Boris Johnson emula Winston Churchill ma viene travolto dal virus covid-19

È stata l’ammirazione per Winston Churchill a costare cara a Boris Johnson. Qualche anno fa aveva scritto un libro, “The Churchill Factor”, nel quale rievocava gli anni della Seconda Guerra Mondiale e parlava con invidia del modo nel quale Churchill era riuscito a unire il paese, portandolo alla vittoria attraverso immani sacrifici. Johnson pensa davvero di essere l’erede di quello spirito, lo ha usato nei discorsi sulla Brexit, negli slogan come «Get Brexit done», semplici e facili da capire per tutti, nella tenacia con la quale è riuscito alla fine a unire il suo partito in un obiettivo comune.
Poi è arrivato il coronavirus, la più importante minaccia al benessere e alla pace del paese dalla fine della guerra. Che cosa avrebbe fatto Churchill? si deve essere domandato Boris Johnson. E ha cercato di imitarlo fin da subito, sottovalutando e deridendo un nemico al quale nulla importa della retorica dei discorsi. Nel suo primo intervento in Parlamento dopo la nomina a primo ministro nel maggio del 1940, Churchill aveva promesso al paese solo «lacrime, sudore e sangue». Johnson lo ha seguito dicendo che molte persone avrebbero perso i loro cari, una frase infelice che non ha risvegliato l’orgoglio di nessuno. Ha aggiunto che lui avrebbe continuato a stringere mani, un’affermazione arrogante che non teneva conto di quanto già si sapeva sulla pericolosità del virus.
Quando Johnson ha fatto sapere di essere stato contagiato, un’annunciatrice della tv ha sorriso nel dare la notizia e ha poi dovuto scusarsi. Ma a molti è venuto da sorridere, perché quella triste novità è apparsa come una catarsi che trasformava per l’ennesima volta gli annunci di Johnson in una tragedia, questa volta personale. Ma è stato l’ultimo tentativo di assomigliare a Churchill, avvenuto tre giorni fa, a costare caro al premier britannico. Febbricitante, pallido e malato, Johnson ha voluto farsi fotografare davanti al numero 10 di Downing Street con un braccio alzato, nella stessa identica e fanosa posa che aveva assunto Churchill, rinunciando solo a fare con le dita il segno della V di vittoria, perché non c’era nessuna vittoria da celebrare. Johnson aveva probabilmente la febbre alta, ma come Churchill aveva voluto indossare solo una giacca in una giornata fredda.
E’ stata quell’imprudenza ad aggravare la sua condizione? Forse sì. Johnson ha fatto male a domandarsi come Churchill avrebbe affrontato questa guerra. Avrebbe fatto meglio a pensare che Churchill al suo posto sarebbe morto, perché beveva troppo, fumava, era sovrappeso, aveva il cuore malato e era già anziano. Avrebbe dovuto essere per una volta meno sbruffone, e ascoltare di più i medici invece di consiglieri inaffidabili e oscuri come il suo mentore Dominic Cummings. Tutti sperano che Johnson si riprenda presto e torni alla guida del paese che attraversa la sua nuova ora più buia. Ma non si può non pensare ancora una volta che quando la storia si ripete, la prima volta è per una tragedia, la seconda è per una farsa. —

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