gennaio 1918, in piazza Giorgione. Dai pochi elementi rintracciabili sui testi italiani l’alto ufficiale, con una lunga esperienza nelle tante colonie francesi, sarebbe stato colpito da una scheggia di una bomba esplosa vicino alla sua auto che lo stava aspettando fuori dell’albergo Spada (dove c’è oggi la Macelleria Targhetta e il chiosco dei giornali). Per le fonti invece reperite in Internet da Derio Turcato e tradotte dallo scrivente si deducono ben altri dettagli e retroscena.

Dai documenti di fonte francese consultati (La Liste de FochLes 42 Généraux morts au champ d’honneur di Laurent Guillemot) – ci precisa il presidente di Histoire, Derio Turcato – a proposito del generale Lizé risulta che “il 5 gennaio gli aerei tornano di nuovo sopra Castelfranco e lanciano più di 140 bombe sui loro obiettivi (…) l’attacco fu così improvviso che il generale Lizé  fu investito dall’esplosione di una bomba (…). Gravemente ferito alle 6 del mattino è stato portato all’ospedale di evacuazione di Galliera (Veneta) n. 38, dove è morto alle 9.30”.
La stessa cronaca – aggiunge Turcato – nei documenti dell’Ecole Supérieure de Guerre. I documenti si concludono con l’avvenuta tumulazione del corpo nel Cimitero di Galliera [Veneta], sede dell’ospedale militare francese dove fu trasportato, forse perché non si fidavano dei medici italiani o degli ospedali attrezzati a Castelfranco.

Autres informations militaires: Commandeur de la Légion d’Honneur (15/10/1916) – Croix de guerre – Polytechnicien promotion 1882 – Officier de carrière dans l’Artillerie de Marine et l’Artillerie Coloniale – Le Livre d’Or de Bouchemaine précise que le Général Lizé commandait l’Artillerie de la Xe Armée – Grièvement blessé en organisant les secours pendant le bombardement aérien du QG français de Castelfranco en Italie. 

Le Livre d’Or de Bouchemaine précise que le Général Lizé commandait l’Artillerie de la Xe Armée – Grièvement blessé en organisant les secours pendant le bombardement aérien du QG français de Castelfranco en Italie.

D’accordo, ma il fatto che desta il nostro stupore è la frase riportata nel Manifesto municipale del 4 novembre 2018 (già apparso nel nostro pezzo precedente) e dai vari autori che si sono occupati di questa notizia (Gianpaolo Bordignon Favero, Luigi Urettini, Giacinto Cecchetto), cioè che il pluridecorato generale, nato a Angers (Maine e Loira) il 25 febbraio 1864, comandante di Artiglieria della Decima Armata sarebbe stato colpito quasi incidentalmente, trovandosi vicino all’albergo Spada dove alloggiava.
Per il Libro d’Oro di Bouchemaine invece fu “gravemente ferito organizzando i soccorsi durante il bombardamento aereo del Quartiere Generale (QG) francese di Castelfranco in Italia il cinque gennaio 1918”.
Un piccolo dettaglio che gli storici e politici locali avranno dimenticato nella loro naturale vaghezza.

Per Luigi Urettini, unico autore che abbia ampiamente descritto la storia di Castelfranco dall’Unità d’Italia agli anni Settanta del secolo scorso, a p. 121 si legge: “Nella notte del 4 gennaio 1918 le schegge di una bomba aerea esplosa in piazza Giorgione, davanti all’albergo Spada, uccidevano il generale Lizet (sic), comandante del contingente francese, mentre stava salendo sulla sua automobile; rimasero feriti anche alcuni suoi ufficiali

A parte il giorno e il nome Lizet errati e la mancata informazione che il generale è deceduto a Galliera Veneta, l’a. trevigiano, tanto stimato e ossequiato, non dispone di una fonte militare ma di un dattiloscritto di Dino Scarabellotto senza data, lasciandoci perplessi sulla vera dinamica dell’incidente e della morte. Il generale stava scappando dall’albergo “menstre stava salendo sulla sua auto”? O come dicono le fonti militari francesi stava organizzando il soccorso per le esplosioni vicine?

Di nuovo Derio Turcato ci informa che:
Le 2 janvier, l’hôpital est bombardé. Les dégâts sont très importants on déplore 10 tués et de nombreux blessés. Les Allemands ont dû repérer le quartier général des troupes françaises, car le 5 janvier les avions reviennent une nouvelle fois au-dessus de Castelfranco el lâchent plus de 140 torpilles sur leur cible. 
Bien qu’il soit le seul à avoir fait creuser un abri, l’attaque est si soudaine, que le général Lizé est atteint par un éclat de bombe, avant d’avoir pu s’y rendre. Grièvement blessé à 6 heures, il est transporté à l’hôpital d’évacuation N° 38 de Galliera, où il décède à 9 heures 30.
La nouvelle de la mort du général Lizé provoque en France une grande émotion. Le Petit Parisien lui consacre un article en première page. “Le général Lizé tué en 
I
talie”. 

Dunque, la causa del bombardamento aereo “tedesco” sarebbe avvenuto in quanto fu reperito dai tedeschi il quartiere generale delle truppe francesi dove si trovava il generale, “Les Allemands ont dû repérer le quartier général des troupes françaises, perchè il 5 gennaio gli aeroplani ritornarono una seconda volta sopra Castelfranco e lanciarono più di 140 ordigni (torpilles) sul loro bersaglio (sur leur cible).
Benchè sia stato il solo che abbia fatto costruire (creuser, scavare) un riparo, l’attacco fu così improvviso che il generale Lizé fu colpito da uno scoppio di una bomba prima di raggiungerlo.
“… car le 5 janvier les avions reviennent une nouvelle fois au-dessus de Castelfranco el lâchent plus de 140 torpilles sur leur cible. Bien qu’il soit le seul à avoir fait creuser un abri, l’attaque est si soudaine, que le général Lizé est atteint par un éclat de bombe, avant d’avoir pu s’y rendre.”
Gravemente ferito alle ore 6, fu trasportato d’urgenza all’ospedale di evacuazione N. 38 a Galliera [Veneta], dove si spense alle ore 9,30.
Grièvement blessé à 6 heures, il est transporté à l’hôpital d’évacuation N° 38 de Galliera, où il décède à 9 heures 30. 
La notizia della morte, prosegue la fonte, provocò in Francia una grande emozione. Le Petit Parisien gli consacrò un articolo in prima pagina “Il generale Lizé ucciso in Italia”, Le général Lizé tué en Italie”.
La nouvelle de la mort du général Lizé provoque en France une grande émotion. Le Petit Parisien lui consacre un article en première page. “Le général Lizé tué en Italie”. 

I bombardamenti aerei come l’uso di armi massive, chimiche, asfissianti e a grappolo, diventeranno frequenti in questa seconda ed ultima fase (dopo Caporetto) del Guerron. Gli austro-ungarici e anche i tedeschi si erano ben attrezzati da tempo, così pure i francesi e gli anglosassoni. Non di meno gli italiani.
Ad Istrana, per esempio, ci fu una battaglia aerea, mentre chiese, ospedali, case, vie ferroviarie divennero bersagli sicuri. L’uso dei gas asfissianti o di proiettili a grappolo si mescolavano con le altre armi dette convenzionali. Tuttavia ritornando alla dinamica del 5 gennaio 1918, come potevano sapere i piloti austriaci che in quella data zona ci stava il QG francese? Alle sei ante meridiem di gennaio è ancora molto buio, la città non aveva i lampioni come oggi ed il lancio delle bombe avveniva ‘a mano’ dalla cabina scoperta del pilota. Un caso fortuito oppure c’erano stati segnali ben precisi di spie locali?
Un altro elemento importante è la sfortuna capitata al generale che, secondo la descrizione francese, aveva già scavato un riparo da attacchi aerei ma essendo stato colpito improvvisamente da uno scoppio avvenuto lì vicino, non riuscì a raggiungerlo in tempo.

Bien qu’il soit le seul à avoir fait creuser un abri, l’attaque est si soudaine (…), e qui sta la nuova chiave di lettura che andava fatta ieri in Teatro Accademico da colui che si è preso la responsabilità di recitare una pagina di storia tratta da un autore trevigiano maldestro e non da fonti francesi, come ha puntualizzato Derio Turcato.

DA DINO SCARABELLOTTO (Dattiloscritto senza data, ripreso da Luigi Urettini, Storia di Castelfranco, 1992, p. 122)
I cuochi delle mense francesi acquartierati qui per festeggiare il Santo Natale acquistarono tutti i tacchini e i polli che i contadini della zona avevano portato al mercato. Pagando profumatamente ogni cosa si portarono via tutta la verdura, compreso naturalmente il rinomato radicchio di Castelfranco, ed altri ortaggi e frutta che si trovavano nella piazza quella Vigilia di Natale del 1917. Quel Natale fu passato qui in fraterna unione fra la cittadinanza castellana e i soldati alleati e si manifestava vieppiù con le abbondanti libagioni e gli evviva di “Bon Noel”. I soldati uniti a borghesi castellani tutti cantavano la popolare canzonetta di guerra francese allora in voga “La Maddalen….capural de fantasie“.
Luigi Urettini scrive che il bombardamento più terribile avvenne nella notte di San Silvestro del 1917 in cui furono lanciate ben ottocento bombe (ndr, sulla Castellana?).
Lo scenario sembra uscire più dalla cavalleria rusticana che da un cronista che si rene conto della tragedia incombente. In piazza Giorgione la guerra avrebbe comunque portato guadagno ed il rinomato radicchio di Castelfranco non doveva mancare sui tavoli degli ufficiali francesi!

Il suo nome, Lucien Zacharie Marie Lizé si trova in questi libri e monumenti: 
49 – Angers – Livre d’Or du ministère des pensions – par Bernard BUTET
49 – Bouchemaine – Livre d’Or du ministère des pensions – par Arnaud DUBREIL
49 – Bouchemaine – Monument aux Morts – par Claude TELLIER
75 – Paris 05 – Monument commémoratif de l’École Polytechnique – par Bernard TISSERAND
75 – Paris 07 – Mémorial des Généraux 1914-1918, Hôtel des Invalides – par Michel BOYOT
91 – Palaiseau – Monument commémoratif de l’école polytechnique – par Laetitia FILIPPI

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