Emilia-Romagna: la metamorfosi dei comunisti

Una elezione dopo l’altra, il dominio è incontrastato. Il Pci dal ’63 al ‘90 è sempre oltre il 40%, con la punta del 49% nelle Europee del 1984, sull’onda emotiva della morte del segretario del Partito Enrico Berlinguer e anno dello storico sorpasso dei comunisti sulla Dc a livello nazionale. L’Ulivo del leader bolognese Romano Prodi incassa alle Europee 2004, Regionali 2005, Politiche 2006 più di un milione di voti e il 40%. Il Pd di Walter Veltroni, al suo battesimo nelle Politiche 2008, nella Regione vola con 1.282.535 preferenze (45,73%), ma il record è quello del Pd di Matteo Renzi delle Europee 2014: 52,5%.

Il tasso di affluenza dell’Emilia-Romagna è sempre stato il più alto: fino alle politiche del 1994, oltre il 90% degli aventi diritto si reca alle urne. Il dato, che poi costantemente si riduce, si mantiene comunque superiore a quello nazionale (oltre il 75%). Il primo tonfo arriva nelle Regionali 2010 per il terzo mandato di Vasco Errani: meno 300 mila voti (quasi 10 punti), un elettore su tre si astiene. Quelli che non votano diventano due su tre alle Regionali del 2014, al debutto di Stefano Bonaccini. È la reazione alla fine anticipata della legislatura con le dimissioni di Errani, condannato in primo grado per falso ideologico (poi assolto definitivamente).

Dal 1970, data di nascita delle Regioni, l’Emilia Romagna è governata ininterrottamente dalla sinistra. Il crollo arriva con le Politiche del 2018: in Emilia sbanca il M5S con il 27,5% dei voti e il Pd retrocede al 26,3%. Alle Europee 2019 la Lega diventa il primo partito con il 33,7% dei consensi, il Pd secondo al 31,2%. Il 9 giugno 2019, la roccaforte rossa Ferrara ha il suo primo sindaco leghista, Alan Fabbri. Matteo Salvini può arringare dai comizi citando i suoi elettori: «Per una vita ho votato a sinistra per tradizione e per cultura, ma adesso voto Lega che parla di precari, artigiani e operai». Stefano Bonaccini punta sull’orgoglio di vivere in una regione «che garantisce a chiunque l’opportunità di lavorare perché solo il lavoro è dignità per sé e per le proprie famiglie e qui anche l’ultimo della fila può tagliare il traguardo». Intanto, se fino al 2007 l’Emilia forniva un quarto degli iscritti al Partito nazionale, oggi solo uno su 10. (da Corriere.it)

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