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Il dibattito politico e sociale sull’ambiente a volte sembra all’apice dell’attenzione, invece è ristretto in piccoli ambienti. I giornali ne parlano, i cittadini s’interrogano ma poi?

Mascherine Made in Veneto, una barzelletta? No, arriviamo prima dei Trump e Trudeau!

“Tra pochissimo, le finora introvabili mascherine per la protezione della gente comune dal coronavirus, potrebbero non essere più così inarrivabili.”
Lo afferma il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che presenta Fabio Franceschi, titolare di Grafica Veneta Spa, azienda leader mondiale nelle soluzioni avanzate per la stampa, per aver avviato una produzione su larga scala di “una mascherina che ha tutte le caratteristiche per fornire un’ottima protezione per circa l’80% della popolazione, ad esclusione dell’uso prettamente sanitario e chirurgico.”
Quella che Zaia ha definito “la soluzione alla veneta per un problema cruciale in tutta Italia” è stata presentata oggi, nel corso del consueto appuntamento dall’Unità di Crisi della Regione Veneto a Marghera. L’imprenditore padovano ha deciso di riconvertire una delle sue linee di produzione alla realizzazione di un innovativo dispositivo di protezione individuale (DPI). Nella foto: Zaia con gli Assessori Manuela Lanzarin (Sanità), Giampaolo Bottacin (Protezione Civile) e l’imprenditore Fabio Franceschi.
CARATTERISTICHE
Si tratta di una mascherina dall’aspetto inedito, realizzata con un “tessuto non tessuto”, consistente, morbida, resistente all’umidità, a elevata capacità di barriera, facile da indossare anche per gli anziani, utilissima per la protezione delle persone (circa l’80% del totale) nell’ambito della vita quotidiana che ora, ha annunciato Zaia, sarà distribuita da Protezione Civile e Volontari in confezioni da 10 a 20 pezzi in punti particolarmente adatti a creare un’osmosi di diffusione su tutto il territorio, per esempio fuori dagli ospedali ai visitatori che vi arrivano privi di protezione, nei supermercati e nella rete commerciale ancora aperta.
LA PRODUZIONE
La potenzialità produttiva della mascherina presentata oggi è di 500-700 mila pezzi al giorno (800 mila ne sono già state prodotte) ma, “in circa dieci giorni – ha detto Franceschi – siamo in grado di arrivare a 1,5 milioni al giorno”. Franceschi ha anche annunciato che due milioni di pezzi saranno regalati alla Regione Veneto per gli usi più opportuni.
LA DONAZIONE ESEMPLARE
Con questa sua straordinaria generosità, e altrettanta capacità di innovazione di processo e di prodotto – ha detto Zaia ringraziando Franceschi – Grafica Veneta entrerà nella storia. Anche di più che per essere la stampatrice dei romanzi di Harry Potter. Il suo dono di due milioni di mascherine è di vitale importanza ma, se necessario, ne prenderemo tutte quelle che serviranno, pagandole, com’è giusto che sia”.
Per giungere al risultato di oggi, Grafica Veneta, nel corso della sperimentazione, ha prodotto circa 500 mila mascherine che, essendo il risultato di un work in progress, sono poi state eliminate.
QUID: Come mai le grandi cartiere e tipografie romane quelle che stampano in appalto milioni e milioni di cartelle esattoriali, modello unico…schede e registri elettorali … non hanno dato segno di un pizzico di barlume?
NEWS DALL’ESTERO
1. Una scuola dell’obbligo di Montreal aveva una classe di ragazzi (13-16 anni) per uno scambio culturale e umanitario in Guatemala (partiti dieci giorni fa, quando Mr Trudeau stringeva la mano al “XXL” Mr Trump). Bloccati per la pandemia in corso anche in America Latina, la loro Scuola pubblica assieme al Dipartimento della Provincia del Quebec  hanno deciso di noleggiare un aereo privato per riportare la classe con le insegnanti a Montreal. Costo del noleggio: 280mila dollari! (Non è una fake news) L’operazione è supportata dal “fondo emergenza” della Provincia. Non è una deroga al diritto vigente federale canadese ma fa capire che l’istruzione pubblica è meglio governata se “sbloccata” dalla burocrazia accentratrice invadente anche dove non riesce a far quadrare il cerchio.
2. Abbiamo studenti Erasmus in giro per l’Europa, ormai in fuga da giorni: i maggiori problemi sono in Ispagna, Regno Unito, Olanda, persino Francia,  non solo per il rischio di ammalarsi ma per l’assicurazione (Polizza) che non garantisce uguale trattamento come ai propri connazionali (il coronavirus o altre pandemie non sono “convenzionabili”, controllate le venti pagine di una qualsiasi polizza. La dichiarazione dell’OMS ha anche questa funzione! Che se ne dica). Piccolo dettaglio della facilità con cui i ministeri italiani (Esteri + Istruzione + Salute) hanno costruito nel tempo “la mobilità all’interno dello spazio Schengen” come fosse una cuccagna.  Devono farsi un’esperienza. Poco importa se in Italia non c’è lavoro per tutti e la loro esperienza vale meno di zero.
Visto come stanno evolvendosi i fatti, c’è chi si arrangia con l’aiuto di casa o di papà per avere il biglietto d’aereo con due o tre scali (compagnie diverse) da Londra, Bruxelles o Amsterdam per arrivare qui nel nostro piccolo Veneto che raggiunge cifre vertiginose di presenze turistiche (trenta milioni?). “Sfiga” per tutti gli altri che non hanno cash e aspettano dalla Farnesina notizie certe. Gira la notizia che la tale europarlamentare della Lega ha noleggiato un bus per riportare a casa vacanzieri italiani in crociera alle Baleari ed il ministro degli esteri interpellato: “non è serio, se tutti facessero così!”.
3. Le mascherine nei paesi europei citati non sono ancora obbligatorie ma non si trovano con facilità ovunque negli store. Da una informazione certa da Liegi, dove non si trova nemmeno l’Amuchina.

Ciambetti: “Pandemia, ma il Covid-19 non ferma né la democrazia né la solidarietà che ci unisce:  assieme lo sconfiggeremo”

“L’Oms ha dichiarato la pandemia da Covid-19, invocando misure restrittive e ammettendo tutta la sua preoccupazione per la mancanza di azione da parte di molte nazioni. Veneto, Lombardia a cui poi s’è aggiunta l’Emilia Romagna e l’intera Italia non si sono tirate indietro, anzi, e da settimane sono in prima fila con i provvedimenti più restrittivi secondi solo a quelli sperimentati in Cina. Ancora oggi il governatore Luca Zaia ha lanciato l’ennesimo appello: restiamo a casa, perché questa è il modo migliore per contrastare il virus”. Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, commenta così la notizia della presa di posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “che nei giorni scorsi ha lodato l’atteggiamento e le misure prese dal nostro Paese – ha spiegato Ciambetti –  Bisogna restare a casa: nessuno può sottovalutare quanto sta accadendo. Ma a fianco di chi deve rimanere a casa, c’è anche chi deve invece deve uscire di casa per fare in modo che il Paese non si fermi e ciò vale innanzitutto per le Istituzioni, non solo per la Sanità che si sta prodigando in uno sforzo straordinario davanti a un nemico tremendo. Le Istituzioni devono essere ovunque un punto di riferimento per i cittadini: il Coronavirus non ferma la democrazia e i valori su cui si basa la nostra società, il Coronavirus non ferma la solidarietà che deve unirci. Penso ai nostri sindaci da giorni sotto pressione, penso anche al Consiglio regionale che non interrompe la sua vita e anche sperimentando  forme operative come le videoconferenze o l’uso delle piattaforme multimediali,  che permettano il confronto politico, continua a lavorare per i cittadini, per le famiglie a fianco del mondo del lavoro. Evitiamo comportamenti irrazionali:  tutti dobbiamo capire che stiamo scrivendo assieme una pagina di storia nella storia dell’umanità: assieme sconfiggeremo il Coronavirus”

PIAZZA GIORGIONE, L’EVOLUZIONE ANTROPOLOGICA: IL PRIMATO EPIDEMICO

Le foto dei Fratelli Alinari di Firenze che circolavano alla fine dell’800, poi divenute “copyright” di cartolerie o fotografi cittadini (TRUFFALDINI) mostravano la maestosità della piazza con il castello, parte del giardino, il monumento e le bastie.Anzi la didascalia della foto in prima pagina aveva questo titolo: Piazza Maggiore o Bastia Nuova, mentre quella delle varie vedute e scorci: Piazza del Mercato. Per dare sontuosità al luogo avevano qualche figurina con uno o due calessi e le rispettive ombre di un sole pomeridiano. Non mancavano figurine femminili con un pargolo davanti al Giorgione. Poi vennero foto con la piazza stracolma di venditori o con un enorme mercato aperto di animali (a Verona si svolgeva dentro l’Arena fino al 1912!) o con qualche gara ciclistica “femminile” e tante foto dentro il castello e alle sue porte con la gente spesso rivolta verso il fotografo. Da grande bellezza a luogo popolato il passo fu breve, quasi che ci fosse nell’aria un imminente conflitto mondiale. Al posto di animali ingombranti e sudici la piazza della Marca più famosa al mondo (tre milioni di like) si è trasformata in parcheggio a cielo aperto, un’unica tettoia di tante auto allineate a spina di pesce o che corrono lungo l’asse principale. Dall’alto è un via vai di auto, camioncini, bus, qualche moto e pochissime bici. L’auto moderna come il cellulare sono indispensabili alla sopravvivenza della specie umana che oggi è in ginocchio per il panico da coronavirus.

La Piazza è vuota, le vie pure. Il primato epidemico 
Diffondere una notizia di un signore anziano di 93 anni che è deceduto “anche” per “coronavirus”, mescolando la sua notorietà di ex sindacalista di una fabbrica che comunque generò malattie cancerogene e rischi di far saltar per aria l’intera cittadina durante le due guerre mondiali, è fuori luogo. “Speriamo sia il primo (e l’ultimo) a morire per coronavirus” è l’incipit di un altro signore che ha postato sul “Sei di Castelfranco” con la foto dell’articolo da mezza pagina della Tribuna di Treviso. La diagnosi dovrebbe essere privata e se il cronista l’ha voluto precisare all’inizio del suo articolo forse è per un appello pubblico per quanti avranno incontrato il defunto amico e parente prima dell’otto marzo, giorno del ricovero? Non si capisce se il Coronavirus dà una patente in più ad un “compagno che ha combattuto tante battaglie sindacali e politiche” perché oggi si parla solo di questo e Castelfranco ha la sua “prima vittima”, in base a quali studi e certezze. Il cronista è una sentinella vivente che c’è ma non si vede. Una conversazione telefonica, una mail, un fax sono sufficienti per confezionare la notizia.
Ad un’età vicina al secolo di vita (1927) con patologie regresse “era ricoverato dall’8 marzo ma da qualche anno sofferente” (di che cosa? ha mai avuto problemi con materiali inquinanti?) richiede uno sforzo di rigore assoluto sanitario e non di voler fare cronaca, per sentirsi allineati allo stato di cose dei bollettini regionali. Non è un podio. Altrimenti c’è chi ha scritto “ci voleva un’epidemia” per riportare alla naturale bellezza di piazza Giorgione, aggiungendo però “bella finché volete ma con l’aria più pulita è tutt’altra cosa”

AGLI AMBIENTALISTI – NO ALLE GRANDI NAVI! Da dove nasce la città trionfante.

settembre 2008 veduta aerea

“Questi due guerrieri forti e sereni nella loro attitudine, questi due soldati, simili agli uomini di scorta dei capitani di casa Costanzo, rappresentano, nella breve vita di Giorgione, un momento di tregua. Era il momento delle pitture del Fondaco dei Tedeschi, e Giorgione, essendo Tiziano ancora poco noto, era chiamato e lodato da tutti. La sua arte, e ciò che Vasari chiama il suo “fuoco”, rispecchiava fedelmente la magnificenza della vita veneziana. In quel tempo Filippo di Comines entrando a Venezia ambasciatore di Carlo VIII nel 1495, scriveva :
Les gallées passent à travers du Canal Grande et j ai vu navires de quatre cent tonneaux au plus près des maisons: et est la plus belle rue que je croy qui soit en tout le monde, et la mieux raisonnée, et va la long de la ville. Les maisons sont fort grandes et haultes, et de 
bonnes pierres, et les anciennes toutes painctes; les aultres, faites depuis cent ans, toutes ont le devant de marbré blanc, qui leur vient d’Istrie, à cent mils de là, et encores maintes grande pièce de porphire et de serpentin sur le devant…. C’est la plus triomphante cité que j’ aye jamais vue…. ” [*]

[*in fase di redazione: “Giorgione. Il primo catalogo“, di A. Miatello e la collaborazione di D. Turcato]

Cammini e itinerari per un turismo ecosostenibile, tranquillo e moderno. Veneto e Consiglio d’Europa insieme

Il Presidente Roberto Ciambetti e l’ambasciatrice Luisella Pavan-Woolfe hanno tenuto presso la sede italiana del Consiglio d’Europa una conferenza stampa congiunta sui “Cammini del Veneto, opportunità di crescita per l’intero Veneto nel segno del turismo ecosostenibile”. Argomento di grande attualità come risposta ad un nuovo approccio turistico che metta in relazione l’uomo con il suo ambiente è stato ufficializzato l’otto gennaio scorso da una legge regionale approvata all’unanimità. “E’ di buon auspicio l’unanimità!” Ha sommessamente aggiunto Franzina, responsabile dell’ufficio stampa del Presidente regionale.
“Quest’incontro – ha introdotto il presidente del Consiglio regionale – mira a riconoscere, valorizzare e promuovere dei cammini in territorio veneto, analizzando le possibili sinergie attuabili con il programma degli itinerari culturali del Consiglio d’Europa.”
Il quadro emerso – ha detto la direttrice del Consiglio d’Europa in Venezia – ha un duplice interesse: da una parte numerosi Itinerari culturali europei già certificati dal Consiglio d’Europa transitano per il Veneto offrendo importanti possibilità turistico-culturali già consolidate, dall’altra nuove proposte di itinerario si stanno strutturando per essere in un prossimo futuro sottoposte a certificazione del Consiglio d’Europa. Nell’occasione del punto stampa che si è svolto nell’ufficio al terzo piano delle Procuratie Nuove, lato Caffé Quadri, sono stati presentati alcuni itinerari già ben strutturati che senz’altro avranno un prossimo riconoscimento “europeo” con una maggiore visibilità:

– La Via Querinissima, è stata presentata dal Segretario Generale del Consiglio Regionale Roberto Valente;
– Il Cammino Fogazzaro Roi, è stato illustrato dal Sindaco del Comune di Montegalda, Andrea Nardin;
– Il Cammino del Marin Sanudo, è stato esposto da Claudio Hueller, Vice Presidente del Comitato internazionale per il ripristino dell’«Itinerarium»;
– Il Cammino delle Apparizioni, è stato spiegato da OGD Pedemontana Veneta e Colli;
– La Via Europea della Seta, progetto del Comune di Venezia, è stata presentata dalla Direttrice Pavan-Woolfe.

Gli itinerari europei
Gli itinerari culturali del Consiglio d’Europa sono nati nel 1987 con il Cammino di Santiago di Compostela per accrescere la conoscenza dei principali siti culturali europei e del ruolo che essi possono svolgere per la valorizzazione culturale del tempo libero, favorendo l’idea di “scoprire viaggiando”.
Sin dall’inizio del programma, il Consiglio d’Europa ha posto l’accento sulla necessità di una sensibilizzazione nei confronti del patrimonio europeo, sullo scambio di persone e di idee, sulla protezione delle minoranze e sulla salvaguardia del paesaggio, ciò al fine di sviluppare e rafforzare la cooperazione culturale, fonte di una migliore sicurezza democratica.
Gli Itinerari Culturali, ad oggi, oltre ad essere strumenti preziosi per le politiche territoriali di sviluppo economico, costituiscono in ultima analisi un programma di cittadinanza europea ed un esercizio di democrazia culturale e paesaggistica.

Potenzialità nel Veneto 

Il Consiglio d’Europa riconosce e certifica gli Itinerari Culturali Europei secondo propri parametri qualitativi. Questi devono avere una forte valenza culturale ed una dimensione europea.

In Veneto sono presenti numerosi cammini, certificati e non dalla Regione, di diversi generi:
§ naturalistici (con un ampio ventaglio di offerte, dalla montagna alle riserve naturalistiche, Cammino delle Dolomiti);
§ culturali (Palladio, le Ville Venete, itinerario della Grande guerra, Cammino Fogazzaro-Roi, Itinerario del Martin Sanudo, Cammino da San Marco a San Marco, Via Claudia Augusta);
§ enogastronomici (strade del vino, prodotti IGP, prodotti delle Dolomiti);
§ religiosi (da S. Antonio di Padova a S. Francesco del Deserto, Via di San Martino, Via Romea Germanica, la Romea Strata che si articola nel Veneto in cinque cammini);
§ sportivi (sentieri per ciclisti e maratoneti, percorsi d’acqua per velisti);
§ per famiglie (ad esempio il Museo Interattivo delle Migrazioni di Belluno, lungo 13 tappe);
§ fluviali (dalla Laguna di Venezia ai fiumi di Padova e Treviso, al Po);
§ dei misteri (tra storie antiche e tradizioni culturali).

La legge regionale

Proprio per il crescente interesse turistico rivolto ai cammini, è stato approvato all’unanimità dal Consiglio regionale del Veneto la legge n° 432 del 21 gennaio 2020 per il riconoscimento, la valorizzazione e la promozione turistica dei cammini veneti. L’obiettivo delle recenti disposizioni è di ampliare l’offerta di prodotti turistici culturali regionali, creare nuove destinazioni e stimolare l’economia anche di piccoli borghi e comuni, costituendo varie opportunità di lavoro per i giovani.

Sinergie possibili con l’Europa

Sarebbe ora opportuno ed utile, nel processo di implementazione della citata legge regionale, verificare l’interesse e la possibilità per operatori culturali, turistici e autorità locali in Regione Veneto di avvicinarsi e partecipare ad alcuni itinerari culturali riconosciuti dal Consiglio d’Europa, entrando così a far parte di reti europee che possano sviluppare la varietà e l’eccellenza dell’offerta culturale e turistica
regionale.
Il Veneto è la prima Regione italiana in termini di presenze turistiche, con una storia unica in termini di accoglienza e di organizzazione. L’offerta turistica, già di per sé variegata e di alta qualità, potrebbe in questo modo diversificarsi ulteriormente.

La Regione del Veneto, singoli comuni o istituzioni culturali potrebbero candidarsi a partecipare ai seguenti itinerari già certificati dal Consiglio d’Europa:
§ Architettura dei regimi totalitari (ATRIUM);
§ Ceramica;
§ Cimiteri monumentali;
§ Città storiche termali;
§ Iter Vitis;
§ Mozart;
§ San Martino di Tours;
§ Olivo;
§ Patrimonio ebraico;
§ Transromanica;
§ Art Nouveau;
§ Patrimonio industriale.
Altri Itinerari, come la “Via Querinissima”, la “Via Europea della Seta”, la “Via Romea Strata”, la “Via Germanica” e l’Itinerario di “Martin Sanudo” sono ad oggi in corso di definizione. L’intenzione degli organizzatori è di sottoporli in un futuro al Consiglio d’Europa per ottenere la certificazione.

 

Fondazione Benetton Studi Ricerche: “Tree management in Northern Europe”, seminario pubblico mercoledì, ore 18

Mercoledì 5 febbraio alle ore 18, l’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Treviso, in collaborazione con la Fondazione Benetton Studi Ricerche, propone, nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso, un seminario pubblico sul tema della gestione degli alberi e dello sviluppo della foresta urbana, a partire da alcune esperienze attuate nel Nord Europa.
L’evento, aperto a cittadini, tecnici e operatori coinvolti nella gestione degli alberi in città, è organizzato in occasione dei lavori (a Treviso, in Fondazione Benetton, dal 4 al 7 febbraio) del gruppo di lavoro internazionale TeST – Technical Standards in Tree Work, progetto cofinanziato dall’Unione Europea mediante il Programma Erasmus+, e finalizzato all’innalzamento degli standard di lavoro in arboricoltura e al miglioramento della gestione del verde in città.
Interverranno: Paolo Pietrobon, dottore forestale, Qualificare la gestione degli alberi europei. Il Progetto Erasmus+ TeST – Tree Standards in Tree Work; Jaroslav Kolařík, ingegnere forestale, con la relazione Experience with Arboricultural standards in the Czech Republic che illustrerà la positiva esperienza nello sviluppo di standard tecnici nella Repubblica Ceca, che ha consentito di innalzare la qualità della gestione degli alberi in ambiente urbano e la conservazione di alberi di pregio anche quale risposta ai cambiamenti climatici; Tom Joye, ingegnere forestale, che, nel suo intervento Tree management in Belgium, condividerà le migliori esperienze affinate nel suo paese, con una particolare attenzione allo sviluppo e alla conservazione di suoli adeguati alla vita degli alberi urbani e alla cura degli alberi monumentali.
Il gruppo di lavoro internazionale, coordinato dalla ceca Arboristica Akademie e dall’European Arboricultural Council, vede la partecipazione di undici partner provenienti da Germania, Belgio, Olanda, Spagna, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Lituania e Croazia, e al termine del soggiorno trevigiano procederà a licenziare la bozza definitiva dell’ETPS – European Tree Pruning Standard, documento tecnico che negli auspici diverrà lo standard comune nella gestione degli alberi in città per tutti i paesi partecipanti.
Il contributo italiano al progetto vede l’impegno dei dottori forestali Paolo Pietrobon – che è anche Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Treviso – e Anna Barp, entrambi soci della Società Italiana di Arboricoltura e consulenti esperti di numerose pubbliche amministrazioni in materia di verde urbano.
La gestione degli alberi e lo sviluppo della foresta urbana costituiscono uno degli strumenti per la mitigazione climatica alla scala locale e rientrano tra gli strumenti inseriti dalle Nazioni Unite nell’Obiettivo 11 (rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili) dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

Ingresso libero.
Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.
Per la partecipazione al seminario del 5 febbraio, saranno riconosciuti i crediti formativi ai Dottori Agronomi e Dottori Forestali iscritti all’Ordine professionale.
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, T 0422 5121

www.fbsr.it

“La mafia ha messo radici in Veneto: modifiche al regolamento per assegnare alla Quarta commissione la vigilanza e il monitoraggio sul fenomeno”  

“Le continue notizie di inchieste e arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso, con coinvolgimento addirittura di pubblici amministratori, mostrano come il Veneto non sia più una regione a rischio infiltrazione: la criminalità organizzata ha ormai messo radici. Parliamo di riciclaggio di denaro, truffe bancarie, turbative d’asta, estorsioni, traffico di droga, sfruttamento della prostituzione, traffico illecito di rifiuti. È un fenomeno allarmante che deve essere oggetto di maggior approfondimento e vigilanza anche da parte del Consiglio, assegnando le competenze a una Commissione permanente anziché a Commissioni temporanee o di inchiesta, previste dallo Statuto. Per questo già oggi ho depositato una proposta di modifica del regolamento consiliare, sottoscritta da tutto l’Ufficio di presidenza, segno che sul tema c’è un interesse e un impegno trasversale”. Ad annunciarlo è il Consigliere regionale del Partito Democratico e Vicepresidente dell’assemblea di palazzo Ferro Fini, Bruno Pigozzo a margine della seduta odierna. La modifica, in particolare, riguarda l’articolo 26 che riguarda la composizione delle Commissioni.
“La Quarta commissione che oggi ha esclusivamente compiti di controllo e ha già le competenze sulla vigilanza degli appalti – spiega Pigozzo – acquisirà anche la promozione della legalità che attualmente spetta alla Sesta. Vogliamo dare un segnale dell’attenzione delle istituzioni a un problema in passato sottovalutato per difendere il tessuto sociale, culturale ed economico sano della nostra regione. La nuova competenza permetterà alla Commissione non solo di valutare le politiche pubbliche in questa materia, ma anche interventi legislativi e i relativi provvedimenti attuativi”.

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Courtesy Biennale

Ferrazza: Io sto con Col Vetoraz. Prosecco SpA

Nel mio frigorifero non manca mai una bottiglia di Col Vetoraz, che ritengo tra le migliori tre etichette del nostro territorio. Ora la casa vinicola di Valdobbiadene ha comunicato di aver definitivamente abbandonato la denominazione Prosecco dalle sue bottiglie. Una scelta coraggiosa e anticiclica, che fa onore a questa piccola azienda gestita da Loris Dall’Acqua e Paolo De Bortoli, con Francesco Miotto.
Una scelta che ficca il coltello nella piaga di una denominazione troppo grande e penalizzante per gli storici produttori di Valdobbiadene e Conegliano, costretti a inseguire la Prosecco Spa anziché perseguire la strada del valore aggiunto, delle piccole produzioni e della qualità del vino legata a un territorio straordinario.
Sono convinto che su Col Vetoraz si abbatteranno le saette conformiste dei soloni del Prosecco. Per questo, anche se sono le dieci del mattino, vado ad aprire il frigorifero. 😜
Riporto il comunicato stampa di Col Vetoraz:
“Rinunciare definitivamente al termine prosecco prediligendo invece “Valdobbiadene DOCG” per applicarlo a tutti gli strumenti commerciali, come packaging o etichette, e a tutte le azioni di comunicazione sia tradizionale che digitale. Una scelta coraggiosa, pienamente consapevole pur se non facile, che Col Vetoraz persegue a partire dalla vendemmia 2017. Con un obiettivo chiaro e significativo; rimarcare il valore della propria identità territoriale e diffondere un messaggio chiave che, ora più che mai, diventa necessario far arrivare al pubblico di consumatori italiano ma anche estero. ‘Noi produciamo ciò che siamo – affermano in casa Col Vetoraz – e in ogni calice di spumante si trovano tutte le nostre radici, di una terra che ci ha visto nascere ed evolvere’.
Quella delle colline del Conegliano Valdobbiadene è una storia secolare che improvvisamente, nel 2009, ha ricevuto un violento scossone. Per una scelta esclusivamente di natura politico-economica, prosecco da quel momento non è più la vite che ottocento anni fa ha trovato qui dimora ideale, ma è diventata una denominazione estesa su nove province tra Veneto e Friuli. Territori privi di storia, dove la coltivazione della vite non è tramandata di generazione in generazione dalla sapienza dei vecchi, ma ha assunto una visione prettamente industriale.
Tutto ciò ha generato una situazione caotica, dove la semplice distinzione tra “prosecco” (vino prodotto nei territori creati nel recente 2009) e “prosecco superiore” (vino prodotto sulle colline storiche di Valdobbiadene e Conegliano) non è sufficiente per trasmettere in modo chiaro una precisa identità.
Oggi la parola prosecco è diventata generalizzante, col rischio reale di banalizzare e cancellare la secolare storia e vocazione delle colline di Valdobbiadene e Conegliano. L’azione intrapresa da Col Vetoraz parte proprio da questo concetto, a difesa di un’identità territoriale unica e non confondibile, costruita in anni di lavoro scrupoloso e appassionato, di ascolto e adattamento ai cicli naturali puntando all’eccellenza che oggi è il fiore all’occhiello di questa realtà di Santo Stefano di Valdobbiadene.
Le colline che si estendono tra Valdobbiadene e Conegliano, da più di ottocento anni ospitano la coltivazione della vite. La storia di un vino, soprattutto se di origine antica, è intimamente legata non solo alla terra che lo produce, ma anche agli uomini e alle donne che con esso sono cresciuti. Terra, clima, vino, costumi, tradizioni: in tutto questo sta il vero significato di “terroir”.
Nel corso dei secoli queste colline sono state aggraziate dal lavoro modellante dell’uomo, che ha saputo disegnare la tessitura di un paesaggio incantato. Da questa terra eletta, oggi Patrimonio UNESCO, originano vini gentili, veri signori del benvenuto, complici di indimenticabili momenti di condivisione e interpreti perfetti della natura intrinseca del Valdobbiadene DOCG.
Solo rispettando l’integrità originaria infatti si possono mantenere gli equilibri naturali, l’armonia e l’eleganza che sono la chiave della piacevolezza degli spumanti di Col Vetoraz.
Col Vetoraz Spumanti S.r.l.
Situata nel cuore della Docg Valdobbiadene, la cantina Col Vetoraz si trova a quasi 400 mt di altitudine, nel punto più alto dell’omonimo colle adiacente alla celebre collina del Cartizze detta Mont del Cartizze. E’ proprio qui che la famiglia Miotto si è insediata nel 1838, sviluppando fin dall’inizio la coltivazione della vite. Nel 1993 Francesco Miotto, discendente di questa famiglia, assieme all’agronomo Paolo De Bortoli e all’enologo Loris Dall’Acqua hanno dato vita all’attuale Col Vetoraz, una piccola azienda vitivinicola che ha saputo innovarsi, crescere e raggiungere in 25 anni il vertice della produzione di Valdobbiadene Docg sia in termini quantitativi che qualitativi, con oltre 2.000.000 kg di uva Docg vinificata l’anno da cui viene selezionata la produzione di 1.200.000 di bottiglie. Grande rispetto per la tradizione, amore profondo per il territorio, estrema cura dei vigneti e una scrupolosa metodologia della filiera produttiva e della produzione delle grandi cuvée, hanno consentito negli anni di ottenere vini di eccellenza e risultati lusinghieri ai più prestigiosi concorsi enologici nazionali ed internazionali. La cantina Col Vetoraz ha deciso di rinunciare definitivamente al termine prosecco prediligendo invece “Valdobbiadene DOCG”.

La società digitale e gli Italiani: in coda

Da Corriere Tv (Gabanelli)

La società digitale è ormai realtà e nei prossimi anni il processo si intensificherà, considerati i cambiamenti radicali che si stanno mettendo in moto con la diffusione dell’Intelligenza artificiale, della robotica, della realtà aumentata, dei big data. Tutte innovazioni che impatteranno sul modo di lavorare e sulle professionalità del futuro. Con il 5G nasceranno le smart city, dove per far funzionare il sistema di reti integrate (ospedali, ambulanze, traffico urbano, nettezza urbana, servizi energetici, municipali ecc) occorrerà che tutti gli addetti dei vari settori sappiano dialogare con la tecnologia.

Quartultimi in Europa
Di fronte a questi cambiamenti il nostro Paese, pur avendo eccellenze, ha un ritardo drammatico. Secondo l’indice internazionale che misura il livello di competenze digitali, nel 2018 l’Italia si piazza quartultima fra i Paesi dell’Unione Europea, seguita solo da Bulgaria, Grecia e Romania. Una posizione che resta simile sia che si guardi alle competenze di base che a quelle specialistiche. La prima causa riguarda l’arretratezza del nostro sistema scolastico e formativo di base.
/infografiche/2019/dataroom/09/digitale/01.html

Il 70% della popolazione adulta ha poco peso sociale
Secondo il PIAAC (l’Indice delle competenze degli adulti) «solo il 3,3% degli adulti italiani raggiunge alti livelli di competenza linguistica, contro l’11,8% della media dei 24 paesi partecipanti, e il 22,6% del Giappone, il Paese in testa alla classifica. Inoltre, solo il 26,4% ha un livello buono. Significa che il 70% della popolazione ha livelli di competenze inferiori in lettura e scrittura. Un dato molto preoccupante perché si traduce in maggiori probabilità di avere problemi di salute, nella convinzione di avere poco peso sul processo politico, nella non partecipazione alle attività associative e minor fiducia nel prossimo. Anche per quel che riguarda le competenze matematiche, solo il 4,5% degli adulti italiani raggiunge un livello alto.
/infografiche/2019/dataroom/09/digitale/02.html

Quanti non utilizzano internet
La seconda causa riguarda l’accesso e l’utilizzo della rete. Sul piano privato, resta bassa la percentuale di chi in Italia utilizza Internet regolarmente (69%). Un ritardo che si riflette poi sugli altri principali indicatori quali l’internet banking (con il 31% restiamo in posizioni di retrovia), l’e-commerce, la partecipazione ai social network, la lettura di quotidiani online, l’ascolto della musica. Restiamo indietro anche nell’’utilizzo dei servizi di e-government: nel 2018, soltanto il 13% ha sottoposto moduli digitali compilati all’amministrazione. La media europea è del 30%.
/infografiche/2019/dataroom/09/digitale/03.html

Il ritardo delle imprese
Sul piano delle imprese le cose non vanno molto meglio. La percentuale di Pmi che vendono online è dell’8% (dopo di noi solo la Bulgaria). Spagna e Germania arrivano rispettivamente al 20% e al 23%. Entrando nello specifico, secondo il Centro Studi di Confindustria – che si basa sulle rilevazioni Istat – l’89% delle 67.000 piccole imprese manifatturiere, comprese fra i 10 e 49 addetti, sono ancora oggi analogiche o digitali imcompiute. Un dato impressionante e che certamente contribuisce a spiegare i nostri problemi di competitività. La situazione migliora solo nelle imprese con 250 e più addetti, dove quasi la metà delle imprese rientra negli «innovatori 4.0 ad alto potenziale». Sommando a questo dato anche i «possibili innovatori» si raggiunge l’88% del totale.
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Ricadute sul mondo del lavoro
Il problema non è solo la scarsa diffusione dei mezzi digitali. Ancora oggi solo un quarto dei lavoratori usa quotidianamente software da ufficio (elaborazione testi o fogli di calcolo), e, secondo la già citata indagine sulle competenze degli adulti (PIAAC), è dovuto al fatto che oltre il 40% dei lavoratori non è nelle condizioni di farne un utilizzo efficiente. Da notare poi che sussiste un differenziale di genere – a discapito delle donne – nell’uso di Itc e nell’accesso a Internet. Il ritardo nella preparazione digitale si ripercuote poi sul mercato del lavoro.Nonostante l’elevato tasso di disoccupazione giovanile (24%), la richiesta di nuove figure collegate proprio alla conoscenza digitale (robotic & automation manager, T expert ed engineer, cognitive computing expert) rimane in parte inevasa poiché questi profili professionali sono di difficile reperimento. Un vero paradosso che impedisce a molti giovani di sviluppare percorsi con sbocchi professionali certi.
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Una congiura contro il futuro
È in queste condizioni di squilibrio che l’Italia, secondo l’Ocse, produce il basso livello di competenze di buona parte della manodopera, che finisce poi per indebolire anche la domanda di lavoro qualificato da parte delle imprese e le spinge di conseguenza a non investire in innovazione. Una congiura contro il futuro. Per modificare una situazione, che di fatto costituisce un ostacolo allo sviluppo della nostra società, sono necessari interventi urgenti. Gli orientamenti generali sono quelli già indicati dall’Unione Europea a partire dal 2012.

Digitalizzare scuola e insegnanti
Per tradurli in linee operative concrete bisogna intervenire sul sistema «istruzione» con la digitalizzazione della scuola, ovvero sulla diffusione dell’impiego delle tecnologie digitali nei percorsi di insegnamento e apprendimento. Il presupposto è la digitalizzazione degli insegnanti. Per incentivare tale processo è necessaria anche l’introduzione di un patentino digitale obbligatorio per tutti i giovani che entrano nel mercato del lavoro, indipendentemente dalla qualifica o dalla funzione.

La scuola dell’obbligo «digitale»
Parallelamente, per i lavoratori, occorre avviare un piano nazionale per lo sviluppo delle competenze e delle abilità digitali attraverso gli strumenti della formazione continua, non solo estendendo il diritto di usufruire dei permessi di studio (ancora previsti dalla vecchia legge delle 150 ore) a tutti coloro che frequentano corsi che elevano il livello di competenza, ma anche prevedendo incentivi fiscali per i lavoratori e le aziende che si muovono in questa direzione. Per le fasce deboli (disoccupati, neet, anziani): creazione di un fondo nazionale per l’alfabetizzazione digitale che affidi ai Comuni il coordinamento per l’avvio di un’azione mirata a dotare le fasce deboli delle conoscenze digitali necessarie. Coinvolgendo in modo particolare le periferie e i gruppi sociali più fragili, che da soli non hanno la possibilità di accedere alla società digitale, e si avviano verso l’emarginazione. Con ricadute equivalenti all’analfabetismo.
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Moto ondoso lungo il Sile: una vergogna!

Ambiente – Zanoni (PD): “Interrogazione sul fiume Sile: il transito di natanti provoca la distruzione dell’habitat e i nidi degli uccelli selvatici: cosa intende fare la Regione affinché siano rispettati i limiti di velocità?”

“Il moto ondoso provocato dal transito di natanti che non rispettano i limiti sta distruggendo l’habitat delle sponde del Sile e i nidi degli uccelli selvatici. Cosa ha intenzione di fare la Regione affinché vengano rispettati i limiti di velocità, salvaguardando così la fauna e preservando gli argini?”. È quanto chiede il Consigliere regionale del Partito Democratico e Vicepresidente della Commissione Ambiente Andrea Zanoni in un’interrogazione sottoscritta anche dai colleghi Bruno Pigozzo e Francesca Zottis invitando la Giunta Zaia a intervenire rapidamente.
“Tre settimane fa – ricorda Zanoni – la Lipu di Venezia ha inviato una lettera di segnalazione all’Ente Parco del Sile, al Comune di Quarto d’Altino, al Provveditorato interregionale alle opere pubbliche per il Veneto, il Trentino-Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia ed all’Area Tutela e Sviluppo del Territorio – Strategia Regionale della Biodiversità e dei Parchi della Regione Veneto, denunciando la continua violazione delle regole: il limite di velocità di 8 chilometri orari, nonostante la cartellonistica, non viene assolutamente rispettato e così il moto ondoso finisce per sommergere i nidi galleggianti con la perdita delle covate; nel Sile nidificano specie come la Gallinella d’acqua dolce, la Folaga, il Germano reale, il Tuffetto, oltre a danneggiare gli argini, con possibili ulteriori gravi conseguenze con fenomeni di erosione degli stessi argini”.

“La Regione – conclude Zanoni – purtroppo non ha mai brillato per sensibilità ambientale; mi auguro però che per una volta, a fronte di una segnalazione ampiamente dettagliata, inverta la rotta e trovi il modo di intervenire: ci vogliono più controlli e sanzioni pesanti nei confronti di chi non ha il minimo rispetto per la natura”.