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Novità in programma

Charlie Chaplin, l’homme-orchestre

(de notre correspondante Michelle Bouak)

A l’occasion du 130e anniversaire de la naissance de Chaplin, la Philharmonie de Paris propose une exposition inédite sur le Maître du cinéma muet… dans sa dimension musicale. Ce qui peut paraître pour le moins incongru est loin de l’être. En parcourant l’exposition, le visiteur prend pleinement conscience de l’importance de la musique dans toute l’oeuvre de Charlie Chaplin. Acteur et réalisateur, créateur de Charlot, génial pantin actionné par lui-même, il était aussi musicien et compositeur. Il n’a cessé de travailler son rapport au rythme et au son. Partitions, photos, extraits de films, affiches, instruments de musique ou caméras qui jalonnent l’exposition sont là pour nous le rappeler. Les parents de Charlie Chaplin sont des artistes de music-hall tombés dans la déchéance. Charlie passe une grande partie de sa petite enfance dans des foyers d’accueil pour enfants pauvres. Les difficultés matérielles et les angoisses affectives qu’il a connues imprègnent toute son oeuvre où les taudis londoniens servent souvent de décor et la faim est un thème récurrent. Le monde du spectacle le sauve à 10 ans. Il débute sa carrière professionnelle dans une troupe d’enfants danseurs de claquettes : les « Eight Lancashire Lads » (les « Huit gars du Lancashire »). Attiré par le music-hall, il intègre la célèbre troupe de Fred Karno, le plus grand impresario britannique de spectacles de cabaret. Il y peaufine l’art de la pantomime et s’initie à la construction de gags. Ses talents exceptionnels en font très vite une des stars de la troupe. En tournée aux Etats-Unis avec Karno, il est remarqué par le réalisateur Mack Sennett qui lui propose de faire du cinéma. Commence alors un nouveau chapitre de la vie de Charlie Chaplin, le cinéma… Il enchaîne les courts et moyens métrages.
En 1914, avec « Charlot est content de lui », il lance le personnage de Charlot, le petit vagabond facilement econnaissable à la démarche chaloupée tel un pingouin, avec sa petite moustache, son petit chapeau melon, sa veste étriquée, son pantalon trop large, ses grandes chaussures et sa canne. A l’origine simple clown, le personnage de Charlot devient peu à peu le symbole vivant de tous les anticonformistes et offre un témoignage émouvant de la condition humaine. La drôlerie du personnage tient dans un corps en mouvement, chorégraphié comme celui d’un danseur, parfaitement accordé au rythme du montage, un corps constamment en équilibre, comme mû par des forces contraires, en action-réaction avec le monde qui l’entoure. La musique est partie intégrante de la vie de Charlie Chaplin. Tout jeune homme, il avait acheté un violon et un violoncelle. Il improvisait très correctement au piano bien qu’il n’eût jamais appris le solfège. Dès ses premiers longs métrages muets, il s’intéressait de près aux arrangements musicaux de ses films. A partir de son premier film sonore mais non parlant « Les Lumières de la ville », ce sera lui qui composera toutes ses musiques, travaillant en étroite collaboration avec les arrangeurs. Au panthéon des oeuvres de ce grand artiste du XXe siècle : « La Ruée vers l’or » (1925), « Les Lumières de la ville » (1931), « Les Temps modernes » (1936), « Le Dictateur » (1940) dont des extraits sont proposés dans le cadre de l’exposition.

Charlie Chaplin, l’homme-orchestre
Jusqu’au 26 janvier 2020
Cité de la musique – Philharmonie de Paris

philharmoniedeparis.fr  

Dall’Azienda Bocon srl alla Fondazione Banca dei Tessuti Onlus

DOMANI ZAIA A PIEVE DI SOLIGO (10.30) VISITA AZIENDA BOCON SRL. ALLE 13.00 ALL’OSPEDALE DI TREVISO INAUGURA NUOVA SEDE FONDAZIONE BANCA DEI TESSUTI
Il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, sarà protagonista di due eventi che si terranno domani, giovedì 12 dicembre 2019, uno a Pieve di Soligo (Tv), l’altro all’Ospedale di Treviso.
Alle ore 10.30 Zaia si recherà in visita alla nuova sede dell’Azienda Bocon Srl, a Pieve di Soligo, in Via Montello 69/71.
Alle ore 13.00 il Governatore sarà all’Ospedale di Treviso, dove inaugurerà il nuovo laboratorio della Fondazione Banca dei Tessuti Onlus. L’evento inizierà nella Sala Convegni del Cà Foncello, per spostarsi successivamente presso la nuova sede della Fondazione, contigua all’ospedale, dove si svolgerà la cerimonia del taglio del nastro.

Una banca popolare in scena al Teatro Goldoni. Nel cast Fabio Sartor

Oltre a essere uno degli scrittori che nell’ultimo ventennio hanno meglio raccontato il Nordest, Romolo Bugaro è anche un avvocato che conosce da vicino, per lavoro, le traiettorie di ascese e fallimenti nella nostra società.
A lui il Teatro Stabile del Veneto ha dunque affidato il compito di portare sul palcoscenico una riflessione sul sistema bancario veneto e sulla sua crisi.
Quella che un tempo era la locomotiva d’Italia ha assistito alla dissoluzione dei suoi più importanti istituti di credito, spazzati via da una serie di errori di gestione e inchieste giudiziarie. Un colpo molto duro per l’identità collettiva di una regione come il Veneto. Lo tsunami che ha investito famiglie e aziende è stato talmente distruttivo e violento da lasciare dietro di sé una desolazione senza fine.
Per raccontarla l’autore affida al regista cinematografico Alessandro Rossetto, noto per “Piccola patria”, una trama che osserva la vicenda dalla parte dei “cattivi”: i signori della finanza, convinti di essere al di sopra della legge, e la schiera dei beneficiati, pronti a voltare le spalle agli ex potenti in disgrazia.

Romolo Bugaro scrive per il teatro una riflessione sul sistema bancario veneto e sulla sua crisi. A parlare sono i cattivi, che a volte sono anche peggio di come appaiono… o forse meglio?

  • TEATRO STABILE DEL VENETO
    IN COLLABORAZIONE CON JOLEFILM
    di: Romolo Bugaro
    con (in o.a.): Mirko Artuso
    Valerio Mazzucato
    Diego Ribon
    Fabio Sartor
    Davide Sportelli
    Sandra Toffolatti
    Riccardo Gamba
    regia: Alessandro Rossetto
    aiuto regia: Angela Gorini
    scene: Alberto Nonnato
    costumi: Marianna Peruzzo
    luci: Paolo Pollo Rodighiero
    paesaggio sonoro: Lorenzo Danesin
    montaggio video per Jolefilm: Alessandra Cernic
    direttore di scena: Federico Rossi
    video/audio: Nicolò Pozzerle
    macchinista: Roberto Rossetto
    sarta: Silvana Galota
    realizzazione scene: Keiko Shiraishi

 

 

Un architetto al tempo di Canova. Alessandro Papafava e la sua raccolta

di Marica Rossi

La mostra di Vicenza al Palladio Museum: “Un architetto al tempo di Canova. Alessandro Papafava e la sua raccolta” a cura di Susanna Pasquali e Alistair Rowan aperta dal 30 novembre fino al 13 settembre 2020, sta riscuotendo un gran successo e non solo tra i cultori della scienza del costruire. Già la sua location in Palazzo Barbaran Da Porto, tra i più prestigiosi di Palladio, è meta ambita. Diventata sede del Centro Studi Internazionali dedicato a questo grande dell’architettura di tutti i tempi, si pregia di documenti, opere, illustrazioni, video e registrazioni che di sala in sala comunicano molto di quanto c’è da sapere di Palladio, in un modo didatticamente divulgativo e senza mai nulla perdere in scientificità. L’attuale evento vi aggiunge un fiore collezione Papafavaall’occhiello di considerevole appeal. Sono 49 tra fogli e stampe di celebri architetti attivi tra il 1803 e il 1807 che danno vita ad una raccolta straordinaria. Una summa di disegni di architettura rimasta intatta, protetta per secoli nell’archivio di una nobile famiglia padovana, in grado di trasportarci in un mondo lontano: quello di Alessandro Papafava (1784-1861). Un architetto vissuto in tempi difficili ma fervidi di passioni, all’indomani della caduta della Serenissima. Dopo due secoli il prezioso materiale è stato donato dalla famiglia Papafava dei Carraresi a questo Centro Internazionale fondato negli anni ’50 da studiosi del calibro di Renato Cevese cui di recente è stata dedicata una targa commemorativa nel salone più rappresentativo al pianterreno dell’Istituto.
Tornando alla raccolta, va riconosciuto trattarsi di opere d’altissima qualità grafico-pittorica e di enorme valore storico: un’istantanea degli interessi d’un giovane studente di architettura fra Sette e Ottocento, totalmente immerso nella cultura architettonica negli anni in cui i modelli del Neoclassicismo romano arrivarono nel Veneto, rivoluzionandone il gusto.
I visitatori della mostra “Alessandro Papafava e la sua raccolta” e dell’appena inaugurata mostra “Ritratto di Donna” in Basilica Palladiana, hanno diritto alla riduzione reciproca nei biglietti d’ingresso.

Informazioni: Palladio Museum contrà Porti 11
Orari:da martedì a domenica dalle 10 alle 18

E’ il nuovo allestimento in Basilica Palladiana che non deturpa l’ingegno di Andrea Palladio, studiato dall’arch. Antonio Ravalli di Ferrara, presentato in conferenza stampa dall’arch. Guido Beltramini: “Modernità e innovazione, sono queste le parole chiave dell’allestimento studiato su misura per la più bella Basilica palladiana. Realizzato dal Gruppo Fallani srl, è stato finanziato da Cereal Docks Group di Camisano Vicentino con l’Art bonus per una spesa di 160.095 euro (esclusa iva). All’interno del grande salone – ha spiegato il direttore del CISA – è stato installato un parallelepipedo di 8 metri, alto 3,5 metri che, in assenza di mostre, sarà sempre presente, consentendo di leggere nella sua interezza l’architettura e la copertura a carena di nave rovesciata.”
Dopo la mostra dedicata al “Ritratto di donna” (’19-’20) a cura di Stefania Portinari, ce ne saranno altre due “Dietro le quinte del Rinascimento” (’20-’21) a cura di Guido Beltramini (direttore CISA Palladio), Davide Gasparotto, Xavier Salomon e Mattia Vinco e “Tebe nel nuovo Regno” (’21-’22) a cura di Christian Greco (direttore Museo Egizio di Torino).                                                

In attesa di “Maurits Cornelis Escher” al Salone degli Incanti di Trieste dal 18 dicembre 2019 al 7 giugno 2020, biglietto gratis per turisti.

A Trieste la grande mostra dedicata al geniale artista olandese > Salone degli Incanti, 18 dicembre 2019 – 7 giugno 2020
Escher
In occasione della mostra, presentata oggi l’iniziativa “Gift for Guests”che mira a incentivare il turismo culturale in Città, premiando i turisti con un meraviglioso regalo offerto grazie agli introiti dell’imposta di soggiorno:biglietto gratuito per visitare l’esposizione a tutti coloro che soggiorneranno almeno una notte in città
La grande mostra dedicata al geniale artista olandese Maurits Cornelis Escher arriva al Salone degli Incanti di Trieste dal 18 dicembre 2019 al 7 giugno 2020.
Escher nasce nel 1898 in Olanda e vi muore nel 1972. Nel 1922 visita per la prima volta l’Italia, dove poi visse per molti anni, visitandola da nord a sud e rappresentandola in molte sue opere. Inquieto, riservato e indubbiamente geniale, Escher nelle sue celebri incisioni e litografie crea un mondo unico, immaginifico, impossibile, dove confluiscono arte, matematica, scienza, fisica, design. Scoperto dal grande pubblico negli ultimi anni, è diventato uno degli artisti più amati in tutto il mondo, tanto che le mostre a lui dedicate hanno battuto ogni record di visitatori. 

Oggi una mostra antologica, con 200 opere e tutti i suoi capolavori, arriva a Trieste, grazie alla collaborazione tra il Comune di Trieste e Arthemisia, che confermano una partnership già collaudata con il grande successo della mostra “I Love Lego”, ad oggi campione di incassi nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia.

La mostra è sostenuta da due partner d’eccezione: PromoTurismoFVG e Generali Valore Cultura.
PromoTurismoFVG, con Confindustria Venezia Giulia, Federalberghi Trieste e Associazione Bed and Breakfast FVG, consentirà di attuare un’iniziativa unica e sperimentale in Italia: offrire il biglietto gratuito della mostra a tutti coloro che soggiorneranno almeno una notte negli alberghi di Trieste che aderiscono all’iniziativa. L’iniziativa, battezzata “Gift for Guests”, mira a incentivare il turismo culturale in Città, premiando i turisti con un meraviglioso regalo offerto grazie agli introiti dell’imposta di soggiorno. Con questa mostra, dopo il grande successo della mostra I LOVE LEGO presso il Salone degli Incanti, Generali conferma, in partnership con il Gruppo Arthemisia, il suo impegno a Trieste attraverso Generali Valore Cultura, il programma per rendere l’arte e la cultura accessibili a un pubblico sempre più ampio.
Contemporaneamente all’arrivo della mostra, a partire dal 16 dicembre, Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema, presentano nelle sale cinematografiche italiane il primo docu-film dedicato alla figura dell’artista olandese: Escher-Viaggio nell’infinito. Speciali agevolazioni saranno a rivolte tutti coloro che vorranno prendere parte a entrambi gli eventi.
Nella mostra triestina sono presentate per la prima volta accanto alle opere più conosciute dell’artista, la serie I giorni della Creazione, sei xilografie che raccontano la Creazione del Mondo.
Promossa e organizzata dal Comune di Trieste, Assessorato alla Cultura e Gruppo Arthemisia con Generali Valore Cultura, in collaborazione con M. C. Escher Foundation, la mostra è curata da Federico Giudiceandrea – uno dei più importanti esperti di Escher al mondo – e vede il supporto di PromoTurismoFVG, special partner Ricola e media coverage by Sky Arte.
È con grande piacere – afferma Roberto Dipiazza, Sindaco di Trieste – che il Comune di Trieste ha rinnovato la collaborazione con Arthemisia, già avviata con la mostra I LOVE LEGO, per proporre un’importante mostra dedicata a ESCHER. Si tratta di un progetto culturale molto significativo, che abbiamo fortemente voluto portare a Trieste inserendo la nostra città nel prestigioso calendario, nazionale e internazionale, che impegna questa mostra.
L’esposizione ripercorrerà le tappe principali della stagione artistica del grafico olandese nella suggestiva cornice del Salone degli Incanti, sede espositiva particolarmente adatta ad evocare le vedute prospettiche, gli scorci colonnati e i soggetti di ispirazione marina creati dall’artista nel corso della sua carriera.
Come Escher amava dire che “lo stupore è il sale della terra”, così anch’io mi sento di dire che questa mostra lascerà i visitatori stupiti dalla ricchezza delle opere esposte e dalla possibilità di immergersi, almeno per qualche ora, nel suo mondo magico, fatto di simboli e di geometrie ipnotiche”.

Andrea Nante presenta in anteprima alla stampa la mostra “Scultura in terracotta del Rinascimento da Donatello a Riccio”

A NOSTRA IMMAGINE. Scultura in  terracotta del Rinascimento. DA DONATELLO A RICCIO
Giovedì 28 novembre,
ore 11.00
Museo Diocesano
Padova, piazza Duomo 11

Il Museo diocesano di Padova si sta preparando a inaugurare, nel febbraio 2020, la mostra A NOSTRA IMMAGINE. SCULTURA IN TERRACOTTA DEL RINASCIMENTO. DA DONATELLO A RICCIO. Mostra che rappresenta anche la conclusione di un progetto triennale, portato avanti insieme all’Ufficio diocesano Beni culturali dedicato alla conoscenza, studio, recupero e valorizzazione di questo specifico patrimonio artistico creato in particolare per spazi sacri e per la devozione pubblica e privata: le sculture in terracotta realizzate nel Rinascimento nel territorio a Padova.
È proprio a Padova, infatti, che tra Quattrocento e Cinquecento si registra una straordinaria fioritura di sculture in terracotta, grazie anche alla presenza prolungata e attiva in città di Donatello (impegnato nel cantiere della Basilica di Sant’Antonio, 1443-1453) e della sua bottega, e, dopo di lui, di artisti quali Bartolomeo Bellano, Giovanni De Fondulis e Andrea Riccio. Scultori che creavano capolavori in pietra, marmo, bronzo, ma anche nella più umile, (e meno costosa) terracotta. Opere preziose ed espressive, e per questo molto ambite e richieste.
Per la mostra arriveranno al Museo diocesano di Padova numerose opere dal territorio – tra cui quelle restaurate grazie alla campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Mi sta a cuore” – ma anche significativi “prestiti” da musei internazionali, e alcuni “inediti”, per costruire un percorso artistico e storico attorno a questo particolare settore scultoreo, che si accompagnerà anche a specifici itinerari nel territorio.
Un primo assaggio della mostra – grazie alla presenza delle prime opere che saranno esposte – verrà illustrato dal direttore del Museo diocesano, ANDREA NANTE, in occasione della CONFERENZA STAMPA che si terrà al Museo diocesano di Padova, giovedì 28 novembre, alle ore 11.30.

10 ANNI DI MIA PHOTO FAIR, diretta da Fabio Castelli e Lorenza Castelli

ANNUNCIATE LE DATE DELLA FIERA ITALIANA
DEDICATA ALLA FOTOGRAFIA D’ARTE
DA GIOVEDÌ 19 A DOMENICA 22 MARZO 2020
A MILANO |THE MALL (Porta Nuova)

Dieci anni di MIA Photo Fair!
La prima fiera italiana dedicata alla fotografia d’arte, ideata e diretta da Fabio Castelli e Lorenza Castelli, si appresta a tagliare il traguardo della decima edizione.
Definite le date: da giovedì 19 a domenica 22 marzo 2020; confermata la location, a The Mall nel quartiere di Porta Nuova a Milano.
Tra le anticipazioni si segnala la mostra Beyond Photography Italia / Anni settanta, curata da Elio Grazioli, che si articolerà in una serie di stand monografici in cui alcune gallerie esporranno le fotografie dei protagonisti italiani di quel passaggio determinante, avvenuto a partire dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso, dalla fotografia tradizionale di tipo documentario, di reportage, neorealistica o ‘bressoniana’, a quella definita sperimentale o estetica, tutta interna alle avanguardie artistiche, utilizzata da quegli “artisti che usavano la fotografia” come linguaggio d’arte contemporanea.
Il comitato scientifico sta già vagliando le proposte e i progetti curatoriali ricevuti al quartier generale di MIA Photo Fair da gallerie italiane e internazionali, per garantire la qualità e il prestigio dell’esposizione che lo scorso anno è stata premiata da oltre 25.000 presenze e da un eccellente risultato di vendite con oltre l’80% degli espositori che hanno concluso affari.

La deadline delle candidature è il 15 novembre 2019.
Milano, settembre 2019

MIA Photo Fair 2020
The Mall – Milano Porta Nuova
P.zza Lina Bo Bardi
19 – 22 marzo 2020
Inaugurazione su invito: mercoledì 18 marzo 2020, ore 15.00
Informazioni:
Segreteria Organizzativa MIA Photo Fair
Via San Vincenzo 22 – 20123 Milano | Tel. +39.02.83241412
info@miafair.it – www.miafair.it

Al Castello Visconteo di Pavia, arrivano i capolavori giapponesi di Hokusai, Hiroshige, Utamaro

Dal 12 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020, alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, una mostra pone a confronto il fascino delle stampe giapponesi di autori quali Katsushika Hokusai (1760‐1849), Utagawa Hiroshige (1797‐1858) e Kitagawa Utamaro (1753‐1806) con quelle di artisti quali Edouard Manet, Henri Toulouse Lautrec, Pierre Bonnard, Paul Gauguin, Camille Pissarro e altri.
La rassegna, Hokusai, Hiroshige, UtamaroCapolavori dell’arte giapponese, promossa dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Turismo, Istruzione, Politiche giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con Musei Civici di Pavia, curata da Tara Weber, registrar della Johannesburg Art Gallery, Laura Aldovini, conservatore dei Musei Civici di Pavia, e Paolo Linetti, direttore del Museo d’Arte Orientale Collezione Mazzocchi di Coccaglio, vuole infatti mostrare le meraviglie delle ukiyo-e, ovvero le raffinate incisioni a colori su legno sviluppatesi nel Paese del Sol Levante a partire dal XVII secolo, e la profonda influenza che ebbero sulla storia dell’arte europea, soprattutto francese, del XIX secolo.
L’esposizione presenta oltre 150 opere, provenienti dalla collezione d’arte asiatica della Johannesburg Art Gallery, formatasi a partire dal 1938, a cui si aggiungono circa 30 stampe di proprietà dei Musei Civici di Pavia, databili a prima del 1858, ed eseguite da quattro allievi di Utagawa Toyokuni, grande maestro della tecnica ukiyo-e nell’Epoca di Edo. Sarà inoltre possibile ammirare la celeberrima Grande Onda di Hokusai.
Le ukiyo-e, letteralmente “immagini del mondo fluttuante”, sono il prodotto della giovane e impetuosa temperie culturale fiorita nelle città di Edo, l’attuale Tokyo, Osaka e Kyoto, contraddistinte da una tecnica artistica utilizzata durante la seconda metà del Seicento, a partire dalle opere monocromatiche di Hishikawa Moronobu, realizzate con inchiostro cinese, quindi colorate a mano con dei pennelli. Fu solo nel Settecento che si sviluppò la tecnica della stampa policromatica che decretò il successo di queste stampe in patria e nell’Occidente.
Il percorso esplora le tematiche più riconoscibili delle ukiyo-e: si parte con l’analisi della storia della stampa giapponese, approfondendo in particolare come l’inserimento di un elemento di stile come il colore si sia poi evoluto nel corso degli anni per diventare un’imprescindibile caratteristica delle incisioni.
Maestri del paesaggio è il titolo della sezione che raccoglie alcune opere a soggetto naturalistico di Hokusai e Hiroshige, cui molti artisti occidentali si rifecero per proporre l’immagine del Giappone, nella seconda metà dell’Ottocento, e che precede quella dedicata alla natura, ovvero agli animali che la popolano, dagli uccelli ai pesci.
Particolarmente suggestiva sarà la parte dedicata alla bellezza femminile, all’eleganza delle forme del corpo e dei ricchi costumi delle donne della società nipponica, che si contrappone a quella delle cortigiane e alla vita nel quartiere del piacere.
Tra i vari aspetti della società giapponese dell’epoca, si segnala un ricco nucleo di stampe dedicate al tradizionale teatro Kabuki, una forma di drammaturgia che portava sulla scena temi che spaziavano dal leggendario al soprannaturale, da avvenimenti storico-militari a episodi di vita contemporanea. In questa sezione si colloca il nucleo dei Musei Civici di Pavia: la mostra è infatti anche occasione per valorizzare i fogli provenienti dal lascito di Renato Sòriga, già direttore del museo pavese fino al 1939, che andò così ad arricchire la già ricca collezione di stampe del museo, originatasi da quella celebre del marchese Luigi Malaspina di Sannazzaro (1754-1835).
Gli artisti europei, in special modo quelli francesi, rimasero particolarmente colpiti dalle stampe ukiyo-e. Autori come Manet, Toulouse-Lautrec, Gauguin scoprirono nelle xilografie giapponesi una freschezza e una semplicità di forme e colori che ricercavano da tempo per trasformare e rivoluzionare la loro modalità pittorica.
La collezione della Johannesburg Art Gallery, che già nel 1938 stava prendendo in considerazione lo sviluppo di una raccolta d’arte proveniente da Paesi asiatici, è cresciuta attraverso sia la donazione che l’acquisizione di circa 200 stampe giapponesi. Dal 1991 queste stampe non sono mai state mostrate al pubblico in un’esposizione di tale portata.
Catalogo Skira.

HOKUSAI, HIROSHIGE, UTAMARO. CAPOLAVORI DELL’ARTE GIAPPONESE
Pavia, Scuderie del Castello Visconteo (viale XI Febbraio, 35)
12 ottobre 2019 – 9 febbraio 2020

Augurare il suicidio ad un politico sembra ripetersi nella storia dei comunisti

Salvini, il giornalista Rai  Fabio Sanfilippo lo invita al suicidio su Facebook: Viale Mazzini lo sanziona10 marzo 1898: La Gazzetta di Venezia riporta questa nota: Anche il suicidio. Non sapendo cosa altro inventare, e supponendo che l’on. Macola sia ridotto da minaccie e da dimostrazioni piazzaiuole allo stato di incoscienza, quella brava gente dell’Italia del Popolo pensò ieri sera a pubblicare a Milano un supplemento col suicidio di Macola !!!
Un amico telegrafò da Milano d’urgenza per sapere, se la notizia era vera, proprio quando l’onor. Macola si recava a pranzo.
Fu risposto all’amico e poi telegrafato al giornale repubblicano come segue: Potevate risparmiare storiella del suicidio. E’ un pio e semplice desiderio delle miti vostre anime repubblicane. MACOLA *

Salvini risponde al giornalista Rai Sanfilippo: “Come si permette? Si vergogni”

“Caro Matteo Salvini, tempo sei mesi e ti spari, nemico mio”.
Fabio Sanfilippo, caporedattore Rai di Radio 1, ha festeggiato con queste parole l’addio al governo del leader della Lega. Le durissime parole del giornalista, via Facebook, hanno innescato reazioni politiche di condanna bipartisan. “Mi dà fastidio il post di un giornalista della Rai in cui mi invita al suicidio, tirando in ballo mia figlia e dicendo che le servirà un percorso di recupero — commenta Salvini —. Tu, Sanfilippo, giornalista pagato dagli italiani, ma come ti permetti?”.
Solidarietà viene espressa da tutti i fronti politici, con in prima linea gli avversari giurati del Pd. “Nell’ultimo mese ho combattuto una durissima battaglia per mandare Matteo Salvini a casa. Credo — osserva Matteo Renzi — di aver fatto il mio dovere da cittadino e da senatore. E credo di aver vinto questa battaglia insieme a tante e tanti. Ma proprio per questo rabbrividisco quando leggo il post del giornalista Rai. C’è un limite di decenza. Ho lottato e lotterò sempre contro Salvini. Ma chi, pagato coi soldi degli italiani, parla di suicidio di un avversario e addirittura tira in ballo una piccola bambina si deve vergognare”.
La Rai, intanto, ha avviato un procedimento disciplinare urgente nei confronti di Sanfilippo. “L’azienda — spiega una nota di Viale Mazzini — considera gravissime le affermazioni del giornalista. La Rai emanerà una disposizione sull’uso dei social da parte dei propri dipendenti”. A sollevare il caso del post di Sanfilippo, con le critiche a Salvini, era stata proprio la Lega, annunciando iniziative in commissione di Vigilanza.

* Ferruccio Macola (1861-1910), direttore e proprietario della Gazzetta di Venezia era stato anche deputato parlamentare nella Destra storica. Fondò Il Secolo XIX di Genova (1886) e scrisse un libro sull’emigrazione di massa in Brasile (1893). Partecipò come inviato speciale alla battaglia di Dogali (1887) e a quella di Adua (1896), durante l’espansione nell’Africa orientale. Per dei malintesi causati da altri fu sfidato dal “collega” parlamentare e giornalista Felice Cavallotti, più anziano di vent’anni e con 32 duelli combattuti, alcuni molto rischiosi. Purtroppo il 33esimo fu fatale per il socialista che dopo tre attacchi si ritrovò ad ingoiare la punta della spada dell’avversario. Fu un incidente mortale sebbene i due si fossero accordati di “combattere fino all’ultimo sangue”. Apriti o cielo. La morte di Cavallotti causò una tale reazione popolare e mediatica che nemmeno le disfatte africane e i regicidi ebbero la stessa ampiezza.
Si insinuò che la spada del Macola fosse più lunga, come il guantone di Cavallotti piuttosto stretto. Che il Macola aveva di proposito infilato la spada nella bocca del Cavallotti, quando invece fu proprio quest’ultimo che non possedeva doti eccezionali per l’età e la statura più bassa. Si scrisse di tutto contro il Macola, persino che un giovane studente, fuggito di casa con un revolver, avrebbe pianificato l’uccisione del deputato e quindi si sarebbe tolto la vita (omicidio-suicidio). Per fortuna il padre, prof. Gentile, preside del liceo Galilei di Firenze, avvisò la questura che mandò in tutte città un comunicato nella ricerca del figlio. Qualche giorno dopo fu ritrovato a Genova, pentito, senza un quattrino per tornare a casa, e si consegnò alla polizia. (Da A. Miatello 1895: nasce la prima Biennale di Venezia, Castelfranco Veneto, 2019, in corso di stampa).

Milano, dal 17 ottobre al 1 marzo 2020 “Guggenheim. La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso”

Nella ben più nota sede di Palazzo Reale è in programma invece l’esposizione che vede circa 50 capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento, tra cui Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Édouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso. Non è meraviglioso pensare che questi dipinti, un po’ come si faceva nei grand tour dell’Otto-Novecento, viaggino dagli Stati Uniti all’Italia, passando per la Francia e la Spagna? È infatti ciò che è successo: dopo la prima tappa al Guggenheim di Bilbao e la seconda all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, la collezione che negli anni Justin K. Thannhauser costruì per poi donarla, nel 1963, alla Solomon R. Guggenheim Foundation, arriva a fine viaggio qui da noi a Milano.