CASTELFRANCO VENETO PUO’ ENTRARE A PIENO TITOLO NEL PERCORSO FRANCESCANO DA CAMPOSAMPIERO A TREVISO, LUNGO IL MUSON DEI SASSI

BERSAGLIO MOBILE
(di A. Miatello).

Siamo in campagna elettorale che, per nostra fortuna, ci trova abbinati alle regionali. Castelfranco Veneto è al centro dei 41 comuni che rinnoveranno i loro sindaci e consigli comunali. L’elezione diretta con maggioranza del 50+1 è la rivoluzione del secolo scorso. Sono cresciuto con sistemi elettorali e gruppi politici tanto diversi da oggi. Non ho partecipato a guerre, manifestazioni cruente di piazza o sindacali. Ho sempre visto i capi politici con soggezione per la loro aureola mediatica (catodica) e per la retorica che diffondevano. Destra o sinistra, ma qui primeggiava il cosiddetto “centro” moderato, laborioso, cattolico, a volte reazionario e inconcludente. Si viveva a 15 km con mine atomiche “pronte” a neutralizzare i missili sovietici! Incoscienti furono i nostri padri, incoscienti lo siamo ancora…
A titolo di cronaca, all’epoca della guerra fredda, il Sindaco Gino Sartor si fece intervistare da un giornalista che era al soldo della Nato con sede a Parigi (poi a causa di De Gaulle il quartier generale si trasferì a Bruxelles). Tutto normale, si direbbe, tuttavia le sue rassicurazioni di un territorio con popolazione devota e non comunista ebbero un risultato, possiamo dire oggi, positivo, nonostante anche l’avv. Sartor non sapesse cosa significasse guerra nucleare lampo senza rifugi e riserve anti atomici! [traccia vedi nota 24 a pag. 85 di Posocco-Pozzobon; nostra ricerca sulla dottrina “Bishop Grundtvig”, in questa rivista e della Fondazione Studi e Ricerche Benetton, Premio Scarpa 2013)
Il primo difetto che incontro è una cultura ancora “analogica” e cartacea (biblioteca con dieci quotidiani e duecento riviste, pochi posti a sedere) non adatta ai tempi, il secondo è l’assoluto bisogno di far passare messaggi catastrofici che vanno tutti nella stessa direzione: un bersaglio mobile di chi è sindaco, presidente di Regione o capo del Governo. Io stesso, durante il lockdown, mi sono trovato in seria difficoltà a causa di drastiche misure contingenti ed assurde, per noi, reddito di cittadinanza confuso con “reddito di sussistenza”. Il Comune non si è fermato, così pure l’ospedale, la scuola, il sociale, l’economia. Chi ha potuto ha lavorato e prodotto. Tutti gli altri a casa. Inutile nasconderlo: la scuola ha perso colpi su colpi. Soluzione? Sedie con le rotelle e mascherine gratis a tutti. Prima avevamo sedie di plastica e tavolini in formica con lavagne luminose, sprovviste di Rete. Oggi possiamo comperare un monopattino elettrico, una bici nuova con il bonus. Andare due giorni in “vacanza” con 300 euro.
Bisogna avere la forza e il carattere per dire come stanno le cose e smetterla di fare tanta retorica. Avere le antenne sempre aperte, adoperarsi per migliorare la comunicazione, i servizi e la salute pubblica. Se un reparto non eccelle va migliorato, sgridando chi non fa il proprio dovere.

I LOVE CASTELFRANCO VENETO
“La Città che amo” o “che amiamo” è lo slogan di Stefano Marcon, amministratore da quindici anni che lo ha portato ad essere presidente di Provincia (da decenni mai avuto un castellano). Mi trova suo sincero sostenitore all’interno della lista “Forza Italia per Castelfranco” con ventidue altri compagni di viaggio.
Il mio slogan è “uniamoci” in quanto le potenzialità della Castellana è pari o superiore ad una città capoluogo: sia per abitanti, attività economiche e produttive, estensione agro-territoriale e savoir faire (Castelfranco, Resana, Vedelago, Riese, Loria e Castello di Godego).
Unirsi vuol dire: servizi sempre più efficienti, mobilità di città, sicurezza tangibile, strutture adeguate alla popolazione (centro culturale, museo, scuole, strutture sanitarie), rete di piste ciclabili comunicanti non mozze.
“Unirsi” non significa comandare o appagare il proprio io “inferocito”, vuol dire avere consapevolezza di diventare grandi ed avere gli stessi servizi di una città che ci mancano.
L’esempio del “percorso francescano” green messo in atto dalla Regione Veneto che va dal Convento di Sant’Antonio a Camposampiero (Pd) a quello di San Francesco a Treviso, trova la nostra piena adesione.

SANT’ANTONIO PROTEGGICI
Nell’ambito delle iniziative per l’attuazione della Strategia regionale per lo Sviluppo Sostenibile, la Giunta veneta, su proposta dell’assessore al turismo, ha approvato lo schema di Protocollo d’Intesa tra Regione e Associazione di Promozione Sociale “Cammino della Vita”, per la realizzazione di questo percorso francescano, al quale il nostro Comune potrà benissimo far parte.
“Il percorso – spiega l’assessore Caner – si sviluppa lungo la ‘Treviso-Ostiglia’, l’ex linea ferroviaria oggi trasformata in una delle più interessanti e meglio attrezzate piste ciclabili della regione, che sarà ulteriormente valorizzata con la realizzazione di un cammino di meditazione: un percorso verde, adatto a tutti, famiglie, anziani e bambini, che consentirà di apprezzare la bellezza paesaggistica dei luoghi e fornirà un’occasione originale di scoperta turistica e culturale del territorio”.
“Questa forma di escursionismo, così come il turismo spirituale più in generale, è un segmento in forte espansione. Lo testimonia il moltiplicarsi di prodotti editoriali e di siti internet specializzati dedicati ai cammini – sottolinea l’assessore – e nel Veneto, che vanta innumerevoli luoghi di straordinario interesse religioso e storico, le potenzialità di sviluppo di questi itinerari sono notevoli. Recentemente la nostra Regione si è dotata di un’apposita legge per il riconoscimento e la valorizzazione dei percorsi, istituendo anche il Registro della Rete dei Cammini Veneti”.
“Stiamo gradualmente strutturando e arricchendo l’offerta di visita e di accoglienza nel Veneto anche in questa direzione – conclude l’assessore –, investendo in un prodotto emergente del cosiddetto turismo slow, valorizzando le destinazioni e i percorsi che già sono affermati, ma anche sviluppandone di nuovi come il cammino francescano da Camposampiero a Treviso, che, sono certo, susciterà ulteriore interesse e accrescerà l’attrattiva dei nostri territori”.

DA MURILLO A NOE’ BORDIGNON

“Sant’Antonio di Padova adorante Gesù Bambino”, opera collocata al Museo di Belle Arti di Bordeaux (Francia), opera riprodotta da Noé Bordignon e collocata sul primo altare a sinistra del Duomo di Castelfranco Veneto.
Soggetto e contenuto sopra descritto in questo post sono pienamente in regola con le tappe della via “francescana”. Gli avversari se ne sono accorti?

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