La sudditanza dei castellani benpensanti. Vittorio Emanuele II e i soldi degli Italiani

Durante la stesura del volume “1895: NASCE LA BIENNALE D’ARTE” di A. Miatello e D. Turcato, ci si è imbattuti su questa frase, tratta dall’Almanacco italiano (1871-1901), a cura di A. Monti, ed. Vallardi (Milano, 1942), “Impersonò il genio di espansione dell’Italia marittima e quando Vittorio Emanuele comperò coi denari della lista civile la Baia di Assab, l’acquisto fu contratto in nome del Rubattino. Lo stesso fu fatto per l’acquisto della ferrovia Tunisi-Goletta.”, abbiamo chiesto lumi in paese ma nessuno sapeva risponderci, così dopo inutili attese, la Rete ci ha dato la risposta che volevamo, con le schede di Carmine De Marco (dal libro “Revisione della Storia dell’Unità d’Italia”), che riportiamo qui sotto.

DAL LIBRO”1895: NASCE LA BIENNALE D’ARTE” di A. Miatello e D. Turcato

(…) Il Re Umberto appoggiò lo ‘slancio’ coloniale in Africa, con l’occupazione dell’Eritrea (1885-1896) e della Somalia (1889-1905). Il governo italiano con il consenso del re aveva già acquistato, il 10 marzo 1882, la baia di Assab dall’armatore genovese Rubattino, il quale a sua volta l’aveva comperata dal sultano locale come scalo per le proprie navi.
L’atto di compravendita aveva valore privatistico non certamente di “sovranità territoriale”, intesa come fosse un prolungamento dello stato nazionale. Un dettaglio non da poco che non viene mai puntualizzato nei manuali di storia. Bastino queste righe dell’Almanacco del 2 novembre 1881: “Muore a 72 anni, nella villa San Vito, presso Genova, il patriota Raffaele Rubattino, suscitando largo compianto. Cominciò la sua carriera a Genova come semplice armatore di piroscafi. Dal 1849 al 1859 il Rubattino estese la sua piccola flotta e i suoi vapori servirono per audaci fatti patriottici. A lui appartenne il Cagliari del quale si servi Carlo Pisacane per la spedizione di Sapri, a lui il Piemonte e il Lombardo che servirono per la traversata dei Mille. Accolse gli esuli del Piemonte e della Liguria nei suoi navigli e nella sua amministrazione. Impersonò il genio di espansione dell’Italia marittima e quando Vittorio Emanuele comperò coi denari della lista civile la Baia di Assab, l’acquisto fu contratto in nome del Rubattino. Lo stesso fu fatto per l’acquisto della ferrovia Tunisi-Goletta.”
A voi di capire quanto affarismo ci fosse stato nel retroscena dell’Unità d’Italia e degli sviluppi nell’ambito internazionale. Il 15 gennaio 1885 “il Re firma i decreti relativi all’amministrazione della giustizia militare nel territorio della Colonia di Assab che è posta sotto la giurisdizione del tribunale militare di Bari”.Il re investiva i suoi denari in proprietà immobiliari e titoli con il fondo costituito che gli veniva concesso dal governo e votato dal parlamento. Quindi nell’incapacità di far fronte a improbabili “gestioni” rifilava i suoi beni con passività al demanio in cambio di congrue somme, per poi reinvestirli all’estero o spenderli per i propri consumi e piaceri. Parlarne significa aprire gli occhi e scovare la mano morta dello Stato e della Chiesa. Ci vuole rivoluzione?

VITTORIO EMANUELE E I SOLDI*

(…) La lista civile del re, il suo appannaggio, era un punto particolarmente dolente per il governo. Vittorio Emanuele, dopo il 1860, aveva un tenore di vita modesto, ma non aveva il senso dell’economia, e allo scopo di mantenere intatto il prestigio della casa reale si era allegramente addossato le spese di manutenzione di palazzi e riserve di caccia che erano appartenuti a una mezza dozzina di dinastie spodestate. Arrivò persino a comprare o a farsi assegnare nuove tenute per soddisfare la sua insaziabile passione per la caccia. Amava fare lussuosi regali alle sue amanti. Si vantava di essere solito corrompere gli uomini politici con regali e di servirsi di una sua polizia privata. Era circondato da truffatori di ogni genere, che sfruttavano la sua ingenuità e la sua generosità; e in fatto di contabilità amministrativa la gestione economica della casa reale non aveva fatto molti passi avanti dai tempi di suo padre. La frequenza con cui Letizia Rattazzi parla nelle sue memorie di malversazioni della casa reale, induce a pensare che suo marito Urbano debba essere stato debitore della sua influenza a corte anche all’abilità dimostrata nel districare il re da difficoltà economiche; in particolare ella ricorda quanto discredito gettassero sul re alcune equivoche operazioni finanziarie riguardanti i beni ecclesiastici e la concessione di appalti ferroviari a compagnie straniere (VE). Letizia Rattazzi aggiunse con una punta di malizia, naturalmente senza fornirne le prove, che il re percepiva con regolarità parecchi milioni l’anno dagli stanziamenti per l’esercito e che nel 1868 intascò la bella somma di venti milioni, un peccatuccio che nel bilancio fu nascosto con difficoltà (VE).
Nel 1864 si fece molto chiasso intorno alla generosità regale che acconsentiva a diminuire di tre milioni la lista civile di Vittorio Emanuele; ma questa riduzione seguiva di poco l’aumento del suo reddito annuale da quattro milioni a dieci e poi a diciassette. Questa riduzione non era niente altro che un bel gesto, ed è chiaro che le spese di corte non furono ridotte in proporzione; il tesoriere di corte non aveva altro mezzo che far accumulare i debiti e ricorrere quindi al governo perché vi ponesse rimedio. I radicali protestavano perché la lista civile di Vittorio Emanuele II era superiore a quella inglese e americana (VE).
Le finanze della corte costituivano sempre un problema delicato. Nel 1867 Vittorio Emanuele aveva fatto ancora un altro bel gesto, quello di rinunciare a quattro milioni della sua lista civile. Meno reclamizzato era il fatto che per far ciò egli aveva posto come condizione di ricevere in cambio una somma molto maggiore con la quale pagare i suoi debiti, minacciando in caso contrario di fare uno scandalo e di accumulare nuovi debiti. Il ministro delle finanze Sella era convinto che questa fosse una delle cause dei gravi problemi finanziari dell’Italia e in parlamento si rivolse al re, senza nominarlo apertamente, invitandolo a dare alla nazione miglior esempio di economia e di moralità (VE).
Il 31 luglio 1867 Vittorio Emanuele telegrafava al Rattazzi: “Posto che la Camera è ancora in numero, La prego di fare in modo onde passi legge Lista civile, senza di ciò dichiaro di fare nuovi debiti e di non pagare gli antichi: forse ciò sarebbe un mezzo termine che potrebbe andare. Giudichi Lei se esso è adattato alla stagione” (AL).
*Cf. Carmine De Marco dal libro Revisione della Storia dell’Unità d’Italia
http://www.adsic.it/storia/VITTORIO_EMANUELE_II.htm
Copyright – 1999 – 2003 – © Fioravante BOSCO)

Abbiamo chiesto a politici, docenti, studenti liceali, maestri, studenti scuole superiori, poliziotti, clienti di Alì e Iper, negozianti e industriali*: “lei sa dirmi cosa significhi:Vittorio Emanuele comperò coi denari della lista civile”?

60% ha risposto di non sapere di che cosa si trattasse
30% ha risposto di una lista civica, cioè di una lista elettorale, come le comunali di Asolo e Borgoricco
10% non ha dato nessuna risposta
98% non conosce Vittorio Emanuele
Amedeo di Savoia ha soggiornato a Castelfranco Veneto tra il luglio e l’ottobre 1866, secondo la cronaca di regime “ospite del ciambellano podestà Francesco Bolasco nella sua villa maestosa di borgo Treviso per curarsi di una ferita subita sul Monte Croce vicino Custoza”, fu la disfatta del regio esercito che seguì quella marittima di Lissa e poco confortevole di Bezzecca con garibaldini scalzi, digiuni, ammalati. A Stra (villa imperiale Pisani) c’era il quartier generale a capo del generale Cialdini (e sua moglie), mentre a villa Treves di Padova (quartiere Pontecorvo) ci stava il re Vittorio Emanuele II con le sue amanti. Nella città del Santo si sentiva molto più sicuro (Ferrovia, telegrafo, teatro, donne) e di certo poteva contare dei notabili. Soldi da spendere per le feste e cerimonie o battute di caccia estive sui Colli non mancavano.  Il figlio Amedeo di Savoia fu più tardi chiamato a rivestire il ruolo di regnante della Spagna con difficoltà e rischio di essere assassinato. Di brutto fu mandato via e riparò dalla sorella a Lisbona. Poi continuò una vita “tranquilla” nella sua Torino …a guardarsi le partite della Juve.     

WI-FI ZONE: SONDAGGIO DEMOSCOPICO (aprile-maggio 2019)

“Lei sa dirmi cosa significhi: “Vittorio Emanuele comperò coi denari della lista civile” ?

Politici
candidati sindaco e consiglieri alle comunali, europarlamentare
sindaco, vicesindaco e consigliere locali
Scuola
docenti di lettere, matematica e ginnastica
maestre
studenti liceali, incontrati in Stazione dei treni
studenti (istituti tecnici), incontrati al piazzale dei bus
Società
bibliotecarie
addetti alle forze dell’ordine
clienti supermercati
negozianti del centro storico

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