Una donna nuda corre lungo le vie centrali di Montebelluna. Il Sidaco Marzio Favero è offeso delle riprese messe in circolazione da individui poco rispettosi

Una donna che corre nuda in centro al paese, non lontano dall’ospedale. Un automobilista passa e, brandendo il telefonino, filma pochi istanti di quella corsa solitaria e disperata. La sequenza viene messa sulla prima chat e da lì in poi diventa virale, passa di telefonino in telefonino, contagiando l’intero paese. Si sprigionano commenti come starnuti, in prevalenza idioti (sarebbero stati così idioti nel caso fosse stato un uomo?). La donna nuda che corre per strada diventa oggetto di scherno, dileggio, divertimento e disprezzo, anche perchè forse ha la pelle scura. Siamo tutti un po’ esausti da questo lungo isolamento, i social ci fanno compagnia, il telefono spesso è l’unico mezzo di comunicazione, ma dovremmo tutti imparare ad avere più rispetto. Sempre

Convido il pensiero del sindaco di Montebelluna, il leghista Marzio Favero, che sul punto dichiara:

«La notizia del giorno non è affatto quella che una giovane donna in evidente stato confusionale abbia fatto una corsa nuda in una via della città, bensì che dei cittadini invece di soccorrerla o di chiamare il Pronto soccorso o la Protezione civile abbiano ritenuto divertente filmarla e fotografarla per postare immediatamente le immagini e i filmati su facebook e whatsapp con una totale lungo le vie del centr di Montebellunamancanza di rispetto non solo per la ragazza ma anche per la propria dignità di persone. Dopo un mese di reclusione in casa, vi sono cittadini e cittadine che stanno crollando di fronte allo stress psicologico.
Probabilmente la giovane donna oggetto di attenzione avrà accumulato stress su stress ma non sta a noi cercare di ricostruire le cause del suo comportamento alterato né di giudicarla però è una vergogna che di fronte al dramma di una donna, molti cittadini e cittadine abbiano ceduto alla pruderie e al voyeurismo. Evidentemente non hanno perso un secondo per domandarsi se avrebbero gradito che ad essere oggetto di una pubblicità simile potesse essere una persona a loro congiunta o amica. Per costoro è venuto meno qualsiasi rispetto umano o cristiano. E che dire dell’ineffabile incoscienza di quel signore che nel filmare col cellulare la corsa della donna nemmeno si è reso conto che si stava autodenunciando per guida di autoveicolo con utilizzo improprio dello smartphone.
Comportamento in grado di mettere a repentaglio la sicurezza sua e di altri cittadini presenti sul luogo. Per non parlare dei social: è noto come io abbia un cattivo rapporto con Facebook, non tanto per il mezzo in sé, quanto per l’uso che ne viene fatto. La possibilità di pubblicare in presa reale le proprie considerazioni, foto e filmati toglie spazio a quel minimo di riflessione che dovrebbe precedere qualsiasi atto comunicativo col risultato che in questo momento stanno circolando in rete filmati e immagini che ritraggono anche in volto la giovane donna.
Nessuno scrupolo, nessuna censura. Oggi attribuiamo alla parola censura un significato solo negativo ma, come ricordava Umberto Eco, alle volte ha anche significati positivi perché non tutto deve essere offerto alla fruizione di un’opinione pubblica inconsapevole o senza gli strumenti adatti per interpretare gli avvenimenti. In questo momento le immagini sono anche a disposizione dei minorenni: è la dimostrazione, una volta di più, che i social non conoscendo filtri o mediazioni, consentono di dare sfogo alle pulsioni più turpi, ai sarcasmi più ignobili. Una domanda: siccome nessuno di noi è esente da errori o da comportamenti sbagliati: ci divertiremo molto se dovessimo scoprire che in internet circolano immagini o filmati che ci riguardano mentre stiamo compiendo qualcosa di cui in fase successiva potremo provare vergogna?
L’emergenza Covid-19 come tutte le altre crisi che la nostra società ha conosciuto, si pensi alle guerre del ‘900, sta portando alla luce il meglio ma anche il peggio, purtroppo, di quello che come essere umani siamo in grado di esprimere, eppure dovrebbe essere ancora presente nella nostra memoria collettiva l’ammonimento del Santo: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Spero che la Polizia postale provveda nel limite del possibile a far rimuovere queste immagini e filmati. Esprimo il mio augurio alla giovane donna protagonista di questo gesto di potersi ristabilire al più presto ed esprimo la mia solidarietà ad Antonio Netto, il nostro encomiabile capo della Protezione civile, che, per essersi messo a scudo fra il corpo della giovane e i morbosi fotografi dilettanti, si trova ad essere oggetto di ironie immeritate e soprattutto alla fine della fiera prive di intelligenza».“

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