Augurare il suicidio ad un politico sembra ripetersi nella storia dei comunisti

Salvini, il giornalista Rai  Fabio Sanfilippo lo invita al suicidio su Facebook: Viale Mazzini lo sanziona10 marzo 1898: La Gazzetta di Venezia riporta questa nota: Anche il suicidio. Non sapendo cosa altro inventare, e supponendo che l’on. Macola sia ridotto da minaccie e da dimostrazioni piazzaiuole allo stato di incoscienza, quella brava gente dell’Italia del Popolo pensò ieri sera a pubblicare a Milano un supplemento col suicidio di Macola !!!
Un amico telegrafò da Milano d’urgenza per sapere, se la notizia era vera, proprio quando l’onor. Macola si recava a pranzo.
Fu risposto all’amico e poi telegrafato al giornale repubblicano come segue: Potevate risparmiare storiella del suicidio. E’ un pio e semplice desiderio delle miti vostre anime repubblicane. MACOLA *

Salvini risponde al giornalista Rai Sanfilippo: “Come si permette? Si vergogni”

“Caro Matteo Salvini, tempo sei mesi e ti spari, nemico mio”.
Fabio Sanfilippo, caporedattore Rai di Radio 1, ha festeggiato con queste parole l’addio al governo del leader della Lega. Le durissime parole del giornalista, via Facebook, hanno innescato reazioni politiche di condanna bipartisan. “Mi dà fastidio il post di un giornalista della Rai in cui mi invita al suicidio, tirando in ballo mia figlia e dicendo che le servirà un percorso di recupero — commenta Salvini —. Tu, Sanfilippo, giornalista pagato dagli italiani, ma come ti permetti?”.
Solidarietà viene espressa da tutti i fronti politici, con in prima linea gli avversari giurati del Pd. “Nell’ultimo mese ho combattuto una durissima battaglia per mandare Matteo Salvini a casa. Credo — osserva Matteo Renzi — di aver fatto il mio dovere da cittadino e da senatore. E credo di aver vinto questa battaglia insieme a tante e tanti. Ma proprio per questo rabbrividisco quando leggo il post del giornalista Rai. C’è un limite di decenza. Ho lottato e lotterò sempre contro Salvini. Ma chi, pagato coi soldi degli italiani, parla di suicidio di un avversario e addirittura tira in ballo una piccola bambina si deve vergognare”.
La Rai, intanto, ha avviato un procedimento disciplinare urgente nei confronti di Sanfilippo. “L’azienda — spiega una nota di Viale Mazzini — considera gravissime le affermazioni del giornalista. La Rai emanerà una disposizione sull’uso dei social da parte dei propri dipendenti”. A sollevare il caso del post di Sanfilippo, con le critiche a Salvini, era stata proprio la Lega, annunciando iniziative in commissione di Vigilanza.

* Ferruccio Macola (1861-1910), direttore e proprietario della Gazzetta di Venezia era stato anche deputato parlamentare nella Destra storica. Fondò Il Secolo XIX di Genova (1886) e scrisse un libro sull’emigrazione di massa in Brasile (1893). Partecipò come inviato speciale alla battaglia di Dogali (1887) e a quella di Adua (1896), durante l’espansione nell’Africa orientale. Per dei malintesi causati da altri fu sfidato dal “collega” parlamentare e giornalista Felice Cavallotti, più anziano di vent’anni e con 32 duelli combattuti, alcuni molto rischiosi. Purtroppo il 33esimo fu fatale per il socialista che dopo tre attacchi si ritrovò ad ingoiare la punta della spada dell’avversario. Fu un incidente mortale sebbene i due si fossero accordati di “combattere fino all’ultimo sangue”. Apriti o cielo. La morte di Cavallotti causò una tale reazione popolare e mediatica che nemmeno le disfatte africane e i regicidi ebbero la stessa ampiezza.
Si insinuò che la spada del Macola fosse più lunga, come il guantone di Cavallotti piuttosto stretto. Che il Macola aveva di proposito infilato la spada nella bocca del Cavallotti, quando invece fu proprio quest’ultimo che non possedeva doti eccezionali per l’età e la statura più bassa. Si scrisse di tutto contro il Macola, persino che un giovane studente, fuggito di casa con un revolver, avrebbe pianificato l’uccisione del deputato e quindi si sarebbe tolto la vita (omicidio-suicidio). Per fortuna il padre, prof. Gentile, preside del liceo Galilei di Firenze, avvisò la questura che mandò in tutte città un comunicato nella ricerca del figlio. Qualche giorno dopo fu ritrovato a Genova, pentito, senza un quattrino per tornare a casa, e si consegnò alla polizia. (Da A. Miatello 1895: nasce la prima Biennale di Venezia, Castelfranco Veneto, 2019, in corso di stampa).

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