UN DECRETO DA 123MILA PAROLE: SFIDIAMO CHIUNQUE DI SEI A CASTELFRANCO A SPIEGARCELO SENZA SE E SENZA MA

Ma i burocrati nostrani hanno mai letto Ludovico Muratori? Si chiede umoristicamente Gian Antonio Stella il 28 marzo scorso in corriere.it. “Quanto più di parole talvolta si adopera in distendere una legge, tanto più scura essa può divenire”.
La risposta, tre secoli dopo, è tutta nel “Testo coordinato delle ordinanze di protezione civile” del 24 marzo: 123.103 parole. Tredici volte più di quelle dell’intera Costituzione italiana del 1947. Un delirio. Che rischia di minare lo stesso sforzo straordinario compiuto in queste settimane da altri pezzi della pubblica amministrazione.
L’essere prolissi, mai cassare leggi farraginose, includenti che gli avvocati azzeccagarbugli ci campano. Dunque la colpa di chi è? Del presidente del consiglio, del ministro agli esteri, del ministro dell’interno, del bilancio. Vallo a pescare. Una cosa è certa: il politico raccoglie le istanze, a modo suo e in fretta e furia, di notte, forse stando alle toilette o bevendosi un caffé al banco, poi passa gli appunti al capo burocrate e questi a sua volta ha una squadra di “ricercatori” telematici che sfornano la legge, in mille grissini mezzi bruciati o addirittura ancora crudi. La nuova legge governativa (non parlamentare!) firmata dal presidente della Repubblica esce dopo che sono state versate le cartelle esattoriali o dopo aver pagato le tasse di circolazione o dopo l’arrivo delle bollette salatissime di luce e gas. Tutto orchestrato divinamente perchè l’ufficio del capo è interconnesso con altri colleghi di fascia salariale uguale o superiore. A centomila euro al mese si può anche pretendere una legge da 123mila parole, vero Gian Antonio Stella?
Perchè dobbiamo aspettare che giudicherà la storia? Noi saremo già morti. Dunque l’umoristica battuta del noto giornalista vicentino non fa più ridere. “Giudicherà la storia, come lui stesso ha detto, se Giuseppe Conte e il governo hanno fatto quanto potevano contro il coronavirus. Ma certo, come spiegava martedì Sabino Cassese, “non si comprende perché i nostri governanti continuino a scrivere proclami così oscuri”. Ebbene, cari signori patrioti, ambedue – Stella e Cassese – sono le nostre fate morgane. Non vi piaceva Salvini, cos’è cambiato?

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