SCANNER NELLE SCUOLE: LA CORSA ALLA SPESA. QUALE MARCA?

IL VENETO IN TUTTI GLI EDIFICI SCOLASTICI: MASCHERINE E TERMOSCANNER.

La misurazione della temperatura in ingresso per studenti, docenti e personale scolastico è sempre stato uno dei grossi problemi, fin dall’inizio. Siccome la Sanità, come in molte altre situazioni, non era in grado di far fronte al fabbisogno nazionale, abbiamo assistito ad estenuanti ping-pong mediatici. Chi li aveva questi strumenti, quasi sempre importati, e chi invece ne era sprovvisto e doveva accontentarsi della pistoletta piantata sulla fronte.
Pistole, cellulari, telecamere con zoom, alcuni dei quali sofisticatissimi con le relative app, venivano indirettamente pubblicizzati da tutte le emittenti pubbliche e private. La nostra corrispondente Botteri da Tokyo per la Rai non mancava un solo giorno mostrare al grande pubblico italiano chiuso in casa, rattristato e succube della dittatura mediatica, come la tecnologia asiatica era già pronta, sia cinese che coreana. Milioni di passanti sulle strade o quando entravano negli esercizi pubblici venivano immortalati su uno schermo con un quadrato tratteggiato sulla fronte che segnalava la temperatura sospetta di un individuo. Una centrale (o una postazione locale) rilevava l’untore e la polizia interveniva dopo qualche minuto o ora (?). Certo che ci voleva un esercito per controllare le masse sempre di fretta. E’ il passaggio obbligatorio per un futuro con altri scopi? Kennedy ci ha già messo in guardia a Berlino, qualche giorno fa.
Da noi, non si poteva certo essere attrezzati con questa eccezionale ripresa dall’alto con telecamere piazzate un po’ dovunque e postazioni ravvicinate o a distanza, quando abbiamo ancora quelle stravecchie dell’era 2000 che non danno immagini nitide e non segnalano nulla, essendo sprovviste di “algoritmi” puntuali. E nemmeno potevamo pretendere di avvicinarci al mondo del Grande Fratello, da poco usciti dalla preistoria (la scoperta di covi dei mafiosi con postazioni sugli alberi (Provenzano, Rina) e con la caccia ai “pizzini” (post-it gialli), vedi scandalo Consip: “Di padre in figlio. Il familismo renziano” di Marco Lillo).
La fantascienza con armi micidiali al lazer, super telecamere persino grandi come un uccellino (“Bird Drone”) per scovare Bin Laden è sempre rimasta sugli schermi o nelle storie di rotocalchi.
Come mai il Billionaire non si era attrezzato?
Ora però, la dice lunga, a poche settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico, che è ancora un via vai di dichiarazioni e contro dichiarazioni. Forse a causa della burocrazia che ha tempi ciclopici e non certo veloci e “onesti”.
“Propongo l’installazione di termoscanner in tutte le sedi scolastiche – dichiara l’assessore del Veneto, Donazzan – così come già avviene negli uffici pubblici, negli aeroporti, in alcune grandi aziende. Affidarsi alla misurazione a casa da parte delle famiglie è chiaramente inattendibile, così come sarà impraticabile misurare individualmente la temperatura con l’uso della ‘pistola’.
La soluzione più logica, veloce ed efficace non può che essere quella di installare alle porte di ingresso delle scuole apparecchiature per il rilevamento automatizzato della temperatura. Costa troppo? Invece di spendere inutilmente milioni per l’acquisto di banchi con lo rotelle che non serviranno a nessuno, il governo investa su questi dispositivi, attendibili e funzionali”.
C’è chi, come De Luca, governatore della Campania, non ha guardato in faccia nessuno ed ha ordinato gli scanner tipo “coreani” penultima generazione per tutte le scuole della sua regione. Dunque, regioni a statuto ordinario che vanno più veloci di altre, forse per la loro promiscuità con i poteri forti (burocrazia e politica) che governano da quasi un secolo. Un dibattito meriterebbe anche da noi che siamo lontani seicento km dalla capitale “la nostra burocrazia veneta è lenta?“. 

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