1916-1918, I BOMBARDAMENTI AEREI DI CASTELFRANCO: UNA PASSEGGIATA

Sabato 1 dicembre 2018. I primi commenti si sentono al bar e dentro la saletta della biblioteca comunale, in cui ci sono una decina di quotidiani e il settimanale Castelfrancoweek appena arrivato.

Un signore anziano esclama: “beh insomma per na data non bisogna fare tutto sto cancan”, un altro invece un po’ compiaciuto con la mano di traverso “gli state dando sui denti, che vergogna”, riferendosi alla scoperta di Derio e Miatello sulla storia della morte del generale francese Lizé. Andiamo al bar borsa, meta di castellani che al sabato si trovano per un caffé, la notizia ancora non circola perchè la Tribuna da lunedì che conosceva con esattezza la vicenda nulla ha scritto. Dunque i “tribunisti” stavolta non è informata e non sa che pesce pigliare sull’argomento. Il Gazzettin con l’articolo di Gabriele Zanchin uscito martedì ha preparato una parte dell’opinione pubblica al combattimento. Detrattori e sostenitori ora si affrontano ad armi pari. Qualche perplessità sull’attuale Giunta rimane da correggere perché, si dice in giro, la cerimonia del 4 novembre con autorità militari, ecclesiastiche ed istituzionali ha del patetico.
Se fosse tutto vero quello che hanno riportato alla luce i due studiosi Miatello-Turcato, scavando negli archivi militari francesi, la figuraccia sarebbe mal digerita. “A Casteo si può dire di tutto è zona franca. Il Giorgione vincerà lo scudetto. Ma è una fake news. Così come non si possono raccontare frottole sulla morte del generale Lizé e dimenticarsi dei valorosi medici, infermieri, barellisti, volontari dei Cavalieri dell’Ordine di Malta e della Croce Rossa, uccisi barbaramente da bombe austro-germaniche. “Una mancanza di carattere etico-politico e storica. Etica perché si sottovaluta l’aspetto umanitario quello al quale ricorriamo quando ne abbiamo bisogno. Bombardare siti ospedalieri per disintegrare una comunità era vietato da convenzioni internazionali già allora in vigore. Nessuno ancora lo ha detto per colpa del ministero che ha una macchina della comunicazione obsoleta. Pretendere che sia un sindaco o un suo addetto stampa che sappiano come “riscrivere” la storia è pretendere che tutti siano storici agguerriti o ben attrezzati del prof. Brunetta che di libri sulla storia del cinema e della grande guerra nel Veneto ne ha scritti tanti. Ma lui, come ci ha confermato ieri, i mezzi a sua disposizione erano limitati al lavoro fisico e al tempo di poter dedicarsi sul posto. Ma oggi la situazione è axcambiaa con la digitalizzazione e la consultazione online, libera, gratuita e facilitata dai motori di ricerca.
E qui entriamo sul vero nocciolo della faccenda. La storia della Grande Guerra in territorio veneto, e in particolare nel quadrilatero Venezia-Treviso-Padova-Bassano con Castelfranco e Montebelluna, non è stata ancora assorbita pienamente in un quadro composito e unico. Mille ricerche, mille pubblicazioni, centomila testimonianze. Centinaia di piccoli musei, cimiteri, luoghi conservati in buono stato, monumenti e memoriali fanno del Veneto alpino, pedemontano e pianeggiante la più grande risorsa storico-culturale dell’ultima fase della Grande Guerra. Ciò significa che Castelfranco Veneto, quale sede militare italiana e straniera (francese, inglese, americana), va riconosciuto un ruolo centrale.
Non a caso si stabilisce che, per il suo snodo ferroviario e stradale e con già una struttura industriale pronta ad assorbire le richieste militari si trasformi in un grande emporio logistico, di trasformazione da semilavorati a prodotti bellici speciali, e per finire in un grande e vasto distretto socio-sanitario. Un via vai di feriti, cadaveri, mutilati, intossicati dai gas asfissianti, ammalati psichiatrici, bisognosi di cure e operazioni chirurgiche, trasforma la cittadina semi vuota in un luogo che gli strateghi militari avevano deciso che potessero convivere con depositi ingenti e un continuo carico e scarico di enormi quantità di materiale bellico. La fortuna vuole che gli aviatori austro-ungarici non siano mai riusciti a colpire i depositi e i vagoni zeppi di esplosivi, nitroglicerina, dinamite e gaz chimici. La fortuna vuole che i bersagli siano stati sbagliati di qualche decina di metri. Però, alcuni posti sanitari, proprio quelli che servivano per la chirurgia, il primo soccorso, l’obitorio, la casa per gli anziani, l’Ordine di Malta sono stati bombardati “dai cavalieri del cielo”.
Ed è proprio questo capitolo che il 4 novembre scorso non è stato nemmeno sfiorato sia dai due sindaci di Castelfranco Veneto sia di Galliera Veneta, oltre ad essere rimasto lettera morta tra gli invitati che si sono fatti fotografare di fronte alle lapidi dei morti in guerra.
Una gran confusione tra guerra di aggressione, per la conquista di territori stranieri, o quella Seconda per dar ragione a Adolf Hitler, a guerra di difesa dei confini, o di “legittima difesa”. Una gran confusione tra chi è morto in trincea, in campo di concentramento e chi invece prestava semplicemente servizio sanitario e di volontariato.
A questo punto le contraddizioni sono palesi. Dalla storia invece di imparare qualcosa di buono ci si riduce a delle marionette, fastidiosamente percepite dall’opinione pubblica come propaganda dei una classe che ha vinto delle lezioni e che si attesta ad appena al 37% dell’intera popolazione. Democraticamente elette non possono essere criticate ma quando usano la Storia per il proprio conto allora vanno bacchettate. La cerimonia del 4 novembre dettata dal ministero romano, cadendo di domenica, su un piano cronologico andava precisata. L’Armistizio di Villa Giusti (e non di Padova) è del 3 novembre 1918. La morte del generale Lucien Zacharie Marie Lizé è del 5 gennaio 1918 (ferito mortalmente alle ore 5,15-5,30 del mattino). I bombardamenti aerei di Castelfranco tra il 31 dicembre 1917 e il primo gennaio 1918 causano più di 80 vittime, tra cui 40 morti, dei medici e infermieri, di abitazioni civili e ospedali.
Il dopo guerra, con i trattati di pace di Versailles (1919) si stabilisce una Corte suprema a Lipsia che giudichi sui crimini (e criminali). Il Parlamento italiano nomina una Commissione parlamentare d’inchiesta che inoltra ai vari Comuni la richiesta di compilare una mappatura dei bombardamenti. Il Sindaco Ubaldo Serena con la sua firma attesta questo documento.
Sia per le vittime del copro sanitario, sia per i risarcimenti, sia per il seguito che ebbe la Corte Suprema di Lipsia, la politica di Castelfranco ha dimostrato di essere stata non all’altezza, anzi di mantenere una strana ambiguità demagogica che ancor oggi ne dà esempio alle nuove generazioni.
La dimostrazione di una improvvisata classe dirigente (politica) ci è ampiamente confermata da queste brevi considerazioni:
1. La politica deve fare il proprio mestiere e non sconfinare di continuo (vedi l’assessore alla cultura, il vicesindaco, il sindaco di Galliera)
2. L’uso del digitale è un grande vantaggio ma bisogna saperlo usare. I social non sono dei giocattoli. La Storia oggi offre un mondo da scoprire, appunto perchè gli archivi (più lontani) sono pubblici e “pratici”.
3. Basta al vecchio modo di narrare “come eravamo” con quel superficiale metodo pseudo-romantico. Cosa significa il profugato veneto della Grande Guerra con quello odierno che scappa dalla Siria? (vedi Maria Gomierato nel suo recente saggio storico)
4. L’Italia è uno Stato fondatore dell’Ue, nella Nato, aderisce alla Carta dell’ONU, alla codificazione del diritto internazionale e alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
5. Ripudia la guerra come soluzione delle controversie.
6. La città di Castelfranco è stata testimone e vittima dei crimini commessi durante la Grande Guerra.
7. Le autorità non possono esimersi in pubblico senza l’autocritica, onde evitare che altri si sentano esonerati nel commettere gli stessi squallidi errori ed orrori. Prevenzione e tutela, prima di iniziare una nuova guerra!
8. Il Veneto Terra di Pace, è una legge regionale, votata all’unanimità nell’ottobre scorso dal Consiglio regionale, che va messa in pratica da tutti i comuni, oltre che dalle scuole.
9. La targa va corretta, aggiungendone un’altra dedicata esclusivamente a quei medici, infermieri e volontari morti sotto i bombardamenti austro-germanici.

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