MONTECCHIO MAGGIORE S’INCHINA AI SEGNI DELL’ARTE DI ENZO ANDRIOLO

Da sabato 30 maggio a domenica 28 giugno 2020, la Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore, sita in via Bivio San Vitale, ospita la mostra “Enzo Andriolo. I segni del tempo, i segni dell’arte”

Di Marica Rossi
E’ vero che il tempo lavora per noi, ma se non ci fosse l’arte a tesaurizzarne le impronte non ne potremmo avere mai così chiara la consapevolezza.
Soprattutto non ci sarebbe dato accedere a quella bellezza nascosta ricreata in altra forma da artisti “veggenti” che da quelle tracce si son lasciati sedurre. In tal senso emblematica è l’esposizione appena liberata dai lacci del Covid-19, del vicentino Enzo Andriolo che ha scelto il titolo “I segni del tempo, i segni dell’arte” da subito
orientativo e quindi invitante per chi la visita.
La mostra si pregia della curatela dello storico dell’arte Giuliano Menato per la Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore, mitica patria dei Castelli di Giulietta e Romeo, che a partire dall’apertura di maggio ne ha ottimizzato l’affluenza fin alla chiusura il 28 giugno grazie ad uno spazio istituzionale fruibile pure nei suoi
leggendari esterni. E’ un ciclo pittorico ammirato da pubblico e critica per il livello qualitativo raggiunto dall’autore che nella poetica dei ”muri” eletti quasi ad organismi viventi, si differenzia da chi, a prescindere da graduatorie di valore, vi
si è cimentato nella contemporaneità e nel passato.
Nella fotografia è indicativa l’esperienza di Attilio Pavin, anche lui vicentino, che vi si dedicò con successo il secolo scorso. In pittura già Leonardo invitava a studiare le macchie sui muri per le composizioni delle battaglie. Una tale attenzione divenne sistematica nel ‘900 con artisti come Ernst, Salvador Dalì e Dubuffet. Soprattutto l’autore francese se ne è lasciato attrarre specialmente per le texture sulle quali ebbe a fondare i cicli delle Emprentes e dei Phénoménes. Infatti lui attribuisce a questa capacità del pittore d’individuare e far riconoscere forme note in conformazioni casuali e irregolari,un’importanza perfino maggiore delle elaborazioni stesse.
Curiosamente procede all’inverso l’arte di Andriolo inducendo ad una esperienza visiva assai singolare.
Il demiurgo della superficie rappresentata è lui non l’imperscrutabile azione del tempo sul muro cui pure il suo fare rimanda. La qual cosa consente all’artista di produrre in libertà le invenzioni di aggallanti geometrie circonfuse di rarefazioni
luminose e colori molto suoi. Altrettanto lo sono le strategie sue consuete con inserti di memorie (profili d’interni, oggetti, ritagli di quotidiani) che sussurrano messaggi che arrivano a destinazione pure per la scelta dei materiali e il sapiente uso della tecnica dell’affresco strappato e del collage ricorrendo a materiali diversi armonicamente piegati agli intenti compositivi dell’autore.
Intenti umanisticamente mirati a ricreare il vissuto di muri agé gareggiando con loro nei geroglifici significanti il passare del tempo. Va detto pure che se i primi inducono a romantiche nostalgie e alla consapevolezza del degrado, per i secondi, quelli di Andriolo, è tangibile l’affermazione del valore del passato e dei suoi doni. Sia per la storia personale dell’artista che per la collettività.

Orari: sabato e domenica:10e30-12e30; 16-19 Nuova Galleria Civica via Bivio San Vitale Momtecchio Maggiore (Vicenza)

Enzo Andriolo nasce ad Agugliaro (Vicenza) nel 1941. Negli anni Settanta frequenta la scuola di pittura “La Soffitta” di Vicenza diretta da Otello De Maria. Negli stessi anni partecipa a concorsi nazionali e a mostre collettive, delle quali si ricorda in particolare la collettiva del 1977 all’interno degli ex Magazzini Sorelle Ramonda, in via Leonardo da Vinci, ad Alte Ceccato.
Nel 1974 tiene la sua prima mostra personale presso la Galleria Modigliani. Espone con mostre personali anche a Valdagno (Galleria Palazzo Festari-1982), a cura di Giuliano Menato e a Montecchio Maggiore (Galleria Civica-1988) con la presentazione di François Bruzzo. Conosce personalmente i maestri Carmelo Zotti, Bruno Saetti, Emilio Vedova, Aldo Schmid, Luigi Senesi, di cui diventa attento osservatore e collezionista. Negli anni Ottanta, accanto alla pittura su tela, inizia un percorso di conoscenza tecnica e storico-artistica del dipinto a mano su ceramica. Dalla collaborazione con la ditta vicentina specializzata, AL.Za., di proprietà del maestro e artista ceramista Alfredo Zanin, nasceranno pezzi unici interamente decorati a mano.
Le sue mostre più recenti sono: antologica 1970-2015 presso Antichità La Galleria, Montecchio Maggiore, 2016; personali presso “10mquadri”, Bassano del Grappa, 2016 e alla “Qu.Bi Gallery”, Palazzo Valmarana Braga, Vicenza, 2017. Continua ad essere attivo oltre che nella creatività artistica, aperta in questi anni a nuove conquiste, nel dialogo stimolante con personalità del mondo dell’arte e della cultura.

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