Operaestate, Museo Remondini, “La Melancolia 1” del Dürer narrata da Luca Scarlini, accompagnato dalle note di Alberto Mesirca

Di Marica Rossi
I tesori d’arte che Bassano custodisce famosi quanto il suo leggendario Ponte, la magnificenza dei paesaggi e le architetture del centro storico, avvalorano il carnet di Operaestate per gli agganci che il Festival sa fare col patrimonio culturale della città collaudandone l’appeal di capitale dell’intrattenimento colto. La liaison più singolare quest’anno è stata con la mostra-evento di Dürer nel settecentesco Palazzo Sturm fresco d’un ineccepibile restauro inaugurato a maggio in occasione dell’importante vernissage. Uno scrigno imprescindibile per la rassegna che espone fino a settembre la collezione Remondini completa di tutte le sue 214 incisioni di Dürer.
Il Museo è per di più dotato d’una balconata panoramica sul Brenta ora eletta a palcoscenico per la mastodontica scultura in acciaio del cinese Li-JenSih, Dürer, ,(mutuata dall’immagine dureriana del “Rinoceronte”), scenario ideale che sarebbe stato previsto anche, tempo permettendo, per il recital nella serata di martedì scorso. Si trattava di “Dürer, il linguaggio della Melanconia” con lo studioso Luca Scarlini, accademico fiorentino drammaturgico che da sempre si prefigge una comunicazione per i molti e quindi divulgativa, ma senza che nulla vada perduto in scientificità. Ad accompagnarlo era stato scelto il chitarrista classico Alberto Mesirca di Treviso, nominato “Giovane artista dell’anno” ai festival Aalborg in Danimarca e di Enschede in Olanda, nonché “Chitarra d’oro”(2013) col suo album “British Guitar Music”. Ma venendo alla bella riuscita dell’atteso spettacolo, piace dire che se è vero che il dispettoso Giove Pluvio ha impedito con le sue minacce l’incontro all’aperto, è altrettanto certo che l’acustica ci ha guadagnato parecchio sia per l’ascolto del fine dicitore sia delle note a corredo dell’esibizione. E infatti la deliziosa Sala degli Specchi, d’apparente ripiego logistico, è stata invece oltre che una gioia per gli occhi come per i visitatori di sempre, una felice esperienza intellettuale ed emotiva per l’interesse suscitato dalle immagini del luogo in perfetta sintonia con la grazia, l’ arguzia, l’ironia e il senso teatrale nel prosieguo dell’originale performance di parola e musica. Agevolmente dunque ci si è addentrati nella mitologia e nei significati espressi da Dürer nella celebre incisione seguendo lo studioso tra riflessioni filosofiche, aneddoti storici, d’estetica e di costume, alternando digressioni in età precedenti e successive a quella del genio di Norimberga compresa la nostra epoca. Altrettanto significativo che il sapiente eloquio sia stato coronato da intermezzi musicali molto a tema e mai scontati. Si è partiti da Saturno, stella di riferimento per i temperamenti malinconici, passando poi a Marsilio Ficino il cui talento fu così inversamente proporzionale alla presenza estetica del rammaricato umanista da diventare emblema della teoria per la quale melinconia e genio son da ritenersi inscindibili. Questo momento d’intensa riflessione ha introdotto molto bene nelle evocazioni di altri personaggi e vicende tra cui del povero rinoceronte spiaggiato, segnando l’avvio alle pause musicali eseguite da Mesirca come la suite ‘”L’infidéle” brano barocco di Silvius Leopold Weiss, eccellendo nella “Fuga BWV 1000” di Bach per arrivare in finale ad accompagnare l’attore Scarlini (anche cantante per l’occasione) sulle note del 20th Century Blues di Noel Coward. Il tutto eseguito magistralmente, senza forzature divistiche come insegna Scarlini, forte del medesimo mood.
Due i temi ricorrenti: l’importanza della venuta di Durer da Norimberga (all’epoca una novella Atene) per le mai da allora perdute connessioni artistiche tra Italia e Germania (proprio nel momento in cui i due paesi stavano per separarsi culturalmente sull’onda della Riforma Luterana); e l’incisione che Durer eseguì nel 1514 “La Melancolia 1” siglata con il monogramma in basso a destra distinguendosi anche per questo ‘vezzo’da tutti gli altri artisti.
E’ un magnifico bulino che rappresenta nella penombra di un crepuscolo rischiarata da una cometa, una fanciulla alata. Lei siede in una terrazza circondata da oggetti di vario tipo: una mano è appoggiata alla testa in un atteggiamento pensoso mentre l’altra è ad impugnare un compasso. Un cane dorme ai suoi piedi e un cherubino è seduto sopra una macina mentre dietro appare uno strano edificio che affianca uno specchio d’acqua sopra il quale un pipistrello mostra un cartiglio con la scritta “melancolia”. Una summa che Scarlini ha illustrato citando più interpretazioni ammaliando il pubblico che indubbiamente sarà indotto a rivisitare la mostra coi molti elementi utili ad una lettura ‘avvertita’ dei tanti aspetti cui quell’opera rinvia evidenziandone non solo l’arte raffinatissima ma anche la sua sempreverde vitalità e valenza conoscitiva.

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