Massimo Cacciari “fa una questione morale” va fuori tema e offende la Ministra Bongiorno

Ormai assistiamo a deliranti attacchi verso uno o due ministri, sempre quelli. Il primo per incapacità, qualunquismo, approssimazione, pseudo-totalitario, il secondo per chiara appartenenza all’ideologia neofascista, razzista, sovranista, populista. Parliamo di Di Maio e di Salvini. Due politici che sono riusciti canalizzare quasi venti milioni di elettori (dai sondaggi odierni), tanto che basta per avere la maggioranza nelle due Camere e nell’opinione pubblica che non ne poteva più dei furbastri banchieri e “de-cretini” (copyright di Massimo Cacciarti). Fare le pulci ai nuovi governanti è una pratica comune, non si scopre l’acqua calda. Ora che non esistono più i boss politici, le correnti di partito, le massonerie, i professionisti della politica (opinion leader), pensionati d’oro da molti anni, inveiscono e si oltraggiano a vicenda. Al massimo i non allineati si otturavano il naso, pur ammettendo che il ministro all’Interno, alla Sanità, alla Difesa, all’Economia, al Lavoro, ai Beni culturali non erano adatti a quel mestiere ma facevano gli interessi delle lobby (Montanari docet). Tutti concordavano che l’Europa andava “rivista” ma mai andare contro al nascente astro Macron o alla teutonica panzer Anghela Merkel. Poi rimaneva Corbin ma si sa come andò a finire, incapace di intercettare il malumore anglosassone delle frontiere aperte per “solidarietà, umanità e cos’altro ancora?”. Massimo Cacciari era un filosofo prestatosi alla politica già da studente universitario che, grazie al suo nome, riuscì a farsi avanti nel marasma veneziano, in cui la sua città natale si è ridotta di appena 60mila residenti ma con un elevatissimo numero di ricconi e gente per bene che potevano comperare, risistemare, trasformare interi palazzi storici in seconde o terze dimore, collocare le proprie amanti o trasformarli in hotel di lusso, di “location” per mostre e feste. Una Disneyland per ricchi, in cui il filosofo comunista, marxista ortodosso, massimalista è sempre piaciuto perchè appunto impossibile da catalogare. Anche lui faceva discorsi campati in aria e dava l’impressione di lasciar vivere (Laissez-faire laissez-passer). Un nostalgico delle lotte di classe, delle manifestazioni tra Marghera e piazza San Marco e la Biennale. Amico di Vedova e Luigi Nono. Loro tre si capivano al volo. Un sindaco intellettuale del popolo che, ad un certo punto della storia marxista italiana (in francese: “marxologue”) , trova il sostegno di una parte dei ricchi industriali, immobiliaristi, calzaturieri e fonda il partito del Nordest, un argine contro il leghismo lombardo-veneto, ignorante, folcloristico, campagnolo, delle partite iva.
Ha abbandonato la lotta di classe una volta entrato nelle stanze (secondo lui) del potere, trasformandosi in un sindaco liquido, alla veneziana (“risotto di seppie nere”), anche perchè i compagni oltranzisti andarono in prigione o scapparono all’estero. A suo fratello fu dato un collegio sicuro in Regione, ai suoi nipoti non sappiamo.
Il professore in aspettativa da quando si mise in politica, da parlamentare per poi fare il sindaco per due mandati e mezzo, ha sempre mantenuto una audience tutta sua. E come molti altri precedenti veneziani dove va? A Milano a fare il preside e a inventarsi una scuola politica di stampo cattolico. Un eretico come lui che viene chiamato dal cardinale. A Milano ci sono i più ricchi d’Italia, le case editrici, i giornaloni, l’aeroporto e la stazione dei treni che vanno dappertutto. Il Nostro s’invecchia e si arrugginisce ma non vuole mostrare i capelli ormai bianchi. Si tinge tutte le settimane. Ha l’occhio stanco, la fronte piena di rughe. E’ inconfondibile. Potrebbe essere un montanaro  delle Alpi bernesi, di quelli che mungono  e fanno il formaggio. S’incazza ed offende con i suoi scatti deliranti che superano quelli di Vittorio Sgarbi, un altro “matto” da tv. Non dice sei “stupido”, sei “miope”, “non capisci un C.” ma la tua “politica è miope”, “ci mangiamo l’Europa”….quando è ormai il contrario. E’ l’Europa che ci ha mangiato. E’ l’Europa così com’è governata dalla troika che ci manda in rovina. Quale Europa vogliamo? Non certo quella teorica descritta dai milioni di depliant stampati che nessuno impara. Quando nei licei non si insegnano le istituzioni, come funzionano. Lo sa il professore “umanitarista”? Di quale Europa lui parla?
A questo punto i giochi sono fatti: la giornalista Lilli Gruber ha bisogno di “matti” perchè lei stesa non è normale. Salta di palo in frasca. Non c’è puntata che chieda ai suoi interlocutori “quanto dura o può durare questo governo?” oppure che elogi le donne o imprechi contro la poca presenza femminile nella politica. Al tempo di Renzi e Gentiloni si sentiva obbligata di avere in studio le soubrette ma poi capì che fu un disastro. Ora che assistiamo ai deliranti attacchi settimanali di Cacciari e di Sgarbi contro questo o quel politico, sia esso femmina o uomo, alla bolzanina poco importa. Non sa calmare gli animi e nemmeno riportare un dialogo educato. Lo scontro frontale voluto da Cacciari che si capiva da tempo che era incazzatissimo non contro Salvini ma contro la sinistra bloccata dalla propria burocrazia statalista (quella di cui Cacciari ha fatto carriera nel Politburo veneto-lombardo) ci ha aperto una nuova era. Cacciarti e la Gruber vanno d’accordo perchè ormai sono destinati ad un tramonto doloroso. Fanno giornalismo terroristico. La scenata di ieri sera di Cacciari contro la ministra Bongiorno con il beneplacito e l’istigazione della “strega germanofona” (da Halloween) ha scoperto le carte. Non si fa più giornalismo, nemmeno ad Otto e mezzo. Si fa show all’italiana. Ci sono tanti fatti che accadono durante la giornata di 24 ore eppure dal telegiornale di Mentana alla Gruber e Floris è un continuo ripetere dei soliti slogan, manfrine, tre o quattro argomenti (questione morale non di soldi ma di idee). E tutto il resto? La Sette ha sempre i soliti invitati: Beppe Severini, Paolo Miele, Andrea Scansafatiche, Marco Traviato, Pietrangelo Sputafuoco, Marco Damilan, un abbonamento che costa un sacco di soldi, un trust (come si diceva una volta) visto che ognuno di loro possiede “un’edicola” o una “libreria”. Che differenza c’è tra libertà di opinione e secondo scopo?
Noi vogliamo che la giornalista Gruber si occupi dei fatti e non delle continue ed ossessionanti opinioni di taluni, fra l’altro demagogiche e fuorvianti. Il Carofiglio che da lezioni di procedura penale, il Canfora che dà lezioni di “protoumanitarismo”, il Montanari che dà lezioni di “cultura del paesaggio”, lo Sgarbi che sa tutto lui, il Severgnini che fa il “furbetto moderato” sono lo zoo di Otto e mezzo. Un problema va affrontato con elementi certi non con la solita manfrina della “percezione”. I servizi di Paolo Pagliaro non sono approfondimenti ma gocce d’acqua, a volte confusionali. Cacciari ormai è sorpassato sia nell’analisi sia nello scopo. Ragiona da anarchico veneziano sessantottino, contro tutto e tutti ma poi quando fu sindaco di Venezia, dovette chiudere qualche occhio, far finta di non vedere, nascondersi dietro ragionamenti pindarici, “parafilosofici”, di “democrazia partecipata”, di “associazionismo protosocialista-cristiano”. Nessuno sa quanto Marghera abbia inquinato, quanti miliardi siano stati spesi per opere inutili, quanta burocrazia abbia creato la giunta Cacciari. Nessuno sa come mai le Grandi navi ora sono le padrone dello sviluppo turistico e come mai Mestre e Marghera si siano ingrossate fino ad arrivare a 300mila abitanti. Nessuno sa come mai Brugnaro, dopo un commissariamento del Comune per corruzione e finanziamento illecito dei partiti, abbia vinto con la “destra”. Nessuno sa come mai Mestre è un labirinto di città ancora nel XXI secolo. Eppure Cacciari ha vissuto da queste parti per almeno 60anni.
Il suo perenne dissenso verso le opinioni degli interlocutori è ormai celebre, ma mai si era visto Massimo Cacciari così furibondo. A Otto e mezzo il filosofo si è scagliato contro Giulia Bongiorno, con la quale si ritrovato a commentare il decreto sicurezza targato Salvini. Il ministro della Pubblica Amministrazione ha ovviamente difeso il vicepremier su tutta la linea, stigmatizzando l’atteggiamento di ribellione mostrato da diversi sindaci sparsi per l’Italia.
“Io credo che un’istituzione non possa sospendere l’applicazione di una legge, si viola la legge”, ha detto la Bongiorno. “Se c’è una legge va rispettata. Chi è sindaco applica le leggi e basta, anche le peggiori. Io reputo il decreto Salvini un decreto di rigore che fa chiarezza. Ma anche se fosse il peggiore del mondo andrebbe applicato”.
“Le amministrazioni locali – ribatte Cacciari – non hanno compiti legislativi, ma dire che le leggi si applicano comunque è tremendo. È la base di un’interpretazione che ha portato alle massime sciagure. E’ la stessa legge che mi impedisce di soccorrere il naufrago il mare, una legge che non ha più nulla a che fare con la giustizia. Non c’è soltanto la legge, c’è anche la giustizia, che è un principio fondamentale della cultura europea, ve lo state dimenticando ed è una vergogna. Ci sono 50 persone che navigano in mare, è uno scandalo per l’Europa. Possiamo perdere le elezioni, ma non possiamo perdere l’anima, vergogniamoci”.
Qui la giornalista Gruber, moderatrice, non ha fatto una piega, ed ha commesso un grave errore deontologico.
Tuttavia, la Bongiorno non si è mai scomposta, definendo il ragionamento di Cacciari una arringa: “Se arriviamo all’idea che le leggi non si applicano se poco poco non ci piacciono, arriviamo al caos e alla violenza”.
Immediata la contro-replica dell’ex sindaco di Venezia (chissà quante leggi avrà dovuto ingoiare con i governi romani di centrosinistra e berlusconiani), che nascondeva un litro di veleno sotto la lingua: “Ma quale arringa, si vergogni e mi risponda. Una legge che non ha a che fare con la giustizia è perversa. Io parlo dell’Europa, cosa vuole che mi importi di Salvini. Ci stiamo mangiando l’Europa”.
Il verbo “si vergogni” è uguale al “lei non sa chi sono io!“.
Ma guarda, il barbuto Cacciari ha la verità assoluta. E’ il giudice, lui che negli anni Settanta credeva alla “Lotta [continua] collettiva che presupponeva un criterio dell’omogeneità di ciascun gruppo confliggente, da cui nasce la solidarietà dei rispettivi componenti nella violenza organizzata. Ma le radici psicologiche, il significato etico son quelli: dallo spirito di conquista alla volontà di realizzare con la forza una grande opera, dall’accettazione consapevole di una tavola di valori e d’una disciplina di gruppo all’intenzione di sacrificare coercitivamente ai propri particolari egoistici interessi quelli dell’odiato avversario e perfino alla volontà di generare nuovi tipi eroici.” (M. Don Valsassina, Il ripudio della guerra nella Costituzione italiana, 1955, p. 35)
Il clamoroso scontro televisivo di un uomo volgare contro una donna ha preso il sopravvento su tutto il resto, coprendo ancora una volta le pecche di una trasmissione registrata ore prima che stava bucando le importanti notizie politiche rilanciate in quel momento dalle agenzie. Poco prima, infatti, lo stesso Salvini aveva minacciato in diretta social di non votare il reddito di cittadinanza in caso di taglio del fondo ai disabili.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...