Archivi categoria: 58.Esposizione Internazionale d’Arte

Incontro e dialogo sull’arte con gli artisti e il pubblico, i curatori e i giornalisti lungo il percorso della Mostra con accenni al passato glorioso. Miatello, Belhumeur, Malvestio, Rossi, Andreotti, Juli

Zaia: La Biennale non è un’autostrada!

E fin qui come titolo, proveniente dall’ufficio stampa del governatore veneto, potrebbe essere confuso con le trattative politiche in corso per rivedere accordi contrattuali tra Stato e Privati.
“I nodi vengono al pettine”, dice un vecchio proverbio ed il caso del ponte Morandi (Genova) è uno di questi. Quante sono le “zone” a rischio date in concessione a società private, secondo appalti fatti “su misura”? L’attenzione rimane sempre acuta, tuttavia chi pratica il diritto contrattuale di diritto pubblico conosce meglio di tutti le debolezze e i coni d’ombra delle carte (“scartoffie”, dice il governatore per i mille cantieri fermi) siglate e poi firmate dai relativi ministri, alti dirigenti pubblici e privati concessionari (SpA)… Task force che si spartiscono il mercato miliardario. Una volta s’ingannò Menelik (con il trattato di Uccialli stipulato fra il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia il 2 maggio 1889 nell’accampamento del negus Menelik II, imperatore d’Etiopia) ora ci si inganna a vicenda, tanto siamo stati vaccinati a farla franca!
Coni d’ombra su tutti gli appalti…cf. Marco LILLO, Di padre in figlio, il caso CONSIP…Il Mose…le banche venete, toscane, pugliesi…chi più ne sa ne metta)
Per la questione “rinnovo del presidente della Biennale di Venezia” un passo indietro va fatto.
Roma, nella precaria situazione in cui si trovò la più importante istituzione culturale del Paese, soccorse il Comune veneziano in crisi perenne (non il Veneto laborioso a testa bassa) e la fece ripartire con i fondi e i servizi necessari (il Comune dovette risparmiare anche nelle toilette) o per darle il lustro che meritava (schei a fondo perduto, rapporti con l’estero, vie consolari e istituzioni culturali, servizio d’ordine, smilitarizzazione dell’Arsenale, grandi investimenti).
Gli anni di piombo, dei barboni con il parka verde, arrivarono anche in Laguna: in prima fila c’erano i Cacciari, i Samonà, i Boato, i Vedova, i Nono…e nelle retro file i più forti sempre pronti a difenderli e affrontare i poliziotti e i possibili parafascisti. Li chiamavamo “quelli di Marghera”, perchè occupavano Scienze Politiche, Economia a Ca Foscari, Architettura e il Liviano. Facevano paura ed erano “brutti e sporchi”, secondo il nostro punto di vista di matricole che dovevamo raggiungere Venezia con il treno delle ore 6,15 del mattino (ancora a carbone!) e quando prendevi quello delle 7,40, l’aula magna o un’altra aula erano stracolme! Si attuarono i primi sequestri di persona, il blocco ad oltranza delle lezioni. A Padova fu ancora peggio. Si gambizzarono i professori e il vandalismo era frequente. Il gruppo Negri aveva il proprio quartier generale in via del Santo, facendo finta di fare “seminario dei partiti politici” con il trenta garantito agli iscritti!
La Biennale nella sua storia secolare (1895-2019) ebbe anche un lungo periodo di vetrina dei gerarchi, travestiti da militari con croci e medaglie – in realtà erano “grandi investitori in Libia (Misurata), Montenegro (Cettigne), Croazia, Tunisia” o “in infrastrutture del Nord est” (Sade, Chimica). Fu da sempre una succursale romana. L’unica eccezione fu il ventennale periodo del “grande Filippo Grimani (detto Pro Pippo da Sior Tonin Bonagrazia, periodico vernacolare)”, in cui si sfruttò il corteggiamento ai Sovrani, sempre andato a buon fine.
L’epoca del dopo guerra rafforzò nella Biennale quel “patriottismo che s’era diffuso con il poeta sindaco Riccardo Selvatico”. Il filone antifascista, partigiano, comunista pro Cremlino, negando persino Budapest e Praga, l’appartenenza alla Nato ecc. Era migliore “l’autogestione jugoslava o la cogestione tedesca”? E le foibe? 
La realtà dei fatti dimostra che l’attuale presidente Paolo Baratta ha saputo dare un indirizzo imprenditoriale che nessuno prima, dal FASCISMO in poi, ci riuscì, vuoi per formazione culturale, per estrazione sociale o per meri calcoli politici (di bottega). A Venezia, durante le biennali (arte, architettura, musica, teatro e Cinema) si costruiscono o si rafforzano amicizie, relazioni e lobby. Nulla di strano per la sua accattivante accoglienza e bellezza insostituibile. Dove trovi un luogo più bello e attrezzato di Venezia?
Naturalmente, il presidente non è più il solo mandato da ROMA ma deve convivere e concordarsi con i due vice: il SINDACO della Città e il GOVERNATORE della Regione Veneto. Deve vivere anche a Venezia.
La sintonia è tale che i risultati si vedono: seicentomila presenze, migliaia di imprese e giovani che vi trovano un punto di riferimento. Un buon 56 per cento di personale veneziano…, Iuav, Ca Foscari, Uni-Pd, Uni-Verona, Trento, Milano, Torino… che hanno avuto dei vantaggi, scuole e comuni che possono attingere a laboratori formativi e ludici. Per otto anni ne ho approfittato con colleghi e classi.
Insomma una macchina piuttosto complessa e vivace. Un modello esportabile al Sud?
Che cavolo c’entra “la reggenza” con una conferma di un “presidente” che, dati alla mano, è stato sempre al di sopra di tutti?
La Barca e quel leone dato ad un artista afro-americano ne sono un esempio lampante”.
Il problema si porrebbe se quest’ “honnête homme” avesse dei problemi di salute o di scorretta gestione. L’honnête homme est un être de contrastes et d’équilibre. Il incarne une tension qui résulte de cette recherche d’équilibre entre le corps et l’âme, entre les exigences de la vie et celles de la pensée, entre les vertus antiques et les vertus chrétiennes. Il lui faut fuir les excès, même dans le bien. En un mot, il est un idéal de modération et d’équilibre dans l’usage de toutes les facultés.

Da un dispaccio inviatoci dall’ufficio del governatore Zaia:
“E’ sorprendente la linea dei Cinque Stelle contrari ad ogni ipotesi di deroga alla conferma del presidente Baratta alla guida della Biennale di Venezia. Questa non è la Società Autostrade, non gode di concessione. Se una cosa funziona, e questa istituzione culturale certamente ci riesce, dobbiamo fare in modo che continui”.
Lo afferma il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commentando l’indisponibilità manifestata dal Movimento Cinque Stelle a confermare Paolo Baratta alla presidenza dell’istituzione culturale veneziana.
“Anche la presa di posizione dell’ex ministro Alberto Bonisoli – continua Zaia -, uomo di punta del mondo della cultura, che afferma di vedere con favore una proroga al mandato di Baratta, è la prova che i pentastellati sono proprio fuori strada”.
“Abbiamo una Biennale con i conti a posto, una Mostra del Cinema in grande spolvero, le esposizioni di Arte e Architettura con una visibilità mediatica internazionale unica – sottolinea il Presidente veneto – e non si capisce per quale motivo non si debba continuare su questa strada. Considerato che il problema non dovrebbe essere di matrice politica, se i Cinque Stelle conoscono situazioni di malfunzionamento o motivi per cui si renda  necessario interrompere questa esperienza positiva, lo dicano subito e soprattutto lo facciano pubblicamente”.

Biennale 2019: 600mila visitatori e 25mila con invito nella pre-apertura

Si è chiusa oggi, domenica 24 novembre 2019, la 58. Esposizione Internazionale d’Arte organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta e curata da Ralph Rugoff. Nella loro conversazione di chiusura hanno tracciato l’esperienza praticata con sincerità. I risultati quasi inaspettati per il numero di spettatori paganti, artisti di novanta nazionalità diverse, il giro d’affari ottenuto, meritano oiù d’una riflessioni per portarla ad un livello ancor più popolare. Esiste dal 1895 di strada ne fa fatta parecchia, tuttavia qualche critica non fa mai male. L’organizzazione interna va molto bene. Quello che non basta sono i mezzi di trasporto diretti dalla Stazione dei Treni fino ai Giardini. Poi si dovrebbero applicare maggiori sconti per giovani studenti fino a 24 anni e per gli over 60 anni, disoccupati. La durata è di sei mesi ma potrebbe anche continuare fino a dicembre limitandosi ai padiglioni riscaldati o a qualche palazzo di città. La Biennale Arte 2019 ha avuto 600mila visitatori (593.616), a cui si aggiungono 24.762 presenze durante la pre-apertura. Grande la presenza dei giovani: i visitatori sotto i 26 anni rappresentano il 31% dei visitatori totali. I visitatori che hanno visto la Mostra in gruppo sono stati il 17% del pubblico complessivo.

Così il Presidente Baratta ha commentato i risultati: “Si chiude oggi la 58. Esposizione Internazionale d’Arte. Sono trascorsi ventuno anni dalla riforma della Biennale. La 58ma, con il suo titolo – May You Live In Interesting Times – ci ha invitato a considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, invito che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione generato da conformismi e paure. Un titolo che così interpretato riassume anche le stesse ragioni d’essere di una Biennale. Ma al di là del titolo anche questa Mostra, come tutte quelle che si sono susseguite negli ultimi vent’anni, da quando La Biennale di Venezia è stata riformata, è stata segnata dauna particolare sensibilità al tema del rapporto con il visitatore. Tutte le Biennali, infatti, hanno mirato innanzitutto a rendere partecipe il visitatore alla riflessione sull’arte e sull’indagine che gli artisti contemporanei sviluppano continuamente su se stessi.”
“Si è mirato alla valorizzazione dell’incontro tra visitatore e opere, incontrate come nel momento del loro nascere, a promuovere l’ingaggio del visitatore, a promuovere conoscenza ma anche consapevolezza, a sviluppare rispetto e attenzione per l’autonomia dell’arte, e qui per le autonome parziali, ma trasparenti scelte del curatore. Si è interpretato il ruolo della Biennale come quello di un’Istituzione impegnata a promuovere una società libera, aperta e consapevole.”
“Abbiamo apprezzato l’impegno dei paesi partecipanti cresciuti in numero (90) per lo spirito con cui hanno deciso di partecipare e hanno partecipato al grande dialogo sull’arte, che grazie alle loro scelte organizzative si sviluppa in un clima di straordinario pluralismo.”
“I visitatori sono stati ancora una volta, nonostante le difficoltà delle recenti settimane, nell’ordine di 600.000, di cui una presenza di giovani ancora in crescita. I visitatori sono diventati il partner principale della Biennale. Da essi viene un contributo decisivo per il mantenimento di condizioni di autonomia e libertà.”
“In tali difficoltà abbiamo avvertito in misura ancor maggiore la responsabilità che ci viene dall’operare in e a favore di una città che ci ospita e ci abbellisce e alla quale vorremmo sempre rendere almeno parte di quanto ci dona.”
“Ci avviamo alla chiusura. Sono in corso affollati Meetings on Art e performance sostenute dall’Arts Council England. Stasera riuniti a Ca’ Giustinian scambieremo un festoso ringraziamento con tutti quanti hanno collaborato, in Biennale, in Venezia e da tante parti del mondo, alla realizzazione della Mostra, ringrazieremo Ralph Rugoff e i suoi collaboratori e ci faremo gli auguri per i prossimi appuntamenti.”
“Presentiamo, infine, il volume Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, 1895-2019 che riassume tutte le Biennali d’Arte dal 1895 a quest’ultima, a cura dell’Archivio Storico della Biennale, edito dalla Biennale di Venezia (analogamente a quanto fatto due mesi fa per tutte le edizioni della Mostra del Cinema).”

I NUMERI DELLA MOSTRA
79        Artisti invitati alla Mostra
90        Partecipazioni Nazionali
30        Partecipazioni Nazionali nei padiglioni storici ai Giardini
25        Partecipazioni Nazionali all’Arsenale (con Italia)
35        Partecipazioni Nazionali nel centro storico di Venezia
4          Partecipazioni Nazionali presenti per la prima volta: Ghana, Madagascar, Malesia e Pakistan. La Repubblica Dominicana ha partecipato per la prima volta con un suo padiglione alla Biennale Arte; aveva già partecipato in passato con IILA.
2          Progetti Speciali: Padiglione delle Arti Applicate in collaborazione con il Victoria and
Albert Museum di Londra; Progetto Speciale Forte Marghera a Mestre
21        Eventi Collaterali

Tra i fenomeni interessanti, il favore col quale è stata accolta dal mondo del cinema e dello spettacolo la possibilità di visitare la Mostra da parte di personalità quali Brad Pitt, Julie Andrews, Tim Robbins, Atom Egoyan,Lucrecia Martel, Rodrigo Prieto, Shin’ya Tsukamoto, Emir Kusturica, Laurie Anderson, Chiara Ferragni eFedez, Susanna Nicchiarelli.

BIENNALE SESSIONS
Il progetto Biennale Sessions – dedicato alle Università, Accademie di Belle Arti, istituzioni di ricerca e formazione nel settore delle arti visive e nei campi affini – ha favorito per il decimo anno consecutivo la visita della Mostra a gruppi di studenti e docenti, registrando una straordinaria partecipazione di università straniere.
69 università coinvolte di cui 19 università italiane e 50 università straniere provenienti da tutti i continenti, con 9 Università coinvolte, la Germania e il Regno Unito sono i secondi paesi per adesioni, seguiti dagli Stati Uniti d’America (7).
4.554  studenti universitari coinvolti nel progetto.

EDUCATIONAL
34.858 i giovani e gli studenti che hanno partecipato alle attività educational
1.655   gruppi
7.227   insegnanti coinvolti nelle attività educational in sede espositiva
3.729   insegnanti coinvolti nelle preview dedicate
783      scuole partecipanti di cui:
64        scuole dell’infanzia e nidi
117      scuole primarie
65        scuole secondarie di I grado
537      scuole secondarie di II grado

NOTA: Tra scuole più lontane si segnala la partecipazione della St Cuthbert’s College (Auckland) e della Burnside High School (Christchurch), entrambe dalla Nuova Zelanda. Tra le scuole secondarie estere numerose presenze dalla Germania, dall’Austria e dalla Svizzera. Il 16% dei partecipanti alle attività educational proviene dalla Provincia di Venezia, area della città metropolitana.
Un contributo importante proviene anche quest’anno dai cataloghi attivi: i giovani laureati, distribuiti lungo il percorso di Mostra secondo un progetto editoriale con l’obiettivo di fornire informazioni, hanno incontrato il favore e la riconoscenza dei visitatori.

COMUNICAZIONE
Oltre 5.200 i giornalisti accreditati solo nei giorni di pre-apertura, cui si aggiungono quelli che si sono via via accreditati durante i mesi di mostra.
Ecco come la stampa ha definito ‘La Biennale di Venezia’ e commentato la Biennale Arte 2019:
“The Venice Biennale is the world’s biggest and most influential survey of what artists currently make of the times we live in.” – Scott Reyburn, The New York Times
“The Biennale is arguably the most prestigious exhibition in the world, filled with history and also cloaked in myth. And it has changed a great deal over the years. […] The often-repeated answer is that it’s “the Olympics of the art world,” which captures some of the international spirit of the affair but requires a great deal more explanation. That’s because the Venice Biennale is unlike any other art biennale in existence. Rather than being just a single big show organized by one lucky artistic director, it is a wild, freewheeling festival composed of numerous elements—a smorgasbord of art that not even the most voracious glutton could hope to consume.” – Andrew Russeth, Artnews

“The Venice Biennale is the world’s most prestigious art show, a symbol, and this has kept it alive across countless other biennials and art fairs all over the globe.” – Daghild Bartels, Neue Zürcher Zeitung

“I 79 artisti di tutto il mondo scelti da Rugoff per la proposta A all’Arsenale e la proposta B al Padiglione centrale ai Giardini ci raccontano un mondo in cui di cose da mettere a posto ce n’è davvero tante… Ogni visitatore può costruirsi la propria narrazione… una sorta di grande tela di ragno in cui farsi intrappolare.” – Rocco Moliterni, La Stampa

“Viviamo in tempi così, dove è più facile lamentarsi e pensare al peggio, ma è pur sempre il migliore dei mondi possibili e questa mostra ci restituisce l’idea di un’arte contemporanea che il suo tempo lo sa ancora interpretare.” – Luca Beatrice, Il Giornale

“The most cogent portrait of contemporary art in years.” – Laura Cumming, The Observer / The Guardian

“The 2019 Venice Biennale is a passage of unforgettable, stark contrasts, cacophonies and whispers, light and darkness: visual dramas laying bare sociopolitical faultlines as no other international art event can.” – Jackie Wullschläger, Financial Times

“I have come here because everyone who loves art wants to be here. But I’ve also come here because I’m curious about the language Rugoff speaks… his exhibition is strangely fun, polished, anodyne and engaging.”  – Philip Kennicott, The Washington Post

Web e Social Media
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La 58. Esposizione Internazionale d’Arte è realizzata anche con il sostegno di Swatch, Partner della manifestazione.
Main Sponsor della manifestazione è illycaffè.
Sono sponsor Artemide, JTI (Japan Tobacco International), Vela-Venezia Unica, Seguso Vetri d’Arte eTrenitalia Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.
Ringraziamenti a Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP.
Si ringrazia il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, le Istituzioni del territorio che in vario modo sostengono La Biennale, la Città di Venezia, la Regione del Veneto, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, la Marina Militare.
Un ringraziamento va ai Donors e agli Enti e Istituzioni internazionali, importanti nella realizzazione della 58. Esposizione.
In particolare i nostri ringraziamenti vanno a Ralph Rugoff e a tutto il suo team.
Si ringraziano, infine, tutte le grandi professionalità della Biennale applicate con grande dedizione alla realizzazione e alla gestione della Mostra.

I video di tutte le iniziative della Mostra e le interviste ai protagonisti sono visibili su Biennale Channelhttps://www.labiennale.org/it/biennale-channel

Biennale chiude: Domenica 24 novembre al Teatro alle Tese Arsenale ore 12

Ultima settimana di apertura con incontri, dibattiti, performance

***
domenica 24 novembre al Teatro alle Tese Arsenale ore 12
Paolo Baratta e Ralph Rugoff
chiudono i “Meetings on Art” in un dialogo con i visitatori
a seguire
presentazione del volume di prossima uscita

 “Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, 1895-2019”
maggio con le performance inaugurali,la settimana di chiusura della Biennale Arte 2019 darà vita a una serie di nuove performance con programma giornaliero che si svolgeranno tra il Teatro alle Tese e il Teatro Piccolo dell’Arsenale.
Il programma amplia il tema della 58. Esposizione Internazionale d’Arte, dal titolo May You Live In Interesting Times, einclude artisti che stanno segnando ‘la performance’ di ultima generazione come Vivian Caccuri, Bo Zheng, Cooking Sections, Vivien Sansour, Invernomuto e Solange Knowles che affrontano i temi della bio-politica e più ampie questioni ecologiche, dalla terra fino al mare e al corpo umano. Attraverso una nuova collaborazione, Paul Maheke, Nkisi e Ariel Efraim Ashbel mettono in evidenza geografie diasporiche, saperi ancestrali e domande sulla visibilità e invisibilità delle voci spesso marginalizzate nella storiografia dominata dal punto di vista occidentale. Preso nel suo insieme, il programma di performance apre nuove e complesse letture del passato e del presente, nonché di un potenziale futuro. (organizzazione artistica Aaron Cezar; con il supporto aggiuntivo di Arts Council England e Delfina Foundation).
«La Mostra May You Live In Interesting Times dà risalto all’arte che esiste tra categorie e generi convenzionalmente accettati – spiega Ralph Rugoff – e mette in discussione le ragioni che stanno dietro il nostro modo di pensare per categorie. Il programma di performance rappresenta questo tipo di approccio, testando le convenzioni estetiche, comportamentali e sociali in un’ampia gamma di eventi.»
Domenica 24 novembre alle ore 12 al Teatro alle Tese Arsenale il Presidente della Biennale Paolo Baratta e il curatore Ralph Rugoff incontreranno i visitatori in una conversazione sulla Biennale Arte 2019.
Al termine del dibattito Baratta presenterà il volume Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, 1895-2019, che raccoglie informazioni dettagliate su tutte le edizioni dell’Esposizione Internazionale d’Arte dal 1895, anno della sua fondazione, ad oggi. Il volume, edito dalla Biennale di Venezia, è a cura dell’Archivio Storico della Biennale.

PROGRAMMA
Venerdì 22 e sabato 23 novembre
Teatro alle Tese 3
Performative lectures
Una serie in tre parti di conferenze performative e sessioni di ascolto che affrontano
i temi della bio-politica e più ampie questioni ecologiche.
11.30 / 12.30 – Parte I
Bo Zheng, Plant Sex Workshop (2019) (25 min.)
Pausa di 10 min.
Vivian Caccuri, Mosquitoes Also Cry, (2018) | The Fever Hand (2019) (25 min.)
Pausa di 30 min.
13.00 / 14.00 – Parte II
Cooking Sections, CLIMAVORE: On Tidal Zones (2018) (25 min.)
Pausa di 10 min.
Vivien Sansour, Autonomia (2019) (25 min.)
Pausa di 30 min.
14.30 / 15.30 – Parte III
Invernomuto, Black Med: Chapter IV (sessione d’ascolto) (2019) (50 min.)
Teatro Piccolo Arsenale
18.15
Paul Maheke, Nkisi e Ariel Efraim Ashbel, Sènsa (2019) (30 min.)
Attraverso il suono, la luce e il movimento, Sènsa mette in evidenza geografie diasporiche, lo spostamento della conoscenza e le domande sulla visibilità e invisibilità del corpo nero nello spazio pubblico.
Domenica 24 novembre
Teatro alle Tese
12.00
Meetings on Art | Conversazione tra
Paolo Baratta e Ralph Rugoff
a seguire
Presentazione del volume Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, 1895-2019
Paolo Baratta presenta l’Annuario Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, 1895-2019, edito dalla Biennale di Venezia, a cura dell’Archivio Storico della Biennale
Teatro alle Tese 2
15.45
Solange Knowles
Solange Knowles è una cantautrice e artista visiva, già vincitrice del Grammy Award.
Solange presenterà una nuova performance musicale che esplora i temi della protezione, della trasformazione e del viaggio spirituale. Partendo dall’interesse dell’artista nell’uso del suono e del movimento come linguaggio architettonico, la performance includerà composizioni musicali inedite e coreografie da lei stessa ideate e dirette. Tutti i partecipanti sono invitati a vestirsi di nero per la performance.
(CAPIENZA MASSIMA: 120 POSTI  ingresso libero con biglietto di Mostra fino a esaurimento posti)
Gli incontri sono accessibili al pubblico che visita la 58. Esposizione Internazionale d’Arte
in possesso di regolare titolo di ingresso.

Il discorso di Giuseppi Conte al Quirinale, il testo integrale. In appendice Philippe Shangti “Gate of Lost Paradise Park”

“Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ringrazio, mi ha conferito l’incarico di formare il governo, incarico che ho accettato con riserva.
Oggi stesso avvierò le consultazioni con tutti i gruppi parlamentari e, all’esito di questo confronto, mi dedicherò a elaborare un programma insieme alle forze politiche che hanno espresso il loro sostegno a favore di questo nuovo progetto politico e che desidero, sin d’ora, qui ringraziare.
È una fase molto delicata per il Paese: dobbiamo uscire al più presto dall’incertezza politica innescata dalla crisi di governo.
Stiamo attraversando una congiuntura economica che presenta alcune criticità: l’economia globale soprattutto in Europa sta rallentando, anche per effetto delle tensioni commerciali in atto, in particolare tra Stati Uniti e Cina.
Ci separano poche settimane dall’inizio della sessione di bilancio; dobbiamo metterci subito all’opera per definire una manovra economica che contrasti l’aumento dell’IVA, che tuteli i risparmiatori e che offra una solida prospettiva di crescita e sviluppo sociale.
Siamo agli albori di una nuova legislatura europea e dobbiamo recuperare il tempo sin qui perduto per consentire all’Italia – Paese fondatore dell’Europa – di svolgere un ruolo da protagonista, ruolo che merita.
Dobbiamo adoperarci per trasformare questo momento di crisi in opportunità e in occasione di rilancio.
Il Paese ha l’esigenza di procedere speditamente.
Con questa consapevolezza mi confronterò con le forze politiche che si sono dichiarati disponibili a sostenere il nuovo progetto. Preciso subito che non sarà un Governo CONTRO. Sarà un Governo PER il bene dei cittadini, PER modernizzare il Paese, PER rendere la nostra Nazione ancora più competitiva nel contesto internazionale, ma anche più giusta, più solidale, più inclusiva.
Realizzerò un Governo nel segno della NOVITÀ: è quello che mi chiedono le forze politiche che hanno annunciato la disponibilità a farne parte.
Questo è il momento di una NUOVA STAGIONE, un’ampia stagione RIFORMATRICE, di rilancio e di speranza, che offra al Paese risposte e anche certezze.
Mi ripropongo di creare una squadra di lavoro che si dedichi incessantemente e con tutte le proprie competenze ed energie a offrire ai nostri figli l’opportunità di vivere in un Paese migliore:
• un Paese in cui l’istruzione sia di qualità e aperta a tutti,
• un Paese all’avanguardia nella ricerca e nelle più sofisticate tecnologie,
• che primeggi, a livello internazionale, nella tutela dell’ambiente, della protezione delle bio-diversità e dei mari,
• che abbia infrastrutture sicure e reti efficienti, che si alimenti prevalentemente con le energie rinnovabili,
• che valorizzi i beni comuni e il patrimonio artistico e culturale,
• che integri stabilmente nella propria agenda politica il Benessere equo e sostenibile,
• un Paese che rimuova le diseguaglianze di ogni tipo: sociali, territoriali, di genere;
• che sia un modello di riferimento, a livello internazionale, nella protezione delle persone con disabilità;
• che non lasci che le proprie energie giovanili si disperdano fuori dei confini nazionali, ma un Paese che sia anzi fortemente attraente per i giovani che risiedono all’estero;
• che veda un Mezzogiorno finalmente rigoglioso di tutte le sue ricchezze umane, naturali, culturali;
• un Paese nel quale la P.A. non sia permeabile alla corruzione e sia amica dei cittadini e delle imprese; con una giustizia più equa ed efficiente;
• dove le tasse le paghino tutti, ma proprio tutti, ma le paghino meno.
Come sapete, ho vissuto già un’esperienza di governo.
Vi confesso che la prospettiva di avviare una nuova esperienza di governo, con una maggioranza diversa, mi ha sollevato più di un dubbio.
Ho superato queste perplessità nella consapevolezza di avere cercato di operare sempre nell’interesse di tutti i cittadini. Nessuno escluso.
Non sto dicendo che ci sono sempre riuscito.
So però di avere sempre cercato di servire e rappresentare il mio Paese, anche all’estero, guardando solo al bene comune, e non a interessi di parte o di singole forze politiche.
Questi principi e questi valori – che so essere stati apprezzati e condivisi da molti italiani – sono gli elementi di COERENZA con cui intendo dar vita a questa nuova stagione e guidare questo governo.
Più precisamente, COERENZA vorrò nella cultura delle regole e nella fedeltà ai valori che hanno sempre ispirato la mia azione. Sono principi non negoziabili, che non conoscono distinzione di colore politico.
Sono principi scritti nella nostra Costituzione. Ne cito alcuni: il primato della Persona, il lavoro come supremo valore sociale, l’uguaglianza nelle sue varie declinazioni, formale e sostanziale, il rispetto delle Istituzioni, che significa il rispetto di tutti i cittadini che queste rappresentano.
Il principio di laicità e, nel contempo, di libertà religiosa. E infine, complessivamente, la difesa degli interessi nazionali, nel quadro di un multilateralismo efficace, fondato sulla nostra collocazione euro-atlantica e sulla integrazione europea.
Intendo dar vita a un Governo pienamente concentrato sugli interessi dei cittadini, che porti in alto il nome dell’Italia, accrescendo il bagaglio di credibilità e prestigio di cui il nostro Paese già attualmente gode a livello internazionale.
Questo è il momento del coraggio, e della determinazione. Il coraggio di disegnare un Paese migliore. La determinazione di perseguire questo obiettivo, senza lasciarsi frenare dagli ostacoli.
Di mio aggiungerò tanta passione, che mi sgorga naturale nel servire il Paese che amo,

VENICE, 11.05 – 24.11.2019
BIENNALE ARTE 2019
58TH INTERNATIONAL ART EXHIBITION

Molto spesso, negli interventi pubblici sin qui pronunciati, ho evocato la formula di un “nuovo umanesimo”. Non ho mai pensato che fosse lo slogan di un Governo. Ho sempre pensato che fosse l’orizzonte ideale per un intero Paese.
Nei prossimi giorni tornerò dal Presidente della Repubblica per sciogliere la riserva e, in caso di esito positivo, per sottoporgli le proposte relative alla nomina dei ministri.
Grazie a tutti per l’attenzione”.

Il padiglione dell’Andorra presenta una proposta provocatoria e di finzione speculativa di Philippe Shangti…

Pavilion of Andorra, 58th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia
IMAGES CREDITS, Philippe_Shangti_LostParadise_02
Author’s name and surname: Philippe Shangti – Andorra Pavilion
Work’s tittle: Gate of Lost Paradise Park – The Future is Now
Year of realization: 2018
Photographer: Àlex Tena © Àlex Tena – Government of Andorra
Courtesy: Government of Andorra
Philippe_Shangti_arbre_03
Author’s name and surname: Philippe Shangti – Andorra Pavilion
Work’s tittle: Soul Tree Museum – The Future is Now
Year of realization: 2018
Photographer: Àlex Tena © Àlex Tena – Government of Andorra
Courtesy: Government of Andorra
Picture’s tittle: Philippe Shangti portrait
Year of realization: 2018
Photographer: Àlex Tena © Àlex Tena – Government of Andorra
Courtesy: Government of Andorra

AIDANEWS, numero speciale pdf sulla 58.Biennale d’Arte

(a cura di A. Miatello)

IL VENTENNIO DI PAOLO BARATTA, DA POLITICO A PRESIDENTE

L nu,ewroe prime Biennali della Storia, come abbiano visto e accennato, hanno portato fortuna ai fondatori e premiati: “chi più chi meno” ha avuto la chance o l’accortezza di proseguire il cammino su gradini più alti della società. Da Venezia a Roma il salto è stato abbastanza facile. Il palcoscenico della Biennale ha dato visibilità a sindaci, assessori, artisti e letterati: Riccardo Selvatico, Filippo Grimani, Antonio Fradeletto, Antonio Fogazzaro, Giacomo Grosso, Francesco Paolo Michetti, Gabriele D’Annunzio hanno fatto carriera da parlamentari. Alla Biennale nacque l’amore sfrenato del Principe di Napoli per la giovane montenegrina. Oggi sembra il contrario: si arriva ai vertici della Biennale da politici conclamati.
L’ing. Paolo Baratta (1939)  incarna questa “nuova figura”? Sì e no. Per tre volte ministro e ricoprente importanti ruoli istituzionali è di questa “stirpe” con una differenza: sa adattarsi alle sfide ma con una grande passione per la cultura delle arti. Quasi tutti i presidenti che si sono susseguiti nell’arco delle 58 biennali sono stati più politici che intellettuali. Altri invece hanno messo in pratica le proprie conoscenze specifiche, dando e ricevendo vantaggi: Luigi Miccichè, Gian Luigi Rondi, Paolo Portoghesi, ben noto nell’architettura monumentale.

Le “rotture” con Fuksas e Urbani
La 58.Mostra corona vent’anni di presidenza dell’on. Baratta, in mezzo ai quali ci stanno delle “rotture”  salite alla ribalta nel 2000 con l’architetto Massimiliano Fuksas  per il progetto Arsenale e l’anno dopo con il ministro Giuliano Urbani e il sottosegretario Vittorio Sgarbi che si chiuse sostituendolo con Franco Bernabé. Artefice o vittima di un sistema che lo ha visto al centro, mai però scalfito, nonostante cose scandalose si siano susseguite in Laguna: il Mose, il Ponte di Calatrava, il faraonico palazzo del cinema, alberghi che chiudono, sfollamento delle isole, le Grandi navi invasore, che rimarranno nella storia di una Venezia come la più grande “mangiatoia” d’Italia, dall’ultima battuta del ministro Toninelli registrata su Rai-3 (a proposito del faraonico Mose). Alcuni barbuti indenni altri ben pasciuti dietro le sbarre. In tempo di democrazia con pane e ideologia sei sempre salvo.
Estrapolare la Biennale dal contesto in cui è cresciuta e mettere da parte congetture, intrecci e retroscena, significa perdere di vista la realtà e non capire dove siamo arrivati.
La Biennale è un ventaglio di campi magnetici, come quelli dei radar americani in Sicilia, che spaziano dalle arti figurative  all’architettura, al teatro, alla musica, alla danza e al cinema. Vi ruotano attorno Ca’ Foscari, Iuav, Politecnico, alcuni segmenti ministeriali.
Ormai ci hanno abituati che “l’arte per l’arte” (Rodolfo Pallucchini, 1908-1989) è solo uno slogan, modificato in “arte viva arte” da Christine Macel (1969) e la genialità umana può essere talmente tecnologica e performante da far scomparire il confine tra ingegneria e manualità, tra software e sobrietà. La rivoluzione dei pixel e dei programmi Cad ha letteralmente cambiato il paradigma dell’artista. La robotizzazione e il 3-D sono una realtà globale. Il ready-made, iniziato da Marcel Duchamp (1887-1968) con Fontana, orinatoio firmato R. Mutt 1917, l’Art brut (1945), arte grezza, di Jean Dubuffet (1901-1985), l’Arte povera (1967) come guerriglia “asistematica”,  evidenziato da Germano Celant (1940) hanno oggi invaso i saloni delle Biennali, tali da trasformarli in discariche un po’ banali e un po’ sofisticate, a volte tramite congegni elettronici, acustici e audiovisivi eccezionali, costosi e ‘ricercati’. Non è più un solo artista, ma un’equipe che si fonda per questo o quel progetto collettivo o una classica coppia.

L’opera d’arte montata e smontata
Opere d’arte che perdono il valore intrinseco per il loro montaggio e smontaggio e la loro effettiva contestualizzazione: un conto sono le magnifiche Gaggiandre, le vaste Corderie, il leggendario Giardino delle Vergini o i piccoli padiglioni nazionali (firmati) dei Giardini ed un altro i palazzi, chiese e luoghi presi in affitto per i cosiddetti eventi collaterali. That’s Venice Biennale!
La Biennale di Baratta non ha confini,  è “aperta” come fenomeno dell’umanità (copyright Harald Szeemann, 1933-2005) come la stessa vita è carica di sfide e compromessi, passerà nella storia per aver messo in pratica la “smilitarizzazione” dell’Arsenale e trasformato in laboratorio espressivo, visuale e progettuale. L’unica nota sgradevole, come vedremo, sono i costi elevati del ticket e dei trasporti lagunari per chi viene da fuori, ivi compresi  i tempi impiegati. Ma vuoi mettere una traversata in traghetto lungo il Canal Grande ed una corsa dentro un vagone della metro?
Per rimanere nel tema iniziale, anche noi di Aidanews, festeggiamo il ventennio di presenze, da semplici osservatori con la pubblicazione di questo volume : dal 1895 cos’è cambiato? Declassato il primo cittadino da presidente a vice, si può dire che la Biennale “viva” di propria luce? Chi è il vero tessitore tra il Miur, i Rettori Iuav e Politecnico, il main sponsor, il Comune, la Regione?

L’autoreferenzialità
L’arte e l’artista sono sempre gli stessi? Autoreferenziali e spigolosi. I temi di oggi sono più “liberi” perché sganciati da un provincialismo corporativistico come si deduce dalla sua storia?
Siamo sicuri che produciamo cultura e non consumismo?
Il numero dei visitatori che viene snocciolato alla fine di ogni edizione dimostra indubbiamente un trend positivo. Ma Marco Goldin, no politic man e self-made man, fu in grado superare quattrocentomila ticket con una sola mostra in Basilica Palladiana (2018). Ben undici milioni di visitatori dal 1996, cioè da quando è nata Linea d’Ombra a Conegliano nel dicembre 1996. Oppure Maurizio Cecconi, deus ex machina di Villaggio Globale, è stato capace di convogliare più di centomila visitatori in Casa-Museo Giorgione (2010).
Dunque l’autoreferenzialità può giocare brutti scherzi.

La Torre di Babele
Non è vero che gli artisti dialogano ma li fanno dialogare su contenuti e scelte politiche ben precise. Ieri erano la povertà, la solitudine, il mistero, il sublime, la morte, la bellezza, la fede, la forza, oggi invece spno i problemi sociali e politici, spesso troppo spinti e da vomito. L’ambientalismo è trasversale, come del resto i diritti umani. Le due Biennali confrontate hanno in comune l’essere una Babele di voci, la prima ristretta all’autoreferenzialità di 285 artisti (129 italiani – 156 stranieri) con una o due opere rigorosamente incorniciate o poste su biedistalli lignei o di marmo, l’ultima ibrida ad un passaggio che la renderà esclusivamente virtuale, più da palcoscenico che da oggetto da appendere con novanta partecipazioni nazionali, di cui 79 artisti invitati e un numero imprecisato di opere e installazioni. Top secret. Un Luna park labirintico.
La Biennale correrebbe il rischio, come ha fatto notare il presidente Baratta, di voler accondiscendere alle selling strategies, legate al flusso turistico che la Città delle Grandi Navi si è radicalizzata. “Trentamilioni di presenze annuali”, fa notare l’Istat regionale, sono un numero spaventoso per una città di mille secoli con appena 58.000 residenti effettivi. Il rovescio della medaglia: solo “1,27 per cento dei Veneti” viene a vederla.

Affinità e rinvio
L’arte della 58.Biennale è diversa e uguale alla prima Esposizione internazionale d’arte. Si dice che nell’epoca della post-verità in cui viviamo, la capacità dell’arte di mettere in discussione idee e attitudini ben radicate apparirebbe sotto una luce diversa. Constatiamo, dal catalogo voluminoso poco pratico lungo il percorso ma essenziale per la filosofia dell’artista, che ci sono vari espositori che “esplorano storie, situazioni sociali e problematiche unendo tradizioni documentarie a elementi soggettivi o teatrali. Le loro opere sfruttano la distanza permessa dall’artificialità per confrontarsi con la complessità del soggetto trattato” , come dice Ralph Rugoff, metterebbero in discussione la validità di ‘verità’ più semplici. In tema di fake news non vediamo grande differenza con le prime tre biennali. La manipolazione della notizia da chi deteneva il potere era pari e uguale da chi invece lo contestava. Ci si basava più sulla percezione che su dati certi. E così, ad esempio, i grandi temi sociali e politici venivano automaticamente esclusi. Alcuni partecipanti della 58.Biennale analizzano storie legate a etnia, genere e sessualità grazie a fotografie e frame che giocano con le tradizioni dell’autoritratto. In altri ci sono dei ritratti psicologici convenzionali che mostrano l’io alla stregua di un’interfaccia in cui elementi tratti dalla storia sociale e dell’arte, dalla politica e dalla cultura pop coesistono con i dettagli di un particolare individuo. Rugoff prende spunto dal romanzo fantasy La Città & la Città (2009), che China Miéville estrapolava un concetto della fisica teorica per costruire un racconto su due città che occupano lo stesso spazio fisico, ma i cui cittadini non possono interagire gli uni con gli altri, né riconoscerne l’esistenza. Secondo Miéville i due mondi rimangono perennemente isolati per le politiche severe e convenzioni di lunga durata. Muri invisibili che li tengono isolati e si fondano sulla negazione. Ecco forse la principale differenza che i visitatori, secondo i dati il giovane pubblico è quasi la metà (“politica scolaresca”), incontrano una serie di opere che parlano delle divisioni socioeconomiche del nostro tempo. Alla fine del secolo Decimonono non si vedevano all’orizzonte grandi rivoluzioni che avrebbero rivoluzionato il pianeta, tutto era piatto, conformista e legato soprattutto al valore venale dell’opera. L’artista si avvaleva di questa opportunità che gli avrebbe dato prestigio, vantaggi economici e promozioni. Ettore Tito, Francesco Paolo Michetti e naturalmente Giacomo Grosso, non sono casi sporadici perché il legame si rafforzò con la Casa reale, quasi a determinare una regola. Michetti e Grosso divennero senatori su proposta del re Vittorio Emanuele III, mentre il primo fu nominato tra gli Accademici d’Italia insieme agli amici musicisti Umberto Giordano e Pietro Mascagni. Non fu un caso né per Michetti né per Grosso.
Ai novelli sposi principi Vittorio Emanuele e Elena di Savoia, si legge nell’ Italia dei Cento Anni (vol. V 1871-1900 curato da Mario Monti, “le dame romane offrono un quadro del Michetti con ricca cornice e con dedica scritta dal D’Annunzio” . Nel 1903 fu indicato dalla Regina Elena del Montenegro come idoneo alla produzione di alcuni bozzetti per illustrare le vignette di una serie di francobolli. Da tali bozzetti venne poi ricavato un francobollo emesso il 20 marzo 1906 che raffigurava l’effigie di Vittorio Emanuele III rivolta a destra, soprannominato “Michetti a destra”. Mentre Grosso, accademico dell’Albertina, il passo fu facile per la notorietà acquisita con lo scandalo veneziano del Supremo Convegno e le acquisite onorificenze di Casa Savoia.
Dunque qualcosa in comune c’è e laddove abbiamo constatato delle lacune le abbiamo colmate con queste pagine scelte di artisti e opere d’arte che, secondo noi, fanno riflettere quante fake news ci hanno hamburgerizzato. All’inverso di quanto ha sottolineato il newyorkese curatore, laureatosi in semiotica alla Brown University, che è convinto che tutto “ciò che accade dentro una mostra è meno importante dell’esperienza con cui il pubblico saprà usarla in un secondo momento”, con “prospettive ampliate” ed è per questi motivi che l’ha intitolata “vivere in tempi interessanti”.
La Biennale del 2019 di Ralph Rugoff (direttore della Hayward Gallery di Londra) è apocalittica ma con speranza, come del resto tutte le battaglie e le esplosioni nucleari avvenute fin qui. É paradossale ma la guerra è speranza, tutti sperano di vincere.

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Flop 10: i peggiori padiglioni nazionali della Biennale di Venezia 2019

La classifica dei dieci peggiori padiglioni nazionali alla cinquantottesima edizione della Biennale di Venezia secondo Finestre sull’Arte (Courtesy).
Pochi giorni dopo l’inaugurazione della cinquantottesima Biennale di Venezia avevamo pubblicato la nostra top 10 dei migliori padiglioni nazionali (oltre al commento sul vincitore del Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale, il padiglione della Lituania). La rassegna sulla Biennale non poteva però essere completa senza la nostra flop 10: com’è lecito attendersi da un evento della portata della Biennale, non tutto è buono e non tutto è ben riuscito, anzi. Ecco dunque di seguito, dopo un’attenta valutazione, e come sempre con la classifica dal decimo al primo posto (ovvero il peggiore), i peggiori padiglioni della Biennale 2019.

10. Italia
Mostra: Né altra né questa: la sfida al labirinto. Artisti: Enrico David, Liliana Moro, Chiara Fumai. Curatore: Milovan Farronato.
In realtà, il padiglione dell’Italia non sarebbe neppure da “flop 10” perché, effettivamente e onestamente, c’è di peggio. Però la mostra curata da Milovan Farronato (il vero artista, diciamoci la verità), per quanto colta, è apparsa a molti forzata e poco coerente. E l’Italia, paese ospitante, non dovrebbe presentarsi con una proposta così fiacca alla Biennale di Venezia. Siamo ben lontani dal padiglione del 2017 (allora sì che la mostra dell’Italia figurava tra le proposte migliori). Avremo però modo di approfondire con un articolo sul tema.

Padiglione Italia
Padiglione Italia. Ph. Credit Italo Rondinella

9. Madagascar
Mostra: I have forgotten the night. Artista: Joël Andrianomearisoa. Curatori: Rina Ralay Ranaivo, Emmanuel Daydé

Assieme a Ghana, Malesia e Pakistan, il Madagascar è una delle quattro nazioni esordienti alla Biennale di Venezia. E certo occorre essere onesti: l’idea di I have forgotten the night non sarebbe neppure male. Artista e curatori si sono inventati un padiglione “immersivo” che porta il pubblico a camminare “nella notte” tra una cascata di carta nera. Nella presentazione dei curatori si legge che “Joël Andrianomearisoa svela l’immateriale del mondo invisibile, girando il mondo altrove, quando il sole di ferro si dimentica nell’azzurro della notte, quando la luce nera non fa più nascere il giorno” (qualunque cosa voglia dire). Peccato che il giorno nasca eccome: se si capita in giornata di cielo sereno e nel primo pomeriggio, la luce che filtra dai portoni dell’Arsenale è abbacinante e manda a monte tutti i buoni propositi di “maestosità dell’oltrenero”, di “erranze tristi”, di esperienze malinconiche. Il tutto si riduce a una passeggiata di un paio di minuti (questo il tempo necessario) tra fogli di carta nera appesi al soffitto.

Padiglione del Madagascar
Padiglione del Madagascar. Ph. Credit Italo Rondinella

8. Canada
Mostra: Isuma. Artista: Isuma (Zacharias Kunuk, Norman Cohn, Paul Apak, Pauloosie Qulitalik). Curatori: Asinnajaq, Catherine Crowston, Josée Drouin-Brisebois, Barbara Fischer, Candice Hopkins.
Probabilmente i canadesi hanno sbagliato mostra: dovevano partecipare a quella del cinema. Il loro padiglione è niente più che un film-documentario sugli Inuit (che peraltro compongono al 75% il collettivo artistico che presenta il progetto): ambientato nel 1961, il film racconta di un gruppo nomade di Inuit, capeggiato da Noah Piugattuk, che viene raggiunto da un incaricato del governo canadese intenzionato a convincerli a spostarsi in un villaggio dove poter mandare i figli a scuola e dove poter vivere in una maniera più conforme agli standard occidentali. Ma, ovviamente, il gruppo è del tutto restio ad accogliere la proposta. Sicuramente interessante ed attuale, ma pretenzioso ed esagerato chiamarla videoarte. E i curatori dovrebbero comprendere che la Biennale d’Arte non è forse il posto più adatto dove costringere il pubblico a vedere un video di ben 112 minuti sugli Inuit dell’isola di Baffin che parlano in lingua madre (ma con sottotitoli in inglese).

Padiglione del Canada
Padiglione del Canada. Ph. Credit Francesco Galli

7. Georgia
Mostra: Rearmirrorview, simulation is simulation, is simulation, is simulation. Artista: Anna K.E. Curatore: Margot Norton.

Una struttura a gradoni ricoperta di piastrelle, rubinetterie ovunque (che riproducono lettere dell’alfabeto georgiano) con qua e là schermi che mostrano l’artista, Anna K.E. (classe 1986, ballerina di danza classica) che si muove in ambienti non meglio precisati a voler suggerire come il corpo si relaziona col contesto (e i rubinetti con l’alfabeto cosa c’entrano?). Nel retro, tutto quello che si vede sul davanti, ma in negativo. Il risultato sembra un incrocio tra Leroy Merlin, Euronics e una piscina comunale. E non si capisce cosa l’artista ci voglia dimostrare.

Padiglione della Georgia
Padiglione della Georgia. Ph. Credit Italo Rondinella

6. Israele
Mostra: Field Hospital X. Artista: Aya Ben Ron. Curatore: Avi Lubin.

Field Hospital X ricrea un ospedale. Si entra in una sala d’attesa e all’ingresso viene consegnato un numero con il quale mettersi in coda per attendere il turno di “visita” (mentre si aspetta, si guarda un video che spiega l’installazione). Una volta chiamati, si entra in una cabina insonorizzata dove si lancia un urlo. Fatto questo si visita un “care-kit”, un’opera video dove c’è un artista che racconta una storia di ingiustizia sociale. Si passa poi ad ascoltare esperti di vari settori che raccontano un punto di vista diverso rispetto a ciò che è stato appena visto. Insomma: aspettare mezz’ora per vedere un video che racconta di un’ingiustizia sociale e ascoltare un punto di vista diverso sullo stesso video, non è proprio la cosa più interessante da fare in Biennale. Per avere la stessa esperienza basta accendere su un talk show di una qualsiasi rete televisiva. E ci si risparmia la coda in un ospedale finto, che non è proprio la cosa più simpatica del mondo.

Padiglione di Israele
Padiglione di Israele. Ph. Credit Francesco Galli

5. Polonia
Mostra: Flight. Artista: Roman Stańczak. Curatori: Łukasz Mojsak, Łukasz Ronduda.

Per il padiglione polacco, l’artista Roman Stańczak si è inventato un “aereo rovesciato” che, secondo le sue intenzioni, dovrebbe essere “un simbolo di forza che ha la possibilità di unire una società divisa mostrando il conflitto tra la modernità e la spiritualità”. Ma qui, più che entrare nel conflitto tra modernità e spiritualità, sembra di essere finiti sul set di Lost. O ancora meglio, di vedere i rottami dell’aereo di Selvaggi, il film degli anni Novanta con Ezio Greggio e Franco Oppini (il velivolo è simile). Manca solo Scatman John a cantare in sottofondo.

Padiglione della Polonia
Padiglione della Polonia. Ph. Credit Francesco Galli

4. Brasile
Mostra: Swinguerra. Artisti: Bárbara Wagner & Bejamin de Burca. Curatore: Gabriel Pérez-Barreiro.

Swinguerra, ci informano i curatori, è una crasi tra la parola “swingueira”, una sorta di danza tipica della città brasiliana di Recife, e “guerra”. Al di là dell’impagabile originalità del gioco di parole, il pubblico, entrando nel padiglione brasiliano, non vedrà altro che video di gente che balla in continuazione. Bárbara Wagner ci spiega che la swingueira è un fenomeno che nasce dall’esigenza di integrazione sociale, “si snoda attraverso l’esperienza dell’identità e arriva sul palco e su Instagram come una forma di spettacolo alimentato dal mainstream, ma che sopravvive assolutamente al di fuori di esso”. Tutto molto bello, ma l’arte dov’è? Basta riprendere un gruppo di abitanti di Recife che ballano per finire alla Biennale di Venezia?

Padiglione del Brasile
Padiglione del Brasile. Ph. Credit Francesco Galli

3. Austria
Mostra: Discordo Ergo Sum. Artista: Renate Bertlmann. Curatore: Felicitas Thun-Hohenstein.

Siamo tutti grati a Renate Bertlmann per il contributo dato al movimento femminista e a quello che ha fatto per la causa delle donne e per farci vivere la nostra sessualità in modo più aperto e sereno. Però la sua proposta per la Biennale di Venezia è davvero una delle mostre peggiori. Vorrebbe essere sovversiva, proposito che già è difficile di per sé nell’apparato più istituzionalizzato del mondo dell’arte. Ma la sua sovversione si sostanzia soprattutto in un’installazione che riproduce rose a forma di genitali femminili trafitte da spunzoni acuminati: kitsch e banale. Per il resto, la mostra è una specie di retrospettiva (molto caotica) di quanto fatto da Bertlmann anni addietro, inclusa la celeberrima Zärtliche Berührung. Al più si può prendere il padiglione austriaco come un momento di ripasso (non ben riuscito però) su una delle più interessanti figure del femminismo degli anni Settanta.

Padiglione dell'Austria
Padiglione dell’Austria. Ph. Credit Francesco Galli

2. Spagna
Mostra: Perforated by. Artisti: Itziar Okariz, Sergio Prego. Curatore: Peio Aguirre.

Scrive il curatore: “il principale gesto e tratto di questa mostra è di aprire, espandere lo spazio attraverso un’occupazione che è in realtà il suo opposto, una non occupazione o uno svuotamento […]. Perforare significa bucare parzialmente qualcosa, una cosa, un’immagine o uno spazio, attraversandolo ma lasciando intravedere ciò che era in primo luogo, alterandolo nell’atto di perforazione”. E come viene attuata questa perforazione? Itziar Okariz parla con degli oggetti inanimati, esegue esercizi di respirazione davanti a un microfono e si dedica a simpatiche minzioni in spazi pubblici, Sergio Prego appende sacchi della rumenta alle pareti esterne del padiglione. È il padiglione più inutile della Biennale.

Padiglione della Spagna
Padiglione della Spagna. Ph. Credit Francesco Galli

1. Egitto
Mostra: Khnum across times witness. Artisti: Islam Abdullah, Ahmed Chiha, Ahmed Abdel Karim. Curatore: Ahmed Chiha.

Uno degli artisti si auto-cura la mostra e i risultati non sono esattamente brillanti. Anzi: in questa Biennale è davvero difficile immaginare qualcosa di peggio del padiglione dell’Egitto. Una piramide finta, sfingi di plastica con teste a forma di schermo, un cunicolo dove si passa necessariamente chini o inginocchiati. Praticamente il peggio dell’immaginario hollywoodiano dell’antico Egitto tradotto in forma di padiglione veneziano. Neanche un b-movie su Tutankhamon riuscirebbe a far peggio, e di fronte a tutto questo viene meno anche ogni buon proposito di “fondere passato e presente, antico e moderno”, come da nota del curatore. E come se non bastasse, all’ingresso l’Egitto ci introduce alla sua partecipazione alla “BIENNIALE” (sic!) di Venezia. Mancava giusto la ciliegina sulla torta di questa apoteosi del trash.

Padiglione dell'Egitto
Padiglione dell’Egitto. Ph. Credit Francesco Galli

I premiati della 58. Biennale: Lina Lapelyte, Vaiva Grainyte e Rugile Barzdziukaite (Leone d’oro partecip. nazion.), Jos de Gruyter & Harald Thys (menzione speciale), Arthur Jafa (leone d’oro partecipante), Haris Epaminonda (Leone d’argento giovane partecip.), Teresa Margolles, Otobong Nkanga (menzioni speciali), Jimmie Durham (leone d’oro carriera)

La Giuria della 58. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, composta da Stephanie Rosenthal (Presidente di Giuria, Germania), Defne Ayas (Turchia/Olanda), Cristiana Collu (Italia), Sunjung Kim (Corea) e Hamza Walker (USA), ha deciso di attribuire così i premi ufficiali: Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale: LITUANIA Sun & Sea (Marina)
Lina Lapelyte, Vaiva Grainyte e Rugile Barzdziukaite
Commissario: Rasa Antanaviciute. Curatore: Lucia Pietroiusti.
Sede: Magazzino No. 42, Marina Militare, Arsenale di Venezia, Fondamenta Case Nuove 2738c
Una menzione speciale è stata attribuita alla Partecipazione NazionaleBELGIO
Mondo Cane
Jos de Gruyter & Harald Thys
Commissario: Fédération Wallonie-Bruxelles. Curatore: Anne-Claire Schmitz.
Sede: Giardini
Leone d’Oro per il miglior partecipante alla Mostra Internazionale May You Live In Interesting Times a: Arthur Jafa
(n. 1960 Stati Uniti, vive e lavora a Los Angeles)
Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra Internazionale May You Live In Interesting Times aHaris Epaminonda
(n. 1980 Repubblica di Cipro, vive e lavora a Berlino)

La Giuria ha inoltre deciso di assegnare due menzioni speciali ai partecipantiTeresa Margolles
(n. 1963 Messico, vive e lavora a Città del Messico e Madrid)
Otobong Nkanga
(n. 1974 Nigeria, vive e lavora ad Anversa)
Il Leone d’oro alla carriera a Jimmie Durham (USA), su proposat del direttore Rugoff.

Le motivazioni
I premi della Giuria internazionale sono assegnati con le seguenti motivazioni: Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale alla Lituania per l’approccio sperimentale del Padiglione e il suo modo inatteso di affrontare la rappresentazione nazionale. La giuria è rimasta colpita dall’originalità nell’uso dello spazio espositivo, che inscena un’opera brechtiana, e per l’impegno attivo del Padiglione nei confronti della città di Venezia e dei suoi abitanti. Sun & Sea (Marina) è una critica del tempo libero e della contemporaneità, cantata dalle voci di un gruppo di performer e volontari che impersonano la gente comune.
Menzione speciale come Partecipazione Nazionale al Belgio. Con il suo humor spietato, il Padiglione del Belgio offre una visione alternativa degli aspetti, spesso trascurati, dei rapporti sociali in Europa. L’inquietante rappresentazione di una serie di personaggi che hanno l’aspetto di fantocci meccanici ispirati a stereotipi di folklore fanno sì che il Padiglione agisca su vari registri creando due, se non più, realtà parallele.
Leone d’Oro per il miglior partecipante alla Mostra Internazionale May You Live In Interesting Times aArthur Jafa per il suo film del 2019 The White Album (sede: Padiglione Centrale, Giardini), che è in egual misura un saggio, una poesia e un ritratto. Jafa utilizza materiale originale e d’appropriazione per riflettere sul tema razziale. Oltre ad affrontare in modo critico un momento carico di violenza, nel ritrarre con tenerezza gli amici e i familiari dell’artista il film fa anche appello alla nostra capacità di amare.
Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra Internazionale Haris Epaminonda per le sue costellazioni che uniscono in un’attenta costruzione immagini, oggetti, testo, forme e colori, fatte di memorie frammentate, storie e connessioni frutto dell’immaginazione; per mostrarci che la dimensione storica e quella personale possono essere compresse in un intreccio di molteplici significati, potente e duttile al tempo stesso.
Due sono le menzioni speciali attribuite quest’anno ai partecipanti:
Teresa Margolles, per le sue opere acute e commoventi che trattano il dramma delle donne gravemente coinvolte dal narcotraffico nel suo Messico, creando potenti testimonianze che spostano strutture esistenti nel mondo reale alle sale espositive.
Otobong Nkanga, per la sua ricerca continua e carica di ispirazione attraverso i media nella politica della terra, del corpo e del tempo.

Da Franz Stuck a Giacomo Grosso: lo scandalo che rende famoso l’artista!

 

Franz von Stuck, The Sin, 1893 (Neue Pinakothek, Munich) Speakers: Dr. Beth Harris & Dr. Steven Zucker. Created by Beth Harris and Steven Zucker.

Secession chiama Biennale Venezia
Alla prima Secession di Monaco di Baviera del 1893 sale alla ribalta lo scandaloso nudo di Eva attorcigliata da un grosso serpente boa che assieme fissano lo spettatore. Lì per lì sembra un’illustrazione per indemoniati o quantomeno persone che nelle loro case tengono crani, lampade turche profumate, palle di vetro e gardenie. L’opera è valutata scabrosa e contro la morale (della cattolicissima Baviera). Nessuno però ha il coraggio di toglierla o di chiudere la sala. Ed è la prima differenza. Un giovane studente tedesco esclama ad un cronista che “con questo quadro così particolare si corre a vedere le sale”.
A Venezia nello stesso periodo non sa come rilanciarsi da città popolana-portuale a città di svago (avendo il mare e la spiaggia al Lido) s’inventa un’esposizione internazionale d’arte, non di mestieri come quella di Torino o Milano.
Il sindaco mangiapreti di sinistra Selvatico e il prof. Fradeletto, vero deus ex machina, mettono le basi della manifestazione fieristica (solo d’arte) che nel tempo raggiungerà la bellezza di 58 Biennali e si allargherà ai vari settori – musica, teatro, danza, cinema e architettura – così da stabilirsi come ente promotore “mondiale”. E

Usigli e Bonmartini i primo dell’ufficio stampa della Biennale (dimenticati)

Leggendo le varie schede e i vari articoli della stampa (da ultimo vedi Di Martino) si ripete all’infinito che il “Sacro Convegno” fu il primo scandalo di Venezia ma non si dice che questo fu gloriosamente pompato dagli addetti alla comunicazione che in quei mesi seppero canalizzare la notizia con tanto pepe e sale. I due protagonisti del giornalismo galoppante sono due giovani pubblicisti: Guido Usigli della Gazzetta di Venezia (direttore e comproprietario Ferruccio Macola di Castelfranco ) e Bonmartini del Secolo (Proprietario Sonzogno, direttore Ernesto Moneta). E pensate che da quest’esperienza nascerà anche la prima Associazione veneta dei giornalisti, la quarta in Italia, dopo Roma, Milano, Napoli…che Giancarlo Bo da bravo storico ha scritto nel sito on line dell’Associazione Stampa Veneta.
USIGLI GUIDO, nato a Padova l’08.07.1873, figlio di Girolamo e Zacutti Allegra, coniugato. Ultima residenza nota: Padova. Arrestato a Padova il 30.07.1944 da tedeschi. Detenuto a Padova carcere. Deportato da Verona il 02.08.1944 ad Auschwitz. Ucciso all’arrivo ad Auschwitz il 06.08.1944. Convoglio 14.

Lo scandalo passa le Alpi e arriva in treno

Infatti la stampa si muoveva su due fronti: quello telegrafico e a bordo di treni e navi.
Sicuramente ci sono stati tanti fattori concomitanti, tuttavia se lo scandalo di Franz von Stuck di Monaco di Baviera del giugno 1893 non fosse esploso anche l’Accademico torinese Giacomo Grosso (frequentatore dei Savoia, diventerà anche senatore a vita) forse non se ne sarebbe accorto e non avrebbe cavalcato anche lui il tema della “vischiosità tra motivo biblico e sensualità”. Le due opere pur lontane tra loro per stile, capacità espressiva, ancoraggio al passato, scenografia da atelier fotografico (il Grosso amava e studiava la fotografia mentre lo Stuck aveva in mente un simbolismo da primo piano, cioè zoomare il soggetto, era anche illustratore e grafico), sono vicinissime per lo stimolo che potevano dare a chi voleva porsi “sarà vero tutto quello che ci dicono”?
“Si toccavano le corde del pubblico dell’epoca”, ma di quale pubblico che un biglietto per la Prima Esposizione di Venezia costava due volte il salario giornaliero di una mondina che doveva starsene anche per otto ore con i piedi nel fango nelle risiere del novarese o mantovano?
Dov’era il confine tra moralismo, peccato veniale e sfruttamento delle classi più deboli? Suvvia cerchiamo di guardare il passato con un occhio meno borghese. Ecco la differenza: il Sacro convegno non doveva essere allestito in una chiesa e la donna con il serpente boa non doveva alludere a Eva che se la fa con il diavolo.

Franz Stuck era nato in Bavaria nel 1863
da una modesta famiglia cattolica di mugnai e contadini e successivamente, proprio per le sue doti artistiche, venne onorato col titolo di cavaliere dell’Ordine al merito della corona bavarese che gli consentì di aggiungere il “von” al cognome.
Pittore, scultore, incisore e architetto, tra i promotori della Secessione di Monaco del 1892 e tra i più affascinanti protagonisti del movimento simbolista, scelse la mitologia classica greco-romana e la religiosità pagana come costante iconografica della sua produzione pittorica, cercando una realtà più profonda, che andasse oltre la mera immaginazione, attingendo ai sogni e all’inconscio, in contrapposizione al naturalismo, al realismo e ad ogni convenzionalismo accademico.
Fin dal suo esordio nel 1889, sono riscontrabili nelle sue tele gli elementi che caratterizzeranno tutta la sua opera: un simbolismo mistico di grandezza primordiale, la trattazione dissacrante di tematiche religiose, il languore della sensualità femminile, l’interesse per i personaggi mitologici del mondo classico o quelli dei testi sacri, come la rappresentazione della progenitrice Eva che impersonifica il Peccato, opera ampiamente considerata un’icona del movimento simbolista.
La prima versione de “Die Sünde – Il Peccato” risale alla prima esposizione della Secessione di Monaco del 1893, dove attirò grandi folle e riscosse un successo furente – al limite dello scandalo – ma che contribuì a rafforzare la sua notorietà.

La moralità nell’arte, a cura di Manlio Brusatin (in San Pio X e l’Arte. Viceversa, CCS@RTO, 2013-2014 ISBN 978-88-88356457)

“Questa vecchia questione della moralità nell’arte la trovai nuova a Venezia a proposito di un quadro del Grosso il cui soggetto è l’ultimo convegno delle amanti di Don Giovanni intorno al cadavere del loro seduttore. Il fatto raccolto dalla voce pubblica è il seguente. Il quadro del forte artista venne unanimemente giudicato immorale da tutti coloro che avendo esuberanza di cervello erano sullo scanno di Minosse. Riccardo Selvatico che spesso e volentieri giudica colle scarpe trovò giusto di emettere opposto verdetto, e nel conflitto si cercarono tre arbitri. Tutti i buoni veneziani avrebbero  voluto che gli arbitri fossero quattro: il patriarca, il vescovo armeno, il rabbino e  il console turco; ma la necessità del numero dispari impose il numero tre e furono scelti tre letterati, i quali ragionarono colle scarpe come Selvatico, e il Don Giovanni fu ammesso con tutte le cortigiane.
Può il pubblico accontentarsi di una sentenza di cui mancano i considerando? Quale freno maggiore si può dare all’immoralità oltre al fermare coll’arte lo spavento che può tuonare dal pennello e dalla penna?
Il merito di questa scoperta d’archivio la dobbiamo al prof. arch. Manlio Brusatin che nel 1995 fu chiamato dallo storico e museografo M. Jean Clair a contribuire con un saggio storico nel catalogo Identità e Alterità della 46.Esposizione Internazionale d’Arte per il centenario 1895-1995 (p. 73 ss.), che in seguito qualche giornalista l’ha “copiato” senza mai citarlo. Ci riferiamo a Enzo Di Martino che nel libro Storia della Biennale di Venezia 1895-2003 non cita nella bibliografia.

Al Padiglione Venezia “Bodies in Alliance, ovvero uguaglianza tra individui nello spazio

Commissario
Maurizio Carlin

Curatore
Giovanna Zabotti

Partecipanti
Sidival Fila
Fabio Viale
Ferzan Özpetek
Plastique Fantastique
Lorenzo Dante Ferro
Mirko Borsche
George Koumendakis

Concept e direzione artistica
Stelios Kois
Alessandro Gallo

Comitato scientifico e operativo
Nicola Ferrari
Matteo Ballarin
Francesca Giorgi Pierfranceschi
Lorenzo Poggiali
Cristiano Grisogoni
Tonino Zera
Partnership
NWC – VENICE | | VENICE
Partner istituzionali
Fondazione Musei Civici di Venezia,
Gabriella Belli
VeLa
Partner tecnico
Margraf
Organizzazione
Fondaco Italia

Nella nostra esistenza contemporanea, la capacità di vedere coincide con la capacità di sapere. Se qualcosa appare assente dalla visione, con ogni probabilità permane una presenza invisibile e nascosta che vede, ascolta e registra. Come può l’arte superare il presupposto secondo cui abbiamo visto tutto, quando le temporalità vengono esperite innanzitutto su uno schermo?
Le opere, incorporando il concetto di spettacolo, del suo aspetto voyeuristico, oltre all’individualismo che le permea, possono essere osservate dalle persone dall’esterno del padiglione. Tuttavia, l’intento è quello di sfruttare Bodies in Alliance, ovvero il principio per cui l’uguaglianza tra gli individui non è solo scritta o parlata, bensì attuata proprio quando i corpi compaiono insieme nello spazio. L’interno del padiglione costituisce il corpo che racchiude la città. Questa esperienza incarnata è strutturata come uno scambio temporale – tra il pubblico, l’edificio, l’opera, gli artisti, i materiali e la città – che inizia quando si accede all’edificio ed è trasmesso dalla materialità dell’opera.

Quando un individuo sperimenta il tessuto urbano della città di Venezia e la moltitudine di narrazioni che la attraversano, li percepisce come una varietà di spazi ed ecosistemi interconnessi uniti da una continuità non lineare. Il girovagare senza meta è un processo che spesso evoca introspezione e trasforma l’accettazione delle nostre storie in una conoscenza adattiva, che viene raccolta e condivisa attraverso le pratiche artistico-curatoriali collaborative che emergono nello spazio del padiglione. Tali pratiche collettive non si rivolgono al pubblico su un piano informativo, bensì cercano di alimentare l’aspetto esperienziale della città, i concetti organici e inorganici che la costituiscono, oltre agli scambi reciproci che si verificano. In ultima analisi il corporeo non può essere limitato alla linguistica, e quindi l’aspetto architettonico del padiglione tenta di coinvolgere i visitatori attraverso l’intreccio degli artisti che discutono per arrivare alla realizzazione di un’unica opera collettiva, in reazione alle loro esperienze individuali della città di Venezia.

79 ARTISTI, di cui 25 nati dal 1980 al 1989. Una mini rivoluzione

La 58. Esposizione Internazionale d’Arte, intitolata May You Live In Interesting Times, aprirà i battenti per il grande pubblico l’11 maggio e vi rimarrà aperta fino al 24 novembre 2019 (pre-apertura 8, 9, 10 maggio).
Il titolo è un’espressione della lingua inglese a lungo erroneamente attribuita a un’antica maledizione cinese, che evoca periodi di incertezza, crisi e disordini; “tempi interessanti” appunto, come quelli che stiamo vivendo. La 58. Esposizione è curata da Ralph Rugoff, attuale direttore della Hayward Gallery di Londra. Inizia la sua carriera come critico e saggista: tra il 1985 e il 2002 scrive numerosi articoli e diversi scritti per riviste d’arte; pubblica una raccolta di saggi, Circus Americanus (1995), dove esplora fenomeni culturali dell’occidente americano. Nello stesso periodo inizia a lavorare come curatore indipendente.

1. Abu Hamdan, Lawrence
n. 1985 Giordania, vive e lavora a Beirut

2. Akunyili Crosby, Njideka
n. 1983 Nigeria, vive e lavora a Los Angeles

3. Altındere, Halil
n. 1971 Turchia, vive e lavora a Istanbul

4. Armitage, Michael
n. 1984 Kenya, vive e lavora a Londra e Nairobi

5. Arunanondchai, Korakrit
n. 1986 Thailanda, vive e lavora a New York e Bangkok
per l’opera in Arsenale, in collaborazione con
Gvojic, Alex
n. 1984 Stati Uniti, vive e lavora a New York

6. Atkins, Ed
n. 1982 Regno Unito, vive e lavora a Berlino e Copenaghen

7. Atoui, Tarek
n. 1980 Libano, vive e lavora a Parigi

8. Bader, Darren
n. 1978 Stati Uniti, vive e lavora a New York e altrove

9. Baghramian, Nairy
n. 1971 Iran, vive e lavora a Berlino

10. Beloufa, Neïl
n. 1985 Francia, vive e lavora a Parigi

11. Bircken, Alexandra
n. Germania, vive e lavora a Berlino

12. Bove, Carol
n. 1971 Svizzera, vive e lavora a New York

13. Büchel, Christoph
n. 1966 Svizzera, vive e lavora a Reykjavik e Basilea

14. Carbotta, Ludovica
n. 1982 Italia, vive e lavora a Barcellona

15. Catala, Antoine
n. 1975 Francia, vive e lavora a New York

16. Cheng, Ian
n. 1984 Stati Uniti, vive e lavora a New York

17. Condo, George
n. 1957 Stati Uniti, vive e lavora a New York

18. Da Corte, Alex
n. 1980 Stati Uniti, vive e lavora a Philadelphia

19. Darling, Jesse
n. Regno Unito, vive e lavora a Londra e Berlino

20. Douglas, Stan
n. 1960 Canada, vive e lavora a Vancouver

21. Durham, Jimmie
n. 1940 Stati Uniti, vive e lavora a Berlino

22. Eisenman, Nicole
n. 1965 Francia, vive e lavora a New York

23. Epaminonda, Haris
n. 1980 Repubblica di Cipro, vive e lavora a Berlino

24. Favaretto, Lara
n. 1973 Italia, vive e lavora a Torino

25. Gaillard, Cyprien
n. 1980 Francia, vive e lavora a Berlino

26. Gill, Gauri
n. 1970 India, vive e lavora a Nuova Delhi

27. Gonzalez-Foerster, Dominique
n. 1965 Francia, vive e lavora a Parigi
per l’opera al Padiglione Centrale, in collaborazione con
Bittle, Joi
n. 1975 Stati Uniti, vive e lavora a New York

28. Gupta, Shilpa
n. 1976 India, vive e lavora a Mumbai

29. Gupta, Soham
n. 1988 India, vive e lavora a Calcutta

30. Gutierrez, Martine
n. 1989 Stati Uniti, vive e lavora a New York

31. Halawani, Rula
n. 1964 Palestina, vive e lavora a Gerusalemme

32. Hamilton, Anthea
n. 1978 Regno Unito, vive e lavora a Londra

33. Hein, Jeppe
n. 1974 Danimarca, vive e lavora a Berlino

34. Hernandez, Anthony
n. 1947 Stati Uniti, vive e lavora a Los Angeles e in Idaho

35. Ikeda, Ryoji
n. 1966 Giappone, vive e lavora a Parigi e Kyoto

36. Jafa, Arthur
n. 1960 Stati Uniti, vive e lavora a Los Angeles

37. Jamie, Cameron
n. 1969 Stati Uniti, vive a Parigi, lavora a Parigi e Colonia

38. Joseph, Kahlil
n. 1981 Stati Uniti, vive e lavora a Los Angeles

39. Kadyrova, Zhanna
n. 1981 Ucraina, vive e lavora a Kiev

40. Kang, Suki Seokyeong
n. 1977 Repubblica di Corea, vive e lavora a Seul

41. Katayama, Mari
n. 1987 Giappone, vive e lavora a Gunma

42. Lee Bul
n. 1964 Repubblica di Corea, vive e lavora a Seul

43. Liu Wei
n. 1972 Repubblica Popolare Cinese, vive e lavora a Pechino

44. Loboda, Maria
n. 1979 Polonia, vive e lavora a Berlino

45. Lolis, Andreas
n. 1970 Albania, vive e lavora ad Atene

46. Marclay, Christian
n. 1955 Stati Uniti, vive e lavora a Londra

47. Margolles, Teresa
n. 1963 Messico, vive e lavora a Città del Messico e Madrid

48. Mehretu, Julie
n. 1970 Etiopia, vive e lavora a New York

49. Minoliti, Ad
n. 1980 Argentina, vive e lavora a Buenos Aires

50. Moulène, Jean-Luc
n. 1955 Francia, vive e lavora a Parigi

51. Muholi, Zanele
n. 1972 Repubblica del Sud Africa, vive e lavora a Johannesburg, Durban e Città del Capo

52. Mulleady, Jill
n. 1980 Uruguay, vive e lavora a Los Angeles

53. Müller, Ulrike
n. 1971 Austria, vive e lavora a New York

54. Nabuqi
n. 1984 Repubblica Popolare Cinese, vive e lavora a Pechino

55. Nkanga, Otobong
n. 1974 Nigeria, vive e lavora ad Anversa

56. Norbu, Khyentse
n. 1961 Bhutan, Il rigoroso programma di insegnamento internazionale di Khyentse Norbu richiede viaggi continui. Risiede in India e in Bhutan

57. Orupabo, Frida
n. 1986 Norvegia, vive e lavora a Oslo

58. Rafman, Jon
n. 1981 Canada, vive e lavora a Montreal

59. Rico, Gabriel
n. 1980 Messico, vive e lavora a Guadalajara

60. Saputra, Handiwirman
n. 1975 Indonesia, vive e lavora a Yogyakarta

61. Saraceno, Tomás
n. 1973 Argentina, vive e lavora a Berlino

62. Serapinas, Augustas
n. 1990 Lituania, vive e lavora a Vilnius

63. Singer, Avery
n. 1987 Stati Uniti, vive e lavora a New York

64. Slavs and Tatars
Fondato nel 2006 con sede a Berlino

65. Smith, Michael E.
n. 1977 Stati Uniti, vive e lavora a Providence, Rhode Island

66. Steyerl, Hito
n. 1966 Germania, vive e lavora a Berlino

67. Strachan, Tavares
n. 1979 Bahamas, vive e lavora a New York

68. Sun Yuan (n. 1972 Repubblica Popolare Cinese) e Peng Yu (n. 1974 Repubblica Popolare Cinese), vivono e lavorano a Pechino

69. Taylor, Henry
n. 1958 Stati Uniti, vive e lavora a Los Angeles

70. Trockel, Rosemarie
n. 1952 Germania, vive e lavora a Colonia

71. Upson, Kaari
n. 1972 Stati Uniti, vive e lavora a Los Angeles

72. Ursuţa, Andra
n. 1979 Romania, vive e lavora a New York

73. Vo, Danh
n. 1975 Vietnam, vive e lavora a Città del Messico

74. Wa Lehulere, Kemang
n. 1984 Repubblica del Sud Africa, vive e lavora a Città del Capo

75. Weerasethakul, Apichatpong
n. 1970 Thailandia, vive e lavora a Chiang Mai
per l’opera in Arsenale, in collaborazione con
Hisakado, Tsuyoshi
n. 1981 Giappone, vive e lavora a Kyoto

76. Wertheim, Margaret e Wertheim, Christine
n. 1958 Australia, vivono e lavorano a Los Angeles

77. Yi, Anicka
n. 1971 Repubblica di Corea, vive e lavora a New York

78. Yin Xiuzhen
n. 1963 Repubblica Popolare Cinese, vive e lavora a Pechino

79. Yu Ji
n. 1985 Repubblica Popolare Cinese, vive e lavora a Shanghai e Vienna