Ettore Beggiato firma il suo nuovo libro di storia: “1439: galeas per montes. Navi attraverso i monti”.

Galeas per montes è il nome con cui viene chiamata un’impresa di ingegneria militare realizzata tra il dicembre 1438 e l’aprile 1439 dalla Repubblica di Venezia. Si trattava del trasporto speciale e per quell’epoca veramente un’impresa titanica, di navi, galee e fregate dal mar Adriatico al lago di Garda, risalendo il fiume Adige fino a Rovereto e trasportando le navi via terra a Torbole, sulle rive settentrionali del lago, per un percorso di circa 20 km tra le montagne, passando per il Lago di Loppio. Di questo il nostro Ettore Beggiato, nativo di Campiglia dei Berici (4/8/1954) ha voluto consacrare il suo ultimo studio, imperniato come sempre sull’identità veneta, non certamente quella camuffata in fiere e sagre: 1439: galeas per montes. Navi attraverso i monti
Di Beggiato, consigliere e assessore regionale per lungo tempo, con un curriculum di vero intellettuale attivista, si sa che privilegia l’Ottocento veneto, il Decimonono, nelle sue ricerche e collezioni (manifesti, editti) anzi ad un certo momento salì alla ribalta dei media come un “guastatore”, un “anti-sistema”, un “parvenu” perché narrava un nuovo linguaggio politico sulle amare vicende che portarono alla “colonizzazione militare” del Veneto. Riporta alla luce documenti d’archivio e fatti accaduti tra l’arrivo dell’esercito napoleonico e la sottomissione (sempre militare) ad opera degli austro-ungarici. Fu truffa o una questione di opportunismo delle “classi socio-economiche” dominanti? Sicuramente la rivoluzione a capo di Daniele Manin del 1848 (ricorrenza del 22 marzo) rimase un punto storico da cui ripartire dopo l’Unità d’Italia ma, come sappiamo, la savojardizzazione di Venezia e di tutto il Veneto dal ‘Settanta del Decimonono in poi ha cancellato quel poco di buono ch’era rimasto. Basterebbero le ripetute notizie fino al vomito per il “Natalizio di S.M. il Re”, “le Nozze d’argento dei Sovrani”, il “Monumento equestre a Vittorio Emanuele II” in Riva degli Schiavoni” (costo 350mila lire del 1887, due milioni di euro di oggi).
Monumentalizzazione, standardizzazione della cultura di Stato generò l’uomo italico, il fascista, colui che non doveva aver paura di nulla e nel mondo doveva essere rispettato. Ci pensarono i tedeschi, poi gli Alleati a disintegrare, distruggere, smilitarizzare il Bel paese. Milioni di morti.
Autore di numerosi saggi, articoli in riviste, convegni, Beggiato è conosciuto per aver riaperto dibattiti anche accesi sul “Plebiscito-truffa del 1866”, sull’ “Insorgenza veneta del 1809″, sull’ultima vittoria della Serenissima a Lissa del 1866”, sulla “Repubblica Settinsulare di Corfù nel 1800”, per citarne solo alcuni, oggi invece focalizza la sua curiosità su una straordinaria impresa della Serenissima del 1439: si decide di trasferire un buon numero di galee di un’intera flotta dall’Arsenale di Venezia fino a Torbole, nella punta settentrionale del Lago di Garda. In che modo, con quali mezzi e tecniche? Il piano è studiato dai militari, ingegneri e saggi a Palazzo Ducale nelle segrete stanze del Doge. Non c’erano pericoli di microspie, droni, satelliti ma nemmeno mezzi di trasporto e strade ferrate. Una galea è pur sempre ingombrante e certamente piuttosto pesante. Ma l’idea è geniale: dall’Arsenale, poi risalendo l’Adige a nord di Rovigo, per Legnago, Verona, Rovereto fino a Torbole, nella punta settentrionale del Lago di Garda. In altre parole ci spiega Beggiato, i Veneziani risalirono il fiume Adige fino a Mori, in provincia di Trento, e superando il passo di San Giovanni posto a 264 metri, allo scopo di aggirare l’assedio portato dai Visconti alla città di Brescia.
Fu impresa maravigliosa che costò alla Repubblica ben quindici mila ducati, ma sciaguratamente presso che inutile per lo scopo di vettovagliare Brescia, poiché accorso il Piccinino col. suo navilio, poco sollievo poterono avere i Bresciani e il comandante veneziano Pietro Zeno dovette ritirarsi a Torbole e mettersi in salvo dietro a forte steccato.
Un “fatto meraviglioso e quasi incredibile, se non fosse stato seguito sotto gli occhi di migliaia di testimoni, e non venisse celebrato da tutti gli scrittori”, aggiunge lo storico Beggiato,  come fu scritto all’epoca e che purtroppo è ancora poco conosciuto ai nostri tempi. Come mai questa lacuna?
La storia veneta è sistematicamente nascosta e mistificata dalla scuola italiana e dalle élites culturali che vanno per la maggiore in Italia: basti pensare a come tutti conoscano la straordinaria impresa di Annibale che nel 218 avanti Cristo attraversò le Alpi con gli elefanti e nello stesso tempo venga ignorata questa altrettanto straordinaria impresa militare della Serenissima. Non è una provocazione perchè la cultura in generale è imposta da un governo centrale che ne detta le basi e le linee guida. A questo punto dovrebbero essere le Regioni, in quanto nell’ordinamento costituzionale sono le dirette interessate, a promuovere lo studio e la ricerca con altri sistemi tecnologici e didattici. Ma siccome anche le Regioni alla fine per compiacenza o per ignoranza ci stanno al gioco, la materia diventa una specie di polpetta che va bene per tutti. Però in Italia non tutte le Regioni e province si lasciano standardizzare, colonizzare. Un conto è dar valore ai fatti di storia avvenuti, un altro ripetere una retorica che ormai non ci crede più nessuno.
La digitalizzazione riporterà alla luce tutte le fake news inventate dai signori della cultura italiana, quella dell’Italia del dopoguerra, del regime odioso fascista, della più stupida monarchia d’Europa (con sovrani inadeguati)* per arrivare appunto al periodo della colonizzazione armata austro-ungarica durata mezzo secolo. Quel giorno che potremo avere anche noi, come in Germania, Francia, Canada, Stati Uniti, e Inghilterra, annate di giornali, saggi, annali, ecc. ecc. digitalizzati (free online) allora ci sarà la vera rivoluzione culturale: il digital jus culturae.
Ritornando al Nostro, 1439: galeas per montes. Navi attraverso i monti è un volumetto 20×14 cm. della Editrice Veneta di Vicenza di 107 pagine. Ci sono diverse, preziose testimonianze degli storici dell’epoca, per arrivare alla pace di Lodi (1454), dedicando delle schede ai capitani di ventura, al doge dell’epoca, Francesco Foscari e ai Visconti. Particolarmente interessante il testamento del doge Tommaso Mocenigo, un vero e proprio spaccato della Serenissima del 1400. Renzo Fogliata, Aldo Rozzi Marin e Matteo Grigoli, nelle rispettive presentazioni mettono in risalto aspetti singolari del volume e della Repubblica Veneta; una nota particolare va alla copertina che raffigura una tavola tratta dall’ottocentesco volume “Storia Veneta” di Giuseppe Gatteri dipinta da Luciano Serraglia. In libreria a 10 euro.

*La festa di San Marco dal 1887 e forse prima iniziò a perdere quel valore storico e di identità per la sovrabbondanza di cerimonie, riti, operazioni dettati dalla ragion di stato.

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