Grande Guerra. Bombardamenti aerei su Castelfranco Veneto. Profugato di casa a km quasi zero


Scriveva il farmacista Giuseppe Leonardi nel suo Zibaldone (19…?), quando si recava quasi ogni mese in treno a Milano (Lainate) per far visita a sua moglie, fuggita dalla guerra: “E in generale, passata Verona, si vedeva una tale incoscienza e un egoismo che faceva male. E i profughi oltre il Po erano malvisti. “Varda – dicevano ai bambini – che ti faccio mangiare da un profugo! E rimproveravano ai profughi di mangiare quanto doveva bastare appena per loro…”
Dunque anche cent’anni fa c’era chi non li sopportava, in barba a quanto va dicendo l’anziano Eugenio Scalfari in tv. Nemmeno la neo d.ssa Maria Gomierato che riporta tante pagine dello Zibaldone dell’assessore castellano durante gli anni di guerra non si pacifica, descrivendo il peregrinare quotidiano del “povero” parroco (don Pastega) che doveva tutte le sere incamminarsi verso una frazione di campagna (a Campigo, 3 km) da “profugo” “che ci fa ricordare qui a distanza di cento anni l’esperienza per noi lontana e ormai estranea di profughi di guerra, un’esperienza di ospitalità e solidarietà dimenticata, su cui oggi sarebbe necessaria una riflessione”. (M.G., “Guerra e pace in Consiglio comunale”, ed. Panda 2018, p. 89) L’ex sindaca (2000-2010), autrice del saggio, tratto dalla sua tesi “compilativa” (D. N.), non si è accorta che il parroco della Pieve, tutto sommato era un “profugo” privilegiato che disponeva di perpetua, una paga mensile, una casa e persino delle ferie di tre settimane da passare a Montecatini Terme per “bere le acque”. Un’analoga fortuna personale nella martoriata Castelfranco la poteva esibire il farmacista veneziano che, di sera, assieme ad altri si rifugiavano nella campagna dI Treville (3 km), presso un fittavolo o altri contadini, trovavano sempre un pasto caldo in una bettola (osteriuccia) lì vicino e potevano dormire su dei buoni materassi di lana portati da casa (brande, materassi e coperte ecc.). Questi sarebbero stati i profughi castellani della Grande Guerra, durante i bombardamenti aerei degli austro-germanici 1917-18. Accipicchia qui non si scherza con le sensazioni personali di Santa Maria Bernadette. 

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