Biennale di Venezia 1897: sette artisti giapponesi invitati, una saletta tutta per loro. Rovigo 2019, palazzo Roverella “Giapponismo”, cento opere

Alla seconda Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia (la Biennale), dal 22/04/1897 al 31/10/1897, presidente Filippo Grimani, segretario Antonio Fradeletto, furono invitati sette artisti giapponesi che esposero sette acqueforti (così sembra dal database ASAC). Non si conoscono i requisiti di essere stati scelti, se già in mano a collezionisti o galleristi parigini o tedeschi di Monaco di Baviera. Una novità per Venezia avere dei giapponesi. L’esperienza filo giapponese non si ripeterà fino al 1926, sarà ripresa solo nel 1952 per vent’anni. Poi di nuovo assente fino al 1980. Ora c’è un padiglione frequentatissimo sul viale alberato dei Giardini, fra Russia, Paesi Nordici, Germania, Corea. Uno dei più stimati per coerenza e ricerca.
Cent’anni fa, Venezia non si accorse nemmeno dell’Esposizione del cinquantennale dell’Unità d’Italia del 1911 che il “giapponismo” ebbe una vasta influenza su molti artisti delle nuove generazioni.
Nelle principali capitali ormai il Giapponismo dilagava da trent’anni (1860-1915). Fu un contagio per gli impressionisti, quelli dell’Art Nouveau, Liberty, Simbolismo e viceversa (vedi opere a tergo, courtesy Studio Esseci di Padova). A Venezia le arti applicate entrano nel decoro di ambienti, scenari teatrali, manifesti pubblicitari. Le pagode nascono come funghi nei giardini pubblici. Al Lido nel 1908, l’Hotel Excelsior ne ha una sulla spiaggia, a forma di palafitta. C’è però confusione tra “cineseria e giapponismo”, tra laccature veneziane e quelle vere originali made in Japan o China. Gli artigiani veneziani ci sanno fare e possono accontentare i neo ricchi borghesi ma il confronto non regge per intaglio e durata. La pittura veneta è lontana dalla sintesi giapponese. Forse bisognerà attendere il veneziano Carlo Scarpa che riscatterà questo ritardo (Tomba Brion ad Altivole, il giardinetto della Querini Stampalia) e trasmetterà a Tadao Ando la sintesi della sintesi (Palazzo Grassi, Teatrino, Punta della Dogana)?
Su un piano politico siamo nell’epoca della Triplice con “Italia-Germania-Austria-Ungheria”. Il Giappone inizia ad aprirsi e firma contratti di scambi commerciali e culturali con la Germania, così anche l’Italia ne potrà guadagnare qualcosa. Sulla cronaca della Gazzetta di Venezia di Ferruccio Macola si legge persino che saranno i lombardi ad avere i primi vantaggi di scambi commerciali con Tokyo. Il Giappone non è più isolato. I maggiori artisti europei guardano il Giappone con rispetto e cercano di cogliere i migliori insegnamenti della loro “sacra cultura”.  La Biennale, a parte la modestissima saletta con le acqueforti di fiori e vedute (ci sono anche quelle olandesi), non è attenta o non vuole o non è preparata. Con il senno di poi, cogliendo l’occasione delle mostre che si stanno svolgendo (l’ultima quella di Rovigo al Palazzo Roverella “Giapponismo”) o si svolgeranno prossimamente (Castello Visconteo di Pavia, “Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Capolavori dell’arte giapponese”, v. nostro servizio in questa rivista), ci si chiede come mai i veneziani non furono in grado di aprirsi ai giapponesi?
La cultura dell’arte orientale, in particolare quella giapponese, iniziò negli anni ’60 dell’Ottocento.
D’accordo, l’Italia aveva ben altro da pensare e la cultura era in mano ai garibaldini, ai mazziniani, ai cavouriani, ai monarchici piemontesi, ci volevano ben altre basi culturali. Pittura e scultura sono tutt’uno: rievocazione storica, eroismo, problemi sociali visti sotto un angolo “classicheggiante, di maniera”, paternalismo. Altrove, in Francia, ad esempio, si diffondono ceramiche, stampe, ed arredi da giardino dall’Impero del Sol Levante che, pochi anni addietro, nel 1853, si era aperto al resto del modo. Tutti avranno già visti il giardino giapponese, i riti del te, i Samurai…i disegni fantastici, le illustrazioni su carta da parati. Dalla curiosità del collezionista e di chi poteva viaggiare e portarsi a casa ricordi si passa ben presto allo studio, alla ricerca, alla loro inestimabile miniera culturale. Le Biennali di Venezia sono “assenti”, solo nella seconda del 1897 vi è un minuscolo gruppo di acquafortisti che espone assieme ad altri.

Consigliamo allora di andare a Rovigo e poi a Pavia così vi farete un’idea e colmerete quel gap che la nostra storia dell’arte immancabilmente mantiene.
Dall’esposizione londinese del 1862, dove i “prodotti” del Sol Levante debuttarono, a quelle parigine del ’67 e’78, che ebbero nelle proposte il loro elemento di maggiore attrazione, fino all’esposizione del cinquantennale dell’Unità d’Italia del 1911 che ebbe una vasta influenza su molti artisti delle nuove generazioni.
Le prime xilografie giapponesi si diffusero, dapprincipio, grazie al commercio di vasi e ceramiche, con cui questi venivano “avvolti” e“impacchettati”. I preziosi fogli erano spesso i celebri manga di Hokusai o altre brillantissime stampe di Utamaro e Hiroshige che tanta influenza ebbero sugli Impressionisti, sui Nabis, fino alle Secessioni di Vienna e Monaco per concludere il loro ascendente con i bagliori della Grade Guerra trasformandosi in un più generico culto dell’Oriente nel corso degli anni 20 e 30 del Novecento.
La moda giapponista, esplosa attorno al 1860 e destinata a durare almeno un mezzo secolo sedusse la ricca borghesia internazionale, quindi due intere generazioni di artisti, letterati, musicisti e architetti, trovando via via sempre più forza con l’innesto della nascente cultura e Liberty e modernista sempre più attenta ai valori decorativi e rigorosi dell’arte giapponese. Ora per finire ricordiamo questi primi artisti invitati alla Biennale del 1897, sui quali non si hanno notizie e nemmeno le foto delle loro opere, ad eccezione di questa:

“Primavera” di SATO SHIEN (1897)
Manifestazione: 1897 – 2. Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia
Soggetto: dipinto (acquaforte)

Database ASAC
1897 Seconda Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia
Commissario Speciale Miriyoski Naganuma (Per la sezione giapponese)

SEZIONE GIAPPONESE – Sala N*
Kampo Araki
Fukui Kotei
Nagami Masanosuke
Shyien Sato
Jida Shinshichi
Shonen Suzuki
Tosui Kobuta

SEZIONE GIAPPONESE – Sala N
Opera: CARPIONI NELL’ACQUA
Opera: COLOMBE TRA FIORI DI CILIEGIO
Opera: FAGIANO TRA PIANTE AUTUNNALI
Opera: FESTA A JEDDO
Opera: NIBBIO COMUNE SU ALBERO
Opera: QUAGLIE TRA CRISANTEMI
Opera: VEDUTA DI TAGONOURAnnale 1897

*Comitato Ordinatore P. Molmenti (Presidente), Bartolomeo Bezzi, Guglielmo Ciardi, Antonio Dal Zotto, Pietro Fragiacomo, Emilio Marsili, Riccardo Selvatico, Augusto Sezanne, Alessandro Zezzos
**La Sala N contiene anche le acqueforti olandesi

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