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Novità in programma

Bologna Arte Fiera 2015: Middle East in mostra

arte-fiera-bologna-2014-590x393Il 22 gennaio apertura con Pistoletto, il Dg rai Gubitosi e il ministro Franceschini per valorizzare il patrimonio nazionale di cui ARTE fiera è portavoce con i collezionisti e le gallerie d’arte.
La manifestazione si svolgerà come ogni anno l’ultima settimana di gennaio da venerdì 23 a lunedì 26.
Giovedì 22, nel classico vernissage riservato agli addetti ai lavori, l’inaugurazione sarà affidata ad un talk show che vedrà la partecipazione dell’artista Michelangelo Pistoletto, rappresentante della generazione protagonista dei record di vendite degli ultimi mesi, di Duccio Campagnoli, Presidente di BolognaFiere organizzatore della manifestazione, di Luigi Gubitosi, direttore generale della RAI, media partner di Arte Fiera, e di Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività culturali.  L’incontro, che dà il via alla 39esima edizione di Arte Fiera, intende porre l’accento sull’importanza della difesa dell’arte italiana contemporanea, dei suoi artisti, dei galleristi e dei collezionisti che in essa investono, sia pubblici che privati.
Il percorso espositivo si articola in 5 sezioni e una speciale area curatoriale all’interno dei Padiglioni 25 e 26 della Fiera.
La Main Section è il fulcro della fiera le principali gallerie di arte moderna e contemporanea che costituiscono il più completo panorama della produzione artistica dentro e fuori l’Italia.
Una kermesse all’insegna delle eccellenze del  “made in Italy” tesa a rilanciare i valori tanto amati dai collezionisti, quegli artisti che stanno vivendo un momento di sorprendente riconsiderazione, come dimostrano l’attenzione dei principali musei internazionali nonché le ultime edizioni londinesi delle “Italian Sales” e le aste di New York. Molte gallerie, infatti, presentano lavori di protagonisti celebrati nelle aste e esposizioni internazionali, da Balla e Boccioni a De Chirico e Morandi, da Capogrossi e Fontana a Burri, Manzoni e Castellani fino a Pistoletto, Boetti, Calzolari, Penone. Si vedranno poi artisti quali Bonalumi, Gianni Colombo, Dadamaino, Varisco, Alviani e gli esponenti dell’astrazione anni Settanta, quali Olivieri.
Dopo l’esordio nel 2014, la Fotografia sarà presente anche quest’anno con 24 gallerie. La sezione, realizzata in collaborazione con MIA Fair e curata da Fabio Castelli conferma un deciso incremento di interesse per la fotografia come uno dei linguaggi con cui si esprime l’arte contemporanea. “La sezione fotografia ad Arte Fiera – sottolinea Castelli – rappresenta un segnale definitivo sul ruolo dell’immagine fotografica come linguaggio di arte contemporanea alla pari degli altri mezzi espressivi”.
Solo Show è la sezione dedicata a quelle gallerie che espongono un solo artista, con 14 monografiche di maestri storici e di giovani artisti. Quest’anno le gallerie presentano diversi percorsi dell’astrazione, senza che questo significhi trascurare la scelta opposta della figurazione. Da maestri come Mark Tobey o esponenti del Gruppo Gutai e della cosiddetta Pittura Analitica alla “generazione di mezzo”, rappresentata da Luca Vitone o Maria Morganti, fino ai più giovani, tutti si troveranno posti a confronto con artisti come Leonardo Cremonini.
Nuove Proposte ospita le gallerie che presentano giovani di età inferiore ai 35 anni: una testimonianza fondamentale del ruolo di ricerca, scoperta e valorizzazione di nuovi talenti e nuovi linguaggi. Quest’anno il limite di età riguarda esclusivamente gli artisti: fra le gallerie partecipanti, oltre a AplusB, Nam project, Car drde, Rizzuto, Ghetta Doris, Thomas Brambilla, Massimo De Luca, ci sono anche spazi più storicizzati come Annarumma e Di Marino di Napoli e Mazzoli di Berlino.
Il Focus Est testimonia la scelta dei Direttori artistici di volgere lo sguardo all’internazionalità, sempre alla ricerca di contatti con i mercati emergenti nel mondo globalizzato. Dopo il successo della scorsa edizione tornano le gallerie dell’Est Europeo, con una apertura verso il Medio Oriente e la partecipazione di gallerie italiane che trattano artisti provenienti da quell’area geopolitica.
La mostra: Too early, too late. Middle East and Modernity/Troppo presto, troppo tardi. Il Medio Oriente e la Modernità.

Sito web: www.artefiera.bolognafiere.it
Social media ufficiali: www.facebook.com/artefiera; twitter.com/artefiera; Hashtag ufficiale: #artefiera
Sito web: www.bolognafiere.it; Social media ufficiali: www.facebook.com/bolognafiere; twitter.com/BolognaFiere

QUESTA É GUERRA. 120 immagini scelte

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Unknown Photographer, The italian Magnis Freedom Fighters, 1944 Silver, gelatine print on glossy fibre paper Printed by December 1944 ©Daniel Blau Munich/ London

Padova, Palazzo del Monte di Pietà: Dal 28 febbraio al 31 maggio 2015
Questa è guerra! racconta un secolo di guerre attraverso 120 immagini , selezionate da Walter Guadagnini, tra le più emblematiche dei diversi conflitti.
Questa è guerra! Si può ammirare a Padova, in Palazzo del Monte di Pietà, dal 28 febbraio al 31 maggio 2015, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
L’invenzione della fotografia cambia radicalmente la rappresentazione della guerra: il racconto diventa soprattutto immagine, sintesi, evidenza, emozione, con una diffusone planetaria prima inimmaginabile. La Grande Guerra, la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, il Vietnam producono reportages leggendari come quelli di Capa, Cartier-Bresson, Jones Griffiths. Le guerre recenti, in ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e quelle contemporanee e ancora in corso in Congo, Libia, Palestina, Sudan, sono testimoniate sempre più da cittadini-reporter. La guerra cambia e la fotografia guarda ad essa con occhi diversi. Questa mostra forte e appassionante documenta in quali modi la fotografia ha raccontato i grandi conflitti del passato e come racconta quelli di oggi. In un percorso ricco, ben documentato, attivamente coinvolgente.
La mostra – la prima del genere in Italia – presenta alcune caratteristiche particolari, che la rendono un evento in grado di attirare l’attenzione di un vasto pubblico di appassionati non solo di fotografia, ma anche di storia e di costume.
La scansione è quella cronologica tradizionale, che affronta le varie guerre che si sono succedute nel corso del XX secolo e all’inizio del XXI: la Prima Guerra Mondiale, la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra d’Algeria, la Guerra del Vietnam, quella serbo-bosniaca, il lungo conflitto medio-orientale, le guerre in diverse parti dell’Africa, dal Rwanda al Congo, l’attacco alle Torri Gemelle e la conseguente Guerra al Terrore e i più recenti focolai in Ucraina e ancora in Medio Oriente. Ma all’interno di queste vicende, sono stati individuati punti di vista particolari, che hanno caratterizzato il rapporto tra la guerra e la documentazione e la narrazione fotografica.
Per quanto riguarda la Prima Guerra Mondiale, ad esempio, l’accento cade sulle incredibili novità tecnologiche che questo conflitto ha sperimentato per la prima volta, ed ecco dunque le foto aeree, che trasformano il territorio in una composizione quasi astratta, le foto dei carri armati, nuovi strumenti di combattimento, e le stesse macchine fotografiche, che sono, per la prima volta nella storia, nelle mani dei soldati stessi, che inviano a casa o ricevono da casa i ricordi più preziosi. Tutte immagini che provengono dall’eccezionale e ancora poco studiato patrimonio del Museo della Terza Armata di Padova.
A questo proposito, particolare importanza ha la selezione di oltre 20 fotografie scattate dalla Principessa Anna Maria Borghese, nobildonna romana appassionata di fotografia e membro della Croce Rossa al fronte, straordinario esempio di come la fotografia abbia saputo raccontare la vita quotidiana dei soldati con la vera istantaneità delle prime macchine Kodak.
Allo stesso modo, anche la Guerra Civile Spagnola è narrata in prima persona dai miliziani di entrambe le fazioni, e dai numerosi giornali che hanno coperto fotograficamente l’evento come mai prima era successo. E proprio da uno di questi servizi compare una delle foto più celebri della mostra, e dell’intera
storia della fotografia, il Miliziano Caduto di Robert Capa, autentica icona del XX secolo, che viene presentata assieme a un’altra immagine celeberrima, quella scattata da Gerda Taro – compagna di Capa – a una miliziana che si sta addestrando a sparare. E’ questa un’altra caratteristica fondamentale della mostra: l’avvicinamento tra le foto degli amatori, dei protagonisti in prima persona degli eventi, e quelle dei grandi fotoreporter, a dimostrare come la fotografia sia stata davvero a tutti gli effetti il mezzo preferito di espressione e di racconto degli eventi nel corso del secolo. Ecco allora che la seconda Guerra Mondiale viene narrata dalle strepitose e preziosissime immagini dei giganti della fotografia del Novecento : Robert Capa, August Sander, Ernst Haas, Eugene Smith e Henri Cartier-Bresson, Bill Bandt, Eugeny Chaldey. Di tutti questi autori si sono privilegiate le immagini che raccontano non tanto le battaglie (solo la selezione di Smith è interamente dedicata ai soldati in battaglia), ma le conseguenze che la guerra ha portato alle popolazioni : ecco allora la documentazione oggettiva, spietata di Sander della Colonia prima e dopo i bombardamenti, le commoventi immagini del rientro a casa dei soldati austriaci in una Vienna in rovine di Ernst Haas, le strepitose, a volte drammatiche , a volte anche umoristiche immagini di Cartier-Bresson sui campi profughi, con la celebre icona della collaborazionista nazista additata da una sua vittima. Ma a fianco di queste, ecco anche le storie della Resistenza italiana, alcune ricostruite a posteriori e altre invece realizzate proprio sul campo da un partigiano il cui nome è rimasto, probabilmente storpiato, solo nella memoria di Robert Capa (a cui aveva affidato le immagini) ed è così passato alla storia.
Le distruzioni della guerra sono esemplificate dagli scatti realizzati a Dresda e Hiroshima dopo i bombardamenti, e da una parete di funghi atomici, prove fotografiche degli esperimenti continuati nel corso degli anni Cinquanta. Poi, la guerra di Algeria con i ritratti delle donne algerine di Marc Garanger e quella che è stata definita “l’ultima guerra fotografica”, quella del Vietnam. Qui Don Mc Cullin, Eve Arnold e Philip Jones Griffiths propongono tre sguardi diversi, che pongono però sempre in discussione la necessità di questa guerra, evidenziandone anche il carattere simbolico. Il racconto della guerra, da questo momento in poi, è affidato principalmente alla televisione; la fotografia, pur sempre presente sui campi di battaglia, diviene più uno strumento di riflessione, addirittura di discussione : per questo la mostra abbandona il reportage e trova invece immagini di grande potenza e incisività in alcune immagini realizzate da alcuni dei più importanti artisti del nostro tempo. La Beirut martoriata di Gabriele Basilico, le ricostruzioni storiche, da grande quadro di storia di Luc Delahaye, i colori allucinati di Richard Mosse che raccontano l’allucinata guerra in Congo, l’esperienza multimediale di Gilles Perress, le torri d’avvistamento israeliane che nella composizione di Taysir Batnjj diventano quasi delle opere d’arte concettuale, e infine due possibili conclusioni della mostra : da un lato la drammatica ostentazione delle giornate di rivolta ucraine da parte di Boris Mikhailov, che ritorna così a un tema “storico” dopo molti anni di sperimentazioni più specificamente sociali, dall’altro il progetto – interamente prodotto e finanziato per questa occasione – di Adam Broomberg & Oliver Chanarin, una delle coppie di artisti oggi maggiormente sulla cresta dell’onda, che da anni riflettono proprio sulla guerra e sul modo di rappresentarla, che mettono in luce come anche nel dramma della guerra possano esistere dei momenti in cui il caso può far sì che accada un lieto fine.
A queste immagini, si accompagnano poi i giornali del tempo, documentari, la possibilità di visitare siti web particolari che offrono spunti di riflessione sugli eventi e soprattutto sul rapporto tra guerra, fotografia, informazione e documentazione.
Una mostra realmente multimediale, con al centro le immagini, e gli uomini e le donne.

HEBDO CHARLY. Viva la libertà d’opinione e di satira.

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Dopo l’attacco mortale contro la sede di Charlie Hebdo, il sito del settimanale francese ha messo online una home page completamente nera con un unico messaggio scritto in bianco: Je suis Charlie (siamo tutti Charlie). Nella parte inferiore della pagina un file.pdf traduce “Je Suis Charlie” in diverse lingue. Lo slogan è diventato in pochissimo tempo la frase simbolo di solidarietà alla rivista, dopo un attacco cha ha provocato 12 morti, tra cui quattro fumettisti. L’unico modo per sconfiggere il terrorismo è la soladietà globale che esalti la libertà d’espressione e di satira condanni fermamente questi atti criminosi malvagi. Non ci può essere tolleranza per questa violenza armata “nazifascista”. Ed è inutile insegnare che “al mondo siamo più di un miliardo”, dunque possiamo fare ciò che vogliamo. L’uso della violenza estrema contro persone inermi dev’essere politicamente arginato e sconfitto, al di là di essere – come in Italia pro o contro l’emigrazione epocale. E se ancora possiamo avere un pizzico di libertà, in Occidente, è grazie alla Rivoluzione francese, alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e alla Codificazione sul diritto della guerra di Ginevra. Senza di queste anche il pianeta cosiddetto di professione religiosa differente sarebbe stato schiacciato dalla bomba atomica. E se purtroppo qualcuno ancora ffacesse fatica a capirlo perchè sarebbe molto più facile inculcare a dei giovani nullatenenti e borderline che la forza del fuoco è lecita in nome di dio, alibi peraltro assai diffuso anche fra i capi mafiosi di cultura cattolica, dobbiamo asieme chiederci il perchè e come dobbiamo cambiarli questi giovani. Non certo con 32 euro al giorno ed un paio di scarpe da ginnastica ed un paio di jeans sbiaditi ma portandoli ad una consapevole appartenenza di società multiculturale. E’ difficile ma si può fare. 
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L’ARTE PER L’ARTE. Il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis

1361M
Giovanni Boldini: Fuoco d’artificio, c.1890. Olio su tela, cm 200×9,5 (cm 222 x115)

(Postato da Angelo Miatello) Con questa iniziativa, le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara e la Fondazione Ferrara Arte partecipano, in partnership con il Comune di Ferrara, ad un progetto di promozione integrata del patrimonio culturale e ambientale della Regione Emilia-Romagna e degli interventi finanziati attraverso i fondi europei POR FESR tra il 2007 e il 2013. L’arte per l’arte diverrà un’occasione per presentare al pubblico, attraverso specifici appuntamenti e attraverso un info point dedicato, i siti recuperati e valorizzati grazie ai finanziamenti europei, in un percorso ideale dalla città al territorio, dal Castello Estense alla Delizia: dal Castello della Mesola al Museo delle Culture Umane di Comacchio, attraverso i percorsi d’acqua nel parco del Delta.
Un sodalizio, quello tra la città e il suo territorio, sempre più profondo, che permette di accompagnare il turista alla scoperta di luoghi suggestivi, spesso fuori dalla rotta della canonica visita turistica alla città d’arte.

L’ARTE PER L’ARTE. Il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis
Ferrara, Castello Estense, dal 31 gennaio 2015
Informazioni
tel. 0532 299233
castello.estense@provincia.fe.it
www.castelloestense.it
Prenotazioni Mostre e Musei
tel. 0532 244949
www.palazzodiamanti.it