Archivi categoria: 16.Biennale Architettura 2018

Yvonne Farrell e Shelley McNamara sono le curatrici della 16. Mostra Internazionale di Architettura, che si svolgerà dal 26 maggio al 25 novembre 2018 ai Giardini e all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. Il titolo scelto è Freespace, che rappresenta la generosità e il senso di umanità che l’architettura colloca al centro della propria agenda, concentrando l’attenzione sulla qualità stessa dello spazio.

THIS IS NOT JUST A SHIRT. Uno spazio di libertà e dignità per le donne del Bangladesh

La Biennale di Venezia – 16. Mostra Internazionale di Architettura

FREESPACE è il manifesto di Yvonne Farrell e Shelley McNamara, curatrici della Biennale Architettura 2018. La mostra presenta esempi e proposte, comunicando la complessa natura spaziale dell’architettura, collegando passato, presente e futuro, per provvedere al benessere e alla dignità di ogni abitante in questo fragile pianeta, enfatizzando e rispettando i doni elargiti dalla natura.
Percorrendo gli spazi dell’Arsenale, sono stata colpita da coperte stese su corde dai colori rosa, verde, giallo, arancione, dal sapore indiano. Un angolo, riservato non all’India ma al Bangladesh, per presentare un progetto ideato da uno studio di architettura di Laufen in Germania. Un’iniziativa collettiva, chiamata “Didi Textiles”, di Anna Heringer, Veronika Lena Lang e Dipshikha, una società che mira ad un’educazione non formale della donna e alla ricerca per lo sviluppo dei villaggi in Bangladesh. Un progetto tendente a far rimanere le donne nelle loro famiglie, evitando lo spostamento nelle fabbriche dei grandi centri urbani.
Il Bangladesh, a est dell’India sul Golfo del Bengala, è caratterizzato da una fitta vegetazione e da numerosi corsi d’acqua. Sulla costa meridionale, nell’enorme foresta di mangrovie, vive la famosa tigre del Bengala. A causa delle inondazioni, sempre più persone lasciano le campagne. Le misere condizioni di vita costringono i genitori a dare in sposa le figlie minorenni, falsificando a volte i documenti, per liberarsi da un peso economico: il 52 per cento delle spose ha meno di 18 anni.      Nei grandi centri urbani, quasi cinque milioni di persone lavorano nell’industria dell’abbigliamento. Il paese è il secondo produttore di vestiti al mondo e i suoi operai realizzano gli abiti che indossiamo ogni giorno.
Nelle zone rurali, una donna riceve dalla sua famiglia un sari all’anno in occasione della principale festività religiosa. Quando i sari si consumano, tradizionalmente vengono riciclati in coperte, cucendo a mano cinque sei strati di questi vestiti di cotone.
Nel corso degli anni la superficie delle coperte si logora e gli strati nascosti affiorano in modo eterogeneo. L’eccezionale superficie colorata che ne risulta è così l’impronta di un piccolo cosmo familiare. Questi tessuti costituiscono la base dell’iniziativa “Didi Textiles”.
In un altro processo di riciclaggio, grazie all’eccellente maestria di diverse donne residenti all’interno e nei dintorni del villaggio di Rudrapur, questi tessuti vengono trasformati in abiti dal design contemporaneo. In questo modo è possibile decentrare la produzione e le donne, invece di migrare in un centro tessile urbano, continuano a rimanere nei loro villaggi con le loro famiglie, riuscendo così a guadagnarsi da vivere all’interno di una rete parentale. Lavorando nelle loro case o in uno spazio comunitario del villaggio possono preservare la dignità personale e la libertà.
Alcune curatrici del progetto sono presenti all’Arsenale nel giorno di apertura della Biennale e indossano originali abiti e borse ottenuti dalle coperte riciclate proprio dalle donne del Bangladesh. Ci spiegano che i vestiti che indossiamo influenzano spazi e stili di vita per il modo in cui sono prodotti.
Sorridenti e gentili, mosse da una grande carica umana, illustrano il loro progetto e mostrano una stanza di pochi metri quadrati dove la donna cuce e può avere contatti con il mondo grazie a un piccolo televisore. Un disegno rappresenta il villaggio di Rudrapur sopraelevato con le case raggruppate attorno a un laghetto dove gli abitanti si procurano il cibo pescando.
Una rappresentazione di miseria, di parsimonia, di non-spreco che stride con padiglioni come quello degli Emirati Arabi. Un mondo che tocca chi come me ha fatto in tempo a conoscere i cappotti rivoltati e ritinti, che duravano dalle medie all’università, in anni non molto lontani, fino al 1960, quando comincia il boom economico e sorgono anche in provincia i primi grandi magazzini con gli abiti già confezionati.
A Rovigo, in piazza Vittorio Emanuele II, al mercato del giovedì, c’è una banca come tante che vende abiti. “Siete pakistani?” – chiedo alla giovane donna con il capo coperto dal velo. “No, siamo del Bangladesh – mi risponde – prima avevamo le borse ma non si guadagnava più nulla. (Copyright Graziella Andreotti)

Vatican Chapels. La Santa Sede nell’isola di San Giorgio alla Biennale Architettura 2018.

(di Graziella Andreotti)
Restano pochi giorni, fino al 25 novembre, per visitare il padiglione della Santa Sede nell’isola di San Giorgio a Venezia. Ad ingresso gratuito, è decisamente da non perdere. In ottobre, dopo aver visitato il solenne tempio palladiano di San Giorgio Maggiore, con i capolavori Ultima cena e Raccolta della manna di Tintoretto e il maestoso coro intagliato, ho trascorso due ore, forse tre, ma sarei rimasta fino a sera, nel piccolo bosco di conifere e latifoglie in mezzo al bacino di San Marco. Uno spazio aperto per la prima volta per accogliere dieci cappelle, ideate da artisti di tutto il mondo, in occasione dell’ingresso della Santa Sede alla Biennale Architettura del 2018.
Ingresso caldeggiato dal cardinale Gianfranco Ravasi, dopo l’esperienza alle biennali d’arte del 2013 e 2015. Un cardinale che ama l’arte e gli artisti che hanno con lui un filo diretto e un rapporto di stima e amicizia. Ravasi ha voluto che gli architetti fossero liberi e che le cappelle parlassero del Creatore con un ritorno ai segni concreti e agli elementi primordiali.
Il progetto, ideato da Francesco dal Co, si ispira alla Cappella nel bosco costruita nel 1920 nel cimitero di Stoccolma dall’architetto Gunnar Asplund. Il tema di una cappella, come luogo di orientamento, incontro, meditazione e saluto, è stato proposto a dieci architetti, invitati a ideare e costruire altrettante cappelle all’interno di un incredibile bosco veneziano. Progettisti appartenenti a diverse generazioni, con linguaggi espressivi diversi, provenienti da Europa, Stati Uniti, Sudamerica, Australia e Giappone, in grado di rispecchiare l’universalità della Chiesa. Per l’Italia è intervenuto Francesco Cellini.
Agli architetti è stato chiesto di mantenere il pulpito e l’altare, non la croce. In alcune cappelle ricorre il simbolo della croce ma non vanno intese come cappelle cristiane. La cappella della brasiliana Carla Juaçaba è una grande croce di acciaio che cerca il cielo fra gli alberi. Quella dell’architetto australiano Sean Godsell è una torre con i quattro lati che si aprono per rivelare l’altare mentre le porte verticali viste dall’alto formano una croce. Per Godsell la chiesa deve essere un luogo pacifico e sicuro, un luogo multi-generazionale, un luogo coinvolgente per la contemplazione e la meditazione, prima ancora di uno spazio per la liturgia, la preghiera, la messa, l’inno, il dogma. Uno spazio dove le persone si sentono a proprio agio e disposte a radunarsi.
Non c’è un percorso, è un piccolo e suggestivo labirinto in cui ci si perde e ci si ritrova, una sorta di pellegrinaggio religioso e laico, per riscoprire la voce interiore e trascendente, la fraternità umana e insieme la solitudine di un bosco che nasce dalla laguna. Una rappresentazione del labirinto della vita, del vagabondare dell’uomo come preludio all’incontro.
Credenti o laici o atei, non importa, si rimane affascinati dalla spiritualità, dall’arte, dai pini, dal silenzio, dal vento del mare di Venezia.

Il Presidente della Biennale Paolo Baratta riceve l’onorificenza di Ufficiale della Legion d’Onore

A Palazzo Farnese a Roma, sede dell’Ambasciata di Francia in Italia, l’Ambasciatore Christian Masset ha consegnato a Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia, l’onorificenza di Ufficiale della Legion d’Onore (Officier de la Légion d’Honneur).
L’Ambasciatore Masset ha tenuto a precisare che con questa prestigiosa onorificenza, il Presidente della Repubblica francese ha voluto rendere omaggio alla straordinaria carriera del Presidente Baratta, segnata da un impegno civile costante e da una capacità di anticipare i cambiamenti del mondo contemporaneo: sotto la sua guida e con la sua visione, la Biennale di Venezia ha ritrovato il suo posto centrale nella vita culturale internazionale fino a diventare, come ben si può vedere anche quest’anno, un laboratorio di esperienze che aiutano a capire il mondo nel quale viviamo e ad anticipare quello di domani.

Premi della 16. Mostra Internazionale di Architettura: alla Svizzera il Leone d’oro

La Giuria internazionale della 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, composta da Sofía von Ellrichshausen (Presidente di Giuria, Argentina), Frank Barkow (Stati Uniti), Kate Goodwin (Australia), Patricia Patkau (Canada), Pier Paolo Tamburelli (Italia), ha deciso di attribuire così i premi ufficiali:

Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale:
SVIZZERA
Svizzera 240
House Tour
Commissari: Swiss Arts Council Pro Helvetia: Marianne Burki, Sandi Paucic, Rachele Giudici Legittimo
Espositori: Alessandro Bosshard, Li Tavor, Matthew van der Ploeg, Ani Vihervaara
Sede: Giardini

Una menzione speciale è stata attribuita alla Partecipazione Nazionale della:
GRAN BRETAGNA
Island
Commissario: Sarah Mann – Architecture Design Fashion British Council
Curatori: Caruso St John Architects, Marcus Taylor
Sede: Giardini
Leone d’oro per il miglior partecipante alla 16. Mostra FREESPACE:
Eduardo Souto de Moura (Porto, Portogallo)
Souto Moura – Arquitectos
Sede: Corderie dell’Arsenale
Leone d’argento per un promettente giovane partecipante alla 16. Mostra FREESPACE a:
Jan de Vylder, Inge Vinck, Jo Taillieu (Ghent, Belgio)
architecten de vylder vinck taillieu
Sede: Padiglione Centrale – Giardini
La Giuria ha inoltre deciso di assegnare due menzioni speciali ai seguenti partecipanti:
Andra Matin (Giacarta, Indonesia)
andramatin
Sede: Corderie dell’Arsenale
e
Rahul Mehrotra (Mumbai, India; Boston, USA)
RMA Architects
Sede: Padiglione Centrale – Giardini

Il leone d’Oro alla carriera attribuito dal Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, su proposta delle Curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara, a:
Kenneth Frampton (Gran Bretagna)

Le motivazioni
I premi della Giuria internazionale sono assegnati con le seguenti motivazioni:
Leone d’oro per la migliore Partecipazione Nazionale alla Svizzera per una installazione architettonica piacevole e coinvolgente, ma che al contempo affronta le questioni chiave della scala costruttiva nello spazio domestico.
Menzione speciale come Partecipazione Nazionale alla Gran Bretagna per una proposta coraggiosa che utilizza il vuoto per creare uno “spazio libero” destinato a eventi e appropriazioni informali.
Leone d’oro per il miglior partecipante alla 16. Mostra FREESPACE a Eduardo Souto de Moura (Souto Moura-Arquitectos – Porto, Portogallo) per la precisione nell’accostare due fotografie aeree, rivelando il rapporto essenziale tra l’architettura, il tempo e il luogo. Lo spazio libero”appare senza essere annunciato, con chiarezza e semplicità.
Leone d’argento per un promettente giovane partecipante a Jan de Vylder, Inge Vinck, Jo Taillieu(architecten de vylder vinck taillieu – Ghent, Belgio) per un progetto sicuro di sé, in cui la lentezza e l’attesa permettono all’architettura di essere aperta all’attivazione futura.
Menzione speciale al partecipante della 16. Mostra FREESPACE a Andra Matin (andramatin – Giacarta, Indonesia) per un’installazione sensibile che offre un quadro completo che porta a riflettere sui materiali e la forma delle strutture vernacolari tradizionali.
Menzione speciale al partecipante della 16. Mostra FREESPACE a Rahul Mehrotra (RMA – Mumbai, India; Boston, USA) per tre progetti che trattano i temi dell’intimità e dell’empatia, attenuando con delicatezza le barriere e le gerarchie sociali.

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Vatican Chapels alla Fondazione Cini, un’indagine sui luoghi della spiritualità contemporanea

Il parco dell’isola di San Giorgio sarà accessibile a tutta la cittadinanza.
La Fondazione Giorgio Cini ospita nel parco dell’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia Vatican Chapels, il primo Padiglione della Santa Sede alla Biennale Esposizione Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia. Uno spazio di circa un ettaro e mezzo che accoglie 10 cappelle realizzate da 10 architetti internazionali. Un luogo sospeso nella laguna, tra acqua, cielo e terra, ideale per ospitare un padiglione votato alla riflessione e all’esperienza spirituale, perfettamente coerente con la storia e la missione della nostra Istituzione.
Vatican Chapels si innesta in una dinamica di progressiva apertura della Fondazione Cini al pubblico – a partire dalle nuove visite guidate che hanno reso accessibile l’isola ai visitatori sette giorni su sette – e alla collaborazione con le grandi istituzioni culturali cittadine, rafforzando allo stesso tempo una linea di ricerca tradizionalmente cara alla Fondazione: quella sulle civiltà e spiritualità comparate. Nel 2017 infatti dall’eredità dell’Istituto “Venezia e l’Oriente” è stato costituito il nuovo Centro Studi di Civiltà e Spiritualità Comparate, diretto da Francesco Piraino.
La realizzazione delle dieci cappelle ha portato inoltre alla valorizzazione di una parte dell’isola meno nota al grande pubblico. Il parco dell’Isola è infatti l’esito di un imponente imbonimento negli anni Sessanta, quando gli edifici principali presenti furono oggetto di una grande campagna di restauri e a fianco della demolizione delle costruzioni più modeste si realizzarono ex novo edifici del calibro dell’Istituto di Studi Nautici, la piscina e il Teatro Verde.
Il parco si è configurato così come il luogo ideale per ospitare questo ambizioso intervento: un centro di silenzio e natura, particolarmente adeguato a rispondere all’ineludibile esigenza dell’uomo di incontrare la propria dimensione spirituale. Esigenza che è alla base del progetto di Vatican Chapels: il quale si pone l’obiettivo di indagare qual è lo spazio possibile per la spiritualità contemporanea? Qual è il luogo migliore per accoglierla?
L’edificazione delle cappelle è stata preceduta da una campagna di indagine sull’apparato radicale degli alberi presenti nel parco e sono così state individuate dieci aree di pochi metri quadrati ciascuna, naturalmente idonee a ospitare le cappelle, uniche anche perché offrono al visitatore della Biennale la possibilità di un incontro con un’architettura non solo progettata e variamente rappresentata, ma veramente costruita e fruibile nella sua tridimensionalità. Per limitare l’impatto sul parco le tecniche costruttive impiegate sono state basilari e hanno comportato anche interventi di riordino dei percorsi pedonali, delle parti arboree e dell’illuminazione, apportando un prezioso miglioramento del parco nel suo complesso.
Il parco dell’isola di San Giorgio Maggiore e le Vatican Chapels saranno visitabili per l’intera durata della Biennale. L’auspicio della Fondazione è che questa sia l’occasione per i veneziani di scoprire uno spazio ‘inedito’ e storico allo stesso tempo e di apprezzare il valore artistico, simbolico e spirituale dell’intera operazione.

Venezia, Palazzo Ferro Fini: Nancy Genn, l’architettura interiore

E’ stata presentata oggi, a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, la mostra dell’artista internazionale Nancy Genn ‘Architecture from within – L’architettura interiore’, che sarà ospitata sino al 7 agosto 2018.
Per la curatrice della mostra, Francesca Valente – già Direttore di diversi Istituti Italiani di Cultura, tra cui quelli di Los Angeles e San Francisco, dove conobbe Genn agli inizi degli anni Ottanta – “Nancy Genn ha offerto un importante contributo all’arte americana del secondo dopo guerra. La mostra espone circa 70 opere e racconta oltre 60 anni di carriera di Nancy Genn. L’artista californiana incarna la corrente astratta e ha sviluppato un rapporto molto intimo con il paesaggio e la natura, traendo ispirazione in particolare dall’acqua e dalla nebbia, trovando quindi a Venezia un posto ideale per raccontare il suo lungo e felice percorso artistico. Nancy Genn coniuga in una mirabile sintesi il modernismo europeo con il senso orientale per l’estetica, le tradizioni orientali con quelle occidentali, dando vita a sperimentazioni incrociate di grande effetto e suggestione. E’ un’artista poliedrica, spaziando con disinvoltura dalla pittura alla scultura e alla grafica, ma trovando nella carta il materiale prediletto per esprimere il proprio talento e senso artistico. Le sue opere sono calate in un universo astratto, offrono a chi le guarda un suggestivo senso di sospensione; Nancy Genn dipinge paesaggi interiori, propri dell’anima, trovando un’armonia, un punto di equilibrio perfetto frutto della conciliazione tra elementi opposti, sintetizzati in un unicum che mette assieme mondo esteriore e interiore. Nancy Genn tratteggia una spiritualità in continuo movimento, le sue opere sono tridimensionali e presentano una forte valenza architettonica, la sua arte aiuta lo spettatore a riflettere su quelli che sono i valori più autentici e dona una nuova energia fisica e spirituale. Le opere dell’artista californiana per essere apprezzate compiutamente devono essere metabolizzate con calma dallo spettatore, il quale non deve avere fretta ma soffermarsi e cercare di cogliere i significati più profondi. La mostra è articolata su due piani: da una parte, vengono raccontati gli esordi di Nancy Genn e viene espressa la magia delle sue opere tridimensionali su carta; dall’altra, trovano spazio le sue creazioni più recenti, dal 2005 a oggi, con la forte suggestione dei paesaggi astratti e i ricordi di terre esotiche, quali la Turchia e la Patagonia”.
L’artista Nancy Genn ha ringraziato “il Consiglio regionale del Veneto e i suoi rappresentanti istituzionali per il privilegio e l’onore che mi sono stati accordati. Con questa mostra ho realizzato uno dei sogni della mia vita. Su queste pareti ho lasciato il mio messaggio”.  

Armin Linke, Prospecting Ocean, a cura di Stefanie Hessler

Venezia, 23 maggio – 30 settembre 2018
Istituto di Scienze Marine (CNR-ISMAR), Riva dei Sette Martiri 1364, Venezia

A maggio, in occasione del varo della 16sima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, TBA21–Academy in collaborazione con CNR-ISMAR presenta un’esposizione investigativa a cura del filmmaker e fotografo Armin Linke sulle sfide con cui devono misurarsi oggi i nostri oceani. Avvalendosi di riprese straordinarie degli abissi marini e di interviste a scienziati, decisori politici e giuristi di primissimo piano, la mostra analizza l’estetica dei dispositivi tecno-scientifici e prende in esame l’attrito tra protezione ecologica dei nostri oceani e loro sfruttamento politico ed economico.

Culmine di un progetto di ricerca triennale con TBA21–Academy, Prospecting Ocean di Armin Linke presenta una ricca coreografia di materiali multimediali e filmati d’archivio esposti nell’ex sede centrale e nei vecchi laboratori dell’Istituto di Scienze Marine (CNR-ISMAR), tra cui varie videoinstallazioni multicanale e una nuova serie di fotografie. Il montaggio di immagini raramente osservate del fondale oceanico – acquisite mediante l’impiego di speciali veicoli sottomarini a controllo remoto (ROV) fino a una profondità di 5.000 metri – giustappone visivamente il “naturale” fondo marino ai macchinari utilizzati per estrarre risorse quali i minerali giacenti in acque profonde. Definite giuridicamente patrimonio dell’umanità, queste cosiddette risorse si sono formate nel corso di milioni di anni: i vulcani sottomarini sono considerati il luogo stesso dell’origine della vita.

 

Norwegian University of Science and Technology NTNU, engineering test for submarine remote opereted vehicles. Trondheim Norway. © Armin Linke, 2016 in collaboration with Giulia Bruno

Venezia, Palazzo Grassi, Punta della Dogana: Focus Architettura “La Bourse de Commerce e Tadao Ando” 

Fondation Pinault_La Bourse de Paris

PALAZZO GRASSI – PUNTA DELLA DOGANA – TEATRINO
Focus Architettura
La Bourse de Commerce e Tadao Ando.

Un programma di appuntamenti speciali.
Il progetto della Bourse de Commerce di Parigi, visite guidate gratuite dedicate all’architetto Tadao Ando presso i musei veneziani e Fabrica.

22– 27 maggio, ore 10-19 | Teatrino di Palazzo Grassi.
La Pinault Collection a Parigi!
Esposizione della maquette e proiezioni di immagini e video dal cantiere della Bourse de Commerce di Parigi.

23 maggio, ore 18.30 | Teatrino di Palazzo Grassi.
La Pinault Collection a Parigi!
Presentazione del progetto di restauro della Bourse de Commerce di Parigi

27 maggio – 2 luglio | Punta della Dogana, Palazzo Grassi, Teatrino di Palazzo Grassi
Visite guidate.
Ogni domenica, ore 15 – tour in italiano
Ogni lunedì, ore 11 – tour in inglese
In collaborazione con l’Ordine e la Fondazione degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Venezia.

30 maggio, ore 15-18 | Teatrino di Palazzo Grassi
Convegno AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati

Dal 15 maggio e per tutta la durata della 16. Biennale di Architettura
Tadao Ando in Veneto.
Visite guidate gratuite a Fabrica, alla scoperta dell’opera di Tadao Ando.
In collaborazione con Fabrica, Treviso

Tadao Ando Pinault Foundation, La Bourse de Paris_Courtwsy PATRICK KOVARIK/AFP/Getty Images 2017

Palazzo Grassi – Punta della Dogana presenta da martedì 22 maggio uno speciale programma di appuntamenti dedicati all’architettura con approfondimenti sull’opera dell’architetto giapponese Tadao Ando, che ha curato il restauro delle sedi espositive della Pinault Collection a Venezia, del Teatrino di Palazzo Grassi e attualmente impegnato nel restauro dell’antica Bourse de Commerce di Parigi, nuovo spazio espositivo della Pinault Collection che inaugurerà nel 2019 nella capitale francese.
Il focus si sviluppa attraverso tre nuclei: La Pinault Collection a Parigi!, presentazione del progetto di restauro e trasformazione della Bourse de Commerce, un incontro speciale con i responsabili del cantiere, esposizione della maquette e proiezioni della documentazione dei lavori di restauro.
Visite guidate gratuite a Punta della Dogana, Palazzo Grassi e Teatrino di Palazzo Grassi, in italiano e inglese e itinerari guidati gratuiti all’opera di Tadao Ando in collaborazione con Fabrica, Treviso.
A queste iniziative, si affianca, sabato 9 giugno, un laboratorio a cura di SOU – School of architecture for children di Farm Cultural Park, laboratorio di rigenerazione territoriale, rivolto all’infanzia, e due incontri in collaborazione con AIGA, Associazione Italiana Giovani Avvocati presso il Teatrino di Palazzo Grassi.

A un anno dall’apertura della nuova Bourse de Commerce, prevista per il 2019, sotto la guida di Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, il Teatrino di Palazzo Grassi propone alcuni momenti di riflessione sugli interventi del restauro firmato Tadao Ando dello storico monumento parigino, destinato a ospitare opere d’arte contemporanea.

Da martedì 22 a domenica 27 maggio, dalle 10.00 alle 19.00, il Teatrino ospita la maquette dell’edificio e del progetto di Tadao Ando per la Bourse de Commerce, un ciclo di proiezioni di filmatiprovenienti dal cantiere.

Mercoledì 23 maggio alle 18.30 il pubblico avrà l’opportunità eccezionale di ascoltare dal vivo, sul palco del Teatrino, la testimonianza dei soggetti coinvolti nel progetto di restauro della Bourse de Commerce guidato da Tadao Ando: Martin Bethenod, direttore dei musei veneziani e della Bourse de Commerce di Parigi,Pierre-Antoine Gatier, architetto capo dei Monumenti Storici a Parigi, Lucie Niney e Thibault Marca, architetti e fondatori di NeM, agenzia che ha curato anche i lavori di rifacimento della residenza d’artista della Pinault Collection a Lens (2011), e Daniel Sanchoresponsabile della direzione dei lavori di restauro.  I professionisti scelti da François Pinault per il nuovo sito in cui esporre la propria collezione racconteranno le sfide e le difficoltà che si presentano nella trasformazione di un edificio storico, quale gli antichi magazzini generali del grano di Parigi, in un museo di arte contemporanea. L’incontro si terrà in francese con traduzione simultanea in italiano.

Alla scoperta delle sedi della Pinault Collection a Venezia.
Da domenica 27 maggio a lunedì 2 luglio, prendono il via i percorsi guidati gratuiti alla scoperta delle tre architetture della Pinault Collection a Venezia: Palazzo Grassi, Punta della Dogana e il Teatrino di Palazzo Grassi. Edifici storici unici, ripensati da Tadao Ando come spazi per attività culturali.
Il pubblico sarà condotto lungo le navate di Punta della Dogana, l’ex Dogana da Mar, tra le sale dello splendido Palazzo Grassi, ultimo edificio signorile costruito sul Canal Grande prima della caduta della Repubblica di Venezia, sino al più recente Teatrino di Palazzo Grassi, concepito da Tadao Ando come un auditorium contemporaneo di 225 posti. Grazie alla collaborazione con l’Ordine e la Fondazione degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Venezia, gli architetti iscritti a qualsiasi Ordine sul territorio nazionale  potranno convertire la loro partecipazione a queste visite guidate in 2 crediti professionali.
Le visite partono da Punta della Dogana ogni domenica alle ore 15.00 in italiano e tutti i lunedì alle ore 11.00 in inglese.
Accesso con biglietto di ingresso alle mostre.

Tadao Ando in Veneto
Un calendario di visite guidate a Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton, situato a Treviso nella seicentesca Villa Pastega Manera, oggetto di importanti restauri e ampliamenti, progettati da Tadao Ando negli anni Novanta.
Martedì 15 maggio, giovedì 15 giugno e venerdì 22 giugno, in concomitanza con l’esclusivo calendario di incontri con illustri progettisti della scena architettonica contemporanea, quali Michele De Lucchi, Eike Schmidt e Carlo Ratti, saranno attive le visite guidate alla sede di Fabrica con partenza un’ora prima dell’inizio del talk. Per maggiori informazioni: press@fabrica.it

Venezia, Magazzino del Sale (Fondazione Vedova): Renzo Piano. Progetti d’acqua, a cura di Fabrizio Gazzarri.


RENZO PIANO. PROGETTI D’ACQUA
VENEZIA, MAGAZZINO DEL SALE – ZATTERE 266
24 maggio – 25 novembre 2018
10.30 – 18.00
chiuso il lunedì e il martedì
INAUGURAZIONE 23 MAGGIO

La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, presieduta da Alfredo Bianchini, presenta Renzo Piano. Progetti d’acqua, a cura di Fabrizio Gazzarri.
L’inaugurazione avrà luogo il 23 maggio 2018 nel Magazzino del Sale (Zattere 266) a Venezia.
Sedici progetti di Renzo Piano, da lui stesso selezionati, raccontano altrettante architetture accomunate dal rapporto con l’elemento acqua.
Grazie al lavoro di “messa in scena”, progettato e realizzato da Studio Azzurro, il visitatore ha la possibilità di immergersi in un ambiente visivo e sonoro, un vero e proprio viaggio nelle architetture di Renzo Piano.
Le navette del Magazzino del Sale che negli anni hanno trasportato le grandi tele di Emilio Vedova, sorreggono ora otto grandi schermi sottilissimi.
Il percorso inizia dal progetto realizzato per Prometeo di Luigi Nono nella chiesa di San Lorenzo a Venezia nel 1984, al quale Emilio Vedova collaborò per i rapporti luce spazio.
Da Venezia il viaggio continua in altri luoghi, come Atene, Oslo, Londra, Genova, Parigi, New York per concludersi di nuovo a Venezia alla Fondazione Vedova.
La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova presenta Renzo Piano. Progetti d’acqua nell’occasione del decennale dei lavori al Magazzino del Sale, realizzati col generoso e prezioso progetto di Renzo Piano nel 2008, poco tempo dopo la scomparsa dell’amico Emilio.

16. Mostra Internazionale di Architettura: apertura 26.05 e chiusura 25.11.2018

“La Mostra di Alejandro Aravena ha offerto ai visitatori un esame critico dell’evoluzione dell’architettura nel mondo e ha sottolineato l’importanza che una qualificata domanda da parte dei singoli e delle comunità incontri un’altrettanto efficace risposta, confermando così il fatto che l’architettura fa parte degli strumenti della società civile per organizzare lo spazio in cui vive e opera.
Su questa linea Yvonne Farrell e Shelley McNamara riprenderanno lo stesso tema da un altro punto di vista volgendo attenzione alla qualità dello spazio pubblico e privato, dello spazio urbano, del territorio e del paesaggio quali riferimenti principali e finalità della stessa architettura. Le curatrici, note per la raffinatezza del loro lavoro, sono conosciute anche per una intensa attività pedagogica e per la loro capacità di coinvolgere e appassionare le nuove generazioni.”

L’apertura della 16. Mostra Internazionale di Architettura è prevista per sabato 26 maggio e la chiusura per domenica 25 novembre 2018.