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I fatti e le notizie

BIENNALE ARTE 2022: IL LATTE DEI SOGNI / THE MILK OF DREAMS

Ormai pochi giorni rimangono per l’apertura della 59. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia dal 22 aprile al 27 novembre. La direttrice del Settore Arti Visive Cecilia Alemani  ci spiega così il titolo Il latte dei sogni/The Milk of Dreams ed il programma che si svolge all’interno dei tanti padiglioni tra Giardini e Arsenale, nella speranza che non ci siano percorsi obbligati come nella Biennale precedente. Cioè l’anno scorso per Biennale Architettura si entrava all’Arsenale ma non si poteva ritornare sullo stesso percorso ma solo proseguire verso il giardino delle Vergini, camminare ancora un bel tratto di Castello per poi, rientrare ai Giardini, contornando il monumento di un tale che si chiamava Giuseppe Garibaldi (1885) in mezzo ad una vasca di pesci rossi e tartarughine. Il monumento fu del veneziano Augusto Benvenuti che la Biennale ha dimenticato, celebrato vent’anni dopo l’Unità d’Italia. Un itinerario, giustificato per ordine del ministero della salute. Uscivi da un cancello laterale poco lontano dal padiglione della Cina e via via tra calli, abitazioni chiuse, un canale un po’ puzzolente con bottegucce e bacari, forse rientravi ai Giardini. Circa un’oretta a piedi senza vista laguna. Un assurdo tutto al contrario. Niente mezzi di traporto per chi ha difficoltà motorie. Il mondo al rovescio.
Se è vero che “la Mostra propone un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano”, ci aspettiamo che quest’anno quelli della Biennale siano un pochino meno severi, ci confida una collega, perché noi siamo “triplo” vaccinati, con tanta voglia di riprendere il nostro racconto sull’arte in epoca di guerra “massiva”. Subito il pensiero va all’attuale crisi russo-ucraina, anzi Russia-Stati Uniti d’America, dice il dr. De Benedetti. Nessuno di noi, afferma piangendo Romano Prodi, l’artefice dei contratti per il gas siberiano, avrebbe mai immaginato che la Grande Russia si stesse preparando ad invadere un paese confinante, contadino e patriota per natura. Distruggerlo, annientarlo e saccheggiarlo con il pretesto di “non sentirsi una “Nazione sicura” perché il vicino ha scelto un altro tipo di Costituzione. Il piano era di cinque giorni con 190mila, tra reclute e militari di ferma. Siamo al cinquantesimo giorno di bombardamenti con trentamila morti ecc. Facciamo fatica di credere alle spiegazioni grottesche proclamate dal Vladimir Putin, alto 1,70 m., con circonferenza della testa pari a un melone che ha ripetuto in lungo e in largo che vuole proteggere la sua Nazione dalla Nato in espansione. Si fa riprendere chiuso dentro una specie di front desk con pulsantiere, telefoni anni Sessanta, schermi e due bandiere. E’ il suo fortino dal Cremlino, forse un bunker mimetizzato Il suo motto: “questa è una operazione militare speciale” che sta andando molto bene con obiettivi realizzati. Dobbiamo continuare”. Non è un film da guerre stellari, n in una normale stanza bianca, nemmeno una puntata di quella serie anni ’90 che si producevano a Hollywood.
Cosa c’entra l’arte con tutto questo?
Tutto o niente. Anzi per l’artista “the War” può servire per produrre opere che vanno bene al regime con l’eroismo, la retorica, la propaganda, come il monumento al panciuto Garibaldi che è in mezzo ad una vasca rotonda. In tempo di pace invece la guerra viene condannata apertamente. “Siamo tutti pacifisti e amici di ambedue: Putin e Zelensky”. E gli oligarchi? Ci fanno comodo perché ci acquistano ville lussuose e costose, ormeggiano con “barche” da 65 a 300milioni e qualche Porche Cayenne. Di solito l’artista è di “sinistra”, cioè per i diritti dell’uomo, le libertà, contro i crimini di guerra, il genocidio ed altre barbarie.
“Chissà se Santa Cecilia avrà avuto il tempo di cambiare registro, strada facendo, e puntare sull’attualità “, ci scrive una lettrice”. “Non angoli di scoazze o stanze bianche o nere per giustificare che anche Il nero ha la sua luce (Burri), piante e piantine dentro scarpe o pentolini da discarica ma opere che riguardino la cattiveria, la solitudine, la perversione, la distruzione, il femminicidio, l’annientamento della persona umana con missili, carri armati, droni, elicotteri, arei , bombe a grappolo, supersoniche, al fosforo, mine antiuomo, ecc. che vediamo quasi in tempo reale dai luoghi del terrore.” Questa è la novità assoluta del ’20-’22. I morti e gli spari in diretta, le barzellette e le verità del giorno dopo. I crimini contro l’umanità sono documentati e quelli di guerra si ripetono ogni giorno da una città martire all’altra dell’Ucraina.
Il titolo della mostra Il latte dei sogni è stato preso a prestito da un libro dell’artista surrealista Leonora Carrington (1917-2011), che negli anni Cinquanta in Messico immagina e illustra favole misteriose dapprima direttamente sui muri della sua casa, per poi raccoglierle in un libricino chiamato appunto Il latte dei sogni. Raccontate in uno stile onirico che pare terrorizzasse adulti e bambini, le storie di Carrington immaginano un mondo libero e pieno di infinite possibilitàma anche l’allegoria di un secolo che impone sull’identità una pressione intollerabile, forzando Carrington a vivere come un’esiliata, rinchiusa in ospedali psichiatrici, perenne oggetto di fascinazione e desiderio ma anche figura di rara forza e mistero, sempre in fuga dalle costrizioni di un’identità fissa e coerente.”
Così scrive Cecilia Alemani: “La Mostra nasce dalle numerose conversazioni intercorse con molte artiste e artisti in questi ultimi mesi. Da questi dialoghi sono emerse con insistenza una serie di domande che non solo evocano questo preciso momento storico in cui la sopravvivenza stessa dell’umanità è minacciata, ma che riassumono molte altre questioni che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo. Come sta cambiando la definizione di umano? Come si definisce la vita e quali sono le differenze che separano l’animale, il vegetale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, di altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi?”
Difficile pensare che due anni fa già si sapesse dell’immane disastro causato dalla Russia. Non si tratta di una calamità naturale ma di un disegno preciso e cinico che in termini giuridici sta per “crimini contro l’umanità” e “crimini di guerra”.
Molte prove sono state raccolte. La giustizia busserà alla sua stanza dei bottoni, che sembra quella di un concierge di un grattacielo, o della sua favolosa reggia. Putin finirà come quel topo (da lui raccontato) che, bloccato con la scopa in un angolo, ti può saltare addosso. Aneddoto che si leggeva nella sua biografia abbozzata dall’ex ambasciatore Romano. Putin come una pantegana? Ecco come si può caricaturare lo zar che viene dal popolo e che sta commettendo indisturbato il crimine di genocidio, come ha dichiarato Biden, il presidente americano per giustificare altri 800milioni di dollari per la fornitura di armi non più di difesa ma di attacco. Forse sarà la volta buona che l’Assemblea ONU voti una risoluzione per avviare un’azione investigativa e bloccare l’attuale conflitto.
“Oggi il mondo appare drammaticamente diviso tra ottimismo tecnologico – che promette il perfezionamento all’infinito del corpo umano attraverso la scienza – e lo spettro di una totale presa di controllo da parte delle macchine per mezzo dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Questa frattura si è acuita ulteriormente con la pandemia da Covid-19, che ha intensificato ulteriormente le distanze sociali e ha intrappolato gran parte delle interazioni umane dietro le superfici di schermi e dispositivi elettronici.”

Il Rinascimento rivive a Vicenza: “la bottega dei Bassano detti Dal Ponte”

Marica Rossi

La mostra sulla eccezionale stagione artistica della Vicenza del Cinquecento in Basilica Palladiana meraviglia per gli obiettivi prefissi e raggiunti da Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Mattia Vinco (con Edoardo Demo per gli aspetti economici): mostrare quanto poté una città che scommise sull’idea del fare arte puntando su ricerca, innovazione e capacità di guardar al futuro. Ne sono straordinario esempio i Dal Ponte detti Bassano e le loro botteghe per merito di Jacopo, figura che risponde all’assunto dei curatori di non alimentare l’idea dell’artista genio ma dimostrare che la terra vicentina fu favolosa grazie a personalità di talento artistico con l’acume d’organizzar botteghe, produzioni, creando nuovi modelli e tessendo reti a vasto raggio. Gente che sapeva far lavorare famigliari, allievi, assistenti, apprendisti, garzoni e pure collaboratori esterni allora chiamati ‘giovani’. Jacopo se l’era prefisso da che mandato dal padre a Venezia da Bonifazio de’ Pitati, era costretto, come si dice, ‘a robar co l’ocio’! Si raccontava “che quando Bonifacio dipingeva si serrava in camera e che Jacopo per il foro della chiave osservasse il fare di lui e che in questa guisa apparisse il modo del suo pingere…” (Cenni Biografici. Francesco e Lucia Pizzardini. “Jacopo Bassano una lunga vita dedicata alla pittura”.

Avvantaggiato in quanto figlio d’arte (il padre Francesco detto il vecchio per esser distinto dal nipote Francesco, fu allievo a Vicenza di Giovanni Speranza seguace di B. Montagna) Jacopo (1510-1592) trovò nella natale Bassano di che realizzarsi da artista e da imprenditore. Grazie ad un eclettismo che lo portava ad invenzioni idrauliche, a disegnar mobili, armature, e oggetti come ceri pasquali e statuette in marzapane oltre alle rinomate pale d’altare e agli ambitissimi dipinti con soggetti e temi sacri e anche mitologici, poterono impiegare i propri talenti anche i suoi quattro figli maschi. I più bravi Francesco (primogenito) e Leandro (il terzo) ebbero il privilegio di dipingere a stretto contatto con il padre che affidò loro anche dopo la sua morte l’atelier in laguna. Gli altri due furono invece destinati a diventare gli amministratori unici dell’impresa bassanese ricevendo poi per volontà testamentarie (febbraio 1592 a due giorni dal decesso il 13 del mese) l’enorme quantità di materiale dell’inventario della bottega (Carlo Corsato “Dai Dal Ponte. Eredità di Jacopo, le botteghe dei figli e l’identità artistica di Michele Pietra”).  La bassanese era sempre stata la casa madre per la costante presenza di Jacopo, munito com’era di doti professionali inarrivabili (invenzione + mestiere) e saggezza, religiosità e dedizione alla famiglia. Sensibile alla bellezza della natura e degli animali dotò questi ultimi dello stesso sguardo ‘umano’ delle persone, come per l’amato gatto che teneva in atelier e sbucava spesso nelle sue composizioni. Anzi, come afferma la studiosa (pure artista dell’incisione) Marina Alberghini in “Jacopo Bassano e il suo gatto” Arti Grafiche COLOR BLACK Novate Milanese”, Jacopo col suo gatto Menegheto formò una strana coppia. Un duetto fatto dell’idealismo e generosità di lui vero patriarca biblico e della sospettosità, tetraggine e bruttezza del felino. Un tutto che incuriosisce per come il pittore lo ritrasse realisticamente curando di variarne l’aspetto negli anni come uno di noi che inesorabilmente invecchia!

Tornando al modo di produrre della bottega, c’è da dire che pur essendo probabile che Jacopo facesse uso dei cartoni, furono fondamentali per la replicazione dei soggetti i disegni da trasferire sulla tela opportunamente scalati. Molto importante però anche la preparazione dei fondali architettonici e paesaggistici nei quali venivano inserite in maniera modulare singole figure che potevano essere combinate con altre in infinite variazioni e sempre tramite una suddivisione del lavoro e dei compiti come d’uso nelle grandi botteghe (Francesca del Torre nel catalogo della mostra). A Francesco (che fu autonomo nell’invenzione) e a Leandro (forte nell’esecuzione) Jacopo concedette presto la firma accanto alla sua. Gli altri due acquistarono via via autorevolezza nell’atelier di Bassano in diverse guise. Infatti Gerolamo (che frequentò anche medicina nello studio di Padova dove incontrò Galileo estimatore dei dipinti dei Dal Ponte) era ‘abilissimo copista’ di Jacopo (C. Ridolfi ne “Le maraviglie dell’ arte”, Venezia 1648), mentre Giambattista era spigliato nelle trasposizioni dei moduli su tela. Questo sistema proto-industriale ha origine nella formazione artistica di Jacopo per i metodi di progettazione e nella pratica di copiare le tele in studio con lucidi che consentivano di replicare all’infinito le composizioni. Così nella fucina dove le risorse erano sfruttate al massimo a fronte della crescente richiesta, avveniva che il maestro definisse le idee, ne calibrasse le componenti espressive partendo da una figurazione originale e insegnando la preparazione dei colori prima di metter in cantiere la traduzione anche seriale dei soggetti. E se è vero che le repliche erano una consuetudine nel Rinascimento, è fuor di dubbio che quei lavori replicati dai Bassano restano unici. Lo ribadisce il curatore Mattia Vinco in linea con quanto scrive Francesca del Torre approfondendo il ruolo e la funzione della bottega. Un clan d’artisti il cui grande valore risulta inversamente proporzionale al loro modesto stile di vita. Non avevano un cavallo proprio neanche per gli spostamenti di lavoro! (Michelangelo Muraro, ” Il libro secondo di dare e avere della famiglia Dal Ponte con diversi per pitture fatte”). Anzi va detto che molto di quello che si sa della destinazione delle opere, della committenza, dei costi e dei ricavi delle botteghe è proprio merito del ritrovamento del succitato “Secondo libro dei conti” ad opera dell’accademico vicentino Michelangelo Muraro. Allo stesso modo, come spesso ha ricordato Vittorio Sgarbi, va a Muraro il merito del ritrovamento nella chiesa del suo paese natio Sossano di “Sant’Anna fra San Francesco e San Girolamo”, 1541, opera fondamentale di Jacopo Bassano nel momento del suo contatto più vivo con il manierismo centro-italiano.

Si tratta della pala che Jacopo Dal Ponte fornì ai padri riformati di Asolo nel 1541 con una Sant’Anna che tiene in braccio la Vergine mentre ai lati stanno San Girolamo e San Francesco. L’opera scompare da Asolo al tempo di Napoleone. Nel 1815, si ha menzione della sua presenza all’Accademia di Venezia. Poi fu considerata smarrita. Nel 1883 il dipinto (147×103) fu assegnato alla chiesa di Sossano Veneto dove appunto nel 1947, il prof. Muraro la riconobbe. ( “Ritrovamento di un’opera di Jacopo Bassano”, ARTE VENETA, 1, 1947, N.287).

particolari di alcune opere in mostra alla Palladiana: J.Bassano, "Ritratto di cani..."; Andata al calvario...."

PFAS. AGGIORNAMENTO STATO DI ATTUAZIONE DELLE OPERE COMMISSARIALI DI NUOVE CONDOTTE PER PORTARE ACQUA PULITA IN ZONE CONTAMINATE

Il Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, dr. Nicola Dell’Acqua, che ha l’incarico di completare le opere acquedottistiche necessarie a garantire acqua libera da PFAS, comunica quanto segue:
I lavori relativi alla realizzazione delle opere commissariali procedono secondo quanto previsto da cronoprogramma. Le opere, finanziate dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per un totale di circa 80 milioni di euro, vengono messe in atto per completare gli interventi emergenziali necessari a realizzare la nuova rete acquedottistica nelle aree inquinate da PFAS.
Nello specifico delle varie tratte dei nuovi acquedotti e delle opere complementari previste, la situazione dei cantieri ad oggi è la seguente:
Dorsale veronese (Condotta di collegamento DN1000 centrale di Lonigo-Belfiore e nuovo campo pozzi di Belfiore) – Soggetto Attuatore Acque Veronesi scarl: le tre condotte per un totale di 18 km previsti dal collegamento sono state quasi interamente realizzate. Infatti sono in corso di svolgimento i lavori sui 3 lotti, giunti rispettivamente a circa l’89% (lotto1B), il 81% (lotto 2) ed il 84% (lotto 3) di realizzazione. La portata di tali condotte sostituirà del 60% le attuali fonti idriche. Il completamento dei cantieri è previsto entro novembre. Per quanto concerne la realizzazione del campo pozzi di Belfiore, in località Bova, è stato realizzato il 23% dell’opera. I lavori saranno completati entro i primi mesi del 2021;
Dorsale basso vicentina (Condotta Montecchio Maggiore-Brendola-Lonigo e Condotta DN 1000 Piazzola sul Brenta (PD) – Vicenza Ovest) – Soggetto attuatore Veneto Acque spa: il cantiere è stato avviato a febbraio ed è previsto completamento delle opere nel primo semestre 2021. Sono stati eseguiti e completati alcuni attraversamenti di infrastrutture primarie in Comune di Brendola, di Montebello Vicentino e Lonigo e sono in corso di esecuzione opere edili relative a diversi nodi di interconnessione. Dei 17 km previsti nella tratta Montecchio Maggiore-Brendola-Lonigo sono stati posati circa 6 km di condotta che, unitamente alle opere puntuali e agli attraversamenti già eseguiti, definiscono un avanzamento dei lavori pari a quasi un terzo dell’opera (oltre il 30%).
Dorsale padovana (maxi condotta Ponso – Montagnana – Pojana Maggiore e realizzazione del serbatoio di Montagnana) – Soggetto Attuatore Acque Venete spa: i lavori, che prevedono la realizzazione di oltre 22 km di condotta, sono iniziati il 23 giugno e procedono spediti. Il 20% delle trivellazioni previste è stato eseguito. In particolare sono state eseguite trivellazioni (con tecnologia TOC) di tre corsi acqua ed è stata completata l’attività di bonifica bellica nell’area di sedime del serbatoio di Montagnana. Le forniture di tubazioni e pezzi speciali sono in linea con la programmazione dei lavori. Le opere saranno realizzate entro fine 2021.
Dorsale alto vicentina (ricerca di nuove fonti di approvvigionamento e realizzazione di opere di attingimento da connettere all’esistente condotta della Valle dell’Agno) – Soggetto Attuatore Acque del Chiampo spa: avviati a fine maggio i lavori che comprendono la realizzazione di interconnessioni e di nuovi pozzi. In dettaglio, per quando riguarda le condotte, concluso a marzo il Lotto A (primo tratto di DN300) in corrispondenza della realizzanda pista ciclabile per complessivi 400 m; il Lotto B prevede di realizzare il secondo e rimanente tratto delle condotte di collegamento tra i nuovi pozzi e la condotta consortile della Valle dell’Agno per complessivi 1,7 km; i lavori sono stati consegnati a maggio e si concluderanno entro fine 2020. Il “Lotto pozzi” prevede di realizzare 3 pozzi, 2 in località Cappellazzi e uno in località Viola, per una stima complessiva di portata emunta pari a 50+-10 l/s che, aggiunti agli esuberi possibili dal sistema di approvvigionamento attuale, da destinare alla sostituzione degli approvvigionamenti di valle compromessi dalla presenza di PFAS. A fine agosto sono stati realizzati gli ultimi due pozzi pilota, che costituiranno la base dei successivi pozzi produttivi. Il progetto esecutivo sarà approvato entro ottobre 2020 a seguito del completamento e monitoraggio dei pozzi esplorativi in via di esecuzione. I lavori potranno iniziare entro il 2020 per essere conclusi in aprile 2021.
Per quanto concerne l’ampliamento del serbatoio di accumulo “Colombara” di Cornedo Vicentino in località Spagnago (opera da 2.500.000 euro) è stato approvato il progetto di fattibilità tecnico economica, la progettazione di fattibilità è stata affidata ed è previsto di completare il progetto definitivo/esecutivo entro dicembre 2020. Si prevede di appaltare le opere entro giugno 2021 e realizzare così i lavori entro febbraio 2022.
Infine, è stata affidata anche la progettazione dell’Interconnessione del sistema acquedottistico di Vicenza con la tratta A7-A6 Brendola-Vicenza Ovest (opera da 2.300.000 euro) ed è stato approvato il progetto di fattibilità tecnica. Si prevede di completare il progetto definitivo/esecutivo entro dicembre 2020 e, quindi, di appaltare le opere entro maggio 2021 per poter realizzare così i lavori entro febbraio 2022.

LE BUONE REGOLE DI TRASPARENZA PER LE ELEZIONI COMUNALI: IL CASO ESTREMO DI CASTELFRANCO VENETO

  1. TRASPARENZA DELLE CANDIDATURE

La legge 9 gennaio 2019, n. 3 recante “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” ha introdotto alcune importanti novità in materia di adempimenti per le consultazioni elettorali.
In particolare, la legge n. 3/19 ha stabilito, per i partiti e movimenti politici e per le liste civiche collegate ai candidati sindaco dei Comuni sopra i 15.000 abitanti, l’obbligo di pubblicare on line il curriculum vitae e il certificato penale dei candidati.
Pubblicazioni CV e certificato penale dei candidati sul sito internet dei partiti e dei movimenti politici Dunque, in tutti i Comuni sopra i 15.000 abitanti, i partiti politici, movimenti e liste civiche che presentino liste di candidati alle prossime elezioni amministrative dovranno:
a) avere un proprio sito internet;
b) pubblicare su tale sito il curriculum vitae e il certificato penale dei candidati.
È quanto prevede, infatti, l’articolo 1, comma 14, della citata legge n. 3.
Il certificato penale deve essere rilasciato dal casellario giudiziario non oltre novanta giorni dalla data fissata per la consultazione elettorale.
Non sussistono indicazioni in merito al formato del CV che, dunque, può essere compilato liberamente.
L’obbligo di pubblicazione deve essere adempiuto entro il quattordicesimo giorno
antecedente la data delle elezioni (6 settembre).
Non è richiesto il consenso espresso degli interessati.
Si rileva, infine, che l’omessa pubblicazione del curriculum vitae e del certificato
penale non comporta l’esclusione delle liste o dei singoli candidati da parte delle
commissioni elettorali circondariali. Tuttavia, in caso di violazione di tali obblighi di
pubblicazione da parte dei partiti o movimenti politici, la Commissione per la
trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti e dei movimenti politici (Nota), commina una sanzione pecuniaria amministrativa da euro 12.000 a euro 120.000.
La previsione di cui al comma 14 in commento va evidentemente letta in combinato
disposto con quanto previsto al successivo comma 15 del medesimo articolo 1, esaminato di seguito.
Pubblicazioni CV e certificato penale dei candidati sul sito internet dell’ente cui si riferisce la competizione elettorale
I Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, secondo quanto stabilito dal comma 15, dovranno predisporre un’apposita sezione del proprio sito internet,
denominata “Elezioni trasparenti”, in cui saranno pubblicati il curriculum vitae ed il
certificato penale dei candidati.
La pubblicazione deve avvenire entro il settimo giorno precedente la consultazione
elettorale (13 settembre) e il certificato penale deve essere rilasciato dal casellario
giudiziario entro novanta giorni dalla data fissata per la consultazione elettorale.
La norma specifica che il curriculum vitae ed il certificato penale sono quelli già
pubblicati nel sito internet del partito, movimento politico, lista o candidato con essa collegato, previamente comunicati agli enti interessati dalla consultazione elettorale.
5 La Commissione, istituita con la legge n. 96/2012, effettua il controllo di regolarità e di conformità alla legge del rendiconto dei partiti e movimenti politici. La Commissione ha sede presso la Camera dei deputati ed è composta da cinque componenti, di cui uno designato dal Primo presidente della Corte di cassazione, uno designato dal Presidente del Consiglio di Stato e tre designati dal Presidente della Corte dei conti. Tutti i componenti sono scelti fra i magistrati dei rispettivi ordini giurisdizionali con qualifica non inferiore a quella di consigliere di cassazione o equiparata. Ai componenti della Commissione non è corrisposto alcun compenso o indennità per l’attività prestata. Il mandato dei componenti della Commissione è di quattro anni ed è rinnovabile una sola volta.
Le informazioni oggetto della pubblicazione devono essere facilmente accessibili e
devono consentire all’elettore di accedervi attraverso la ricerca per circoscrizione,
collegio, partito e per cognome e nome del singolo candidato.
Il mancato adempimento a quanto previsto dal comma 15 in commento non comporta sanzioni.
Rapporti tra partiti politici e fondazioni, associazioni e comitati L’articolo 1, comma 20 della legge 3/2019, ha modificato il comma 4 dell’articolo 5 del decreto-legge n. 149 del 2013 introducendo una equiparazione, in materia di trasparenza e rendicontazione, tra partiti o movimenti politici e fondazioni, associazioni e comitati così come individuati e definiti dalla norma stessa.
Ai sensi del nuovo comma 4, dunque, gli obblighi in materia di trasparenza e rendicontazione stabiliti per i partiti o movimenti politici dalla legge in esame e dall’art. 5 del DL 149/2013 trovano applicazione anche per le fondazioni, le associazioni e i comitati:
 la cui composizione degli organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici;
 i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte:
 da membri di organi di partiti o movimenti politici ovvero
 da persone che siano o siano state, nei 10 anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo o di Assemblee elettive regionali o locali (quindi consiglieri regionali, consiglieri comunali, ecc.)
ovvero
 da coloro che ricoprono o che abbiano ricoperto, nei 10 anni precedenti, incarichi di governo a livello nazionale, regionale o locale ovvero incarichi istituzionali nelle fondazioni, associazioni o comitati per esservi stati eletti o nominati in virtù della loro appartenenza a partiti o movimenti politici;
 che erogano somme a titolo di liberalità o contribuiscono in misura pari o superiore a 5.000 euro annui al finanziamento di iniziative o servizi a titolo gratuito in favore di partiti, movimenti politici o loro articolazioni interne, di membri di organi di partiti o movimenti politici o di persone che ricoprono incarichi istituzionali.
Nota 5 La Commissione, istituita con la legge n. 96/2012, effettua il controllo di regolarità e di conformità alla legge del rendiconto dei partiti e movimenti politici. La Commissione ha sede presso la Camera dei deputati ed è composta da cinque componenti, di cui uno designato dal Primo presidente della Corte di cassazione, uno designato dal Presidente del Consiglio di Stato e tre designati dal Presidente della Corte dei conti. Tutti i componenti sono scelti fra i magistrati dei rispettivi ordini giurisdizionali con qualifica non inferiore a quella di consigliere di cassazione o equiparata. Ai componenti della Commissione non è corrisposto alcun compenso o indennità per l’attività prestata. Il mandato dei componenti della Commissione è di quattro anni ed è rinnovabile una sola volta. (Vademecum Anci)

Magra constatazione quella di Castelfranco Veneto, comune da 33mila abitanti, abbia avuto dei contraccolpi soprattutto da parte della maggioranza. Dove sono i siti, i CV più o meno esplicativi di ogni candidato e i programmi? A parte la capacità di saper fare politica, disciplina che non è solo manovalanza o prender in mano un microfono e parlare a braccio, qui ci voleva un ufficio elettorale con le palle che organizzasse e mettesse in riga tutti, soprattutto quelli che credono di essere ai tempi bui e delle streghe. L’analogico e il fax sono ormai sorpassati da tempo. Il digitale avanza e sarà dirompente assieme ad una politica del full green. Chi sono i compagni di viaggio o di altre carrozze dello stesso treno “Elezioni 20-21 settembre 2020?
Liste senza siti url e curriculo dettagliati dei candidati consiglieri sono “fuori legge o contro l’etica”?
Tre righe di CV non è un CV, età e professione non sono un CV, fra l’altro generica (imprenditore, avvocato, pensionato). L’urna sarà impietosa e non farà sconti a nessuno. 

SCUOLA: VOUCHER DA 500 € PER LE FAMIGLIE NUMEROSE PER ACQUISTO STRUMENTI PER DIDATTICA A DISTANZA –ASSESSORE REGIONALE, “UN AIUTO CONCRETO PER FRONTEGGIARE CRISI E INCERTEZZA”

La Regione Veneto mette a disposizione delle famiglie numerose un voucher da 500 euro da spendere per l’acquisto di dispositivi digitali per la didattica a distanza dei figli. Con “Digit-ALI”, progetto cofinanziato da Regione e Fondo sociale europeo, le famiglie con almeno quattro figli, o tre gemelli, residenti in Veneto, potranno ottenere un rimborso di 500 euro per l’acquisto di  computer fissi, computer portatili, monitor, stampanti, tablet, smartphone, ma anche periferiche, router, chiavette e dispositivi per la connessione Internet, software…
In Veneto sono circa 6000 le famiglie numerose potenziali beneficiarie del voucher.
“Con questa iniziativa intendiamo offrire un supporto indiretto alle famiglie residenti in Veneto, in particolare a quelle con più figli – dichiara l’assessore regionale all’Istruzione, alla formazione, al lavoro – perché crediamo non ci possa essere ripartenza se i nuclei familiari continuano a impoverirsi. Tutti gli studenti devono avere la possibilità di partecipare alle attività di didattica e formazione a distanza: il diritto/dovere alla scuola è un diritto universale, affermato dalla Costituzione e che va declinato dalle istituzioni anche nella concretezza delle situazioni reali. La Regione ha deciso di investire 2,7 milioni di euro di risorse legate al Fondo sociale europeo e destinate alle famiglie nell’ambito della “manovra anti-Covid” dello scorso luglio, per garantire un sostegno diretto alla scuola in ‘era  Covid’, e in particolare agli allievi e alle famiglie più fragili o con maggiori problemi economici”.
I nuclei familiari con almeno quattro figli o tre gemelli di età minore di 18 anni e un ISEE non superiore a 40mila euro possono  richiedere il rimborso degli acquisti effettuati a partire dall’1 febbraio 2020 fino al 30 settembre 2020: farà fede la data riportata sulla documentazione fiscale (scontrino parlante, ricevuta, fattura…). La domanda per il voucher deve essere presentata entro il 30 ottobre 2020.
Nel sito www.famigliedigitali.net sono reperibili tutte le informazioni utili in merito alla richiesta del rimborso: destinatari, requisiti richiesti, documenti da presentare, sportelli ai quali rivolgersi. Per le famiglie sarà possibile chiedere chiarimenti anche tramite mail info@famigliedigitali.net e telefonando ai numeri 049/8658965 o 049/8658955.
La promozione e la gestione del progetto (dgr 957/2020 – POR Veneto Fondo Sociale Europeo 2014-2020) è affidata alla rete degli enti di formazione professionale presente sul territorio regionale, con Enaip Veneto capofila, Ficiap Veneto e Cnos Fap Veneto partner operativi, e il coinvolgimento di Anci Veneto, Acli Veneto, Forma Veneto, Caritas diocesana Rovigo–Il Manto di Martino onlus, Caritas diocesana Padova–Associazione Adam onlus, Caritas diocesana Vicenza–Associazione Diakonia onlus, Diocesi di Belluno-Feltre, Diocesi Patriarcato di Venezia, Forum Terzo settore del Veneto.
“Si tratta di un progetto importante e particolarmente significativo per l’avvio di un anno scolastico che sarà pieno di incertezze, in cui la didattica a distanza potrebbe ripresentarsi di nuovo come unica alternativa possibile – prosegue l’assessore -. Per noi la scuola da sempre è anche collaborazione e sinergia con le famiglie e il territorio, per non lasciare indietro nessuno”.

Castelfranco Veneto: Quando si è nuovi, farsi breccia non è così facile…”il punto d’incontro” merita attenzione e riflessione

http://www.puntodincontrocastelfranco.it/mobile.html

Si chiama “Punto d’incontro“, una lista civica che cerca di farsi spazio per le prossime elezioni amministrative del 20-21 settembre: Consiglio, Giunta e Sindaco del Comune di Castelfranco Veneto (33mila abitanti). Fino ad ora non si erano mai visti “solo giovani” raggruppati in una lista civica per spingere il proprio capolista come “sindaco”.  Una strategia che dovrebbe appagare gli sforzi di chi ha voluto metterci la faccia e chi dà una mano dietro le quinte.
Ora finalmente la “regola della lunga attesa” del giovane si è invertita. Qualcosa è cambiato anche con il lockdown che ha obbligato tutti ad aggiornarsi sulle tecniche comunicative. Chi se non loro hanno maggiore destrezza con il “virtuale” e la new community?

Lettera aperta di Claudio Malvestio, seguendo i dettami dell’esimio prof. Mario Bertolissi

Concepite per generare una discontinuità rispetto al passato, tutte le ipotesi di riforma dell’attività delle Regioni ordinarie hanno suscitato enorme clamore, ma quali conseguenze utili per il Paese?
L’obiettivo di tradurre in pratica un sogno del Costituente, valorizzando il principio del buon andamento – ossia buon governo e buona amministrazione – non è stato raggiunto.
Perché? E quali sono le mosse giuste per non perdere oggi un’altra preziosa occasione?
Il prof. Mario Bertolissi, costituzionalista dell’Università di Padova, spiega i motivi per cui non sussistono più le condizioni di un tempo, quali sono i problemi reali e quanto corrispondono agli argomenti che animano il dibattito pubblico; esamina l’articolo «della discordia» – 116 comma 3 – della Costituzione e ricostruisce in breve le vicende legate a un federalismo mai compiuto; infine, numeri alla mano, analizza le ricadute concrete dell’attuazione della riforma come si prospetta oggi, evidenziando le urgenze indifferibili e la reale posta in gioco.
Ne emerge come debito pubblico, disoccupazione giovanile ed emigrazione dei migliori talenti siano strettamente collegati alla riforma che deve quindi essere pensata come un reale rinnovamento dell’amministrazione.
Credp che ormai i tempi sono diventati maturi per una riforma politico-burocratica dello Stato, quella che noi Veneti da molto tempo reclamiamo. Abbiamo iniziato sul piano strettamente culturale e storico, sempre vivo. Poi con l’istituzione delle Regioni che iniziarono ad essere espressione “autonoma” di un popolo stanziato dentro determinati confini non tanto fisici ma per origini storiche antiche, ci siamo accorti che il divario si allargava rispetto a quello di regioni che sono state pienamente “colonizzate” dalla burocrazia romanocentrica, allora rimboccandoci le maniche ed accettando le regole costituzionali abbiamo iniziato un nuovo viaggio. Il prof. Bertolissi con il suo gruppo di esperti non ha fatto altro di canalizzare le nostre richieste tramutandole in progetti di legge e procedure indispensabili. Non mi sembra che altre esperienze nazionali siano state così puntigliose, anzi nella storia dell’Italia. l’autonomia o meglio la “specificità” è stata conquistata con ben altri mezzi, della forza (i fasci siciliani), del separatismo (Val d’Aosta, Friuli) e del patronage di accordi internazionali (Sud Tyrol).
E allora, faccio mio l’invito del governatore Zaia: Vota per chi vuoi ma vai a votare! Il tuo voto alla Lista Veneta Autonomia, rafforza la nostra Regione – la meglio governata d’Italia – e ci consentirà di continuare con rinnovato vigore la battaglia che più ci sta a cuore: l’Autonomia del nostro Veneto. Ne sono certo!

CENSITI E MAPPATI 8 MILA CHILOMETRI DI PERCORSI CICLABILI NEL VENETO. ASSESSORE ANNUNCIA: “DA OGGI TUTTI I DATI SONO PUBBLICI E CONSULTABILI NEL SITO DELLA REGIONE”

(di A. Miatello)
“Abbiamo completato la mappatura dei percorsi ciclabili del Veneto: il data base è disponibile sul sito della Regione. Da oggi i cittadini, gli appassionati di bici, gli escursionisti, gli operatori turistici e tutte le persone interessate possono consultare i contenuti online e sviluppare sistemi di ‘navigazione’ utili a definire i propri itinerari attraverso gli 8 mila chilometri censiti della rete regionale”.
Lo ha annunciato stamane a Verona l’Assessore regionale alle infrastrutture e trasporti, nel corso del decimo incontro del Tavolo della mobilità ciclabile, istituito dalla Giunta veneta nel 2017 al fine di coordinare e monitorare tutte le iniziative riguardanti la mobilità ciclistica nel territorio regionale. Ai lavori hanno partecipato le Province del Veneto, l’Anci, Trenitalia, l’Arpav, Veneto Strade, la FIAB, la Soprintendenza e le diverse strutture regionali competenti in materia di pianificazione territoriale, prevenzione, turismo, ecc.
L’Assessore ha ringraziato tutti gli Enti e le Associazioni che a vario titolo hanno partecipato in questi anni ai lavori del Tavolo che, come lei stessa ha sottolineato,  “rappresenta un ‘unicum’ a livello nazionale”.
Dei quasi 8.000 km censiti, 2.563 sono su sedi riservate, compresi quelli su fondo non asfaltato. I percorsi sono stati distinti principalmente in base alle loro caratteristiche (strada, argine, pista ciclabile), specificandone la tipologia (a uso promiscuo veicolare, a uso promiscuo pedonale, corsia riservata, sede propria), la gerarchia (di livello europeo, nazionale, regionale e provinciale) oltre che in base al fondo del tracciato (asfalto, ghiaia, terra battuta). Il data base contente tutti i percorsi mappati è disponibile sul sito della Regione al seguente indirizzo:

https://idt2.regione.veneto.it/idt/webgis/viewer?webgisId=82

I dati saranno scaricabili gratuitamente a partire dalla prossima settimana.
“La mappatura dei percorsi – ha detto l’Assessore – è stata una delle prime esigenze rappresentate dal Tavolo sin dal suo insediamento. Questo traguardo lo abbiamo raggiunto, ma molto lavoro rimane ancora da fare, in termini di implementazione e aggiornamento costante della banca dati, ma soprattutto sul fronte del potenziamento e della messa in sicurezza della rete ciclabile veneta. In tal senso si sta procedendo anche alla concretizzazione degli itinerari di interesse nazionale, in corso di progettazione e realizzazione a cura della Regione con il cofinanziamento del Ministero: ben cinque di queste dieci ciclovie interessano il Veneto: Ven.To, Sole, Garda, Venezia-Trieste, Adriatica. Molti dei lavori programmati partiranno nella primavera del 2021”.
L’Assessore si è poi soffermata sulle importanti esperienze di integrazione treno-bici e bici-bus, riguardanti soprattutto l’area veronese e quella delle Dolomiti, sul tema relativo al Piano regionale della mobilità ciclabile, in attuazione del nuovo piano regionale dei Trasporti e della programmazione nazionale, nonché sull’opportunità di introdurre con maggior rilevanza l’integrazione degli itinerari ciclabili, non solo con il ferro e la gomma, ma anche con la navigazione.

CASTELFRANCO VENETO PUO’ ENTRARE A PIENO TITOLO NEL PERCORSO FRANCESCANO DA CAMPOSAMPIERO A TREVISO, LUNGO IL MUSON DEI SASSI

BERSAGLIO MOBILE
(di A. Miatello).

Siamo in campagna elettorale che, per nostra fortuna, ci trova abbinati alle regionali. Castelfranco Veneto è al centro dei 41 comuni che rinnoveranno i loro sindaci e consigli comunali. L’elezione diretta con maggioranza del 50+1 è la rivoluzione del secolo scorso. Sono cresciuto con sistemi elettorali e gruppi politici tanto diversi da oggi. Non ho partecipato a guerre, manifestazioni cruente di piazza o sindacali. Ho sempre visto i capi politici con soggezione per la loro aureola mediatica (catodica) e per la retorica che diffondevano. Destra o sinistra, ma qui primeggiava il cosiddetto “centro” moderato, laborioso, cattolico, a volte reazionario e inconcludente. Si viveva a 15 km con mine atomiche “pronte” a neutralizzare i missili sovietici! Incoscienti furono i nostri padri, incoscienti lo siamo ancora…
A titolo di cronaca, all’epoca della guerra fredda, il Sindaco Gino Sartor si fece intervistare da un giornalista che era al soldo della Nato con sede a Parigi (poi a causa di De Gaulle il quartier generale si trasferì a Bruxelles). Tutto normale, si direbbe, tuttavia le sue rassicurazioni di un territorio con popolazione devota e non comunista ebbero un risultato, possiamo dire oggi, positivo, nonostante anche l’avv. Sartor non sapesse cosa significasse guerra nucleare lampo senza rifugi e riserve anti atomici! [traccia vedi nota 24 a pag. 85 di Posocco-Pozzobon; nostra ricerca sulla dottrina “Bishop Grundtvig”, in questa rivista e della Fondazione Studi e Ricerche Benetton, Premio Scarpa 2013)
Il primo difetto che incontro è una cultura ancora “analogica” e cartacea (biblioteca con dieci quotidiani e duecento riviste, pochi posti a sedere) non adatta ai tempi, il secondo è l’assoluto bisogno di far passare messaggi catastrofici che vanno tutti nella stessa direzione: un bersaglio mobile di chi è sindaco, presidente di Regione o capo del Governo. Io stesso, durante il lockdown, mi sono trovato in seria difficoltà a causa di drastiche misure contingenti ed assurde, per noi, reddito di cittadinanza confuso con “reddito di sussistenza”. Il Comune non si è fermato, così pure l’ospedale, la scuola, il sociale, l’economia. Chi ha potuto ha lavorato e prodotto. Tutti gli altri a casa. Inutile nasconderlo: la scuola ha perso colpi su colpi. Soluzione? Sedie con le rotelle e mascherine gratis a tutti. Prima avevamo sedie di plastica e tavolini in formica con lavagne luminose, sprovviste di Rete. Oggi possiamo comperare un monopattino elettrico, una bici nuova con il bonus. Andare due giorni in “vacanza” con 300 euro.
Bisogna avere la forza e il carattere per dire come stanno le cose e smetterla di fare tanta retorica. Avere le antenne sempre aperte, adoperarsi per migliorare la comunicazione, i servizi e la salute pubblica. Se un reparto non eccelle va migliorato, sgridando chi non fa il proprio dovere.

I LOVE CASTELFRANCO VENETO
“La Città che amo” o “che amiamo” è lo slogan di Stefano Marcon, amministratore da quindici anni che lo ha portato ad essere presidente di Provincia (da decenni mai avuto un castellano). Mi trova suo sincero sostenitore all’interno della lista “Forza Italia per Castelfranco” con ventidue altri compagni di viaggio.
Il mio slogan è “uniamoci” in quanto le potenzialità della Castellana è pari o superiore ad una città capoluogo: sia per abitanti, attività economiche e produttive, estensione agro-territoriale e savoir faire (Castelfranco, Resana, Vedelago, Riese, Loria e Castello di Godego).
Unirsi vuol dire: servizi sempre più efficienti, mobilità di città, sicurezza tangibile, strutture adeguate alla popolazione (centro culturale, museo, scuole, strutture sanitarie), rete di piste ciclabili comunicanti non mozze.
“Unirsi” non significa comandare o appagare il proprio io “inferocito”, vuol dire avere consapevolezza di diventare grandi ed avere gli stessi servizi di una città che ci mancano.
L’esempio del “percorso francescano” green messo in atto dalla Regione Veneto che va dal Convento di Sant’Antonio a Camposampiero (Pd) a quello di San Francesco a Treviso, trova la nostra piena adesione.

SANT’ANTONIO PROTEGGICI
Nell’ambito delle iniziative per l’attuazione della Strategia regionale per lo Sviluppo Sostenibile, la Giunta veneta, su proposta dell’assessore al turismo, ha approvato lo schema di Protocollo d’Intesa tra Regione e Associazione di Promozione Sociale “Cammino della Vita”, per la realizzazione di questo percorso francescano, al quale il nostro Comune potrà benissimo far parte.
“Il percorso – spiega l’assessore Caner – si sviluppa lungo la ‘Treviso-Ostiglia’, l’ex linea ferroviaria oggi trasformata in una delle più interessanti e meglio attrezzate piste ciclabili della regione, che sarà ulteriormente valorizzata con la realizzazione di un cammino di meditazione: un percorso verde, adatto a tutti, famiglie, anziani e bambini, che consentirà di apprezzare la bellezza paesaggistica dei luoghi e fornirà un’occasione originale di scoperta turistica e culturale del territorio”.
“Questa forma di escursionismo, così come il turismo spirituale più in generale, è un segmento in forte espansione. Lo testimonia il moltiplicarsi di prodotti editoriali e di siti internet specializzati dedicati ai cammini – sottolinea l’assessore – e nel Veneto, che vanta innumerevoli luoghi di straordinario interesse religioso e storico, le potenzialità di sviluppo di questi itinerari sono notevoli. Recentemente la nostra Regione si è dotata di un’apposita legge per il riconoscimento e la valorizzazione dei percorsi, istituendo anche il Registro della Rete dei Cammini Veneti”.
“Stiamo gradualmente strutturando e arricchendo l’offerta di visita e di accoglienza nel Veneto anche in questa direzione – conclude l’assessore –, investendo in un prodotto emergente del cosiddetto turismo slow, valorizzando le destinazioni e i percorsi che già sono affermati, ma anche sviluppandone di nuovi come il cammino francescano da Camposampiero a Treviso, che, sono certo, susciterà ulteriore interesse e accrescerà l’attrattiva dei nostri territori”.

DA MURILLO A NOE’ BORDIGNON

“Sant’Antonio di Padova adorante Gesù Bambino”, opera collocata al Museo di Belle Arti di Bordeaux (Francia), opera riprodotta da Noé Bordignon e collocata sul primo altare a sinistra del Duomo di Castelfranco Veneto.
Soggetto e contenuto sopra descritto in questo post sono pienamente in regola con le tappe della via “francescana”. Gli avversari se ne sono accorti?

ULTERIORI 3,6 MILIONI DI EURO DALLA REGIONE PER AMMODERNARE E INNOVARE LE STRUTTURE RICETTIVE DI PICCOLE E MEDIE IMPRESE TURISTICHE DI PIANURA

La Giunta regionale del Veneto, con un provvedimento proposto dall’assessore al turismo e ai Fondi UE, ha incrementato di oltre 3,6 milioni di euro la dotazione finanziaria del bando per la concessione di contributi alle piccole e medie imprese di pianura per investimenti innovativi nel settore ricettivo turistico, utilizzando sia risorse derivanti dalla rimodulazione del Por Fesr 2014-2020, sia dall’Accordo di Programma tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione del Veneto.
“A seguito delle gravi conseguenze dell’epidemia da Covid-19, sia dal punto di vista sanitario che economico – spiega l’assessore –, la Regione ha modificato il piano di utilizzo delle risorse ancora disponibili sul Por Fesr, al fine di sostenere il rilancio dei settori maggiormente colpiti dalla crisi. Dal lungo periodo di lockdown sino ad oggi, il turismo è senz’altro tra questi. Fra le misure che riteniamo indispensabile attivare per favorire la ripresa, vi sono quelle relative alla rigenerazione e riqualificazione delle strutture ricettive, obiettivo che coincide con le finalità strategiche delle politiche regionali nel settore turistico”.
“Grazie all’incremento di risorse – conclude l’assessore – sarà possibile scorrere ulteriormente la graduatoria del bando approvata nel 2019, finanziando una ventina di domande di sostegno ritenute ammissibili. Tali interventi consentiranno di accrescere la competitività di offerta nel mercato turistico, sia per quanto riguarda i servizi da erogare ai clienti, sia per l’efficienza delle stesse strutture ricettive. L’obiettivo della Regione è quello di promuovere uno sviluppo turistico sostenibile, favorendo l’innovazione delle aziende, puntando così all’incremento dei flussi turistici ma soprattutto all’innalzamento della qualità dell’accoglienza delle destinazioni venete”.